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San Antonio si inchina a Denver. Bargnani c’è ma vince Phoenix

I Nuggets continuano la loro marcia superando gli Spurs orfani di Tim Duncan al termine di un match combattuto e divertente: è la vittoria n.11 dell’era “post Melo”. Il Mago realizza 27 punti ma i Suns hanno la meglio e restano in corsa per i playoff ad Ovest

Danilo Gallinari cotro Tony Parker. Ap
Danilo Gallinari cotro Tony Parker

Se a New York non sanno più dove sbattere la testa, a Denver i si godono una squadra che lotta, diverte e soprattutto che vince. I Nuggets (43-29) continuano la loro marcia spedita e battono gli Spurs (57-14) 115-112 al termine di un match combattuto e divertente. San Antonio si presenta in Colorado priva dell’infortunato Tim Duncan, sotto canestro così Nene e Tiago Splitter danno vita a un duello tutto brasiliano. Coach Karl chiede aggressività a Danilo Gallinari e l’azzurro risponde attaccando il canestro e guadagnandosi sei liberi nei primi cinque minuti del match. Gli Spurs però con le triple del solito Manu Ginobili piazzano un parziale di 11-0 e arrivano subito al vantaggio in doppia cifra. Denver risponde con la schiacciata in contropiede di un Gallo applaudito a scena aperta dal pubblico del Pepsi Center, l’ingresso di Gary Neal però cambia gli equilibri. Il giocatore di San Antonio trova subito ritmo dalla lunga distanza, gli Spurs arrivano al +14 all’inizio del secondo quarto ma un redivivo Harrington e un ottimo Smith riportano sotto i padroni di casa. Il match è intenso e divertente e gli attacchi hanno la meglio sulle difese. Gallinari torna sul parquet a metà frazione e si presenta subito con una tripla delle sue. L’azzurro replica, sempre dalla lunga distanza, e Denver, grazie alla produzione di Harrington, torna al -2. San Antonio nel finale di tempo si affida a Ginobili che con uno dei suoi marchi di fabbrica, la tripla con il passo all’indietro, manda gli ospiti negli spogliatoi avanti di cinque lunghezze.

seconde linee decisive — Grazie alla panchina Denver in attacco nel secondo quarto è quasi infallibile e chiude la frazione con qualcosa come 40 punti a referto. San Antonio, comunque, riesce a rimanere davanti. Nel terzo quarto le due squadre iniziano a sporcare le proprie percentuali al tiro ma la qualità della pallacanestro non ne risente. Gli ospiti tornano al vantaggio in doppia cifra ma ogni volta che San Antonio prova a scappare, Denver la riprende. Sale in cattedra Raymond Felton e i Nuggets chiudono la terza frazione sotto 93-90. Harrington, grazie alla sua produzione in attacco, si guadagna i minuti del Gallo e i Nuggets nell’ultimo quarto si mettono anche a difendere con aggressività. La forza di Denver “post trade” è proprio quella di poter contare su due potenziali titolari per ogni ruolo e contro San Antonio sono proprio i panchinari a fare la differenza. Felton, Smith e Harrington spingono i Nuggets, trascinati da un pubblico caldissimo, al parziale di 11-0 che li riporta al +4 (102-98) a sei minuti dalla sirena. Il solito Gary Neal (25 punti, suo massimo in carriera) e Tony Parker rispondono ma a 29’’ dalla fine Chandler, con un bel movimento, trova il canestro del 114-112. 20’’ più tardi Felton potrebbe chiudere i conti ma realizza un libero su due, regalando così agli Spurs un’ultima possibilità. La palla va nelle mani di Ginobili che però è costretto a forzare una tripla dall’altissimo quoziente di difficoltà che non trova la retina. Denver vince e festeggia così la sua 11ª vittoria (con sole quattro sconfitte) dell’era “post Melo”.

Denver: GALLINARI 13 (1/3 da due, 2/4 da tre, 5/8 ai liberi), 7 rimbalzi, 1 assist in 26’. Harrington 27 (3/6, 5/6), Felton, Smith 18. Rimbalzi: Nene 10. Assist: Felton 8.
San Antonio: Neal 25 (3/7, 6/8), Ginobili 20, Parker 19. Rimbalzi: McDyess 12. Assist: Parker 5.

