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Chicago e Miami, che fatica! Vittorie sofferte ma è 3-0

I Bulls rischiano grosso in casa dei Pacers mentre solo il talento delle loro stelle salva gli Heat da una sconfitta a Philadelphia: adesso manca a entrambe un solo successo per andare alle semifinali della Eastern Conference. Si ferma invece Dallas che va 2-1 nella serie contro Portland

Vittorie esterne difficili per Chicago (nonostante il 6/28 della coppia Rose-Boozer) sul campo di Indiana e per Miami su quello di Philadelphia: per entrambe arriva comunque il punto del 3-0 nella serie, e ora manca una sola vittoria per approdare alle semifinali della Eastern Conference. Dallas, invece, andrà almeno a gara-5 dopo lo stop subito a Portland.

Derrick Rose lotta con Josh McRoberts. Ap
Derrick Rose lotta con Josh McRoberts

Indiana Pacers-Chicago Bulls 84-88 (serie 0-3)

Un solo canestro dal campo nella seconda metà di gara per Derrick Rose, ma arriva al momento giusto. Mancano circa 17 secondi alla fine quando il playmaker dei Bulls infila la difesa dei Pacers in penetrazione, chiudendo a modo suo con la mano sinistra appoggiando al vetro per il layup del +2 (86-84). Tutto questo negli ultimi secondi di una partita tosta, equilibrata (mai uno scarto superiore ai 6 punti), con Indiana che vuole credere nelle proprie possibilità di allungare la serie (dopo essere stata per due volte vicina a espugnare il campo di Chicago), e con Darren Collison in campo malgrado l’infortunio alla caviglia sinistra rimediato in gara-2. I Pacers si giocano il possesso decisivo ovviamente con Danny Granger, che però sbaglia la tripla del possibile sorpasso a 2 secondi dalla fine (Brewer chiuderà il conto dalla lunetta). I padroni di casa pagano l’1/10 da fuori e le percentuali dei lunghi (3/12 dal campo sia per Hibbert che per Hansbrough), mentre i Bulls (nonostante un Boozer da 2/10) portano via il punto del 3-0 segnando appena 28 volte dal campo (38.9% totale, ma un ottimo 9/20 da fuori).

Indiana: Granger 21 (9/16, 1/5), Jones 11, Hansbrough 10. Rimbalzi: George 12. Assist: Granger, Collison, George e Dunleavy 2.
Chicago: Rose 23 (2/12, 2/6, 13/15 tl), Deng 21, Korver 12, Noah 11. Rimbalzi: Boozer 11. Assist: Deng 6.

La soddisfazione di Chris Bosh e LeBron James. Reuters
La soddisfazione di Chris Bosh e LeBron James

Philadelphia 76ers-Miami Heat 94-100 (serie 0-3)

Miami è sotto per tre quarti in casa dei 76ers (con eccezione del 6-0 in avvio di secondo quarto che porta gli Heat sul 56-52), ma alla lunga il talento delle sue stelle finisce per fare la differenza. I padroni di casa ci credono, partono a razzo (9-0 in due minuti, con i lunghi protagonisti – 4 per Hawes e 2 per Brand), e trovano anche il modo di rispondere alla rimonta e al buon avvio di Miami dopo l’intervallo. Meeks e Holiday aprono e chiudono con una tripla a testa un parziale di 12-0 che riporta Philadelphia avanti di tre possessi (64-56 a 7’54 dall’ultima pausa), ma Wade, James e Bosh hanno ancora molto da dire: i tre segnano 23 dei 27 punti di Miami nell’ultimo quarto (Bosh e Wade 8, James 7). Comincia LeBron con la tripla del sorpasso sul primo possesso ospite della frazione finale (76-75 a 11 minuti dalla fine), poi arriva un parziale di 8-1 iniziato con la schiacciata di Joel Anthony (servito da Wade) e chiuso da 2 a testa dei Big Three della Florida per il +10 Heat (90-80 a 4’52 alla fine). Le triple di Holiday e Lou Williams riavvicinano Phila (94-98 a 43 secondi dalla sirena), ma dopo l’errore di James ancora Williams scaglia da fuori il tiro del possibile -1 con 5 secondi da giocare, ma sbaglia. Chiude dalla lunetta James Jones, e Miami va sul 3-0.

Philadelphia: Brand 21 (9/15, 3/4 tl), Holiday 20, Williams 15, Hawes 12, Iguodala 10. Rimbalzi: Brand 11. Assist: Iguodala 10.
Miami: Wade 32 (10/19, 12/12 tl), James 24, Bosh 19, Ilgauskas 10. Rimbalzi: James 15. Assist: Wade 8.

Duello LaMarcus Aldridge-Brendan Haywood. Afp
Duello LaMarcus Aldridge-Brendan Haywood

Portland Trail Blazers-Dallas Mavericks 97-92 (serie 1-2)

Una vittoria che riporta il sorriso nell’Oregon, dopo le prime due sconfitte dei Blazers in questa serie e la delusione di Brandon Roy per aver giocato solamente 8 minuti in gara-2, esternata sulle colonne di “The Oregonian”. Arrivate le scuse di Roy, che è reduce da molti problemi fisici, i Blazers hanno pensato a giocare e lo hanno fatto alla grande. Wes Matthews ne mette 22 nella sola prima metà di gara, mentre coach Carlisle si affida prestissimo a Jason Terry (10/13 dal campo con 5/7 da fuori), lasciandolo in campo per 40 minuti (e con 17 punti prima dell’intervallo è essenziale per rimanere a contatto, 54-52). Gli unici a produrre attacco per i texani sono Nowitzki e Terry, mentre i padroni di casa di soluzioni sembrano averne di più: Batum e Wallace partono fortissimo nel quarto periodo, segnando i primi 12 punti della loro squadra (7 per l’ex Bobcats, 5 per il francese), che permettono di allungare dal 75-72 al +13 (87-74 con 8’04 da giocare). Nowitzki entra nella gara con 31 punti segnati nell’ultimo quarto nei primi due episodi, qui ne mette 9 che valgono il -5 a 42 secondi dal termine (95-90), dopo che Brandon Roy (che gioca 24 minuti chiudendo con 5/7 da due, 1/3 da fuori, 3/3 ai liberi e 4 assist) manca la tripla che avrebbe chiuso la gara. Kidd fa addirittura -3 quando di secondi ne mancano 12, rispondendo all’errore di Matthews, ma dopo i tiri liberi di Andre Miller si prende la tripla del possibile -2 a 6 secondi dalla fine, sbagliandola. I Blazers provano a credere nella rimonta.

