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Boston, messaggio a Miami. Memphis castiga ancora Durant

Semifinali conference Nba: i Celtics dominano gli Heat in casa e accorciano sull’1-2, con Rondo che gioca con un gomito lussato. I Grizzlies risalgono da -16 e si portano sul 2-1 battendo i Thunder all’overtime, traditi da un deludente Durant

Jeff Green cerca la palla difendendo su LeBron. Afp
Jeff Green cerca la palla difendendo su LeBron

Boston torna a giocare con grande personalità e domina Miami, Memphis, invece, recupera un passivo di 16 punti e supera Oklahoma City al supplementare.

Boston Celtics-Miami Heat 97-81 (1-2 nella serie)

I Celtics tornano a difendere come si deve e superano gli Heat in gara-3 grazie alla produzione della coppia Garnett-Pierce e al coraggio di Rajon Rondo. Dopo le due opache prestazioni in Florida, Boston torna in carreggiata giocondo con l’intensità che la contraddistingue e sfruttando al meglio tutti i mismatch. Garnett domina un deludentissimo Bosh (1/6 dal campo), LeBron James incappa in una serata poco brillante, Bibby non mette nessun punto a referto e nemmeno la sorprendente produzione della panchina aiuta coach Spoelstra. Rondo poi mostra un incredibile coraggio, tornando sul parquet nell’ultimo quarto e dando il suo contributo giocando in pratica con una mano sola, dopo essersi lussato il gomito sinistro in uno scontro con Dwyane Wade. I padroni di casa partono con il piglio giusto e fanno subito capire agli Heat di aver cambiato registro rispetto alle due gare in Florida. Garnett fa quello che vuole contro Bosh e Boston resta davanti. Si rivede finalmente anche Shaq, che entra a 2’41’’ dalla fine del primo quarto. Gli Heat però provano a rispondere con i punti di Anthony e Chalmers, tornando sotto nella prima parte della seconda frazione. Un parziale di 10-0 permette poi agli ospiti di passare a condurre, Boston risponde nel finale del primo tempo ma all’intervallo è sotto di due lunghezze. Tutta un’altra musica nella ripresa. La difesa dei Celtics diventa asfissiante, Miami così cala alla distanza. Garnett e Pierce spingono subito i padroni di casa a un break di 16-4 all’inizio del terzo quarto che li porta al +10. I Celtics prendono possesso del match e lasciano a LeBron e compagni soltanto le briciole. A metà frazione però il fallo di Wade mette k.o. Rondo facendo trattenere il fiato all’intero TD Garden. Il playmaker di Boston si procura la lussazione al gomito sinistro e torna negli spogliatoi. Sembra impossibile rivederlo in campo in gara-3, invece il giocatore sorprende lo stesso Doc Rivers ripresentandosi in panchina pochi minuti dopo, accolto da una standing ovation da brividi. Rondo torna in campo all’inizio dell’ultimo quarto ma è praticamente impossibilitato a usare la mano sinistra. No problem, con una sola mano dà il suo contributo e i Celtics scappano via all’inizio della frazione. Lo stesso Rondo li porta al +18 a 6’13’’ dalla sirena andando a schiacciare in solitudine. Partono i titoli di coda e Boston fa capire a Miami che non sarà per nulla facile sbarazzarsi dei campioni in carica nella Eastern Conference.

Boston: Garnett 28 (13/19, 0/1), Pierce 27, Allen 15. Rimbalzi: Garnett 18. Assist: Rondo 11. Miami: Wade 23 (7/14, 1/5), Chalmers 17, James 15. Rimbalzi: Anthony 11. Assist: Wade 7.

La delusione di un deludente Kevin Durant a fine partita. Ansa
La delusione di un deludente Kevin Durant a fine partita

Memphis-Oklahoma City 101-93 (2-1)

Ennesima prestazione tutto cuore per i sempre più sorprendenti Grizzlies, che trovano il modo di riprendere un match che sembrava appannaggio di Durant e compagni, andando a vincerlo con la personalità delle grandi squadre. Non c’è solo lo zampino del solito Randolph, contro i Thunder nel secondo tempo coach Hollins si affida a un quintetto basso e a fare la differenza ci pensano Conley, Mayo e Allen. Tanti rimpianti, invece, per i Thunder, che incredibilmente smettono di giocare nell’ultimo quarto dopo aver dominato i primi tre periodi e subiscono la clamorosa rimonta. Okc prende la misure a Randolph e Gasol nel primo tempo incanalando subito il match sui binari preferiti. Durant e Westbrook non tirano con grandissime percentuali ma la loro produzione basta e avanza, così gli ospiti rimangono saldamente davanti andando negli spogliatoi, a fine primo tempo, in vantaggio 51-43. Memphis nel terzo quarto sembra non riuscire a trovare risposte alla disciplina tattica dei Thunder. In attacco i padroni di casa fanno confusione, Oklahoma City ringrazia e scappa via, arrivando al +16 nelle battute finali del terzo quarto. Sembra lo sprint decisivo, ma coach Hollins prova a giocare la carta del quintetto basso. La scommessa paga, ma Okc ci mette del suo giocando senza la giusta contrazione. Memphis torna sotto con un parziale di 13-2 e incredibilmente riesce a riprendere i Thunder che, traditi da un deludente Durant, segnano soltanto 10 punti nell’ultimo quarto. I Grizzlies trascinano il match al supplementare e con in mano l’inerzia della gara dominano l’overtime sfruttando gli errori in attacco (3/12 dal campo nella frazione) degli ospiti. “Questa e’ una sconfitta difficile da digerire – ammette Kevin Durant – eravamo in vantaggio di 13 punti nell’ultimo quarto, non capisco cosa sia successo ma nei playoff non si possono perdere partite in questo modo”.

Memphis: Randolph 21 (8/21, 0/1), Conley, Mayo 18, Gasol 16. Rimbalzi: Randolph 21. Assist: Conley, Mayo 4.
Oklahoma City: Westbrook 23 (6/19, 1/3), Durant 22. Rimbalzi: Perkins 13, Durant 12. Assist: Westbrook 12.

tratto da gazzetta.it

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LeBron più Wade: Miami va 2-0. Oklahoma City pareggia i conti

Semifinali di Conference: anche Bosh dà il suo contributo nel 102-91 degli Heat sui Celtics, ora sotto 2-0 nella serie. I Thunder, invece, agguantano l’1-1 con Memphis grazie a Durant, a Westbrook e alla panchina

Semifinali di Conference: Miami si prende il 2-0 nella serie con Boston, trascinata dai suoi Big Three che vincono il duello con quelli dei Celtics. Oklahoma City grazie alla coppia Durant-Westbrook e al gran contributo della panchina impatta sull’1-1 la sfida con Memphis.