Bargnani, al centro, a gioco fermo Reuters
Bargnani, al centro, a gioco fermo

Phoenix-Toronto 114-106

Toronto (20-51) prova a fare lo sgambetto ai Suns, esausti dopo i tre supplementari giocati contro i Lakers la sera prima, ma cede nell’ultimo quarto. Phoenix (36-34) trova la zampata vincente spinta dal migliore in campo Aaron Brooks e con il risultato finale di 114-106 ottiene un successo importante che la mantiene in corsa per i playoff in decima posizione ad Ovest. I Raptors prevalgono nei primi tre quarti trascinati dai punti di Bargnani e DeRozan, ma i Suns arrivano primi allo sprint finale e Brooks firma la tripla decisiva del 110-105 a 54” dalla sirena. I ragazzi di Triano iniziano bene e soprattutto Bargnani (autore di 8 punti con 4/7 nel primo quarto) indica la strada con i primi due canestri di Toronto su altrettanti tentativi. I Suns invece hanno le gambe molli e sono tenuti in piedi all’inizio da Vince Carter con 3/3 nelle triple e da Brooks che ha troppa libertà d’azione in attacco. Carter parte bene ma si spegne col passare del tempo, mentre i Raptors mostrano buona energia e buon ritmo in attacco anche con l’ex Barbosa protagonista dalla panchina. Trascinata da 16 punti del Mago (6/11 e 4/4 liberi) Toronto va all’intervallo in vantaggio di 6 punti. Il massimo distacco è di 13 punti nel terzo quarto dopo un canestro da tre dell’ispirato Bargnani, ma Phoenix non molla. Sono Gortat e Brooks a suonare la carica alla fine della terza frazione che vede i Suns trovare il pareggio con un layup di Brooks (86-86). Coach Gentry è bravo a gestire i minuti di Steve Nash e se lo ritrova con sufficienti energie per guidare la sua truppa nell’ultimo quarto. Il primo sorpasso dei Suns avviene con una tripla di Frye a otto minuti dalla fine, poi Toronto ripassa in testa, ma dal 97-103 i Suns completano una rimonta con 15-2 di parziale (di Bargnani l’unico canestro dei Raptors) grazie anche alla difesa a zona contro la quale i Raptors si inceppano non avendo grandi tiratori in campo. Toronto si disunisce negli ultimi minuti e nemmeno il Mago riesce a salvare la squadra dal k.o., tirando con 1/4 negli ultimi 4’ oltre a una stoppata subìta da Gortat. Il finale premia i padroni di casa che hanno lottato con orgoglio contro la fatica e le avversità. Dopo aver perso in fretta Grant Hill (debilitato dall’influenza) si è infortunato Pietrus con una distorsione al ginocchio. Indispensabile per la vittoria dei Suns l’apporto della panchina che contribuisce con 63 punti realizzati (25 di Brooks, 15 di Gortat e 13 di Dudley).

Toronto: BARGNANI 27 (9/19 da due, 1/3 da tre, 6/6 tl), 4 rimbalzi, 3 assist, 2 palle perse, 2 falli in 39’. DeRozan 19, Barbosa 14. Rimbalzi: Davis 9. Assist: Calderon 13.
Phoenix: Brooks 25, Nash 16, Gortat 15. Rimbalzi: Gortat 8. Assist: Nash 8.

tratto da gazzetta.it

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È Gallo l’arma dei Knicks. Per Belinelli un altro k.o.

New York supera Detroit con 29 punti dell’azzurro, prezioso anche in difesa. Arriva invece un’altra sconfitta per gli Hornets, sconfitti in casa dei Suns

Ventinove punti e Danilo Gallinari trascina i suoi Knicks ad una comoda vittoria contro i Pistons. Niente da fare invece per Marco Belinelli: gli Hornets subiscono un’altra sconfitta, stavolta contro i Suns.