Portland: Matthews 25 (4/6, 4/6, 5/6 tl), Aldridge 20, Miller e Roy 16. Rimbalzi: Wallace 11. Assist: Miller 7.
Dallas: Terry 29 (5/6, 5/7, 4/5 tl), Nowitzki 25, Marion 9. Rimbalzi: Nowitzki 9. Assist: Terry 7.

tratto da gazzetta.it

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Garnett dà a Boston il 2-0. Dallas ok, Orlando impatta

The Big Ticket decide contro New York (96-93) portando Boston sul doppio vantaggio. I Mavericks ringraziano Nowitzki per il 2-0 contro Portland e i Magic si aggrappano a un monumentale Howard (33 punti e 19 rimbalzi) per il successo che vale l’1-1 con Atlanta

Kevin Garnett lotta contro Jeffries nel successo di Boston. Afp
Kevin Garnett lotta contro Jeffries nel successo di Boston

Garnett nel finale frutta a Boston una tiratissima vittoria su New York e spedisce i Celtics nella Grande Mela sul 2-0 nella serie al meglio delle 7, nonostante lo show da 42 punti di Carmelo Anthony. Dirk Nowitzki con 33 punti regala a Dallas il doppio vantaggio con Portland. Dwight Howard dà a Orlando l’1-1 nella serie con Atlanta.

Boston Celtics-New York Knicks 96-93 (serie 2-0)

E’ Kevin Garnett l’eroe che consegna a Boston il doppio vantaggio nella serie con New York. The Big Ticket firma il canestro del 93-92 a 13.3” dalla fine; poi, con 4.1 sul cronometro, chiude in faccia a Jeffries la porta per il contro sorpasso, assicurando anche l’ultimo possesso ai suoi. Garnett permette ai Celtics di sopravvivere al miglior Carmelo Anthony di sempre nei playoff, capace di tenere a galla da solo una squadra priva da subito di Billups (ginocchio) e nella ripresa di Stoudemire (dolori alla schiena). Ai Knicks, che chiudono col 36% dal campo ma dominano 53-37 a rimbalzo, lo show di Melo basta solo per spaventare i Celtics, non per vincere al TD Garden, tabù dal novembre 2006. Boston parte 0/7 dal campo, poi fa malissimo in contropiede con Rondo (chiude con il massimo in carriera nei playoff), che firma 14 dei primi 18 punti dei suoi. I Celtics allungano fino a 23-13, ma Anthony trascina gli ospiti al 23-21 alla sirena. Stoudemire (chiude 2/9 dal campo) è in difficoltà per i dolori alla schiena e lascia a 3’22” dal riposo quella che è diventata una sfida tiratissima, perché i Knicks dominano a rimbalzo (32-21 nel primo tempo) ma trovano punti solo da Melo (6/14 al riposo, il resto della squadra è 11/38) e Boston oltre a Rondo mette lentamente in moto anche i Big Three. I Knicks chiudono il primo tempo avanti 45-44, ma i Celtics scappano quando Pierce (12 punti nel parziale) e Allen (11) si accendono ispirati da Rondo. I Celtics sono sul 74-63 a 44” dalla terza sirena, ma Anthony si carica sulle spalle i suoi e firma 13 dei 15 punti che valgono il sorpasso sul 78-76 con 7’54” da giocare. Melo a 2’37” dalla fine mette anche la tripla del 91-88, ma Pierce e Garnett portano Boston a +1 con 1’14” da giocare. Jeffries a 19” dalla fine illude New York, poi Garnett tiene Boston al sicuro. “Non potrei essere più orgoglioso dei miei” dice dei Knicks coach Mike D’Antoni. Si riparte venerdì a New York: Billups e Stoudemire ci saranno.

Boston: Rondo 30 (13/22 da due, 0/1 da tre, 4/7 liberi), Pierce 20, Allen 18. Rimbalzi: Garnett 10. Assist: Rondo 7.
New York: Anthony 42 (10/22, 4/8, 10/11 tl), Douglas 14, Jeffries 10. Rimbalzi: Anthony 17. Assist: Anthony 6.

Fantastica prestazione di Howard, con 33 punti e 19 rimbalzi. Afp
Fantastica prestazione di Howard, con 33 punti e 19 rimbalzi

Orlando Magic-Atlanta Hawks 88-82 (serie 1-1)

Al secondo tentativo puntare tutto su Dwight Howard frutta una vittoria. Orlando riaggiusta la serie con Atlanta dopo lo scivolone di gara-1, trasferendo la sfida in Georgia sull’1-1. Le chiavi del successo dei Magic sono Superman e la difesa: il centro dimostra ancora una volta di essere devastante, aggiungendo 33 punti ai 46 della prima sfida tirano 9/12 dal campo, con il resto della squadra fermo ad un disarmante 18/66. Ma a differenza di gara-1, Stan Van Gundy può contare sulla difesa, che tiene gli Hawks al 39,5% dal campo e domina 52-39 a rimbalzo. “Io non ho fatto nulla, sono stati i ragazzi a farlo – dice coach Van Gundy dei miglioramenti difensivi -. Devi accettare la sfida che la gara ti pone, perché ogni partita vive di vita propria, in cui tu devi fare tutto quello che puoi per vincere”. Si segna poco nel primo quarto, che gli ospiti chiudono avanti 22-16 grazie a un 11-2 propiziato da Smith negli ultimi 1’49”. Ma gli Hawks, che volano sul 32-22 con Crawford a 9’08” dal riposo, non hanno fatto i conti con Howard, che dopo i 4 punti del primo quarto ne mette 20 nel secondo, compresi 10 dei 12 che valgono il 34 pari a 5’20” dal riposo e quelli buoni per scappare sul 48-42 all’intervallo. Orlando prova la fuga a inizio ripresa (55-48 firmato Redick a 6’04” dalla sirena): Atlanta limita i danni con Smith (55-53 a 3’14” da fine periodo), ma i Magic ispirati da Turkoglu e Howard infilano un 11-1 e arrivano alla sirena sul 65-54. Crawford e Johnson tengono in partita gli ospiti, che a 2’14” dalla fine hanno un solo possesso da recuperare (78-76), ma Orlando fa il vuoto con Turkoglu e Richardson e si tiene al sicuro dalla lunetta. Venerdì ad Atlanta la terza sfida. I Magic ci credono: “Loro sono una squadra che fatica quando le cose non vanno come vorrebbero – spiega Ryan Anderson -. Noi invece sappiamo come sistemare le cose”.

Orlando: Howard 33 (9/12, 15/19 tl), Nelson 13, Turkoglu 10. Rimbalzi: Howard 19. Assist: Turkoglu 5.
Atlanta: Crawford 25 (5/12, 3/5, 6/7 tl), Smith 17, Johnson 14. Rimbalzi: Horford 10. Assist: Johnson 5.

