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LeBron si prende gara-1. I Mavs crollano nel finale

Dallas chiude in vantaggio i primi due quarti, ma Miami reagisce grazie al solito James, perfetto anche nella marcatura su Terry, e a Wade. Il primo atto della finalissima si chiude 92-84

La festa di Miami per la vittoria su Dallas. Afp
La festa di Miami per la vittoria su Dallas

Non bella, come forse ci si poteva aspettare. Ma tirata e lottata, sin quasi alla fine. Vince Miami 92-84, perché sbaglia di meno nei momenti decisivi, ma soprattutto difende in maniera fantastica, soprattutto con James su Terry nella ripresa. E domina a rimbalzo (46-36 ma soprattutto 16-6 in quelli d’attacco). Quello che doveva essere uno dei vantaggi dei texani, la panchina, finisce per favorire gli Heat (27-17, con quella texana che tira 4/22). I Mavs reggono sino a 5’ dalla fine, poi crollano di schianto. Ma è solo gara-1, anche se lo strapotere fisico di Miami fa paura.

La grinta di Dirk Nowitzki, 27 punti contro Miami. Ansa
La grinta di Dirk Nowitzki, 27 punti contro Miami

primo tempo — La prima sorpresa di gara-1 sono le marcature: Dallas parte con Stevenson su LeBron e Marion su Wade, mentre Miami piazza Anthony e non Bosh su Nowitzki. Nessuno fa canestro: quando James trova il 2+1 del 11-5 sono già passati 6’30”, i Mavs hanno 1/7 dal campo, gli Heat 4/13. Due triple di Kidd tengono a galla i texani ma la marcatura di Stojakovic sul Prescelto, con Dirk a rifiatare, li manda in affanno. Ma Terry trova una tripla e liberi che pesano, permettendo a Dallas di chiudere il 1° quarto sopra di 1 (17-16), con un solo canestro da due realizzato (3 triple e 6 liberi, 28.6% complessivo, identica percentuale di Miami). L’entrata di Barea dopo 3’50” rompe un digiuno di 14’18” senza canestri da due, un modo non semplice per cercare di vincere una partita. Che resta in equilibrio, e bruttarella con Miami che continua a sfruttare i disastri difensivi di Stojakovic, anche quando gli ospiti passano a zona, prendendo un piccolo vantaggio (35-31 a 4’ dalla pausa), prontamente cancellato dai Mavs con un 7-0 firmato dal tedesco. Gli Heat rispondo con due triple di Chalmers, con il match che ora è godibile. Al riposo texani sopra di 1 (43-44), con entrambe le squadre a 6/14 da tre e Bosh con 13 punti e 7 rimbalzi (4 offensivi). LeBron ne ha 10, Wade 7 ,ma con 3/10. Di là Nowitzki è a 13 e Terry a 12.

LeBron James in azione, 24 punti. Reuters
LeBron James in azione, 24 punti

ripresa — I Mavs ripartono lanciati con un 7-0 coronato da una tripla di Stevenson che firma il 44-51. LeBron e Wade riavvicinano gli Heat (55-57), che sbagliano un paio di triple con Chalmers solo soletto in angolo. Si alza il livello e Barea non ci arriva (1/6), ma anche Peja (0/3) stecca. Il migliore è Marion, in attacco e in difesa su LBJ. Un paio di palle perse banalmente sono il preludio alla tripla del sorpasso di James (60-59 a -1’09”). Che replica alla sirena (4/4 da 3) con un capolavoro fuori equilibrio in allontanamento per il 65-61 interno. King James, inoltre, cancella Terry, tenendolo a 0 punti nel quarto, senza tiri. I rimbalzi offensivi concessi da Dallas (16) permettono a Miami di allungare con Haslem (75-69 a -6’36”), superlativo anche in difesa su Nowitzki. Il digiuno offensivo dei Mavs dura oltre 3’ e mezzo, prima del libero di Chandler a 4’34” dalla fine (75-70). Ma Wade chiude in fretta i conti con 5 punti in fila (82-73 a -3’06”). Nonostante i Mavs chiudano bene l’area, LeBron e Dwyane li puniscono in sospensione e a quel punto c’è poco da fare. L’impressione è comunque che la serie possa esser elunga ed equilibrata. Ma per ora è 1-0 Miami.

