Posts tagged Utah Jazz

Kirilenko ci sarà ad Eurobasket, Gasol forse

Andrei Kirilenko ha confermato che giocherà con la maglia della Russia i prossimi campionati europei di basket che si terranno ad inizio settembre in Lituania. “Sto meglio” ha detto AK47 che ha saltato le ultime partite della stagione causa infortunio. “Già alla fine dell’anno potevo rientrare ma non giocando i playoff ho preferito non rischiare” ha concluso il russo.”


Pau Gasol ha confermato che potrebbe essere ad Eurobasket 2011 con la maglia della Spagna, anche considerando che la sua stagione con i Lakers è finita prima del previsto. Gasol non ha giocato con la nazionale iberica le ultime due estati per riposarsi dopo le fatiche in NBA. “La mia decisione degli ultimi anni è dovuta al fatto che volevo riposarmi dopo una stagione lunga e dura” ha detto lo spagnolo. “Ma ora ho più tempo data la nostra eliminazione e potrei giocare con la mia nazionale” ha concluso lo spagnolo.

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Rose strapazza Boston. Chicago sempre più leader

I Bulls vincono 97-81 la sfida con i Celtics affidandosi all’Mvp e sono a un passo dal titolo della Eastern Conference. Successo anche per Portland in casa degli Utah Jazz

I Bulls si affidano all’Mvp della Nba Derrick Rose e superano i Celtics, Portland, invece, passa a Salt Lake City contro i Jazz.

Derrick Rose nel duello con Rajon Rondo. Reuters
Derrick Rose nel duello con Rajon Rondo

Chicago Bulls-Boston Celtics 97-81

I Bulls (58-20) dominano i Celtics (54-24) e salvo un crollo clamoroso, e poco realistico, conquistano il titolo della Eastern Conference. Con quattro gare da giocare Chicago ha quattro partite di vantaggio sulla coppia Heat-Celtics. Possedendo il vantaggio negli scontri diretti con Miami, la squadra della Windy City non conquisterebbe la testa di serie numero uno a Est soltanto con quattro sconfitte e altrettanti successi dei Celtics, eventualità davvero poco realistica. Se Chicago può permettersi di stappare lo champagne per la sua straordinaria cavalcata nella regular season, anche Derrick Rose, decisivo al di là dei suoi 30 punti contro Boston, si può lasciare andare a commenti trionfalistici. Il premio di Mvp della stagione, infatti, non può più sfuggirgli. I Bulls conquistano il loro 17° successo nelle ultime 19 gare dominando la zona pitturata contro Boston e affidandosi al loro leader Rose. Dopo un primo tempo equilibrato, chiuso comunque con i padroni di casa in vantaggio per 48-43, Chicago cambia marcia nella ripresa e prende possesso del match. A cavallo tra la fine del terzo quarto e l’inizio dell’ultimo periodo i Bulls piazzano un parziale di 13-2, arrivano al vantaggio in doppia cifra e inseriscono il pilota automatico, andando a vincere in scioltezza. La truppa di Tom Thibodeau, il favorito alla corsa al premio di allenatore dell’anno nella Nba, oltre a sfruttare al meglio tutti i mismatch offensivi e a punire Boston con le penetrazioni di Rose, difende alla grande, concedendo ai Celtics un misero 38% dal campo. “Avevo detto già durante la preseason che questa squadra avrebbe fatto grandi cose – sottolinea Derrick Rose – si capiva subito che questo era un gruppo speciale”. La sfida di domenica in programma a Miami tra Heat e Celtics diventa così decisiva per il secondo posto a Est. Boston, che fino a qualche settimana fa sembrava la favorita al titolo della Eastern Conference, rischia adesso di ritrovarsi in terza posizione al termine della regular season. “Spero che questa prestazione sia un campanello d’allarme – commenta Rajon Rondo – se giochiamo così non possiamo sperare di andare lontani nei playoff”.

Chicago: Rose 30 (7/11, 2/5), Deng 23. Rimbalzi: Boozer 12. Assist: Rose 8.
Boston: Pierce 15 (5/8, 1/5). Rimbalzi: Garnett 10. Assist: Rondo 6.