Nowitzki festeggia con Kidd e Chandler il 2-0 su Portland. Reuters
Nowitzki festeggia con Kidd e Chandler il 2-0 su Portland

Dallas Mavericks-Portland Trail Blazers 101-89 (serie 2-0)

Quando Dallas deve tenere al sicuro un risultato si affida a Dirk Nowitzki. E il tedesco non tradisce mai. WunderDirk è l’unico Maverick a segnare negli ultimi 3’37” della sfida con Portland, in cui tiene gli avversari a distanza regalando ai texani il 2-0 nella serie che da giovedì si sposta in Oregon: “Sappiamo che loro sono un’ottima squadra in casa, quindi volevamo fare di tutto per mantenere il vantaggio del campo e ci siamo riusciti – spiega Nowitzki, che chiude con 33 punti compresi gli ultimi 11 dei suoi -. Ma questa serie è tutt’altro che chiusa, perché loro sono forti e noi dobbiamo essere preparati ad affrontarli”. Oltre a Nowitzki il marchio su gara-2 lo mettono Peja Stojakovic, devastante con 5 triple a bersaglio e 21 punti dalla panchina, e l’immortale Jason Kidd, 38enne che nella serie sta viaggiando a 21 punti di media (erano 7,9 in regular season). Portland si lascia sfuggire l’1-1 di mano nella ripresa, quando si allontana lentamente ma inesorabilmente da una squadra che non perde nemmeno una palla negli ultimi 24′. Per i Blazers le cose si erano messe bene all’inizio, col duo Wallace-Aldridge capace di produrre il 17-9 a 4’16” dalla prima sirena. Dallas chiude il buco sul 19 ma a fine periodo è sotto 24-22 nonostante Stojakovic abbia già mandato a bersaglio due triple. Portland conduce ma tocca al massimo il +6 (36-30), i Mavs restano in scia e sorpassano per la prima volta sul 41-40 con un gioco da tre punti di Kidd, anche se i Blazers chiudono il tempo avanti 52-50. Kidd infila i primi 9 punti della ripresa e lancia i suoi sul 64-57 a 7’48” dalla terza sirena, ma Portland non si arrende e resta in scia, perché Aldridge è ispirato e Miller (15 punti nella ripresa) si sblocca. Dallas inizia l’ultimo quarto avanti 73-72 e allunga fino al 90-82 firmato Chandler a 4’48” dalla fine. Poi ci pensa Nowitzki a chiudere i conti, anche perché Portland chiude con un 1/6 e deve dire addio ai sogni di rimonta.

Dallas: Nowitzki 33 (9/22, 15/17 tl), Stojakovic 21, Kidd 18. Rimbalzi: Chandler 10. Assist: Kidd 8.
Portland: Aldridge 24 (9/18, 6/8 tl), Wallace 18, Miller 18. Rimbalzi: Aldridge 10. Assist: Miller 8.

tratto da gazzetta.it

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Miami col fiatone, Dallas ok. Atlanta fa il colpo a Orlando

Playoff Nba, 1° turno: gli Heat piegano solo nel finale Philadelphia, 97-89, e i Mavericks superano Portland 89-81. Joe Johnson trascina gli Hawks nel successo, 103-93, in Florida

LeBron James supera Andre Iguodala. Reuter
LeBron James supera Andre Iguodala

Vittorie difficili per Miami e Dallas, che riescono comunque a difendere il fattore campo conquistato in regular season rispettivamente contro Philadelphia e Portland. Dwight Howard chiude con 46 punti e 19 rimbalzi, ma i suoi Magic, invece, cedono tra le mura amiche contro Atlanta, che crea la prima sorpresa di questi playoff.

Miami Heat-Philadelphia 76ers 97-89

Sotto di 14 dopo i 2 punti di Thaddeus Young in apertura di secondo quarto (19-33), i Miami Heat avevano visto materializzarsi tutte le difficoltà previste dagli specialisti: vale a dire la difettosa circolazione di palla, un’identità ancora incerta, un sistema inadatto al basket dei playoff. Poi, però, le tre superstar di Miami hanno confezionato la rimonta: Bosh mette 6 punti consecutivi, Chalmers partecipa con 5 punti importanti tra cui la tripla del sorpasso (39-38 5’31 dall’intervallo), James e Wade provano a far scappare i padron di casa (45-38 a 3’46 dalla fine del secondo quarto). Nel terzo quarto, Miami sembra volare via (78-62 firmato James Jones a 1’30 dall’ultima pausa, 8 di Bosh in un parziale di 18-7), ma Jrue Holiday e Thaddeus Young ne segnao 6 a testa in un parziale di 12-0 che rimette in gara gli ospiti (88-87 a 2’23 dalla sirena finale). Mentre LeBron continua a macinare rimbalzi (ma chiude con 4/14 dal campo), Wade mette 4 punti importantissimi (94-89 a 1’09 dalla fine), mentre LBJ stoppa Holiday e Iguodala (solo 2/7 dal campo ma anche 8 rimbalzi) sbaglia la tripla per riaprirla, con 19 secondi da giocare. 1-0 Heat.

Miami: Bosh 25 (8/17, 9/11 tl), James 21, Wade 17. Rimbalzi: James 14. Assist: James e Wade 5.
Philadelphia: Young 20 (9/19, 0/1, 2/4 tl), Holiday 19, Brand 17, Williams 10. Rimbalzi: Young 11. Assist: Iguodala 9.

Joe Johnson al tiro su Quentin Richardson. Afp
Joe Johnson al tiro su Quentin Richardson

Orlando Magic-Atlanta Hawks 93-103

Non basta una prova addirittura surreale di Dwight Howard, autore di 31 punti nella sola prima metà di gara. La scelta degli Hawks è quella di subire anche moltissimo da lui, ma non permettere ai tiratori di entrare in partita (6/22 da fuori per Orlando), e funziona. La squadra di Larry Drew gioca al suo ritmo, chiude con appena 8 palle perse e con ottime percentuali dal campo (51.4% totale). Il dominio di Howard sotto non basta ai padroni di casa nemmeno per chiudere avanti a metà gara (48-55). Gli ospiti giocano di squadra e volano fino al +18 con Crawford a 8’44 dalla fine (91-73). Orlando reagisce ancora con Howard (che però chiude con 8 perse(, che segna 9 dei successivi 17 punti dei suoi per il -8 (90-98 con 2 minuti da giocare), ma la tripla di Crawford dall’angolo spegne la rimonta dei padroni di casa. La sorpresa è servita.

Orlando: Howard 46 (16/22, 0/1, 14/22 tl), Nelson 27, Turkoglu e Arenas 6. Rimbalzi: Howard 19. Assist: Turkoglu 5.
Atlanta: Johnson 25 (9/15, 0/1, 7/8 tl), Crawford 23, Horford 16, Smith 15, Hinrich 13. Rimbalzi: Smith 8. Assist: Johnson e Crawford 5.

Dallas Mavericks-Portland Trail Blazers 89-81

Ai Mavericks erve il miglior Nowitzki per tenere a bada Portland: il tedesco mette 18 punti nell’ultimo quarto, ed è l’uomo decisivo per segnare il punto dell’1-0 in una serie di sicuro complessa, per la capacità che hanno avuto i Blazers di mettere in difficoltà i texani anche in regular season (Portland ha vinto 2 gare su 4 in stagione prima di questa, perdendone altre 2 di stretta misura). Aldridge è già a quota 11 con 4’39 da giocare nel primo quarto (14-15), poi due triple consecutive di Stojakovic (29-25 a 10’22 dall’intervallo) lanciano i padroni di casa, che con un’altra tripla (stavolta di Kidd) toccano il vantaggio in doppia cifra (45-35 a 1’54 da metà gara). Portland però ha sette vite, e con un parziale di 11-3 nell’ultimo quarto prova addirittura la fuga (72-66 con 6’07 da giocare), con l’assist di Roy per la schiacciata di Batum. Lì si scatena Nowitzki: Dirk mette 12 punti consecutivi, compreso il 2+1 del +4 (80-76 a 2’35 dalla fine), e poi Jason Kidd mette i puntini sulle i con la tripla dell’85-78 a 25 secondi dalla fine. Dallas tiene il vantaggio del campo.