Miami: James 24 (9/16, 3/4, 2/2), Wade 22, Bosh 19. Rimbalzi: Wade 10. Assist: Wade 6.
Dallas: Nowitzki 27 (7/18, 1/2, 12/12), Marion 16. Rimbalzi: Marion 10. Assist: Kidd 6.

tratto da gazzetta.it

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Nba, Dallas vola in finale. Cuban: “Ora finiamo l’opera”

I Mavericks superano Oklahoma City 100-96, vincono a Ovest e aspettano la vincente di Miami-Chicago per il titolo. I Thunder vanno sul +6 a 4’37” dalla fine, ma Marion e Nowitzki ispirano la rimonta. Il proprietario dei Mavs: “Non abbiano ancora completato il nostro lavoro”

Dirk Nowitzki, 32enne tedesco dei Dallas Mawericks. Afp
Dirk Nowitzki, 32enne tedesco dei Dallas Mawericks

Missione compiuta per i Mavericks. Dirk Nowitzki questa volta non ha bisogno di toccare quota 40 per mettere k.o. Durant e compagni. I canestri fondamentali del tedesco nell’ultimo quarto bastano e avanzano a Dallas che batte Oklahoma City 100-96 in gara-5 e strappa così il biglietto per le finali Nba.

lavoro da completare — Al termine del match la squadra texana festeggia con moderazione la conquista del titolo della Western Conference e appena il proprietario Mark Cuban prende il microfono e, dopo aver ringraziato i tifosi, urla “Non abbiamo ancora finito il nostro lavoro”, dalle tribune parte l’assordante coro “Beat the Heat”. Evidentemente a Dallas in pochi credono alle possibilità di rimonta dei Bulls. Oklahoma City esce dalla sfida con i Mavs a testa alta ma i rimpianti non mancano. Dopo essersi lasciati sfuggire dalle mani una vittoria certa in gara-4 (in vantaggio di 15 punti a cinque minuti dalla fine), i Thunder non riescono a mettere al tappeto Dallas nemmeno nel match di martedì. Okc arriva al +6 a 4’37’’ dalla sirena ma subisce l’ennesima rimonta di Nowitzki e compagni che chiudono la gara piazzando un parziale di 14-4.

thunder agguerriti — Oklahoma City non ha nessuna voglia di andare in vacanza e gioca con lo spirito di chi ha le spalle al muro ma non ha perso la speranza. Dirk Nowitzki fa subito capire a Ibaka che rallentarlo non sarà facile ma la coppia Westbrook-Durant trova il canestro con continuità, gli ospiti così cambiano marcia negli ultimi minuti del primo quarto e passano a condurre. Scott Brooks riceve anche punti importanti dal suo panchinaro di lusso, James Harden, Barea e un Marion molto attivo in attacco provano a rispondere ma i Thunder restano davanti e chiudono un buon primo tempo in vantaggio 55-52.

L'urlo di Tyson Chandler per l'approdo di Dallas in finale. Reuters
L’urlo di Tyson Chandler per l’approdo di Dallas in finale

Marion ricuce, nowitzki chiude — Gli ospiti però iniziano la ripresa al rallentatore. Okc trova un solo canestro dal campo nei primi sei minuti del terzo quarto, Dallas comunque è altrettanto confusionaria in attacco e non ne approfitta. Westbrook ringrazia e tiene avanti gli ospiti con una serie di pregevoli giocate nella parte finale della terza frazione. Nell’ultimo quarto i tifosi di casa si aspettano il leit-motiv di questa finale di Conference, cioè la produzione decisiva di un incandescente Nowitzki. Invece all’inizio della frazione ci prova Marion a suonare la carica. Dirk comunque non si nasconde e fa il suo, i Thunder però non mollano e a 4’37’’ dalla fine sono ancora avanti di sei lunghezze. Nessun problema. Shawn Marion riavvicina Dallas, poi, tanto per cambiare, ci pensa Nowitzki, con una tripla delle sue, a riportare in vantaggio i Mavs (95-94) a 1’14’’ dalla sirena. Dallas non si guarda più indietro, difende con ordine e mette al sicuro il risultato con i liberi del solito Dirk, conquistando così le finali Nba.