La pressione di Gallinari su Prince. Ap
La pressione di Gallinari su Prince

New York Knicks-Detroit Pistons 124-106

Bella vittoria per i Knicks trascinati da un eccellente Danilo Gallinari. L’azzurro mette a referto 29 punti, si fa sentire anche in difesa e diventa l’arma in più della squadra newyorchese contro i Pistons. Mike D’Antoni non può contare sull’infortunato Wilson Chandler e sullo squalificato Shawne Williams. Recupera, invece, Amare Stoudemire, uscito dal match di Atlanta con un ginocchio malconcio. Con “Stat” in precarie condizioni fisiche, ci pensa Danilo Gallinari nel primo tempo a fare la differenza in attacco. L’azzurro attacca il canestro, si guadagna subito due liberi, e trova la sua oramai classica schiacciata dopo il dribbling sul perimetro. Prince e McGrady tengono sotto i Pistons ma l’azzurro con due canestri consecutivi, un layup e una tripla, li spinge al -7. Il secondo fallo di Turiaf riporta sul parquet dopo diverso tempo l’ormai dimenticato Timofey Mozgov. I primi quattro minuti del rookie sono davvero scioccanti. Il russo, infatti, commette una serie di errori clamorosi, coach D’Antoni pero’ ha il merito di insistere e Mozgoz lo ripaga con gli interessi. Con l’andare dei minuti, infatti, il lungo newyorchese trova ritmo in attacco, si fa sentire sotto canestro e alla fine regala al suo allenatore 11 punti e sei rimbalzi nella prima frazione. Davvero niente male. Detroit però con i canestri di Prince, Gordon e di un ottimo Villanueva passa a condurre. I padroni di casa rispondono e la tripla di Gallinari, a 1’09’’ dal riposo, riporta avanti i Knicks.

Due canestri consecutivi dalla lunga distanza di Villanueva permettono pero’ a Detroit di chiudere il primo tempo in vantaggio di due lunghezze, 62-60. Ben Gordon si scalda all’inizio della ripresa e con le sue triple porta i Pistons al +8. Nessun problema. Il Gallo con un canestro in penetrazione suona la carica, New York si mette a difendere come si deve e piazza un parziale di 12-2. Ma l’incandescente Gordon segna da tutte le posizioni. L’ex Bulls firma altre tre triple prima della fine della frazione e chiude il terzo quarto con ben 16 punti a referto. Le due squadre aprono l’ultima frazione appaiate a quota 91 ma a rompere la parità ci pensa subito il Gallo con una tripla delle sue. New York gioca con un’intensità diversa nella quarto periodo e Detroit fatica a rimanere a contatto con la squadra di casa. L’azzurro con un altro canestro dalla lunga distanza allontana i Pistons. La truppa di Mike D’Antoni arriva al vantaggio in doppia cifra e nonostante le triple incoscienti di un Gordon davvero spaziale nella ripresa, tiene a bada senza grossi problemi gli ospiti. Gallinari rimpingua il suo bottino penetrando con aggressività e andando in lunetta in due occasioni, anche il sorprendente Mozgov continua a produrre, i Knicks così vanno a vincere in scioltezza.

New York: GALLINARI 29 (3/5 da due, 4/7 da tre, 11/11 ai liberi), 5 rimbalzi, 1 assist in 40’. Stoudemire 33 (11/19), Mozgov 23. Rimbalzi: Mozgov 14. Assist: Felton 5.
Detroit: Gordon 35 (5/10, 7/11), Prince 16, Monroe 15. Rimbalzi: Monroe 17. Assist: Wilcox 4.

Marco Belinelli, 2 punti in 14 minuti contro i Suns. Afp
Marco Belinelli, 2 punti in 14 minuti contro i Suns