Utah Jazz-Portland Blazers 87-98

Gli incerottati Jazz (37-42), che contro Portland (46-33) possono mettere a referto soltanto nove cestisti, giocano con orgoglio contro i ben più motivati Blazers ma alla fine si devono arrendere. Il successo permette agli ospiti di portarsi da soli in sesta posizione nella Western Conference. I Blazers ricevono una produzione fondamentale da un Gerald Wallace che sembra sempre più a proprio agio negli schemi offensivi di Portland. Wallace firma 20 dei suoi 29 punti nella ripresa, un ottimo Nicolas Batum e Wesley Matthews fanno il resto. I Jazz con il cuore e le triple del rientrante Devin Harris riescono a risalire fino al -4 nelle battute finali del terzo quarto, ma gli ospiti cambiano marcia e mettono il risultato in cassaforte con un parziale di 10-0.

Utah: Harris 26 (4/7, 5/9), Millsap 19. Rimbalzi: Jefferson 14, Millsap 10. Assist: Harris, Jefferson 5.
Portland: Wallace 29 (6/12, 4/6), Batum 21, Matthews 18. Rimbalzi: Aldridge 11. Assist: Miller 12.

tratto da gazzetta.it

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New Orleans suona i Jazz. Bene Belinelli, ma West è k.o.

Gli Hornets vincono al supplementare a Salt Lake City; per l’azzurro 14 punti, ma il lungo proprio nel finale si procura un infortunio al ginocchio sinistro. Dallas supera Minnesota

Gli Hornets di Marco Belinelli superano i Jazz ma devono registrare l’infortunio di David West, Dallas, invece, ha la meglio su Minnesota.

David West a terra dolorante. Ap
David West a terra dolorante

Utah-New Orleans 117-121 d.t.s.

New Orleans (41-31) rischia di pagare a caro prezzo l’incredibile successo conquistato a Salt Lake City contro i Jazz (36-37). Gli Hornets trascinano il match al supplementare grazie a un miracoloso canestro proprio sulla sirena di Emeka Okafor e portano a casa la vittoria al supplementare ma proprio nelle battute finali della gara perdono David West. Il lungo di New Orleans si procura un infortunio al ginocchio sinistro ricadendo dopo una perentoria schiacciata e viene trasportato negli spogliatoio su una sedia rotelle. Soltanto la risonanza magnetica, in programma per venerdì, potrà chiarire l’entità dell’infortunio, lo staff medico di New Orleans però sembra prepararsi al peggio. Davvero un bruttissimo colpo per gli Hornets che avrebbero voluto festeggiare in modo diverso un successo veramente particolare. Gli ospiti partono fortissimo e grazie alla tripla di un buon Marco Belinelli arrivano al 9-0. I padroni di casa ci mettono un po’ a carburare ma Millsap e Jefferson sotto canestro sono avversari da prendere con le molle e Utah così torna in carreggiata superando New Orleans nelle battute finali del quarto e andando a chiudere la prima frazione avanti 32-27. Utah sembra in grado di piazzare lo sprint e in apertura di secondo quarto arriva subito al +9. David West risponde e la tripla di Belinelli riporta gli ospiti al -1. L’azzurro non forza e muove il pallone molto bene sul perimetro, offrendo buone conclusioni a Trevor Ariza. Gli ospiti vanno al riposo in vantaggio di due lunghezze ma Utah inizia la ripresa con la giusta convinzione, segnando otto dei primi 10 punti. Il bolognese con una conclusione dal perimetro avvicina la truppa di Monty Williams che torna a metà frazione a condurre con un layup proprio di Belinelli. Il match rimane intenso ed equilibrato, e quando New Orleans prova a mettere la freccia e a scappare all’inizio dell’ultimo quarto, Utah la riprende immediatamente. West sgomita sotto canestro e fa male alla frontline dei Jazz, Marco Belinelli con un’altra bella tripla porta gli Hornets al +2 (94-92) a 5’11’’ dalla sirena, Millsap e Jefferson però continuano a produrre. West va ko segnando il canestro del pareggio a 22’’ dalla sirena e quando Millsap con due liberi a poco più di un secondo dalla fine riporta i padroni di casa al +2, la gara sembra decisa. Gray rilancia il pallone fino all’area avversaria e dopo un rimpallo la sfera finisce tra le mani Okafor che ha appena varcato la linea da tre punti. Il centro di New Orleans, in equilibrio precario, spedisce una preghiera nella direzione del canestro dei Jazz, il pallone rimbalza sul ferro e incredibilmente, tra lo stupore della EnergySolutions Arena, trova la retina. Si va al supplementare con l’inerzia del match chiaramente nelle mani degli Hornets. Chris Paul e compagni aggrediscono i Jazz e con i canestri del backup di West, Aaron Gray, portano a casa un successo che comunque lascia alla truppa di Monty Williams l’amaro in bocca. 