Dallas: Nowitzki 28 (6/19, 1/1, 13/13 tl), Kidd 24, Terry 10. Rimbalzi: Nowitzki 10. Assist: Kidd 4.
Portland: Aldridge 27 (12/20, 3/4 tl), Miller 18, Batum 14. Rimbalzi: Camby 18. Assist: Miller 6.

tratto da gazzetta.it

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Rose strapazza Boston. Chicago sempre più leader

I Bulls vincono 97-81 la sfida con i Celtics affidandosi all’Mvp e sono a un passo dal titolo della Eastern Conference. Successo anche per Portland in casa degli Utah Jazz

I Bulls si affidano all’Mvp della Nba Derrick Rose e superano i Celtics, Portland, invece, passa a Salt Lake City contro i Jazz.

Derrick Rose nel duello con Rajon Rondo. Reuters
Derrick Rose nel duello con Rajon Rondo

Chicago Bulls-Boston Celtics 97-81

I Bulls (58-20) dominano i Celtics (54-24) e salvo un crollo clamoroso, e poco realistico, conquistano il titolo della Eastern Conference. Con quattro gare da giocare Chicago ha quattro partite di vantaggio sulla coppia Heat-Celtics. Possedendo il vantaggio negli scontri diretti con Miami, la squadra della Windy City non conquisterebbe la testa di serie numero uno a Est soltanto con quattro sconfitte e altrettanti successi dei Celtics, eventualità davvero poco realistica. Se Chicago può permettersi di stappare lo champagne per la sua straordinaria cavalcata nella regular season, anche Derrick Rose, decisivo al di là dei suoi 30 punti contro Boston, si può lasciare andare a commenti trionfalistici. Il premio di Mvp della stagione, infatti, non può più sfuggirgli. I Bulls conquistano il loro 17° successo nelle ultime 19 gare dominando la zona pitturata contro Boston e affidandosi al loro leader Rose. Dopo un primo tempo equilibrato, chiuso comunque con i padroni di casa in vantaggio per 48-43, Chicago cambia marcia nella ripresa e prende possesso del match. A cavallo tra la fine del terzo quarto e l’inizio dell’ultimo periodo i Bulls piazzano un parziale di 13-2, arrivano al vantaggio in doppia cifra e inseriscono il pilota automatico, andando a vincere in scioltezza. La truppa di Tom Thibodeau, il favorito alla corsa al premio di allenatore dell’anno nella Nba, oltre a sfruttare al meglio tutti i mismatch offensivi e a punire Boston con le penetrazioni di Rose, difende alla grande, concedendo ai Celtics un misero 38% dal campo. “Avevo detto già durante la preseason che questa squadra avrebbe fatto grandi cose – sottolinea Derrick Rose – si capiva subito che questo era un gruppo speciale”. La sfida di domenica in programma a Miami tra Heat e Celtics diventa così decisiva per il secondo posto a Est. Boston, che fino a qualche settimana fa sembrava la favorita al titolo della Eastern Conference, rischia adesso di ritrovarsi in terza posizione al termine della regular season. “Spero che questa prestazione sia un campanello d’allarme – commenta Rajon Rondo – se giochiamo così non possiamo sperare di andare lontani nei playoff”.

Chicago: Rose 30 (7/11, 2/5), Deng 23. Rimbalzi: Boozer 12. Assist: Rose 8.
Boston: Pierce 15 (5/8, 1/5). Rimbalzi: Garnett 10. Assist: Rondo 6.

Utah Jazz-Portland Blazers 87-98

Gli incerottati Jazz (37-42), che contro Portland (46-33) possono mettere a referto soltanto nove cestisti, giocano con orgoglio contro i ben più motivati Blazers ma alla fine si devono arrendere. Il successo permette agli ospiti di portarsi da soli in sesta posizione nella Western Conference. I Blazers ricevono una produzione fondamentale da un Gerald Wallace che sembra sempre più a proprio agio negli schemi offensivi di Portland. Wallace firma 20 dei suoi 29 punti nella ripresa, un ottimo Nicolas Batum e Wesley Matthews fanno il resto. I Jazz con il cuore e le triple del rientrante Devin Harris riescono a risalire fino al -4 nelle battute finali del terzo quarto, ma gli ospiti cambiano marcia e mettono il risultato in cassaforte con un parziale di 10-0.

Utah: Harris 26 (4/7, 5/9), Millsap 19. Rimbalzi: Jefferson 14, Millsap 10. Assist: Harris, Jefferson 5.
Portland: Wallace 29 (6/12, 4/6), Batum 21, Matthews 18. Rimbalzi: Aldridge 11. Assist: Miller 12.

tratto da gazzetta.it

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Chicago non si ferma più. Piovono triple a New York

Con quella sui Nets, i Bulls ottengono l’ottavo successo concecutivo, record degli ultimi sei anni. Al Garden, i Knicks battono Memphis e collezionano 20 triple (su 36 tentate), nuovo record di franchigia

Chicago e New York protagoniste positive della notte Nba, Cleveland ancora una volta tra i cattivi. I Bulls passano a Newark grazie alla prova della difesa, mentre i Knicks si prendono la vittoria interna su Memphis sommergendo gli avversari sotto una pioggia di triple. I Cavs invece vengono travolti a Portland in un match deciso già nel primo quarto.

Derrick Rose evita il contrasto di Deron Williams. Ap
Derrick Rose evita il contrasto di Deron Williams

New Jersey Nets-Chicago Bulls 73-84

Inarrestabili. La difesa di ferro tiene i Nets (22 vinte-44 perse) al minimo di punti stagionali e al 35% dal campo, e Chicago (49-18) allunga a 8 gare la striscia vincente, la più lunga in 6 anni. Per i Bulls, signori della Eastern Conference con mezza gara di vantaggio su Boston, passare al Prudential Center non è stato comunque facile: complice una serata col 40,7% dal campo, il successo degli uomini di Thibodeau è diventato realtà negli ultimi 3’57”, con un 15-4 alimentato da 6 punti di Korver e dal 2/9 al tiro concesso a New Jersey. “Affidarci alla difesa è quello che abbiamo fatto durante tutta la stagione – racconta Derrick Rose -. Se il nostro attacco non funziona, cosa che succede raramente, ci affidiamo alla difesa. Ed è quello che abbiamo fatto”. Chicago ha interrotto la striscia di 5 vittorie consecutive dei Nets mettendo la museruola a Deron Williams, tenuto a 1/12 dal campo. New Jersey era partita meglio, volando sul 10-3 dopo 3’ grazie a 8 punti di Morrow. Chicago insegue e sorpassa nel finale, arrivando alla prima sirena avanti 24-20. Senza Boozer, fuori per la quarta gara di fila, i Bulls trovano un gran contributo a rimbalzo da Asik (massimo in carriera) e nel secondo quarto toccano due volte il +10 prima di tornare negli spogliatoi avanti 43-36. Spinti dai punti di Rose e Deng, gli ospiti arrivano sul 51-37 con 7’12” da giocare, ma New Jersey non cede, nonostante la fatica in attacco, e inizia gli ultimi 12’ sotto 60-50. Outlaw apre il 15-5 che consente ai Nets di agguantare la parità sul 65 a 5’50” dalla fine. Lopez firma il 69 pari con 4’36” da giocare, poi i Bulls decollano per il break che vale la vittoria. “Avremmo potuto giocare e tirare molto meglio – ha detto Williams dei Nets -, ma loro sono davvero una buona squadra in difesa”.