Phoenix Suns-New Orleans Hornets 104-102

Dopo quella di Sacramento arriva un’altra sconfitta per gli Hornets di Marco Belinelli, di misura in casa dei Suns. Decisiva una stoppata di Channing Frye su Marcus Thornton a 3.9 secondi dalla fine, sul layup del possibile pareggio per gli ospiti, autori di una gran rimonta nel finale dopo essere stati sotto di 12 a 3’09 dalla fine (102-90). La gara, che presentava un duello con i fiocchi tra i playmaker Steve Nash e Chris Paul, è stata a lungo equilibrata, e lo è anche quando Marco Belinelli ne esce, a 5’30 dalla fine del terzo periodo, poco dopo aver segnato i suoi unici punti della partita (quelli del 67-65 su assist di West). Il “Beli” non rientra dopo un time-out, lasciando spazio a Marcus Thornton, leader a sorpresa tra i rimbalzisti di New Orleans, dopo che Emeka Okafor aveva dovuto lasciare per un problema all’anca sul 50-47 per i suoi a 2 minuti dalla fine del secondo quarto. Come detto, sono i Suns provare la spallata nell’ultimo quarto, con quel +12 raggiunto grazie a 6 punti consecutivi di Gortat, ma poi succede di tutto: New Orleans produce un parziale di 12-0 chiuso dalla tripla e da 3 tiri liberi (fallo di Frye sul tiro da fuori) ad opera di Chris Paul, che fa 104-102 a 12 secondi dalla fine. La difesa degli Hornets mette pressione sulla rimessa, e costringe Grant Hill alla palla persa: gli ospiti hanno un’ultima occasione, ed è quella raccontata in precedenza. Thornton ci prova da sotto, Frye lo stoppa rischiando l’interferenza e Paul, stavolta, non trova il canestro forzando da fuori allo scadere.

Phoenix: Gortat 25 (9/10, 7/7 tl), Hill 16, Carter 12, Frye 11, Lopez e Nash 10. Rimbalzi: Gortat 11. Assist: Nash 15.
New Orleans: BELINELLI 2 (1/2, 0/2), 1 rimbalzo, 1 fallo in 14 minuti. Paul 26 (5/10, 2/4, 10/10 tl), West 17, Ariza 16, Okafor e Thornton 10. Rimbalzi: Thornton 10. Assist: Paul 12.

tratto da Gazzetta.it

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Vince Carter raggiunge quota 20.000 punti in carriera

 

Nella vittoria di Phoenix 129-121 sui New York Knicks, Vince Carter ha segnato il suo 20.000° punto, diventando il 37° giocatore NBA di sempre e l’8° ancora in attività, a raggiungere questo traguardo.

La guardia dei Suns, al quale mancavano solo 9 punti prima della gara, non si è limitano a raggiungere tale quota, ma ha messo a referto la bellezza di 29 punti, trascinando la propria squadra alla vittoria.

Il prodotto di North Carolina, da qundo ha lasciato gli Orlando Magic, è andato in doppia cifra in tutte e 10 le gare giocate con la maglia dei Suns, con una media di 17.8 punti a partita.

tratto da qui

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Scambio a 3 tra Magic, Wizards e Suns

 

I NUOVI VOLTI DEI MAGIC: Turkoglu - Richardson - Arenas - Clark

Gli Orlando Magic prima delle feste natalizie piazzano un maxi scambio in collaborazione con Washington Wizards e Phoenix Suns.

I Magic ottengono Gilbert Arenas dagli Wizards in cambio di Rashard Lewis.

Da Phoenix invece arrivano Jason Richardson, Hedo Turkoglu (il ritorno dopo 1 anno e mezzo) e Earl Clark in cambio di Marcin Gortat, Vince Carter, Mikael Pietrus e un futuro first round pick.

 

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LeBron più forte dei fischi il “traditore” batte i Cavs

Alla prima da avversario a Cleveland contro la sua ex squadra, segna 38 punti e trascina Miami al successo (118-90). I fan lo contestano per tutta la gara, lui risponde con una prestazione maiuscola. Phoenix supera i Warriors, al nono k.o. nelle ultime 11 gare

LeBron James ha realizzato a Cleveland 38 punti, suo record stagionale. Ap
LeBron James ha realizzato a Cleveland 38 punti, suo record stagionale

LeBron James batte i fischi di Cleveland e alla prima da avversario dei Cavaliers trascina Miami alla vittoria segnando 38 punti, la sua miglior performance stagionale. Phoenix si sbarazza di Golden State, alla nona sconfitta nelle ultime 11 gare.