Utah: Millsap 33 (13/20), Jefferson 22. Rimbalzi: Jefferson 13, Millsap 11. Assist: Watson 8.
New Orleans: BELINELLI 14 (2/4 da due, 3/4 da tre, 1/1 ai liberi), 2 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi in 28’. West 29 (12/25), Jack 15. Rimbalzi: Ariza 9. Assist: Paul 12.

Dirk Nowitzki conmtende una palla a Jason Kidd. Reuters
Dirk Nowitzki conmtende una palla a Jason Kidd

Dallas-Minnesota 104-96

I Mavericks (50-21) devono faticare più del previsto per avere ragione dei Timberwolves (17-55), privi del loro All Star Kevin Love. Alla fine però, grazie alla solita produzione della coppia Nowitzki-Terry, Dallas riesce a riprendere in mano le redini della gara e a conquistare il suo 50° successo della stagione. Minnesota gioca un’ottima gara e mette in grande difficoltà Nowitzki e compagni. Trascinati da un eccellente Anthony Randolph (31 punti, suo massimo in carriera), i T-Wolves lottano anche nell’ultimo quarto tornando davanti (95-93) a 3’17’’ dalla sirena. I Mavs però si affidano alle giocate di Dirk Nowitzki e Jason Terry e con un parziale di 11-2 nel finale del match evitano il clamoroso scivolone interno, andando a vincere la gara. 

Dallas: Nowitzki 30 (11/21, 1/5), Terry 18, Marion 17, Stojakovic 16. Rimbalzi: Nowitzki 11, Chandler 10. Assist: Kidd 13.
Minnesota: Randolph 31 (14/20). Rimbalzi: Randolph 11. Assist: Flynn 5.

tratto da gazzetta.it

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New Orleans pazza di Belinelli. Con Dallas tripla da cineteca

Con 21 punti l’azzurro trascina gli Hornets al successo sui Mavs: 93-92 dopo una grande rimonta a un canestro da metà campo che fa esplodere la New Orleans Arena. Toronto, senza Bargnani bloccato dall’influenza, perde in casa con Utah grazie a una prodezza di Al Jefferson sulla sirena

Con una rimonta da grande squadra, New Orleans pur priva di Chris Paul, riesce a superare Dallas 93-92. Gli Hornets, guidati da un eccellente Marco Belinelli, segnano gli ultimi otto punti della gara e hanno la meglio su Nowitzki e compagni. I Raptors, senza Bargnani fermato dall’influenza, sfiorano invece la vittoria in casa su Utah ma vengono condannati da un canestro di Al Jefferson sulla sirena.