New Jersey: Lopez 22 (8/15 da due, 6/7 liberi), Humphries 13, Vujacic 13. Rimbalzi: Humphries 16. Assist: Williams 11.
Chicago: Rose 21 (8/18, 0/5, 5/6 tl), Deng 19, Korver 12. Rimbalzi: Asik 16. Assist: Noah 6.

Un numero di Carmelo Anthony. Reuters
Un numero di Carmelo Anthony

New York Knicks-Memphis Grizzlies 120-99

Pioggia di triple. Sono ben 20 (su 36 tentate), nuovo record di franchigia, quelle che New York (35-32) manda a bersaglio contro Memphis (37-32), prendendosi la prima vittoria dopo tre sconfitte di fila. Protagonista assoluto della serata al Madison Square Garden è Tony Douglas, che celebra i 25 anni compiuti mercoledì con 9 triple a bersaglio dalla panchina, record di franchigia eguagliato. “Una volta iniziato a fare centro, mi sentivo come se nessuno potesse difendere su di me – ha detto Douglas -. Non importava se c’era un avversario a coprirmi: qualsiasi cosa tiravo finiva nel canestro”. I Knicks, nonostante la peggior serata di Amar’e Stoudemire (16 punti) dall’arrivo di Carmelo Anthony, tirano col 52% dal campo, buono per riprendersi il sesto posto solitario a Est, e aggiustano la difesa, che nelle ultime 3 esibizioni aveva concesso in media 117,3 punti. Memphis vince 41-35 la sfida a rimbalzo, ma chiude col 46,1% al tiro, pagando l’incapacità di difendere dal perimetro. “L’ultima volta ci avevano battuto con le triple – confessa coach Lionel Hollins -. Anche stavolta è successo lo stesso”. New York infila tre triple nel parziale d’apertura, con le ultime due buone per guadagnarsi il 29 pari alla sirena, conseguenza soprattutto dei 15 punti di Melo. Douglas fa centro 5 volte dalla distanza nel secondo quarto, contribuendo a regalare a New York 8 punti di vantaggio (59-51) al rientro negli spogliatoi. Memphis esce definitivamente di scena nel terzo periodo, martoriata dalla distanza: i Knicks fanno centro 7 volte da fuori, e le tre consecutive negli ultimi 59” aprono una voragine di 18 punti (92-74). Memphis ricuce fino a 100-88 con 6’04” da giocare, ma Melo con 7 punti consecutivi tiene i Knicks al sicuro. A 17” dalla fine Douglas firma la tripla dei record e la festa del Garden può esplodere.

New York: Douglas 29 (1/2, 9/12), Anthony 28, Billups 18. Rimbalzi: Stoudemire 9. Assist: Billups 8.
Memphis: Conley 16 (4/9, 2/3, 2/2 tl), Arthur 15, Allen 14, Randolph 14. Rimbalzi: Arthur 7. Assist: Conley 6.

Hickson cerca di frenare la corsa di Aldridge. Ap
Hickson cerca di frenare la corsa di Aldridge

Portland Trail Blazers-Cleveland Cavaliers 111-70

Senza storia. Portland (39-29) spazza via Cleveland (13-54), la peggior squadra Nba, in una sfida mai in discussione che regala alla franchigia dell’Oregon la seconda vittoria consecutiva. I Trail Blazers chiudono col 54,2% dal campo, stravincono 45-29 la sfida a rimbalzo e concedono agli avversari il 35,6% al tiro, permettendosi di far riposare i titolari nell’ultimo quarto, a gara già decisa. La vittoria in realtà Portland se l’era presa già nel primo quarto, infilando prima un 22-0 dopo il momentaneo 2-2 firmato Sessions, poi volando sul 33-4 a 1’44” dalla fine trascinata da 11 punti di Wallace, e chiudendo i conti sul 37-12, col 69% al tiro e gli avversari tenuti al 14,3%, un nuovo minimo nella stagione già disastrata dei Cavs. A Cleveland non basta il ritorno di Baron Davis (fuori da 4 partite dopo la morte della nonna che gli aveva fatto da madre) per rimettersi in carreggiata, e nel secondo quarto Portland continua a dilagare, volando sul 55-19 a 4’47” dal riposo con gli incontenibili Aldridge e Wallace. Grazie alla precisione di Sessions dalla lunetta, Cleveland chiude il primo tempo sotto di 30 (64-34): ma ai Cavs manca tutto, dalla difesa (la quarta peggiore dell’Nba) al gioco di squadra (appena 6 assist complessivi). I Blazers inaugurano la ripresa con un 9-0, poi continuano a far male toccando i 44 punti di vantaggio (87-43) con Camby a 3’15” dalla terza sirena, con la gara già da tempo segnata. Per i Cavs comunque non è un record negativo, visto che a gennaio avevano perso 112-57 in casa dei Lakers.

Portland: Aldridge 20 (9/10, 2/3 tl), Wallace 17, Matthews 14, Batum 14. Rimbalzi: Aldridge 11. Assist: Miller 6, Wallace 6.
Cleveland: Sessions 14 (4/8, 6/6 tl), Gibson 12, Harris 10. Rimbalzi: Hickson 7. Assist: Harris 3.

tratto da gazzetta.it

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Gallinari trascina New York. Super Bargnani non basta

I Knicks superano Atlanta 102-90; l’italiano, nonostante gli acciacchi, mette a referto 17 punti. Strepitosa la prestazione dell’azzurro di Toronto (38 punti), ma alla fine passa Miami. Cade anche New Orleans; a bocca asciutta Belinelli

Lo show da 38 punti di Andrea Bargnani non basta a Toronto per evitare la sconfitta casalinga con Miami. Danilo Gallinari si ferma a un rimbalzo dalla doppia doppia (anche 17 punti) contribuendo al successo di New York su Atlanta al Garden. Meno di 6’ per Marco Belinelli nella sconfitta di New Orleans a Portland.