Big Three al loro meglio in Florida. Reuters
Big Three al loro meglio in Florida

Miami Heat-Boston Celtics 102-91 (serie 2-0)

Questione di Big Three. LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, i tre fenomeni di Miami, mettono insieme una partita da 80 punti, 26 rimbalzi e 9 assist regalando agli Heat la vittoria in gara-2 e il 2-0 nella serie contro Boston, tradita da Ray Allen, Paul Pierce e Kevin Garnett, le sue tre stelle, che si fermano a 36 punti e al 39,4% al tiro. “E’ stata una partita dura contro un grande avversario – racconta James, 24 punti nella ripresa -. Li abbiamo battuti continuando ad attaccarli e giocando bene in difesa”. Boston tira col 43% dal campo e nell’ultimo quarto non comanda mai, ma cede in una gara equilibrata solamente nei 7’ finali, quando incassa un devastante 14-0 ispirato da James. Gli ospiti provano a dettare il ritmo in avvio, ma a 5’ dalla prima sirena perdono Pierce per un problema al piede sinistro. Miami ne approfitta per chiudere il quarto avanti 27-26, nonostante Green dalla panchina sostituisca con 8 punti il capitano dei Celtics. Pierce rientra a 7’41” dal riposo ma non riesce a dare il meglio col piede dolorante. Wade invece è una furia scatenata e mette in croce la difesa ospite, segnando gli ultimi 8 punti del 13-6 che manda gli Heat al riposo avanti 47-42. I titolari di Boston tirano solo 9/32 nel primo tempo, ma si riscattano nella ripresa. Rondo ispira (5 assist nel terzo periodo), O’Neal (Jermaine, Shaq è ancora infortunato ma dovrebbe tornare in gara-3) prima e Garnett (10 punti dopo il 2/9 del primo tempo) poi finalizzano e i Celtics sorpassano sul 58-56 a 5’42” da fine parziale. Ma non hanno fatto i conti con LeBron: King James apre con due triple di fila il suo personalissimo show e con 12 punti in quel che resta del parziale porta Miami avanti 72-67 alla sirena. Boston non si arrende e col redivivo Pierce impatta sull’80 a 7’10” dalla fine. Una tripla di Chalmers però rimette in moto gli Heat, che partono per un 14-0 alimentato dalle giocate da star di LeBron e da 6 errori consecutivi al tiro dei Celtics. Garnett rompe il digiuno ospite a 3’20” dalla fine ma il divario sembra ormai incolmabile. Non per Rondo però, che con 5 punti regala ai suoi il -8 con 1’05” da giocare. Garnett si prende il tiro della speranza, ma James lo stoppa e mette fine alle ambizioni ospiti. Da sabato la serie si trasferisce a Boston con Miami avanti 2-0, ma coach Rivers non è preoccupato: “Essere sotto non ci spaventa né ci rende nervosi. Anzi, è un’occasione per far vedere quanto valiamo”.

Miami: James 35 (12/21 da due, 2/4 da tre, 5/8 liberi), Wade 28, Bosh 17. Rimbalzi: Bosh 11. Assist: Bosh 4.
Boston: Rondo 20 (7/15, 0/1, 6/8 tl), Garnett 16, Pierce 13. Rimbalzi: O’Neal 9. Assist: Rondo 12.

Kevin Durant scherza con Zach Randolph. Afp
Kevin Durant scherza con Zach Randolph

Oklahoma City Thunder-Memphis Grizzlies 111-102 (serie 1-1)

I ragazzi terribili sono tornati. Oklahoma City impatta la serie con Memphis dimenticando il k.o. di gara-1 grazie ad una prova maiuscola, con l’attacco che colpisce preciso (52,8% dal campo, 8/14 dalla distanza) e la difesa che tiene gli avversari a 34 punti in area (erano stati 52 nella prima sfida). Kevin Durant e Russell Westbrook insieme producono 50 punti, James Harden ne aggiunge 21 (massimo in carriera nei playoff), fiore all’occhiello di una panchina da 48 punti. “Abbiamo fatto un gran lavoro difendendo in area – dice Kevin Durant -. La panchina? I ragazzi sono stati davvero grandi”. Memphis invece viene tradita dalla sua coppia d’oro, Zach Randolph e Marc Gasol: il miglior duo di lunghi che i playoff 2011 avevano offerto finora chiude con 5/22 dal campo. Mike Conley prova a sopperire col massimo in carriera in postseason, ma agli uomini di Lionel Hollins non basta in una gara fisica. Oklahoma deve riscattare la figuraccia all’esordio nella serie e parte subito forte, trascinata sul 16-10 da 13 punti della coppia Westbrook-Durant. Harden ne aggiunge 8 negli ultimi 3’31” e porta i Thunder alla sirena avanti 28-17. Memphis reagisce, e anche grazie al primo canestro dal campo di Randolph dopo lo 0/3 del quarto d’apertura ricuce fino al 36-33 a 5’33” dal riposo. Durant però si riaccende e fa ripartire Oklahoma (che non frena nemmeno quando Ibaka, guardiano con Perkins di Randolph, si ammacca il ginocchio destro), al riposo avanti 54-44 tenendo la coppia Randolph- Gasol a 13 punti e 3/13 al tiro. Durant ci mette 12 punti dopo la pausa ma Memphis non affonda, anzi si riavvicina nel finale di terzo periodo, quando Mayo con 8 punti di fila riporta i Grizzlies sotto 74-68. Oklahoma, che nel frattempo ha ritrovato Ibaka, trova dalla panchina i punti per ripartire: Maynor infierisce con 3 triple, Harden ci mette altri 8 punti, allargando fino a 97-76 a 6’30” dalla sirena. Per i Thunder sembra un finale tranquillo, tanto che quando rientrano i titolari pensano allo spettacolo e non a tenere a bada Memphis, che infatti riparte. Con i lunghi in difficoltà tocca a Conley caricarsi la squadra sulle spalle: il play ci mette 9 punti e alimenta il parziale che porta gli ospiti sotto 104-98 con 1’05” da giocare. Oklahoma però si rimbocca le maniche e dalla lunetta si mantiene al sicuro. Sabato (alle 23 ora italiana) la serie riparte da Memphis.

Oklahoma City: Durant 26 (6/16, 2/2, 8/10 tl), Westbrook 24, Harden 21. Rimbalzi: Collison 7. Assist: Westbrook 6.
Memphis: Conley 24 (7/10, 3/5, 1/1 tl), Mayo 16, Randolph 15. Rimbalzi: Gasol 10. Assist: Conley 8.

tratto da gazzetta.it

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Memphis non si ferma più. Miami parte col piede giusto

Playoff Nba: dopo aver eliminato i favoritissimi San Antonio Spurs, i Grizzlies trascinati da Zach Randolph superano anche i Thunder in gara-1 delle semifinali di conference. Un eccellente Wade guida Miami contro Boston: 99-90

Le semifinali di conference dell’Nba si sono aperte con la vittoria dei Memphis Grizzlies, che hanno vinto 114-101 in gara-1 a Oklahoma City. A seguire Miami si è portato a 1-0 superando Boston 99-90 nella prima della serie.