Marco Belinelli, 24 anni, 21 punti contro Dallas. Afp
Marco Belinelli, 24 anni, 21 punti contro Dallas

New Orleans-Dallas 93-92

Monty Williams deve rinunciare a Chris Paul, ancora alle prese con i postumi della commozione celebrale rimediata a Cleveland, ma recupera Trevor Ariza. Il tecnico degli Hornets però un po’ a sorpresa decide di far partire un Marco Belinelli in un ottimo momento di forma dalla panchina. Le battute iniziali della gara sono davvero difficili per i padroni di casa. New Orleans segna soltanto quattro punti nei primi sette minuti del match ma Dallas non scappa a causa di 12 errori consecutivi al tiro. Quando entra in campo Beli la situazione migliora in attacco e gli Hornets si avvicinano. Proprio il bolognese segna da sotto poi trova un canestro dalla media distanza. Dirk Nowitzki sembra essere l’unico giocatore affidabile dei Mavs in attacco, un primo quarto poco memorabile si chiude così sul 16 pari. Nel secondo periodo ci pensa Carl Landry dalla zona pitturata a fare male alla frontline di Dallas. Nowitzki risponde ma una bella penetrazione di Beli, chiusa con la mano sinistra, riporta il match in parità. I Mavs accelerano e piazzano un parziale di 9-0, Landry e un caldissimo Belinelli dalla lunga distanza riavvicinano i padroni di casa che a due secondi dalla sirena vengono puniti dal gioco da tre di Brendan Haywood. Marco Belinelli però fa esplodere la New Orleans Arena trovando la retina da metà campo proprio sulla sirena. Una giocata pazzesca destinata a diventare uno degli highlight della settimana Nba. La prodezza dell’azzurro permette così agli Hornets di limitare i danni e di andare negli spogliatoi all’intervallo sotto di tre lunghezze. La ripresa si apre, tanto per cambiare, con un’altra tripla di Beli. Il bolognese sprizza fiducia da tutti i pori, Dallas però prova a prendere possesso del match con la produzione di Nowitzki e dell’ex di turno Tyson Chandler. Il match diventa spigoloso e arrivano anche parecchi contatti energici. Belinelli si vede fischiare un fallo intenzionale su Shawn Marion che frana addosso a un cameraman e va ko. L’azzurro comunque prova a scuotere i padroni di casa con un canestro dal perimetro, le triple di Jason Terry però ricacciano indietro gli Hornets che al termine del terzo quarto sono sotto 70-60. Jarrett Jack si rimbocca le maniche nell’ultima frazione trovano il canestro con continuità. Dallas mantiene senza grossi problemi il controllo delle operazioni e a 1’13’’ dalla sirena arriva al +7. Il match sembra appannaggio degli ospiti che, invece, subiscono l’incredibile rimonta della coraggiosissima truppa di Monty Williams. Marco Belinelli ridà speranza gli Hornets con una tripla a 50’’ dalla fine, 30’’ più tardi Okafor da sotto riporta New Orleans al -2 e dopo gli errori dalla lunetta di Chandler, Jack con esperienza a otto secondi dal termine del match trova l’ingenuo fallo di Kidd su una conclusione dalla lunga distanza. Davvero cervellotica la giocata difensiva di Jason Kidd, Jack ringrazia e con freddezza realizza i tre liberi. Sul capovolgimento di fronte il pallone va ovviamente nelle mani di Nowitzki ma il tedesco allo scadere non riesce a trovare un buon tiro e forza una conclusione che muore sul ferro. New Orleans così può festeggiare un successo che fa classifica ma soprattutto morale.

New Orleans: BELINELLI 21 (4/8 da due, 4/7 da tre, 1/3 ai liberi), 5 rimbalzi, 1 assist in 40’. Jack 21 (8/18, 0/1), West 16, Landry 15. Rimbalzi: West 10. Assist: Jack 7.
Dallas: Nowitzki 26 (10/18), Chandler 16. Rimbalzi: Chandler 13. Assist: Kidd 7.