Andrea Bargnani in azione. Ap
Andrea Bargnani in azione

Toronto Raptors-Miami Heat 95-103

Malgrado una sontuosa partita di Andrea Bargnani, autore di 38 punti di cui 17 nel solo quarto periodo, i Raptors si inchinano agli Heat trascinati dai Big Three. Nel suo attesissimo ritorno all’Air Canada Centre l’ex Chris Bosh è protagonista insieme a Wade e James del successo di Miami. “Siamo tutti felici per Chris anche se non abbiamo giocato una grande partita”, dice coach Spolstra. Toronto combatte anche dopo aver perso l’unico vantaggio nel corso del match (+6 nel primo quarto), ma con i tre All Star sopra il ventello diventa impossible sperare di fare lo sgambetto a Bosh. La differenza di talento tra le squadre è palese. Toronto può contare come sempre su Bargnani e sul secondo violino DeRozan (24 punti) in attacco, gli unici ad andare in doppia cifra, ma gli altri faticano contro la difesa di Miami. Malgrado ciò, i Raptors impegnano King James e compagni anche nell’ultimo quarto che inizia con Toronto sotto 72-80. Miami parte lenta in attacco e Bargnani la punisce con una tripla (eccellente il suo 5/6 totale da tre). A metà frazione, il Mago si scatena firmando 14 su 16 punti della squadra che permettono ai Raptors di portarsi a -4 (84-88) e rendere il finale meno scontato. Le due ultime triple ravvicinate di Bargnani fissano il punteggio sul 93-97 a un minuto e mezzo dalla fine. LeBron però non perdona e assicura il successo agli Heat con un layup e un altro canestro su rimbalzo offensivo. All’uscita dal campo, Chris Bosh manda baci al pubblico in un mix di fischi e applausi e poi spiega il gesto: “C’era del sarcasmo rivolto ai detrattori e affetto per i veri sostenitori. Ognuno lo può interpretare come vuole. La cosa più importante stasera è stata la vittoria. Volevamo continuare il buon momento”. I Raptors escono a testa alta e ringraziano i tifosi che hanno creato una grande atmosfera: “Siamo fortunati a giocare davanti a un pubblico come questo. Non molte arene sono come la nostra. Mi aspettavo i fischi per Bosh e penso che anche lui li attendesse”, dice Bargnani che aggiunge un giudizio sulla gara dei Raptors. “Ci siamo messi in una buona situazione nell’ultimo quarto. Abbiamo avuto la nostra chance anche se poi è mancata la vittoria, ma penso che abbiamo giocato bene. Anche se era la prima volta a Toronto, avevamo già giocato due volte contro Chris. La prima è stata più strana, ma ora è tutto normale. Mi piace giocare contro i grandi giocatori e CB è uno di loro. Così come i vari Nowitzki e Duncan. Mi diverto”. LeBron James, che alla vigilia aveva dichiarato che l’ostilità dei fans canadesi avrebbe aiutato Miami a trovare maggiore motivazione prim adella pausa per l’All Star Game, chiude sfiorando la tripla doppia con 23 punti, 13 rimbakzi e 8 assist.

Toronto: BARGNANI 38 punti (10/20 da 2, 5/6 da 3, 3/4 tl), 4 rimbalzi, 3 palle perse, 4 falli in 39’. DeRozan 24 (9/20). Rimbalzi: Davis 13. Assist: Calderon 14.
Miami: Wade 28 (10/18), Bosh 25 (7/16, 11/12 tl), James 23. Rimbalzi: James 13. Assist: James 8.

Danilo Gallinari, 17 punti in 37 minuti.  Reuters
Danilo Gallinari, 17 punti in 37 minuti

New York Knicks-Atlanta Hawks 102-90

L’ultimo match prima della pausa per l’All Star game regala soddisfazioni a Mike D’Antoni. I Knicks infatti, giocano un’ottima gara e battono per la prima volta in questo campionato Atlanta. Nonostante un Amare Stoudemire acciaccato e un Danilo Gallinari in non perfette condizioni fisiche (il problema al ginocchio non è ancora del tutto superato), la squadra di casa tiene testa agli Hawks e conquista con pieno merito il successo. Gallinari mette subito le cose in chiaro trovando i suoi primi due punti dal campo con una perentoria schiacciata. Atlanta risponde con i canestri di Marvin Williams ma i Knicks nelle battute finali del primo quarto cambiano marcia, piazzano un parziale di 15-3 e arrivano al +9. Il Gallo produce un’altra schiacciata da applausi, Felton e l’All Star Stoudemire fanno il resto. Gli Hawks giocano senza la giusta concentrazione e al termine del primo periodo sono sotto di sette lunghezze. Shawne Williams e un ritrovato Wilson Chandler si mettono a produrre in apertura di secondo periodo, la truppa di Mike D’Antoni così allunga, toccando il vantaggio in doppia cifra. Sembra tutto facile per i padroni di casa ma nelle battute finali del primo tempo Joe Johnson e compagni provano a tornare sotto. Un buon Gallinari dalla lunga distanza li ricaccia indietro, Smith e Horford però negli ultimi secondi della frazione riescono a limitare i danni. Gli Hawks così dopo un primo tempo deludente vanno negli spogliatoi sotto 52-45.

Il Garden sembra apprezzare lo sforzo della squadra di casa che torna sul parquet con la giusta convinzione. Ci pensa subito il Gallo, con la sua seconda tripla del match, a riportare i Knicks al +10. Stoudemire e Hordorf sotto canestro danno vita a un bel duello, Gallinari intanto per un intervento scomposto su Bibby rimedia un tecnico. Atlanta pero’ fa troppa fatica in attacco così la compagine newyorchese non deve faticare più di tanto per tenere in mano le redini del match. I canestri di Chandler e quattro liberi dell’azzurro negli ultimi 36’’ della frazione spingono i Knicks al +13 al termine del terzo quarto. Mike D’Antoni non vuole cali di tensione e i Knicks non abbassano la guardia. Gallinari apre l’ultimo quarto con un altro canestro dalla lunga distanza, Douglas e Chandler allontanano gli Hawks che escono dal match già a metà frazione. I Knicks così inseriscono il pilota automatico e difendono senza grossi problemi il vantaggio.

New York: GALLINARI 17 (2/4 da due, 3/8 da tre, 4/4 ai liberi), 9 rimbalzi, 1 assist, 1 recupero in 37’. Stoudemire 23 (8/17), Chandler 20. Rimbalzi: Fields, Gallinari 9. Assist: Felton 11.
Atlanta: Williams 17 (5/9, 2/5), Bibby 15. Rimbalzi: Horford 11. Assist: Johnson 6.

Portland Trail Blazers-New Orleans Hornets 103-96

Non basta conoscere i segreti di LaMarcus Aldridge per riuscire a fermarlo. La stella di Portland (32-24) non ha pietà di coach Monty Williams, negli ultimi 5 anni assistente ai Blazers, e con la quarta gara nelle ultime cinque sopra quota 30 punti  regala alla franchigia dell’Oregon la sesta vittoria consecutiva, la striscia più lunga dal novembre 2009. New Orleans (33-25), con Marco Belinelli limitato a meno di 6’ (sia perché l’azzurro non incide sia perché nella ripresa la rotazione si accorcia a 6 uomini, complice la gran serata di Willie Green), invece cade per la nona volta nelle ultime 11 esibizioni, incapace nell’ultimo quarto di contenere i Blazers (11/18 dal campo), trascinati da Aldridge (12 punti nel parziale) e Miller (10). A tradire coach Williams sono la difesa e soprattutto Chris Paul, un fantasma da 8 punti, 5 assist e 4 palle perse che vaga per il Rose Garden: in stagione viaggia a 16,4 punti e 9,7 assist, ma nelle ultime 5 partite ha tirato col 31,4%. “Abbiamo giocato a lungo con un quintetto basso e a rimbalzo abbiamo pagato dazio – ha raccontato Aldridge a fine gara -, per questo abbiamo ad una difesa aggressiva su Paul. Nel secondo tempo in particolare ci siamo concentrati su di lui e siamo riusciti a contenerlo” .