Cleveland Cavaliers-Miami Heat 90-118

Una valanga di fischi, la miglior prestazione stagionale e una vittoria. Alla prima da avversario in quella che era la sua Cleveland, LeBron James sfodera una gara da Mvp, abbattendosi con 38 punti sui Cavaliers, la sua ex squadra (7 vinte-11 perse in stagione), e regalando agli Heat (12-8), il team a cui dal 9 luglio “ha portato il suo talento”, il terzo successo consecutivo. Fischiato e sbeffeggiato durante tutta la gara, LeBron ha trascorso l’ultimo quarto in panchina, circondato dai poliziotti chiamati per garantire la sicurezza del nuovo nemico numero 1 della città. Ma non ce n’è stato bisogno, visto che la Quicken Loans Arena, l’ex regno di LeBron, si è limitata ad insulti e cori di scherno, come “Akron (la città Natale del due volte Mvp in carica, ndr) ti odia” udito durante una gita in lunetta. “Non ho niente di personale contro questi tifosi e mai l’avrò – ha detto James, che nel solo terzo quarto ha messo insieme 24 punti -. Era una partita di basket. Non sono deluso per i fischi, in fondo erano qui per fare il tifo per la loro squadra. Non posso dire niente di brutto su questi tifosi. Dalla stagione prima che io arrivassi, chiusa con 17 vittorie, siamo cresciuti fino alle ultime due stagioni, quando abbiamo avuto la miglior squadra della lega durante la regular season. Capisco la loro frustrazione. Io stesso ero frustrato perché non abbiamo ottenuto quello che volevamo.

'Traditore', dedicato a LeBron James. Ansa
“Traditore”, dedicato a LeBron James

Ma auguro il meglio a questa organizzazione e a questi tifosi, che sono i migliori”. Nonostante la bordata di fischi che lo ha accompagnato ad ogni tocco di palla, James è riuscito a guidare i suoi ad un successo netto grazie all’aiuto di Dwyane Wade (a un rimbalzo e un assist dalla tripla doppia) e di una squadra che ha chiuso col 57% dal campo, tenuto gli avversari al 36% e vinto 43-35 la sfida a rimbalzo. La gara prende la strada di Miami nel primo quarto, quando James con 8 punti alimenta il 16-0 degli Heat, che chiudono il parziale sul 31-23. Sessions riporta Cleveland a distanza ravvicinata (36-31) a 8’20” dal riposo, ma gli ospiti rispondono con un nuovo break che li porta prima sul 50-35 e poi negli spogliatoi avanti 59-40 con gli avversari tenuti al 28% dal campo. James si scatena nel terzo quarto, e con 24 punti regala a Miami un vantaggio talmente rassicurante (95-65) che coach Spoelstra lo tiene in panchina per quel che resta della gara. LeBron osserva gli Heat allungare sul 102-75 a 7’14” dalla fine, poi Spoelstra richiama in panchina anche Wade e Bosh e le riserve fanno il resto. Per LeBron il ritorno in quello che una volta era il suo regno non è stato certo un incubo.

Cleveland: Gibson 21 (2/8 da due, 4/6 da tre, 5/7 tiri liberi), M. Williams 11, Jamison 11, Sessions 11. Rimbalzi: Varejao 8. Assist: Sessions 7
Miami: James 38 (13/18, 2/7, 6/9 tl), Wade 22, Jones 18. Rimbalzi: Wade 9. Assist: Wade 9

Golden State Warriors-Phoenix Suns 101-107

I punti di Jason Richardson e Grant Hill (59 in due), gli assist di Steve Nash, una serata col 54,8% al tiro e la precisione quasi assoluta (21/22) dalla lunetta. Così Phoenix (9-9) riesce ad imporsi in casa di Golden State (8-11) e a conquistare la seconda vittoria nelle ultime tre esibizioni. Ai Warrios non sono bastati i 38 punti di Monta Ellis, in campo per tutti i 48’ per la seconda volta in stagione, per evitare la nona sconfitta nelle ultime 11 partite. Hill e Richardson fanno male fin dal primo quarto, Nash sforna la metà dei suoi assist totali in meno di 9’ ma Phoenix riesce a scappare solo negli ultimi 4’, con un 9-0 che vale il 31-20 alla prima sirena. Golden State però non molla: grazie ai punti di Ellis (11 nel secondo quarto), riesce più volte a tornare a -5 contro le riserve dei Suns; poi, quando in campo si rivedono i titolari, il divario si accorcia fino a due soli punti (46-44 a 1’41” dalla fine), anche se gli ospiti riescono ad andare al riposo avanti 52-49.