Toronto-Utah 94-96

Privi di Andrea Bargnani rimasto a casa ancora vittima dell’influenza i Raptors sfiorano il successo contro Utah, ma vengono puniti da un canestro sulla sirena di Al Jefferson che fissa il punteggio finale sul 94-96. Utah evita il tempo supplementare grazie alla correzione un po’ fortunosa di Jefferson dopo un errore al tiro di Devin Harris. I Raptors sprecano così un ottimo terzo quarto che aveva messo in crisi l’attacco dei Jazz troppo statico e inconcludente contro un’efficace difesa a zona dei padroni di casa. Toronto sembra favorita per il successo dopo i primi tre quarti che vedono i Raptors in testa 78-70, invece negli ultimi sei minuti Utah si risveglia e sorprende Calderon e compagni con quattro triple consecutive (Watson, Harris e due di Miles per il 90-88 con 3’24” da giocare). Decide il match Al Jefferson, autore degli ultimi tre canestri di Utah, compreso quello decisivo, oltre a due rimbalzi offensivi fondamentali. Una tripla di Barbosa illude i Raptors a 42” dalla fine (94-94), ma Jefferson non è d’accordo e indovina la zampata vincente: “Gli dei del canestro erano dalla nostra parte stasera – dice Big Al -. Non aggiungo altro”. Oltre all’assente Bargnani, coach Triano perde anche Amir Johnson, in campo solo 8 minuti per infortunio alla caviglia. Sia Ed Davis che il poco utilizzato Dorsey non sfigurano, così come le altre due riserve Weems (16 punti con 6/10) e Bayless (9 punti con 4/6 e 4 assist), ma DeRozan è in serata storta e conclude con un pessimo 4/16, rimediando con 9/11 dalla lunetta. Dopo l’infortunio del 26 novembre scorso, si è finalmente rivisto in campo il veterano Reggie Evans che in 33’ ha catturato 11 rimbalzi senza fare nulla di speciale in attacco. D’altronde Evans è uno specialista difensivo. I Jazz hanno vinto grazie a Jefferson, Harris e Miles, gli unici tre giocatori ad andare in doppia cifra.

Toronto: DeRozan 17 (4/16), Weems 16, Calderon 14. Rimbalzi: Evans 11. Assist: Calderon 6.
Utah: Jefferson 34 (17/24), Harris e Miles 23. Rimbalzi: Jefferson 8. Assist: Harris 5.

tratto da gazzetta.it

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Rimontona Orlando a Miami. Non bastano LeBron e Wade

Gli Heat danno il benvenuto a Mike Bibby, vanno anche sul +24, ma poi subiscono il ritorno di Howard e compagni. Denver, sempre priva di Gallinari vince a Utah e centra la quinta vittoria su sei partite dopo la cessione di Carmelo Antohony. Ty Lawson: “Ora non ci sono più mani appiccicose”

Kirilenko e Smith. Reuters
Kirilenko e Smith

Denver, sempre priva di Danilo Gallinari, passa a Salt Lake City, Miami, invece, crolla nella ripresa e si fa superare da Orlando.