Dallas: Nowitzki, Marion 26. Rimbalzi: Chandler, Nowitzki 9. Assist: Kidd 10.
Oklahoma City: Westbrook 31 (11/25, 0/3), Durant 23, Harden 23. Rimbalzi: Collison 12. Assist: Harden 6.

tratto da gazzetta.it

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LeBron a valanga su Chicago e Miami vola sul 3-1

Gli Heat vincono 101-93 dopo un supplementare nella gara-4 della finale di Eastern Conference. Trascinati dai 35 punti di James e dai 22 di Chris Bosh, basta ora un’altra vittoria sui Bulls per arrivare alla seconda finalissima negli ultimi cinque anni

L'urlo di LeBron James. Ansa
L’urlo di LeBron James

E’ la vittoria che deve farti pensare di essere indistruttibile e potrebbe darti la carica giusta anche nelle finali. Perché non sembrano esserci dubbi che Miami, in questo momento, sia a un passo dal tornare a giocarsi il campionato dopo averlo vinto nel 2006. Ha battuto Chicago per 101-93 (anche se dopo un supplementare) in gara-4 delle finali dell’Est, conduce ora la serie per 3-1 e l’ultima squadra che è riuscita a recuperare un simile deficit sono stati i Boston Celtics esattamente trent’anni fa. Inoltre, i Bulls non avevano mai perso quest’anno tre incontri consecutivi. Il merito è di LeBron James che ha giocato un’altra partita fantastica (40esima volta che segna più di 30 punti nei playoff) a prescindere dalle cifre, comunque stratosferiche: 35 punti (11/26 dal campo, 13/13 dalla lunetta), 6 rimbalzi e 6 assist. Ma è la sua energia, la sua leadership, il suo gioco a 360 gradi, la sua intelligenza che fanno la differenza.

wade non va — Degli altri due grandi, solo Chris Bosh gli ha dato una mano (22 punti con 6/12 e 6 rimb.), mentre Dwyane Wade è incappato in un’altra serata storta. Ha chiuso con 14 punti (5/16) ed è rimasto in astinenza canestri anche per 33’ di fila. Per i Bulls, invece, ha deluso Derrick Rose: 23 punti, ma con 7/18 da due e 1/9 da tre. Peccato perché a un certo punto sembrava che il più giovane Mvp della Nba fosse riuscito a decodificare la difesa avversaria, risucendo a ritrovare le corsie che portavano al canestro. Miami recuperava un deficit iniziale di 11 punti, poi la partita diventava l’ennesima battaglia in cui le difese la spuntavano spesso sugli attacchi.

Dwyane Wade (a sinistra) e Mike Miller festeggiano a mlodo loro. Ap
Dwyane Wade (a sinistra) e Mike Miller festeggiano a mlodo loro

e’ gia’ festa — L’ultimo periodo offriva uno spettacolo straordinario con Miami e Chicago che andavano punto a punto. Dopo che Rose con due liberi riportava i suoi sull’85 pari a 1’10” dal termine del tempo regolamentare, sbagliavano il canestro del vantaggio sia Wade che lo stesso Rose. Mancavano 23”4 e la palla dell’ultimo possesso ce l’aveva LeBron. Incredibilmente, pero’, gli arbitri gli fischiavano un fallo in attacco. L’ultimo errore era ancora di Rose e si andava in over time. Si lottava nuovamente con il coltello fra i denti in area. Per dire, il primo canestro dal campo, dopo due liberi di Bosh, veniva segnato con 2’46” da giocare: ancora dall’ex di Toronto. Intanto si svegliava anche Wade ed era fatta. Da notare che Miami ha segnato 32/38 liberi, mentre Chicago 17/22. Ognuno faccia le sue valutazioni. Gli Heat festeggiavano come se avessero già in tasca la finale, che potrebbero conquistare domain con gara-5 che si disputerà a Chicago.

MIAMI: LeBron James 35 (11/25, 0/1, 13/13), Bosh 22, Wade 14, Miller 12. Rimbalzi: Haslem 9. Assist: James 6.
CHICAGO: Rose 23 (7/18, 1/9, 6/7), Deng e Boozer 20. Rimbalzi: Noah 14. Assist: Noah e Rose 6.

tratto da gazzetta.it

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Riecco il vero LeBron. Miami piega Chicago, è 1-1

Immediato riscatto degli Heat dopo il crollo di gara-1 nelle finali Est: James trascinatore con 29 punti, coadiuvato da Wade (24). Tra i Bulls, in ombra i protagonisti del primo successo. Ora l’appuntamento è per domenica a Miami

LeBron James, 26 anni, uomo simbolo degli Heat. Reuters
LeBron James, 26 anni, uomo simbolo degli Heat

La statistica è una scienza… esatta. O quasi. Le sette volte precedenti in cui LeBron James aveva segnato meno di 20 punti si era sempre rifatto nella partita successiva con una media di 31.7. Così, anche dopo la mediocre performance di gara-1 delle finali Est contro Chicago (15 punti con 5/15), King James continua il suo trend della riscossa e in gara-2 infila 29 punti (con 12/21 dal campo), 10 rimbalzi e 5 assist. Insomma, il “vero” LeBron guida i Miami Heat al primo successo della stagione contro i Bulls per 85-75, aiutato da Dwayne Wade, anche lui sotto tono nel primo match, autore di 24 punti (con 8/16).