Tony Allen (a destra)  va al tiro pressato da Perkins e Durant. Ap
Tony Allen (a destra) va al tiro pressato da Perkins e Durant

Oklahoma City-Memphis 101-114 (0-1 nella serie)

Cuore, carattere e tanto Zach Randoph. Con questa ricetta i Grizzlies continuano il loro straordinario momento e superano i Thunder in gara-1. Meno di 48 ore dopo aver spedito anzitempo in vacanza i favoritissimi Spurs, Memphis mostra di avere energia da vendere e non accusa la stanchezza. Nel primo tempo gli ospiti giocano un gran basket mettendo in costante difficoltà la difesa dei padroni di casa. Zach Randolph, l’eroe della serie con San Antonio, fa capire di voler lasciare il segno anche nella sfida con i Thunder e realizza i primi sette punti della sua squadra. I Grizzlies giocano senza pressione e con la mente sgombra, Oklahoma City, invece, nel primo quarto commette diversi errori. A tenere a galla i Thunder però ci pensano i soliti Kevin Durant e Russell Westbrook. La coppia delle meraviglie di Okc firma 18 dei 24 punti realizzati dai padroni di casa nella prima frazione, ma Memphis resta davanti. All’inizio del secondo periodo i Grizzlies tentano lo sprint. La panchina dei Thunder produce con il contagocce, Memphis così aumenta il proprio vantaggio. Anche quando i titolari tornano sul parquet l’inezia del match rimane nelle mani degli ospiti che sfruttano i troppi turnover di Durant e compagni. Memphis piazza un parziale di 9-1 e a metà frazione arriva al +13. Westbrook con le sue penetrazioni prova a riportare sotto la squadra di casa che però non riesce a scrollarsi di dosso il suo torpore e, grazie alla tripla di un ottimo Randolph, arriva addirittura al -16 a due minuti dal riposo. Oklahoma City nel finale della frazione riesce a ridurre lo svantaggio ma la squadra di casa al termine del primo tempo va comunque negli spogliatoi sotto 57-47. Davvero positivi i primi due quarti per Randolph e compagni. Spinta dal suo caldissimo pubblico, Oklahoma City torna sotto all’inizio della ripresa. Scott Brooks trova i canestri di Ibaka ma i Thunder devono fare i conti con il solito Zach Randolph che risponde segnando 12 punti nella frazione. Gli ospiti accelerano negli ultimi minuti chiudendo il terzo quarto con un parziale di 9-0 e avanti 84-71. Un attivissimo Marc Gasol continua a fare male a Okc nella zona pitturata e all’inizio dell’ultimo quarto Memphis arriva al +17. I padroni di casa tornano sotto con un parziale di 9-0 ma i Grizzlies rispondono con grande carattere e a due minuti dalla fine sono ancora avanti di 11 lunghezze. Memphis non corre rischi nel finale e così, con pieno merito, porta a casa gara-1.

Oklahoma City: Durant 33 (8/16, 3/5), Westbrook 29, Ibaka 16. Rimbalzi: Durant, Ibaka 11. Assist: Westbrook 6.
Memphis: Randolph 34 (11/21, 1/1), Gasol 20, Conley 15. Rimbalzi: Gasol 13, Randolph 10. Assist: Conley 7.

 Lebron James, Chris Bosh e Dwyane Wade. Ansa
Lebron James, Chris Bosh e Dwyane Wade

Miami-Boston 99-90 (1-0 nella serie)

Miami parte con il piede giusto nella serie. Gli Heat vincono gara-1 grazie alla produzione di un eccellente Wade e ai canestri di James Jones. Boston, davvero sottotono soprattutto nel primo tempo, può però recriminare per alcune decisioni arbitrali prima fra tutte l’affrettata espulsione a sette minuti dalla fine di Paul Pierce. Come da pronostico non c’e’ Shaq, assente anche in gara-1 a causa dell’ormai celeberrimo infortunio muscolare. I Celtics iniziano la gara nel peggior modo possibile. Rondo è falloso e impreciso, Pierce non trova ritmo dal campo e il solo Allen non basta. Miami così, pur non facendo nulla di trascendentale nel primo quarto, passa a condurre e grazie ai canestri di Wade chiude la prima frazione avanti 20-14. Se in attacco Boston fa fatica, perlomeno gli ospiti difendono con aggressività. Ma nel secondo quarto anche la difesa va in apnea. Con James e Wade in panchina Miami solitamente soffre le pene dell’inferno, invece, a inizio del secondo quarto piazza lo scatto grazie alle triple di un incandescente James Jones. Gli Heat arrivano al +13 e, dopo un passaggio a vuoto a metà frazione, nei minuti finali del secondo quarto riprendono a correre. Wade suona la carica e i padroni di casa fanno quello che vogliono contro l’irriconoscibile difesa di Boston. Miami così va negli spogliatoi all’intervallo avanti 51-36. Il secondo miglior marcatore nel primo tempo, dietro un eccellente Wade (23 punti) non è LeBron o Bosh ma un sorprendente Jones, che firma 14 punti (con 4/5 dalla lunga distanza) in 14’. Per Boston in attacco, invece, i problemi partono dalla coppia Pierce-Rondo: 1-8 dal campo con quattro turnover. A inizio ripresa pero’ arriva qualche buona notizia anche per Doc Rivers. I Celtics tornano sotto con un parziale di 12-0, un discutibile fallo intenzionale fischiato a Jermaine O’Neal però riporta l’inerzia del match nelle mani dei padroni di casa. Wade si mette a dettare legge trovando il canestro da qualsiasi posizione, Miami così si allontana. Ne primi minuti dell’ultimo quarto gli ospiti tentano l’ultimo assalto. Otto punti consecutivi di Pierce riportano i Celtics al -10 ma nell’arco di 59’’ proprio il capitano della squadra di Boston viene mandato dagli arbitri anzitempo negli spogliatoi. Pierce risponde con le cattive a un brutto fallo di Jones, vedendosi fischiare il suo primo tecnico, e meno di un minuto più tardi, per una parola di troppo nei confronti di Wade, il leader dei Celtics si fa espellere. Una decisione, peraltro, davvero controversa. Boston, anche senza Pierce non alza bandiera bianca e continua a lottare ma un sontuoso Wade mette al sicuro il risultato regalando agli Heat la prima, importantissima, vittoria nella serie.

Miami: Wade 38 (12/16, 2/5), Jones 25, James 22. Rimbalzi: Bosh 12. Assist: Wade, James 5.
Boston: Allen 25 (4/5, 5/8), Pierce 19. Rimbalzi: Garnett 8. Assist: Rondo 7.

tratto da gazzetta.it

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Oklahoma avanti, Gallo in vacanza. Miracolo Spurs al supplementare

I Nuggets arrivano anche a +9 a 4′ dalla fine, ma uno straordinario Durant (41) trascina i Thunder alla semifinale di Conference (4-1 nella serie). San Antonio rischia tantissimo, ma tiene aperta la sfida (Memphis conduce 3-2). Miami, ora c’è Boston

Uno straordinario Kevin Durant mette fine alla stagione di Danilo Gallinari. San Antonio si salva in extremis contro Memphis mentre Miami elimina Philadelphia.