Utah-Denver 101-103

Aspettando Danilo Gallinari i Nuggets continuano a vincere. L’azzurro, out anche a Salt Lake City, salterà sicuramente il match di sabato a Los Angeles contro i Clippers, ma potrebbe tornare disponibile per l’importante sfida di giovedì 10 contro i Suns. Denver comunque mostra grande carattere anche contro i Jazz e conquista così la sua quinta vittoria (in sei incontri) dopo l’oramai celeberrima trade della sua stella Carmelo Anthony. Senza Melo i Nuggets sicuramente hanno fatto progressi in difesa e in attacco, come ha dichiarato mercoledì Ty Lawson “non ci sono più mani appiccicose”, una frase chiaramente diretta ad Anthony che testimonia come adesso ci sia più fluidità di gioco. Si sono rifatti il trucco dopo l’All Star Game anche i Jazz cedendo a New Jersey il loro pezzo da novanta Deron Williams, ma a differenza di Denver, attraversano un momento davvero difficile. Gli ospiti iniziano con grande personalità e mettono i difficoltà Utah dal primo minuto. Martin e Nene sotto canestro si fanno sentire, Afflalo e Lawson producono dal perimetro. I Jazz rispondono con i canestri di Devin Harris ma devono inseguire con il fiatone e arrivano al -9 a meta’ del secondo quarto. Con Miles sul parquet i padroni di casa trovano un minimo di continuità in attacco e tornano sotto nella seconda parte della frazione, arrivando comunque al riposo con un ritardo di sette lunghezze. Denver prova ad allungare all’inizio della ripresa ma Utah riesce a rimanere in scia. I Jazz poi cambiano marcia negli ultimi due minuti del terzo quarto. Jefferson e Harris suonano la carica e Utah piazza un parziale di 10-0 trasformando un passivo di otto punti in un vantaggio di due lunghezze. Il pubblico di Salt Lake City si fa sentire e la squadra di casa prova a prendere in mano le redini del match. Coach Karl decide di affidarsi al doppio playmaker nell’ultimo quarto, lasciando sul parquet sia Lawson che l’ex Knicks Felton. Utah non riesce a difendere il proprio vantaggio e Denver a 4’17’’ dalla sirena torna davanti. Un eccellente Afflalo sembra chiudere i conti con la tripla a 11’’ dalla fine che spinge gli ospiti al +5. Harris pero’ risponde dalla lunga distanza e proprio a un secondo dalla sirena Martin rischia di combinare un incredibile pasticcio. Il lungo di Denver, infatti, sulla pressione di Kirilenko, si fa sfuggire il pallone dalle mani sulla susseguente rimessa e in pratica lo regala sotto canestro al russo. Il giocatore di Utah pero’ lo perde e quando lo recupera e trova la retina con un layup la sirena e’ già suonata. Davvero un epilogo incredibile per un match intenso e decisamente divertente.

Utah: Miles 22 (8/14, 0/1), Harris 21, Jefferson 19. Rimbalzi: Jefferson 10. Assist: Harris 9.
Denver: Lawson 23 (5/9, 2/4), Afflalo 19. Rimbalzi: Martin, Nene 8. Assist: Felton, Lawson 5.

Howard e Quentin Richardson. Reuters
Howard e Quentin Richardson

Miami-Orlando 96-99

Ancora una volta Miami non riesce a chiudere i conti dopo un ottimo primo tempo e si fa rimontare. I Magic zittiscono il pubblico della American Airlines Arena con una ripresa da favola, recuperano un passivo di ben 24 punti nel terzo quarto, e portano a casa l’insperato successo. I padroni di casa, che danno il loro benvenuto all’ultimo arrivato, quel Mike Bibby che dopo essersi accordato per il buyout con i Wizards, e’ approdato a South Beach con grandi ambizioni, nel primo tempo passeggiano contro Dwight Howard e compagni. LeBron James e Dwyane Wade fanno quello che vogliono in attacco e Orlando si deve inchinare. La sola coppia di Miami nei primi due quarti segna 47 punti contro i 45 dell’intero roster di Stan Van Gundy. Miami così va al riposo avanti 63-45 e all’inizio del terzo quarto arriva addirittura al +24. Tutto sembra fin troppo facile per LeBron e compagni ma di colpo i Magic si svegliano. Trascinati dalle triple di un redivivo Jason Richardson, gli ospiti tornano sotto sfruttando anche gli errori in attacco degli Heat. Orlando piazza un’incredibile parziale di 40-9 e trasforma quella che sembrava un’imbarazzante sconfitta in un successo da ricordare. Come troppo spesso le capita, Miami nell’ultimo quarto smette di far girare palla in attacco e si affida all’uno contro uno di James e Wade. I Magic arrivano al +7 ma negli ultimi secondi gli Heat si riavvicinano. Miami a otto secondi falla fine, in ritardo di tre lunghezze, ha l’opportunità di trascinare il match al supplementare ma prima Bosh e poi James trovano soltanto il ferro con buoni tiri dalla lunga distanza.

Miami: James 29 (11/13, 0/2), Wade 28. Rimbalzi: Miller, James 6. Assist: Wade 5.
Orlando: Richardson 24 (3/6, 6/8), Nelson 16, Anderson 15. Rimbalzi: Howard 18. Assist: Nelson 7.

tratto da Gazzetta.it

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Deron Williams ai NJ Nets!