Steve Nash in azione. Ap
Steve Nash in azione

Phoenix costruisce un vantaggio di 9 punti (66-57) a 7’19” dalla terza sirena, ma Golden State agguanta la parità con un break ispirato da 7 punti di Ellis e il match resta equilibrato, anche se sono sempre i Suns a trovarsi in vantaggio alla sirena (75-72). Dragic con 5 punti e due assist ispira il 9-2 che fa volare gli ospiti sull’84-74 a 9’28” dalla fine, poi Dudley li trascina sul 93-79 quando restano 6’53” da giocare. Ellis suona la carica e riporta Golden State a distanza (95-92) a 3’40” dalla fine: i Warriors però non riescono a ricucire, e Phoenix con un 10/10 dalla lunetta tiene il risultato al sicuro.

Golden State: Ellis 38 (13/22, 3/5, 3/7 tl), Lee 25, Wright 10. Rimbalzi: Wright 10. Assist: Curry 7, Ellis 7, Wright 7
Phoenix: Richardson 25 (7/11, 3/4, 2/2 tl), Hill 24, Nash 13. Rimbalzi: Frye 10. Assist: Nash 16

tratto da Gazzetta.it

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Orlando strapazza Phoenix. Portland passa a fatica. Clippers ancora sconfitti

Senza Steve Nash i Magic, guidati da Dwight Howard, si sbarazzano dei Suns. I Blazers soffrono contro i Nuggets. Indiana infligge ai Clippers l’ottava sconfitta consecutiva

Blake Griffin marca stretto Danny Granger. Reuters
Blake Griffin marca stretto Danny Granger

Orlando travolge Phoenix (priva di Steve Nash) grazie ai punti di Dwight Howard e agli assist di Jameer Nelson. Portland soffrendo si sbarazza di Denver, sfruttando gli errori avversari nell’ultimo quarto. Indiana a valanga sui Clippers.

Indiana Pacers-Los Angeles Clippers 107-80

Sotto la spinta di Danny Granger, alla terza gara di fila con almeno 22 punti, Indiana (5 vinte-5 perse) infligge ai Clippers (1-12) l’ottava sconfitta consecutiva in un match con tanti assenti importanti. I padroni di casa devono rinunciare a Darren Collison e Mike Dunleavy, gli ospiti a Chris Kaman e Baron Davis, con Vinny Del Negro che spedisce sul parquet un quintetto con tre matricole. Indiana ne approfitta per chiudere col 51% dal campo e tenere gli ospiti, k.o. 7 volte su 7 in trasferta, al 33%. “Il nostro obiettivo era di non concedere loro percentuali buone al tiro – svela Danny Granger -. Tirare bene è uno dei loro punti di forza, così abbiamo dovuto occuparcene”. E dire che i Clippers erano partiti 7-0 sotto la spinta di Eric Gordon, nato proprio a Indianapolis, ed erano avanti 22-16 a 3’16” dal riposo, con la guardia che in estate ha vinto il Mondiale già a quota 10 punti. Indiana chiude il quarto sotto 25-22 ma cambia marcia nel secondo, agguantando subito la parità sul 27 prima di partire a razzo, lanciata sul 53-43 dall’intervallo da 12 punti di Hibbert e 7 di Granger nel solo secondo quarto. Los Angeles sprofonda sul 61-44 in avvio di ripresa, ricuce fino a -10 (61-51) grazie agli assist di Bledsoe, ma sprofonda di nuovo quando prima Granger e poi Ford riportano i Pacers avanti 70-53 con 6’08” da giocare. Posey chiude il parziale con due triple di fila e Indiana comincia gli ultimi 12’ avanti 80-59. Granger arriva a 22 punti con la tripla dell’88-63 a 9’21” dalla fine: Del Negro rispedisce in campo i suoi titolari ma ormai è tardi.

Indiana: Granger 22 (2/8 da due, 4/6 da tre, 6/7 liberi), Hibbert 18, Rush 14, Price 14. Rimbalzi: Hibbert 8, Hansbrough 8. Assist: Price 6
LA Clippers: Gordon 19 (4/14, 1/3, 8/12 tl), Aminu 12, Griffin 12. Rimbalzi: Griffin 8, Aminu 8, Bledsoe 8. Assist: Bledsoe 5

La guardia di Orlando Vince Carter a canestro. Ap
La guardia di Orlando Vince Carter a canestro