Danilo Gallinari contro Kevin Durant. Reuters
Danilo Gallinari contro Kevin Durant

Oklahoma City-Denver 100-97 (Oklahoma City vince la serie 4-1)

Arriva al capolinea a Oklahoma City la stagione di Danilo Gallinari. I suoi Nuggets, infatti, lottano, arrivano anche al +9 a quattro minuti dalla sirena, ma nelle battute finali non riescono a rallentare uno straordinario Kevin Durant e così si fanno superare. I Thunder approdano al secondo turno dove affronteranno la vincente dell’interessante sfida San Antonio-Memphis. George Karl chiede a Danilo Gallinari di attaccare il canestro e l’azzurro lo accontenta subito trovando due liberi nel primo possesso offensivo del match. Denver prova a prendere in mano le redini della gara e nei primi minuti gioca una buona pallacanestro. Il Gallo con una tripla delle sue porta gli ospiti al +7, poi però si vede fischiare il suo secondo fallo e torna in panchina. I Nuggets comunque tengono alto il ritmo della gara, limitano un abulico Westbrook, e chiudono la prima frazione avanti 28-25. Lawson e Harringotn tengono davanti Denver nella prima parte del secondo quarto. Gallinari rientra a metà frazione e con una perentoria schiacciata prova a dare il la allo sprint dei Nuggets. Oklahoma City non ci sta e riprende gli ospiti, andando negli spogliatoi con il risultato in perfetta parità, 50-50. La ripresa si apre con il canestro del Gallo dal perimetro, ai Thunder manca fluidità in attacco ma la squadra di casa riesce a rimanere aggrappata ai Nuggets grazie ai tanti liberi che si guadagna. Westbrook continua a litigare con il canestro, Afflalo e Smith, invece, trovano la retina dal perimetro e Denver resta davanti. Gallinari, con quattro falli a carico, rimane diversi minuti in panchina a cavallo tra la fine del terzo e l’inizio dell’ultimo quarto e appena torna sul parquet si vede fischiare in attacco il suo quinto (discutibile) fallo. George Karl lo sostituisce a 9’32’’ dalla fine e l’azzurro non vedrà più il parquet. Denver comunque con le penetrazioni di Lawson mette in difficoltà i padroni di casa e a quattro minuti dalla sirena arriva addirittura al +9, zittendo la rumorosissima Oklahoma City Arena. Durant però ha altre idee. Il fenomeno di OKC, con la collaborazione di Ibaka che giganteggia in difesa, spinge la squadra di casa al parziale di 9-0 che la rimette in carreggiata. Martin riporta davanti Denver ma KD nel finale di gara è assolutamente inarrestabile. Durant si prende gioco del suo avversario diretto, Chandler, e segna da tutte le posizioni, firmando gli ultimi nove punti dei Thunder. I Nuggets, sotto di tre punti, a 12’’ dalla sirena hanno un’ultima possibilità ma, con Danilo Gallinari stranamente seduto in panchina, gestiscono male il loro possesso offensivo e alla fine si devono accontentare di un complicatissimo tentativo dalla lunga distanza di Afflalo allo scadere che non trova la retina. Cala così il sipario sulla stagione, pur soddisfacente, dei Nuggets.

Oklahoma City: Durant 41 (12/17, 2/10). Rimbalzi: Perkins 9. Assist: Westbrook 4.
Denver: GALLINARI 11 (2/4 da due, 1/2 da tre, 4/4 ai liberi), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 recupero in 26’. Afflalo 15 (5/10, 1/5). Rimbalzi: Martin 10. Assist: Lawson, Felton 4.

Manu Ginobili contro Tony Allen (sin.) e Marc Gasol. Reuters
Manu Ginobili contro Tony Allen (sin.) e Marc Gasol

San Antonio-Memphis 110-103 d.t.s. (2-3)

La partita dei rimpianti di Memphis potrebbe essere quella della svolta per gli Spurs. San Antonio, infatti, acciuffa per i capelli un successo al supplementare che la tiene in vita nella serie, dopo aver rischiato tantissimo nei tempi regolamentari. I Grizzlies buttano alle ortiche un’occasione incredibile commettendo un paio di errori difensivi davvero gravi. Gran parte del merito però va anche al carattere degli Spurs che rifiutano le vacanze anticipate trovando due straordinari canestri negli ultimi due secondi del match. Sotto di tre lunghezze, dopo i liberi di Randolph, a nove secondi dalla fine, San Antonio rischia di commettere il turnover che scriverebbe la parola fine sul tentativo di rimonta. Ma il pallone, invece, in qualche modo arriva nelle mani di Ginobili il quale dall’angolo trova, in equilibrio precario, una tripla assurda a due secondi dalla fine. Pareggio? No, perché dopo un lungo replay gli arbitri vedono l’alluce dell’argentino sfiorare la linea dei tre punti. Niente canestro pensate e Spurs ancora sotto di una lunghezza. Randolph, mandato in lunetta, fa 2/2, così con meno di due secondi (1.7’’ per la precisione) sul cronometro i padroni di casa hanno una sola opzione: tentare una tripla della disperazione. Memphis difende malissimo la rimessa degli Spurs, così, incredibilmente, Gary Neal può tentare una conclusione tutto sommato comoda dalla lunga distanza che trova la retina. Si va al supplementare e San Antonio, con i canestri di Parker, porta a casa la vittoria e allunga la serie.

San Antonio: Ginobili 33 (6/9, 4/9), Parker 24. Rimbalzi: Duncan 12. Assist: Parker 9.
Memphis: Randolph 26 (10/17), Conley 20, Young 18. Rimbalzi: Gasol 17, Randolph 11. Assist: Randolph 6.

L'esultanza di Dwyane Wade. Reuters
L’esultanza di Dwyane Wade

Miami-Philadelphia 97-91 (Miami vince la serie 4-1)

Gli Heat faticano più del previsto ma alla fine superano Philadelphia e si regalano l’attesissima sfida con i Boston Celtics. David Stern si strofina quindi le mani per un serie che potrebbe frantumare i record di audience per una semi finale di Conference. Si parte domenica dal sud della Florida. LeBron James e compagni devono rimboccarsi le maniche per spazzare via la resistenza dei coraggiosi 76ers. Miami dopo un discreto primo tempo, con i canestri di Wade e Bosh prova a scappare via nel terzo quarto, Philadelphia però riesce a rimanere in scia. Coach Spoelstra trova dalla panchina i punti di uno scatenato Mario Chalmers e la tripla di Wade a 8’34’’ dalla sirena porta i padroni di casa al vantaggio in doppia cifra. Il traguardo sembra vicino, invece Brand e Iguodala non si arrendono riportando gli ospiti al -1 a 36’’ dalla sirena. Dalla lunetta però gli Heat mettono in cassaforte il risultato. “Adesso sotto con i Celtics – commenta il tecnico di Miami Erik Spoelstra – lo sapevamo da tempo che le nostre strade si sarebbero incrociate. Per raggiungere l’obbiettivo che ci siamo prefissi dall’inizio della stagione, dobbiamo riuscire a superare l’ostacolo Boston”.