Si segna tanto nel primo quarto (70% Portland, 63,1% New Orleans) e i Blazers trascinati da Aldridge e Matthews (13 punti a testa) chiudono sul 35-26 nonostante i 12 di David West. Belinelli si alza dalla panchina a 4’02” dalla prima sirena ma non incide: si prende il suo unico tiro del match subito dopo che Fernandez ha portato i Blazers sul 38-28, in avvio di secondo quarto, ma lo sbaglia e torna in panchina per non rialzarsi più. New Orleans intanto aggiusta la difesa (4/14 concesso a Portland nel secondo quarto), domina a rimbalzo (20 con 8 offensivi dopo 24’) e torna in partita con un 9-0, lanciata in vantaggio all’intervallo (49-48) da West. Green con 9 punti nel terzo quarto prova ad alimentare la fuga degli ospiti, ma il divario arriva al massimo a 8 lunghezze (l’ultima volta sul 76-68 a 1’08” dalla terza sirena) e i Blazers restano in partita, cambiando marcia nel quarto conclusivo. Il sorpasso (87-86) lo firma Aldridge a 4’13” dalla fine, con un gioco da tre punti nel mezzo di un 13-3 a cui contribuiscono anche Miller e Matthews che regala a Portland il 96-89 con 51” secondi da giocare. A New Orleans non basta la voglia di West per tentare la rimonta.

Portland: Aldridge 34 (13/18, 8/9 tl), Matthews 24, Miller 18. Rimbalzi: Matthews 8. Assist: Miller 7.
New Orleans: BELINELLI 0 punti (0/1 da tre) e 1 rimbalzo in 5’45”. West 27 (10/18, 7/8 tl), Green 24, Ariza 16. Rimbalzi: Ariza 9. Assist: Ariza 6.

tratto da Gazzetta.it

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Gallinari si inchina a Kobe. Beli sorride, Bargnani k.o.

I Knicks cedono in casa ai Lakers, 96-113, spinti dai 33 punti di Bryant, con l’azzurro che si ferma a 14. New Orleans espugna Orlando, Toronto è superata all’Air Canada Center da Portland, ma Andrea ne fa 29

Danilo Gallinari non riesce a fermare Kobe Bryant e i Lakers, che al Madison Square Garden infliggono ai Knicks dell’azzurro (14 punti) la seconda sconfitta consecutiva. Nemmeno 29 punti di Andrea Bargnani bastano a Toronto per evitare il k.o. interno con Portland, il 16° nelle ultime 17 esibizioni per i Raptors. Marco Belinelli, partito ancora dalla panchina, contribuisce con 3 punti al successo di New Orleans in casa di Orlando.

New York Knicks-Los Angeles Lakers 96-113

I Lakers dominano i Knicks grazie alla grande prova di Kobe Bryant che mette a referto 33 punti in soli 29’ di gioco. I Knicks incassano così la loro 11ª sconfitta nelle ultime 15 gare, un ruolino di marcia decisamente deludente. Mike D’Antoni decide di affidare il pericolo pubblico numero uno, Kobe Bryant, alle cure di Danilo Gallinari. Compito ingrato, soprattutto al Garden, dove Kobe sembra esaltarsi sempre. I Knicks partono bene grazie alla produzione di Felton e con la perentoria schiacciata di Gallinari arrivano al 11-3. Peccato che Bryant decida di cambiare marcia e in sei minuti da fantascienza matte a referto qualcosa come 17 punti. Il fenomeno dei Lakers segna da qualsiasi posizione, paradossalmente il Gallo non difende male, ma quando Kobe è così caldo rallentarlo è impossibile. I padroni di casa comunque riescono a rimanere in scia con i canestri di Williams e Felton. Non contento dei suoi 17 punti, Bryant chiude il primo quarto realizzando proprio sulla sirena l’ennesimo canestro da cinema dopo aver mandato al bar Felton con un paio di finte delle sue. Un primo quarto targato Bryant (19 punti) si chiude con i Lakers avanti 30-28. Pau Gasol rimane a secco nella prima frazione ma si rifà nella seconda. Gallinari apre il secondo periodo con una bella penetrazione che gli regala il canestro più fallo ma i Lakers, con Kobe a prendere fiato in panchina, riescono addirittura ad allungare nei minuti iniziali della frazione. Gasol risponde presente dopo un primo quarto da spettatore dominando la zona pitturata, gli ospiti così prendono in mano le redini del gioco e quando Bryant torna sul parquet a 5’48’’ dal riposo, LA ha raggiunto il vantaggio in doppia cifra. Gallinari dopo un contatto nell’area dei Lakers ha un diverbio con Steve Blake. Il giocatore di Los Angeles spintona l’azzurro (nulla di trascendentale però) e riceve l’inevitabile tecnico. Bryant, intanto, realizza dal perimetro poi decide di giocare per i compagni. La truppa di Phil Jackson viaggia spedita, ritrova i punti di Gasol (12 nel solo secondo quarto) e chiude un eccellente primo tempo avanti 62-48. La ripresa si apre con i liberi di Gallinari, Gasol e Bryant però continuano a trovare il canestro. I Knicks rispondono. Il Gallo fatica dal perimetro ma segna in contropiede, la squadra di casa piazza un parziale di 10-1 e torna al -9. Appena i Knicks si avvicinano ci pensa il solito Bryant a riportare i Lakers a distanza di sicurezza. Il leader di LA firma otto punti in poco più di tre minuti e gli ospiti chiudono la terza frazione con il confortevole vantaggio di 17 lunghezze. Anche con Kobe in panchina la truppa di Phil Jackson continua a fare male alla difesa di New York. Bynum e Gasol fanno quello che vogliono sotto canestro e la tripla di Odom a 6’26’’ dalla sirena porta i Lakers al +20 e in pratica fa calare il sipario sul match. Phil Jackson svuota la sua panchina, i Lakers così si permettono di fare accademia nel finale e vanno a vincere il scioltezza. 4-11 nelle ultime 15 gare.

New York: GALLINARI 14 (4/9 da due, 0/6 da tre, 6/6 ai liberi), 6 rimbalzi, 2 assist 1 recupero in 38’. Stoudemire 24 (9/20), Felton 20. Rimbalzi: Mozgov 11, Stoudemire 10. Assist: Felton 7.
Los Angeles Lakers: Bryant 33 (8/10, 4/7), Gasol 20. Rimbalzi: Bryant 10. Assist: Walton 4.