Orlando Magic-Phoenix Suns 105-89

I titolari tutti con almeno 15 punti a referto, il 63,1% dal campo nei primi tre quarti e un dominio netto a rimbalzo fino al 36’ (30-20). Orlando (8-3) travolge così Phoenix (6-6), prendendosi la terza vittoria consecutiva. In assenza dei centimetri di Robin Lopez (fuori per almeno un mese) e del fosforo di Steve Nash (fuori precauzionalmente per un dolore all’inguine), i Suns avrebbero bisogno di punti da dietro l’arco per tenere testa ai Magic, ma incappano in una pessima serata da tre (3/18), a cui si aggiungono lo 0/8 dal campo dell’ex Turkoglu e le 6 palle perse (5 nel primo quarto) di Goran Dragic, il sostituto di Nash. Orlando colpisce duro con la doppia doppia di Dwight Howard (la settima della stagione) e gli assist di Jameer Nelson (12, massimo stagionale). Phoenix è avanti 9-8 a 7’47” dalla prima sirena, ma Orlando parte prima per un 13-0 e poi per un 10-2, trovandosi sul 31-12 a 2’13” da fine parziale. I Suns provano a rialzarsi ma collezionano turnover (7 nel primo quarto) e le cose che non migliorano nemmeno quando, dopo il 31-15 del primo parziale, Gentry dà fiducia alla second unit che però produce appena 3 punti nel primo tempo. I Magic affondano senza pietà: 42-22 a 7’35” dal riposo, e il divario che non scende nemmeno quando Dragic si scalda e sforna 10 punti. Howard e Nelson, con la collaborazione di Vince Carter (13 punti nel primo tempo), regalano ai padroni di casa un comodo cuscinetto di 28 punti (62-34) al riposo. Phoenix prova ad invertire la rotta con un 9-0 in avvio di ripresa (65-43), ma Orlando risponde subito mantenendo il divario sopra quota 20. Quando suona la terza sirena, con i Magic avanti 91-59, è già garbage time.

Orlando: Howard 20 (8/9, 4/8 tl), Nelson 15, Richardson 15. Rimbalzi: Howard 12. Assist: Nelson 12
Phoenix: Hill 21 (8/9, 5/6 tl), Clark 12, Dudley 11. Rimbalzi: Frye 6, Clark 6. Assist: Dragic 4

Portland Trail Blazers-Denver Nuggets 86-83

Nonostante i 16 rimbalzi offensivi e il dominio assoluto in area (40-16 i punti nella zona colorata), Portland (8-5) deve soffrire fino alla fine per sbarazzarsi di Denver (6-6) e conquistare la quarta vittoria in 5 esibizioni casalinghe. I Trail Blazers, con una rotazione di soli 8 uomini (ancora fuori Brandon Roy, il cui ginocchio preoccupa non poco la franchigia dell’Oregon), sono avanti 86-80 a 34” dalla fine, ma Nené riduce a 3 le lunghezze da recuperare per i Nuggets. Aldridge sbaglia il tiro della tranquillità e concede 15” al possesso di Denver: Billups sbaglia la prima tripla, Afflalo raccoglie il rimbalzo offensivo a 5” dalla sirena e si costruisce il tiro del supplementare, stoppato però da Matthews. Proprio l’ex Utah, alla prima doppia doppia della carriera (anche 10 rimbalzi per lui) è una delle armi in più di Portland, il cui attacco senza Roy si basa sul gioco sotto canestro di LaMarcus Aldridge e sulle invenzioni di Andre Miller. Denver invece paga la serata no di Anthony, cacciato per falli a 3’08” dalla fine, e un ultimo quarto disastroso, con 5/15 dal campo e 8 palle perse che sono costate la quarta sconfitta esterna consecutiva. I Nuggets avevano chiuso il primo quarto avanti 28-16, grazie a un 17-0 vanificato dallo show di Matthews (tre triple di fila a bersaglio) in apertura di secondo parziale. Denver torna negli spogliatoi avanti 45-43 e allunga sul 55-45 ad inizio ripresa con Afflalo, ma Miller (10 punti nel terzo quarto) tiene in partita Portland. Un 13-2 chiuso a 4’28” dalla fine (83-76) porta la gara dalla parte dei Blazers, che nel finale riescono a sopravvivere al rientro di Denver.