Miami: Wade 26 (9/20, 1/5), Bosh 22, Chalmers 20, James 16. Rimbalzi: Wade, Bosh 11, James 10. Assist: James 8.
Philadelphia: Iguodala, Brand 22. Rimbalzi: Iguodala, Turner 10. Assist: Holiday 8.

tratto da gazzetta.it

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Beli e Gallinari, notte amara. Ginobili rilancia gli Spurs

Lakers sull’1-1 nella serie con New Orleans, Bryant si sacrifica su Paul. Danilo, ancora una volta in marcatura su Durant, già sotto 2-0 con i Tunder. San Antonio soffre ancora Memphis ma riesce a pareggiare il conto

Serata amara per Danilo Gallinari e Marco Belinelli. I Nuggets si fanno dominare dai Thunder, gli Hornets, invece, non riescono a ripetere la bella performance fornita in gara-1 e si fanno superare dai Lakers. San Antonio fatica ma trova comunque il successo contro Memphis.

Danilo Gallinari, 22 anni, difende su Kevin Durant. Reuters
Danilo Gallinari, 22 anni, difende su Kevin Durant

Oklahoma City-Denver 106-89
(2-0 nella serie)
Al termine di gara-1 si era parlato più degli arbitri che della prestazione dei Thunder, così Oklahoma City nel secondo match della serie fa in modo che non ci siano più rimpianti per i Nuggets. I Thunder, infatti, dominano dal primo all’ultimo minuto, portandosi così sul 2-0 nella serie. Danilo Gallinari ancora una volta inizia il match marcando il pericolo pubblico numero uno, Kevin Durant. Un matchup sicuramente non facile per l’azzurro. I Nuggets però a differenza di gara-1 partono malissimo in attacco, fallendo le loro prime sei conclusioni. Oklahoma City non scappa e Denver torna sotto con il canestro dal perimetro del Gallo a metà frazione. Piano piano però i Thunder prendono il controllo delle operazioni. Denver non riesce a rallentare l’attacco dei padroni di casa che cambia marcia e piazza il parziale di 16-1 che stordisce la truppa di George Karl. Gallinari dalla lunga distanza mette fine al break di Durant e compagni ma al termine della prima frazione i Nuggets sono sotto 31-15. Se non bastasse anche a panchina di Oklahoma City si mette a produrre. I Thunder segnano i primi sette punti del secondo quarto e scappano via, arrivando al +26. Un buon Al Harrington e Raymond Felton provano a rimettere in corsa Denver e con i loro canestri riescono quantomeno a limitare i danni. Gli ospiti, infatti, arrivano al riposo sotto di 15 lunghezze con la consapevolezza che il passivo sarebbe potuto essere decisamente peggiore. A inizio ripresa dà finalmente segni di vita anche Nene, sottotono nel primo tempo, Durant e Westbrook però non mollano la presa. I Thunder restano saldamente davanti, arrivando anche con i canestri di Harden al +19 a due minuti dalla fine del terzo quarto. L’orgoglio non manca ai Nuggets che provano a spaventare Oklahoma City tornando in partita. Harrington e Lawson si prendono le loro responsabilità in attacco e Denver arriva al -10 a 8’30’’ dalla fine. Tutto inutile. Il timeout di Scott Brooks, infatti, tranquillizza i Thunder che si affidano alla coppia delle meraviglie Durant-Westbrook e in un paio di minuti mettono al sicuro il risultato, facendo diventare una bolgia la Oklahoma City Arena. Adesso si torna in Colorado e, sotto 0-2, i Nuggets sanno di non poter più sbagliare.

Oklahoma City: Durant 23 (4/8, 3/7), Westbrook 21, Harden 18. Rimbalzi: Ibaka 12, Perkins 11. Assist: Westbrook 7.
Denver: GALLINARI 7 (2/5 da due, 1/3 da tre, 0/2 ai liberi), 3 rimbalzi, 1 assist, 2 recuperi in 37’. Lawson 20 (6/11, 1/2), Felton, Nene 16, Harrington 15. Rimbalzi; Nene 9. Assist: Lawson 3.

Marco Belinelli, 25 anni, attacca Bynum. Ansa
Marco Belinelli, 25 anni, attacca Bynum

Los Angeles Lakers-New Orleans 87-78
(1-1 nella serie)
Un’ottima prestazione difensiva non basta agli Hornets di Marco Belinelli. New Orleans, infatti, riesce a limitare Kobe Bryant a soli 11 punti e difende alla grande su un Pau Gasol ancora una volta deludente (2/10 al tiro), ma in attacco va a corrente alternata e alla fine si deve arrendere. Si parte con una novità, Kobe Bryant si prende cura di Chris Paul. Gli Hornets non si scompongono e attaccano con disciplina mettendo in difficoltà in campioni in carica nei primi minuti. Va a segno anche Marco Belinelli, concludendo a canestro una bella penetrazione, e gli ospiti arrivano al +9. Bynum però si fa sentire sotto canestro e quando entra in campo Odom, i Lakers tornano sotto. Bryant sceglie di restare ai margini del gioco e nel primo quarto tenta una sola conclusione dal campo, fallendola. Fatica parecchio anche Pau Gasol ma Odom e Bynum accendono la luce e i Lakers a metà del secondo quarto decidono di cambiare marcia, piazzando un parziale di 10-0 e arrivando al +12. Risponde Beli dalla media distanza e due triple negli ultimi secondi di Ariza e Paul, permettono alla truppa di Monty Williams di tornare negli spogliatoi in ritardo di sei lunghezze, un passivo tutto sommato accettabile per gli Hornets. Nel terzo quarto l’attacco di New Orleans balbetta e soltanto un’eccellente difesa permette agli ospiti di restare in partita. Paul e compagni dopo aver trattato benissimo il pallone in gara-1 (solamente tre turnover), nel secondo match della serie incappano in una serie di costose palle perse (ben 16 nei primi tre quarti), dando una mano a campioni in carica. I Lakers ne approfittano solo in parte, ma dopo aver chiuso il terzo periodo avanti 63-56, all’inizio dell’ultimo quarto arrivano al vantaggio in doppia cifra. La tripla di Brown porta LA al +13 a 8’30’’ dalla fine, Okafor e Paul provano a mantenere viva la speranza per gli Hornets e fanno comunque sudare Bryant e compagni. I titoli di coda così partono soltanto a 40’’ dalla sirena, quando Artest dalla lunga distanza riporta la squadra di casa a +10 e mette in cassaforte il risultato.