Toronto Raptors-Portland Trail Blazers 96-102

Toronto perde anche contro Porland (96-102) pur giocando una dignitosa partita. Non basta ai Raptors la brillante performance di Andrea Bargnani, autore di 29 punti con 10/17 dal campo e 8/9 nei tiri liberi, e l’esplosione di Jerryd Bayless nell’ultimo quarto in cui realizza 18 dei 26 punti di Toronto. I Blazers portano a casa la vittoria grazie a LaMarcus Aldridge che conferma la sua eccellente stagione piegando la difesa avversaria per tutto il match e chiudendo con 37 punti (14/25). Il leader dei Blazers è particolarmente efficace nelle fasi importanti e sale in cattedra con 12 punti nell’ultimo decisivo quarto. La partita vede i Raptors avanti nel primo quarto 17-14 grazie a un buon Bargnani che sbaglia le prime conclusioni, ma è molto determinato in attacco. I suoi primi punti non tardano a arrivare, poi appena esce per riposare Portland passa a condurre con 9-2 di parziale. Nel secondo quarto Toronto assiste impotente all’exploit al tiro di Rudy Fernandez, dalle cui mani infuocate partono siluri che infilano la retina. Con 6/6 da tre (8/8 totale per 23 punti nel primo tempo) Fernandez trascina Portland al +8 a metà gara. I Raptors rispondono con i soliti Bargnani (12 punti) e DeRozan (11). Mentre lo spagnolo diventa invisibile nel secondo quarto, Aldridge continua dominare prendendosi la maggior parte dei tiri dei Blazers con efficacia. Gli ospiti allungano anche a +11 nel terzo quarto che si conclude con la reazione positiva di Toronto. Il punteggio è 70-72 dopo tre quarti e il Mago è protagonista di alcune ottime giocate e aggiunge 10 punti al suo bottino. Con una finta fa saltare Aldridge che per evitare una brutta figura ferma Bargnani con un fallo deciso. L’azzurro si vendica infilando una tripla in faccia all’avversario, quindi prende uno sfondamento in difesa. I due rivali nel draft del 2006 ingaggiano un bel duello, ma è Aldridge a sorridere per ultimo. Bargnani è positivo anche nell’ultimo quarto con 3/4 e altri 7 punti e con Bayless in trance agonista Toronto sorpassa e va a +7 a metà quarto (85-78). Bayless imita Fernandez ed esplode con 4 triple consecutive. La difesa di Toronto però non è all’altezza nel finale. Con tale equilibrio in campo ogni errore si paga, come il facile canestro di Batum che sfrutta un blocco e si ritrova tutto solo sotto canestro per un aiuto difensivo mancato da parte dei Raptors. Il francese riceve il pallone e va a schiacchiare trovando il pareggio (87-87). Negli ultimi minuti Miller e Aldridge assicurano il successo ai Blazers con giocate vincenti. Toronto si consola con la continua crescita del baby Ed Davis, 6 punti e soprattutto 13 rimbalzi in 28 minuti, partito in quintetto al posto dell’assente Amir Johnson (distorsione alla caviglia). Dopo il k.o. di Jonhson, l’unico giocatore nel roster dei Raptors ad aver giocato in tutte la gare del campionato in corso è DeMar DeRozan. Con un bilancio di 14-40, Toronto è il fanalino di coda dell’Atlantic Division e solo Cleveland (9-45) ha un record peggiore nella Eastern Conference.

Toronto: BARGNANI 29 punti (9/16 da 2, 1/1 da 3, 8/9 tl), 6 rimbalzi, 4 assist, 5 palle perse e 1 recuperata, 1 fallo in 43’. Bayless 18, DeRozan 17. Rimbalzi: Davis 13. Assist: Calderon 10.
Portland: Aldridge 37 (14/25), Fernandez 23, Miller 13. Rimbalzi: Aldridge 10. Assist: Miller 8.

Un'entrata di Marco Belinelli contro Dwight Howard. Ap
Un’entrata di Marco Belinelli contro Dwight Howard

Orlando Magic-New Orleans Hornets 93-99

La potenza della difesa. New Orleans (33-22) cancella una striscia di 4 sconfitte consecutive mettendo la museruola ai Magic (34-21), a cui negli ultimi 6’36” concede un solo canestro dal campo in 10 tentativi. Con Marco Belinelli in panchina per la seconda gara consecutiva, gli Hornets reggono la sfida a rimbalzo con Dwight Howard (43ª doppia doppia stagionale) e compagni nonostante l’assenza di Emeka Okafor, facendo il vuoto con la serrata finale. In attacco gran parte del lavoro lo fa Willie Green (massimo stagionale), e per Belinelli non è una bella notizia, visto che la guardia ex Philadelphia ha tolto il posto da titolare proprio all’italiano. “Green è stato incredibile, ha infilato tiri difficilissimi – l’applauso di Chris Paul al compagno -. Questa è stata una settimana difficile per noi, ma siamo riusciti a rimanere concentrati e uniti”. Nemmeno 39 punti dalla panchina bastano a Orlando per sopperire alle difficoltà del quintetto titolare: Nelson, Jason Richardson e Anderson producono un misero 8/28 dal campo, Howard e Turkoglu 25 punti nel primo tempo ma appena 11 (solo 4 del centro) nella ripresa. New Orleans ritrova Trevor Ariza dopo tre gare in assenza, ma all’inizio l’attacco è tutto sulle spalle di Green, che firma 8 dei primi 9 punti dei suoi buoni per tenere la scia dei Magic, subito spinti avanti da Howard. Belinelli si alza dalla panchina a 3’24” dalla sirena ma si fa notare solo per un rimbalzo, mentre Paul prende per mano la squadra e la trascina al 28-24 di fine periodo. Beli resta in campo all’inizio del secondo quarto, sbaglia il primo tiro che prende, poi torna a sedersi a 8’24” dal riposo. Green ritrova il feeling col canestro, ma Redick con 10 punti tiene i Magic nel match. La fuga agli ospiti riesce negli ultimi 4’, quando Jack infila 8 dei suoi 13 punti del periodo e regala agli Hornets il 61-52 al riposo. Dopo essere sprofondata a 73-61, Orlando si rialza. Belinelli frena la rimonta col suo unico canestro della gara, la tripla dell’80-76 a 53” dalla terza sirena, ma Arenas da solo frutta ai Magic l’80 pari a fine periodo. I padroni di casa toccano l’89-84 a 8’38” dalla fine, Green ricuce e sorpassa ma Clark a 6’34” dalla sirena firma il 91 pari. A questo punto la difesa di New Orleans sale in cattedra, costringendo i Magic a 11 infruttuosi possessi (7 errori al tiro, 4 palle perse). Green e West intanto firmano il 95-91 e Belinelli a 45” dalla fine può mettere il match in ghiaccio ma sbaglia la tripla del +7. Orlando ritrova il canestro a 25” dalla fine, ma i centri di New Orleans dalla lunetta e un malinteso tra Turkoglu e Richardson tramutato nella 16ª palla persa dei Magic chiudono i conti.

Orlando: Howard 20 (8/12, 4/12 tl), Turkoglu 16, Redick 14, Clark 14. Rimbalzi: Howard 17. Assist: Nelson 5, Turkoglu 5
New Orleans: BELINELLI 3 punti (1/2, 1/3), 2 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata e 1 fallo in 14’07”. Green 24 (7/13, 3/7, 1/1 tl), West 17, Paul 15. Rimbalzi: West 17. Assist: Paul 7

tratto da Gazzetta.it

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