Portland: Aldridge 24 (9/20, 6/8 tl), Matthews 20, Miller 16. Rimbalzi: Camby 14. Assist: Miller 6
Denver: Anthony 18 (5/14, 0/1, 8/10 tl), Harrington 17, Afflalo 16. Rimbalzi: Afflalo 11. Assist: Billups 5, Lawson 5

tratto da Gazzetta.it

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Magic, buona la prima Phoenix passeggia con Utah

Orlando, trascinata da Howard, batte Washington. Debutto in sordina per Wall. I Suns, guidati da Nash, vanno a vincere sul campo dei Jazz

I Magic partono con il piede giusto mentre la prima scelta assoluta John Wall fatica al suo esordio nella Nba. A Salt Lake City, invece, Phoenix supera i Jazz senza grandi problemi.

Dwight Howard, a destra, protagonista ieri sera. Ap
Dwight Howard, a destra, protagonista ieri sera

Orlando-Washington 112-83

Il tanto atteso debutto nella Nba della prima scelta assoluta allo scorso draft John Wall sicuramente non verrà considerato memorabile. I Magic, infatti, prendono subito possesso del match, tengono il piede ben premuto sull’acceleratore, e distruggono i Wizards. C’e’ anche Tiger Woods (per la prima volta all’ Amway Center dopo il celeberrimo scandalo che ha travolto la sua immagine pubblica) ad applaudire i Magic che mostrano subito di avere le carte in regola per mettere in difficoltà chiunque, Heat compresi, a Est. Washington deve rinunciare all’infortunato Gilbert Arenas e Wall fa quello che può ma Orlando si dimostra decisamente superiore già dalle prime battute. Dwight Howard nella zona pitturata detta legge, Jameer Nelson in regìa gioca con ordine mentre Vince Carter fa il bello e il cattivo tempo. A fine primo tempo così’i padroni di casa sono già avanti 58-34. Nel terzo quarto la squadra della Florida approfitta delle lacune difensive di Washington e riesce addirittura ad allungare, arrivando anche al +35. Coach Van Gundy così si può permettere il lusso di far riposare i suoi titolari nell’ultimo periodo per preparali meglio all’attesissimo derby con gli Heat in programma a Miami. Buona la prima per Orlando, quindi, meno soddisfacente, invece, l’esordio nella Nba di John Wall. La prima scelta assoluta chiude un match che vorrà cercare di dimenticare in fretta con 14 punti (ma tirando con un deludente 6/19) e nove assist (la maggior parte dei quali arriva a risultato oramai acquisito) in 35’ di gioco. “E’ stato un esordio difficile – commenta Wall – questo significa che ho ancora molto da imparare, ma lo sapevo già. Devo soltanto continuare a lavorare duramente”.

Orlando: Howard 23 (7/9), Carter 18, Nelson 16. Rimbalzi: Howard 10. Assist: Nelson 6.

Washington: Martin 17 (4/5, 1/4). Rimbalzi: Thornton 7. Assist: Wall 9.

Steve Nash in azione. Afp
Steve Nash in azione

Utah-Phoenix 94-110

Dopo il passo falso di Portland, i Suns tornano a giocare la pallacanestro della scorsa stagione a Salt Lake City e dominano i deludenti Jazz. Alvin Gentry ritrova la panchina che aveva fatto la differenza nei playoff e riceve confortanti notizie anche da Hakim Warrick, già decisamente a proprio agio nel pick and roll con Steve Nash. Utah, invece, non riesce a fare male alla difesa dei Suns dal perimetro. Sottotono soprattutto la stella Deron Williams (3/12 dal campo) ma poco incisivo anche il nuovo acquisto Raja Bell. I Suns, guidati come al solito da Nash, prendono il largo nel secondo quarto e una volta avanti difendono senza grossi problemi il proprio vantaggio, grazie anche al prezioso contributo della panchina. Ai Jazz non bastano i muscoli e i centimetri di Al Jefferson e Paul Millsap sotto canestro per tornare in partita.

Utah: Jefferson 20 (8/18), Millsap, Kirilenko 19. Rimbalzi: Millsap 13. Assist: Williams 6.
Phoenix: Warrick, Nash 18, Richardson 16. Rimbalzi: Hill 12, Warrick 11. Assist: Dragic 6.

tratto da Gazzetta.it

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