Los Angeles Lakers: Bynum 17 (8/11), Odom 16, Artest 15. Rimbalzi: Bynum 11. Assist: Blake 5.
New Orleans: BELINELLI 4 (2/6 da due, 0/3 da tre), 2 rimbalzi, 1 assist, 1 recupero in 22’. Ariza 22 (6/12, 2/3), Paul 20, Rimbalzi: Gray 8. Assist: Paul 9.

Manu Ginobili, 33 anni, decisivo al rientro. Ap
Manu Ginobili, 33 anni, decisivo al rientro

San Antonio-Memphis 93-87
(1-1 nella serie)
Gli Spurs ritrovano Manu Ginobili, out in gara-1 a causa di un problema al gomito destro, ma devono comunque sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio sui coraggiosi Grizzlies. Memphis non riceve l’eccellente produzione di gara-1 da parte della sua coppia di lunghi Gasol-Randolph ma riesce lo stesso a rimanere aggrappata agli Spurs fino alle battute finali del match. Dopo un primo tempo non trascendentale per i padroni di casa, chiuso con un ritardo di tre lunghezze, Duncan e compagni giocano decisamente meglio nella ripresa. Memphis però non regala nulla. Gli Spurs sembrano finalmente in grado di mettere il risultato in cassaforte nella seconda parte dell’ultimo quarto e arrivano al +8 a 1’29’’ dalla sirena. I Grizzlies lottano e con la tripla di Sam Young tornano al -2 a 14’’ dalla fine, Hill dalla lunetta mette le cose a posto e fa tirare un sospiro di sollievo al pubblico dell’AT&T Center.

San Antonio: Ginobili 17 (5/10, 0/3), Hill, Jefferson, Duncan 16. Rimbalzi: Duncan 10. Assist: Parker 7.
Memphis: Young 17 (6/11, 1/2), Allen 15. Rimbalzi: Gasol 17. Assist: Conley, Mayo 4.

tratto da gazzetta.it

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New Orleans sorprende i Lakers. Memphis sbanca San Antonio

A sorpresa i campioni in carica cadono 109-100 con gli Hornets: strepitoso Paul, per l’italiano 10 punti e 1 rimbalzo. I Nuggets di Gallinari cadono con Oklahoma. Prima vittoria ai playoff nella storia dei Grizzlies, che violano 101-98 la casa degli Spurs, numeri 1 a Ovest. Allen lancia Boston contro New York

Seconda giornata dei playoff Nba aperta dalla storica vittoria di Memphis in casa di San Antonio. Non è da meno l’impresa degli Hornets, corsari allo Staples Center nella casa dei Lakers campioni in carica: Belinelli e compagni s’impongono 109-100. Niente da fare per i Nuggets di Danilo Gallinari che in gara-1 si devono inchinare davanti a Kevin Durant e ai Thunder. Boston, invece, supera New York grazie alla tripla nel finale di Ray Allen.

Marco Belinelli e Carl Landry difendono su Bynum. Ansa
Marco Belinelli e Carl Landry difendono su Bynum

Los Angeles Lakers-New Orleans Hornets 100-109
(serie 0-1)
Continuano le sorprese nella Western Conference. Dopo lo scivolone di San Antonio cadono anche i campioni in carica che si fanno superare a Los Angeles dagli Hornets di Marco Belinelli. Il trend di questo inizio di postseason viene rispettato anche allo Staples Center. Nel primo tempo, infatti, le squadre favorite dal pronostico soffrono parecchio, succede la stessa cosa anche ai Lakers. Chris Paul e un ottimo Marco Belinelli fanno lavorare i campioni in carica. Gli Hornets partono con il piede giusto e grazie anche alla bella penetrazione del giocatore bolognese (al suo esordio nella postseason) arrivano al +8. Kobe Bryant sveglia la sua truppa e i campiono in carica rimettono le cose a posto con un parziale di 10-0, New Orleans però non rallenta. Due triple consecutive di un Beli che lavora tantissimo anche in difesa riportano davanti gli ospiti che chiudono la prima frazione in vantaggio di due lunghezze. Con le riserve sul parquet spesso New Orleans va in difficoltà, invece a inizio secondo quarto la panchina si mette a produrre e gli Hornets segnano i primi sette punti della frazione. I Lakers provano a rispondere ma quando tornano i titolari gli ospiti riescono ad allungare grazie alle invenzioni di Paul. Anche l’azzurro fa il suo dovere rimpinguando il proprio bottino con un’altra penetrazione su Artest, chiusa a canestro con la mano sinistra. New Orleans arriva al +12, Bryant si inventa un canestro assurdo dalla linea di fondo e paga dazio cadendo sugli spettatori in prima fila. Il fenomeno dei Lakers spaventa gli spettatori dello Staples restando immobile sul parquet per diversi secondi, ma se la cava con una contusione al collo. I padroni di casa comunque vanno negli spogliatoi al riposo sotto 55-47. I campioni in carica rientrano sul parquet con un’intensità diversa e fanno subito capire agli ospiti di voler prendere il controllo delle operazioni piazzando un parziale di 7-0. I Lakers si mettono a difendere come si deve ma le penetrazioni di Paul riescono comunque ad essere letali. New Orleans pero’ fallisce troppi liberi (5/13 dalla lunetta nei primi tre quarti) e i padroni di casa, nonostante i problemi in attacco di uno spento Pau Gasol, tornano in scia chiudendo la frazione sotto di un solo punto. I canestri i Jack e di un un sorprendete Gray all’inizio dell’ultimo quarto riportano la truppa di Monty Williams al +8. Il solito Bryant risponde ma un sontuoso Paul si inventa un paio di canestri da cinema tiene saldamente avanti gli ospiti. Artest, con sette punti consecutivi, prova ad avvicinare i campioni in carica, CP3 non vuole sentire ragioni e porta i suoi Hornets al vantaggio in doppia cifra a un minuto dalla sirena. Il finale però diventa agrodolce per Monty Williams che deve registrare l’infortunio di Aaron Gray. New Orleans comunque porta a casa il sorprendente successo.

Los Angeles Lakers: Bryant 34 (12/24, 1/2), Artest 16. Rimbalzi: Artest 11. Assist: Gasol 6.
New Orleans: BELINELLI 10 (2/5 da due, 2/4 da tre), 1 rimbalzo in 30’. Paul 33 (9/15, 2/3), Landry 17, Jack 15. Rimbalzi: Ariza, Paul 7. Assist: Paul 14.