Un duello aereo tra Derrick Rose dei Bulls (a destra) e Chris Bosh. Afp
Un duello aereo tra Derrick Rose dei Bulls (a destra) e Chris Bosh

equilibrio — L’incontro rimane in equilibrio per tutto il primo tempo, finito quasi con lo stesso punteggio di domenica (era stato 48-48), 48-46 per gli Heat. Stavolta, però, è Miami ad allungare il passo nel terzo periodo fino a un vantaggio di +11, prima di essere ripresa sul 73 pari da Chicago. I Bulls tuttavia non riescono a centrare il canestro con la stessa facilità di gara-1 (34.1% dal campo, 3/20 da tre) e soprattutto perdono il dominio nei rimbalzi (45-41 Heat). Fanno fatica quasi tutti i protagonisti del primo successo, come Derrick Rose (21 punti con 7/23), Deng (13 con 5/15), Boozer che dimezza il suo apporto rispetto a domenica (7 punti con 3/10) e pure Noah che cattura solo 8 rimbalzi. Ma è anche la difesa degli Heat a fare un considerevole passo avanti, oltre al contributo importante di Udonis Haslem (13 punti e 5 rimbalzi in 23’). Un segnale forte, perché nell’ultimo periodo i Bulls segnano la miseria di dieci punti, solo due, con Gibson, negli ultimi 7’16”. Troppo poco per poterla spuntare.

risse — Dice bene coach Erik Spoelstra: “Queste partite sono come risse da strada, molto fisiche, il trionfo delle difese. Aspettatevi in questa serie altri quarti come l’ultimo di stasera finito 14-10 per noi”. E Tom Thibodeau, tecnico di Chicago e stratega della difesa, replica: “Poca energia in attacco, poca energia dietro, dobbiamo ripulire un sacco di errori, fare correzioni e mettere più pressione sui loro tiri”. Dunque, la ricetta del riscatto per gara-3 (domenica a Miami) è già pronta.

Chicago: Derrick Rose 21 (7/20, 0/3), Deng 13, Noah 9. Rimbalzi: Noah e Boozer 8. Assist: Rose 8.

Miami: LeBron James 29 (10/15, 2/6), Wade 24, Haslem 13, Bosh 10. Rimbalzi: James 10. Assist: James 5.

tratto da gazzetta.it

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Nowitzki da record, Dallas va. Ai Thunder non basta Durant

In gara-1 della finale Ovest il tedesco dei Mavs realizza 48 punti con un incredibile 24/24 dalla lunetta: è primato Nba. Oklahoma punta sull’orgoglio del suo leader ma la rimonta non riesce

Dirk Nowitzki, 48 punti e 24/24 dalla lunetta. Afp
Dirk Nowitzki, 48 punti e 24/24 dalla lunetta

Uno spaziale Dirk Nowitzki trascina i Mavericks al successo in gara-1. Dallas vince 121-112 e il tedesco fa cose assolutamente incredibili: mette a referto 48 punti con soli 15 tiri dal campo, chiude con un surreale 24/24 dalla lunetta (stabilendo un nuovo record Nba) e non si risparmia nemmeno in difesa, piazzando quattro stoppate. Contro un Nowitzki così nemmeno un eccellente Kevin Durant può fare molto.

dominio nowitzki — Si capisce fin dalle prime battute che rallentare Dirk Nowitzki sarà un’impresa per la difesa di Oklahoma City. Il leader dei Mavs fa quello che vuole contro Ibaka e realizza 10 dei primi 12 punti di Dallas. Durant risponde e un passaggio a vuoto dell’attacco dei padroni di casa permette ai Thunder di andare a condurre. Gli ospiti prendono fiducia, chiudono la prima frazione avanti 27-20 e arrivano al +9 all’inizio del secondo quarto. Il problema Nowitzki però rimane. Nemmeno Collison riesce a rallentare il tedesco, Dallas così torna sotto e, grazie alle penetrazioni di un Barea in un eccellente momento di forma, riprende in mano le redini del match.