Deron Williams & Devin Harris

I New Jersey Nets hanno ottenuto finalmente un grande nome dopo il deludente mercato estivo. Si tratta della All-Star Deron Williams, approdato dagli Utah Jazz dove vanno in cambio Derrick Favors, Devin Harris e due scelte future.

Derrick Favors

“Sento che Deron Williams sia la miglior guardia nella NBA – ha affermato il general manager Billy King all’annuncio ufficiale -. Ho parlato con Deron e lui è entusiasta. Capisce dove siamo e dove vogliamo andare. In questo campionato, si vince con il playmaker”.

Inoltre i Nets hanno scambiato con Golden State l’ala Troy Murphy con Brandan Wright e Dan Gazduric.

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Utah Jazz, la fine di un’era, Sloan lascia dopo 23 anni

Il coach, al timone dal 9 dicembre 1988, si dimette pochi giorni dopo aver firmato il rinnovo per la prossima stagione. “Non penso di avere più la giusta energia per restare in panchina”. A causare il divorzio probabilmente i dissidi con la star Deron Williams

Jerry Sloan, 68 anni, guidava Utah dal 9/12/1988. Ap
Jerry Sloan, 68 anni, guidava Utah dal 9/12/1988

Mentre la Nba attende di mettere la parola fine sulla saga di Carmelo Anthony arriva, invece, la notizia choc delle dimissioni del leggendario Jerry Sloan. Dopo la bellezza di 23 stagioni alla guida dei Jazz (era al timone dal 9 dicembre 1988, il coach da più tempo su una panchina nei 4 sport più seguiti d’America), il tecnico giovedì tra la sorpresa generale, ha deciso di dire basta. “E’ una decisione maturata negli ultimi giorni – commenta con la solita classe Sloan, evitando di proposito le polemiche – non ci sono motivi particolari, soltanto non penso di avere più la giusta energia per allenare questa squadra”.

il retroscena — Alla base delle inaspettate dimissioni del coach 68enne, però, ci sarebbe il suo difficile rapporto, condito da diversi litigi (l’ultimo dei quali sarebbe avvenuto negli spogliatoi durante l’intervallo del match di mercoledì contro i Bulls), con la stella di Utah, Deron Williams. “Ripeto non ci sono motivi particolari per le mie dimissioni. Se ho avuto discussioni con qualche giocatore? E’ da quando sono diventato head coach che ho discussioni anche animate con i miei giocatori – continua Sloan, evitando di proposito di parlare del suo rapporto con Williams – fa parte del mio lavoro”.

il successore — Proprio lunedì Sloan aveva firmato un’estensione annuale del suo contratto, che sarebbe terminato a fine stagione, per cui la sua decisione lascia di stucco tutta la Nba. Anche il braccio destro del coach di Utah Phil Johnson ha deciso di seguire il leggendario tecnico (“Sono arrivato con Jerry e me ne vado con lui”), così adesso la squadra passa all’ex assistente di Sloan, Tyrone Corbin che rimarrà sulla panchina dei Jazz almeno fino al termine della stagione. “Jerry è una persona speciale – dice commosso il General Manager dei Jazz Kevin O’Connor – abbiamo provato a fargli cambiare idea fino a pochi minuti prima dell’annuncio ufficiale, ma non ci siamo riusciti. Non posso fare altro che augurargli buona fortuna per quello farà in futuro”.

la leggenda — Sloan, che è stato eletto nella Hall of Fame nel 2009 ma che incredibilmente non ha mai vinto il premio di “allenatore dell’anno nella Nba”, chiude la sua straordinaria carriera a Salt Lake City con un record di 1.221-803 (è il terzo coach più vincente della lega) e con la soddisfazione di aver conquistato con i Jazz due finali Nba, perse entrambe contro i Bulls di Michael Jordan. “Mi ritengo fortunato, sono riuscito a rimanere per così tanto tempo in un club straordinario – chiude Jerry Sloan – adesso mi aspetta la pensione, non ho interesse ad allenare un’altra squadra”.

tratto da Gazzetta.it

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