Danilo Gallinari, 22 anni, in penetrazione. Ansa
Danilo Gallinari, 22 anni, in penetrazione

Oklahoma City-Denver 107-103
(serie 1-0)
La coppia Durant-Westbrook fa la differenza e Oklahoma City riesce ad avere la meglio su Denver. I Nuggets però possono recriminare su alcune decisioni arbitrali davvero discutibili. Gli ospiti non si lasciano intimidire dall’elettrizzante atmosfera della Oklahoma City Arena e nei primi minuti giocano una pallacanestro praticamente perfetta in attacco. Denver, infatti, trova la retina con 10 delle sue prime 12 conclusioni dal campo, arrivando al 23-10 grazie alla seconda tripla di un Danilo Gallinari in ottima condizione. Oklahoma City si affida alla sue due stelle ma ci mette un po’ a carburare in attacco, Denver così viaggia a vele spiegate. Dopo aver terminato il primo quarto avanti 33-24, gli ospiti allungano all’inizio del secondo periodo. Maynor e Cook provano a supportare la coppia Durant-Westbrook ma un canestro dal perimetro del Gallo riporta i Nuggets al +12. Gli arbitri sembrano dare una mano ai padroni di casa, fischiando a senso unico, e metà del secondo quarto i Thunder ritrovato ritmo in attacco. I canestri tanto per cambiare di Durant e Westbrook riportano sotto Oklahoma City che riesce a limitare i danni arrivando all’intervallo con soltanto una lunghezza di ritardo. Per come si erano messe le cose va di lusso ai Thunder. La ripresa si apre con la schiacciata del Gallo, Denver però non ha la stessa verve in attacco del primo tempo. Durant nel terzo quarto si mette a segnare da qualsiasi posizione facendo venire il mal di testa a Gallinari e compagni. Denver comunque rimane in scia grazie alla produzione nella zona pitturata di Martin e di un immenso Nene. Nei primi minuti dell’ultimo quarto la gara sembra sfuggire di mano alla truppa di George Karl. Durant e Westbrook (72 punti in due) spingono Oklahoma City al +8, il caldissimo pubblico di casa dimostra di apprezzare ma Denver ha la forza di reagire. Gli ospiti piazzano un parziale di 9-0 e tornano davanti. Durant risponde ma Gallinari dalla media distanza riporta in vantaggio i Nuggets. Dopo un paio di possessi infruttuosi e una palla persa dall’azzurro, gli ospiti a 1’05’’ dalla fine sono ancora avanti di una lunghezza quando gli arbitri non vedono la clamorosa interferenza di Perkins che con un tapin irregolare (il giocatore tocca il pallone nel cilindro mettendo addirittura la mano nella retina) regala il vantaggio a Oklahoma City. Westbrook a 22’’ dalla sirena porta i Thunder al +3 e Felton, sul susseguente possesso offensivo di Denver, sceglie una conclusione dalla lunga distanza dall’altissimo quoziente di difficoltà che muore sul ferro. I padroni di casa così dalla lunetta mettono al sicuro il risultato.Oklahoma City: Durant 41 (10/16, 3/6), Westbrook 31. Rimbalzi: Durant 9. Assist: Westbrook 7.
Denver: GALLINARI 18 (4/7 da due, 2/4 da tre, 4/6 ai liberi), 4 rimbalzi, 2 assist in 32’. Nene 22 (9/11). Rimbalzi: Chanlder, Nene 8. Assist: Felton 8.

Zach Randolph, 29 anni, 20,1 punti di media in stagione. Reuters
Zach Randolph, 29 anni, 20,1 punti di media in stagione

San Antonio Spurs-Memphis Grizzlies 98-101
(serie 0-1)
Impresa di Memphis che conquista sul difficilissimo parquet degli Spurs la prima vittoria della storia della franchigia nella postseason. I Grizzlies sfruttano l’ottima giornata di Marc Gasol e Zach Randolph mettendo k.o. la favoritissima San Antonio, numero 1 a Ovest. Niente da fare per Manu Ginobili, costretto dall’infortunio al gomito destro,a guardare la partita da bordocampo. Gli Spurs partono al rallentatore. Il solo Tim Duncan sembra in grado di far male alla difesa di Memphis. Fatica parecchio nel primo tempo invece Tony Parker, abulico e impreciso al tiro. Memphis non ha nulla da perdere e con la coppia Gasol-Randolph costringe i lunghi di San Antonio a lavorare parecchio sotto canestro. Duncan se la cava bene, McDyess, invece, si vede fischiare tre falli e rimane pochi minuti sul parquet. I Grizzlies chiudono il primo quarto avanti 27-22 e continuano a difendere con grande disciplina anche nella seconda frazione. Mike Conley stravince il duello con Parker nel primo tempo e Memphis prova a piazzare lo sprint prima dell’intervallo con un parziale di 9-0. Duncan e compagni però rispondono e gli Spurs riprendono gli ospiti. Memphis comunque torna negli spogliatoi a metà gara avanti di una lunghezza. La produzione di Duncan (12 punti e 7 rimbalzi) rappresenta la nota positiva di un primo tempo che non può soddisfare Gregg Popovich. Tony Parker torna in carreggiata nel terzo quarto, gli Spurs attaccano il canestro con più convinzione e vanno spesso in lunetta (ben 19 liberi a favore nella frazione). I padroni di casa provano a spazzare via la resistenza di Memphis con un break di 10-0 ma i Grizzlies con i canestri di Mayo si riavvicinano nel finale del terzo periodo. Nell’ultimo quarto però Zach Randolph torna a dominare la zona pitturata. San Antonio diventa prevedibile in attacco, i Grizzlies prendono fiducia e si riportarono in vantaggio, arrivando al sorprendente +7 a 4 dalla fine. Gli Spurs rispondono e, approfittando anche dei quattro errori consecutivi dalla lunetta di Memphis, con le triple di Bonner tornano davanti. Sembra fatta, invece, il canestro di Battier dalla lunga distanza e i liberi di Allen regalano agli ospiti il +3 a 10’’ dalla fine. San Antonio fa troppa confusone nel suo ultimo possesso, riuscendo allo scadere a trovare la conclusione dalla lunga distanza di Jefferson che pero’ muore sul ferro.

San Antonio: Parker 20 (4/15, 0/1), Duncan 16, Hill 15. Rimbalzi: Duncan 13. Assist: Parker 5.
Memphis: Randolph 25 (10/14, 0/1), Gasol 24, Conley 15. Rimbalzi: Randolph 14. Assist: Conley 10.

Ray Allen, decisivo in gara-1 contro New York. Ap
Ray Allen, decisivo in gara-1 contro New York

Boston-New York 87-85
(serie 1-0)
La tripla del solito Ray Allen a 11’’ dalla sirena regala ai Celtics il successo in gara-1 al termine di un match intenso che lascia parecchi rimpianti alla squadra newyorchese. I recenti problemi di Boston regalano grande fiducia ai Knicks di Mike D’Antoni che arrivano al TD Garden convinti di poter compiere l’impresa. Il primo quarto del nuovo idolo dei tifosi newyorchesi, Carmelo Anthony, pero’ dora solo 1’28’’. Melo, infatti, incappa in due evitabilissimi falli ed è costretto a tornare in panchina. Buon per coach D’Antoni che il suo backup, Bill Walker, si esalti contro la sua ex squadra, realizzando sette punti in pochi minuti. Gli ospiti scelgono di concedere il tiro dal perimetro, considerate le sue statistiche, a Rajon Rondo una tattica che dà i suoi frutti perché rallenta l’attacco di Boston. I Celtics brillano solo a sprazzi ma con i punti di Paul Pierce riescono a rimanere davanti e chiudono i primi 12’ di gioco in vantaggio 24-23. Con Anthony sul parquet nel secondo quarto i Knicks provano a mettere la loro impronta sulla gara. Melo firma 12 punti nella frazione, Boston, invece, in attacco fa una fatica incredibile. Produce anche Stoudemire così gli ospiti si ritrovano al riposo avanti 51-39. La tanto criticata difesa dei Knicks nel primo tempo mette la museruola a Celtics che peraltro danno una mano alla squadra newyorchese giocando senza grande energia. Nel terzo quarto però il match cambia. Anthony non riesce più a trovare il canestro, Boston, invece, si mette a giocare la sua pallacanestro. I Celtics concedono soltanto 13 punti nel terzo periodo e tornano davanti all’inizio dell’ultima frazione. Il match rimane in equilibrio fino alle battute finali. Mike D’Antoni è costretto a rinunciare a Chauncey Billups il quale a 51’’ dalla fine della gara si procura un infortunio al ginocchio sinistro che potrebbe rivelarsi fatale per le ambizioni dei Knicks. Toney Douglas comunque rompe la parità a 37’’ dalla fine con una tripla, Garnett riporta sotto Boston e il susseguente evitabile fallo in attacco di Melo regala il possesso ai Celtics. Pierce imbecca Allen che dalla lunga distanza a 11’’ dalla sirena firma il canestro del +2 che fa esplodere il TD Garden. New York potrebbe trascinare il match al supplementare ma Anthony, invece di tentare la penetrazione, allo scadere sceglie una difficilissima conclusione dalla lunga distanza che non trova la retina. I Celtics così tirano un sospiro di sollievo.

Boston: Allen 24 (6/10, 3/5), Pierce 18, Garnett 15. Rimbalzi: Garnett 13. Assist: Rondo 9
New York: Stoudemire 28 (12/18), Anthony 15. Rimbalzi: Stoudemire 11. Assist: Billups, Anthony

tratto da gazzetta.it

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Anche il Mago dice 23. E Toronto batte i Thunder

Dopo i 23 punti di Belinelli e Gallinari arrivano quelli di Bargnani nella difficile trasferta di Oklahoma City. I Raptors vincono 93-95 grazie al ricco bottino dell’azzurro e a un canestro di Amir Johnson a un secondo dalla sirena

Andrea Bargnani, 23 punti contro Oklahoma City. Reuters
Andrea Bargnani, 23 punti contro Oklahoma City

Con una tripla di Barbosa e un canestro di Amir Johnson a un secondo dalla sirena i Toronto Raptors inaugurano la trasferta con un colpaccio a Oklahoma City dove sconfiggono i Thunder (quarti a Ovest con 45-24 di record) con il punteggio di 93-95. Una splendida e inattesa vittoria, la prima fuori casa dopo il 5 gennaio a Cleveland, frutto di una prova gagliarda e contrariamente all’abitudine una perfetta esecuzione e lucidità nel momento decisivo.

concretezza e lucidità — Dopo aver domato i Thunder ed aver raggiunto un vantaggio di 10 lunghezze alla fine del terzo quarto, Toronto subisce nell’ultimo quarto il risveglio dei padroni di casa spinti dal caloroso pubblico e dall’ispirato James Harden. Toronto rischia di compromettere una brillantissima gara negli ultimi minuti quando permette un paio di rimbalzi offensivi ai Thunder e sbaglia qualche tiro comodo in attacco, permettendo agli avversari il sorpasso (88-89) a 3’23” dalla fine. Nelle fasi cruciali i Raptors si affidano a un fantastico Leandro Barbosa e il brasiliano non delude: tripla del pareggio e palla in mano nell’ultima azione con lettura perfetta della difesa e grande assist per Amir Johnson che trova la retina con un semigancio in mezzo all’area per il meritatissimo successo a Toronto. Un finale da manuale che fa fare bella figura anche a coach Triano.

la gara del mago — Se Barbosa è il migliore in campo per gli ospiti, Andrea Bargnani contribuisce al successo con 23 punti (7/18) e un’altra gara aggressiva (soprattutto nel primo quarto) che gli procura un totale di 7/10 dalla lunetta. Pur non avendo più nulla da dire ormai per quanto riguarda la classifica (20-49), Toronto fa capire dalle fasi iniziali di avere ancora orgoglio e voglia di sorprendere. Amir Johnson subisce presto un tecnico provocato da Kendrick Perkins e viene poi vendicato dal “duro” Reggie Evans che appena entrato fa saltare i nervi a Perkins. I Raptors sono spumeggianti, giocano ad alto ritmo in attacco approfittando dala pessima transizione difensiva degli avversari e confondono Oklahoma City con una zonetta. La serata storta di Durant (chiude con 6/21 di cui 1/6 da tre) e Westbrook (7/19) contribuisce al +4 dei Raptors a metà gara. Il terzo quarto è il migliore di Toronto che arriva anche a +12 spinta da 10 punti del Mago e dall’ottimo finale di Barbosa. Toronto ci crede, ma deve stare attenta a James Harden, uno dei pochi con le idee chiare nei Thunder. Dalla lunetta Harden riporta sotto la sua squadra, poi Bargnani da tre manda Toronto di nuovo a +8, ma subito sbaglia due tiri liberi di fila. Finalmente si rivedono Westbrook e Durant e arriva anche l’aggancio (88-88 con oltre 4’ munuti da giocare). A quel punto sembrerebbero favoriti i padroni di casa, invece i Raptors stringono i denti e dopo un passaggio a vuoto che vede i Thunder in testa 93-90 ci pensa Barbosa a togliere le castagne dal fuoco con la tripla del pareggio a 38” dal termine (perfetta la rimessa disegnata da Triano). Quando Westbrook sbaglia in entrata, imitando Durant impreciso nell’azione precedente, i Raptors si ritrovano la chance di vittoria nell’azione finale e il pick and roll tra il brasiliano e Amir Johnson castiga Oklahoma City. I Raptors ringraziano anche i due errori dalla lunetta di Perkins nell’ultimo minuto e il tiraccio di Durant allo scadere.

Oklahoma City: Harden 23 punti, Westbrook 22, Durant 20. Rimbalzi: Perkins 12. Assist: Perkins, Westbrook, Harden 4.
Toronto: BARGNANI 23 punti (5/14 da 2, 2/4 da 3, 7/10 tl), 5 rimbalzi, 1 palle persa e 1 recuperata, 2 falli in 38’. Barbosa 19, DeRozan 16, Johnson 12. Rimbalzi: Evans 9. Assist: Calderon 9.

tratto da gazzetta.it

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