Kevin Durant, 40 punti, in lotta con Nowitzki. Reuters
Kevin Durant, 40 punti, in lotta con Nowitzki

orgoglio durant — L’American Airlines Center diventa rumorosissimo e i Mavs cambiano marcia negli ultimi minuti del secondo quarto. Dallas diventa padrona del match piazzando un parziale di 16-1 nelle battute finali del primo tempo. A inizio ripresa i padroni di casa arrivano al vantaggio in doppia cifra. E’ sempre Dirk a dettare legge. Ci prova anche Durant a mettersi per qualche minuto in marcatura sul tedesco, senza successo però. Scott Brooks non sa più che cosa inventarsi per frenare Nowitzki che va in lunetta con una facilità disarmante. I Mavericks si spingono al +14 e sembrano poter controllare la gara anche perché Russell Westbrook ancora una volta pecca di egoismo e non riesce a trovare ritmo in attacco (ala fine chiuderà con 3/15 dal campo). Durant però tiene a galla gli ospiti i quali, nonostante i 38 punti di Nowitzki nei primi tre quarti della gara, al termine della terza frazione sono ancora in partita, sotto 90-79. Ci pensa Barea ad allontanare la squadra di casa. “L’Iverson Portoricano”, come viene chiamato dai suoi estimatori, buca con continuità la difesa dei Thunder e segna ben 12 punti consecutivi, portando Dallas fino al +16. I titoli di coda però vengono rimandati dall’orgoglio del solito Durant. Il fenomeno di Okc fa sudare i Mavs, guidando gli ospiti al parziale di 10-0 che li riporta al -6. Nowitzki e Jason Terry però chiudono la porta davanti al tentativo di rimonta di Oklahoma City. Dallas mette al sicuro il risultato e conquista il successo nel primo match di una serie che si annuncia decisamente interessante.

Dallas: Nowitzki 48 (12/15), Terry 24, Barea 21. Rimbalzi; Chandler 8. Assist: Kidd 11.
Oklahoma City: Durant 40 (8/13, 2/5), Westbrook 20, Ibaka 17. Rimbalzi: Durant 8. Assist: Durant 5

tratto da gazzetta.it

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Chicago affonda Miami. Oklahoma sfiderà Dallas

I Bulls vincono gara-1 della finale Est; Rose segna 28 punti, ma Deng e Boozer fanno la differenza. Durant trascina i suoi contro i Grizzlies. Gara-7 qualifica così i Thunder che ora nella finale di Western Conference affronteranno i Mavs di Nowitzki

Derrick Rose tra Mike Bibby (a destra) e LeBron James. Reuters
Derrick Rose tra Mike Bibby (a destra) e LeBron James

I Bulls gonfiano i muscoli, annacquano le bocche da fuoco anche dei Big Three di Miami e vincono gara-1 della loro prima finale dell’Est dal 1998. Esatto, non arrivavano così lontano nei playoff dall’ultimo titolo vinto da Michael Jordan e soci. La cosa eccezionale è che dopo aver superato i rivali in tutte e tre le partite di regular season con un margine complessivo di otto punti, domenica sera dentro lo United Center si sono imposti dilagando 103-82. Naturalmente gran parte del merito va al più giovane Mvp della storia, Derrick Rose, che segna 28 punti, anche se stavolta riceve una grossa mano da tanti suoi compagni. Innanzitutto da Lou Deng che mette dentro 21 punti (con 4/6 da tre) e riesce spesso a tamponare LeBron James (15 punti con 5/15 dal campo); dal ritrovato Carlos Boozer (14 punti e 9 rimbalzi) e da Joakim Noah che merita una menzione particolare: prende 14 rimbalzi (di cui 8 in attacco) e, nonostante la brutta percentuale al tiro (4/14 per 9 punti), è lui a guidare la carica con una grinta micidiale.

differenza rose — La partita rimane in equilibrio fino al terzo quarto inoltrato, quando i Bulls con un parziale di 10-0 allungano il passo. L’arena che fu di Jordan s’infiamma quando Noah stoppa Wade con 5’02” da giocare nel terzo, rilancia l’azione e segna in mischia da sotto per il 67-58. All’inizio dell’ultimo periodo, un contributo inaspettato lo dà la panchina e Miami sprofonda anche a meno 17. Ancora una volta, dunque, la difesa di Chicago (la migliore del campionato) mette la museruola ai suoi avversari e delle tre superstar solo Chris Bosh gioca a grandi livelli: 30 punti (con 12/18). La differenza la fanno i rimbalzi offensivi (19-6) e le seconde e anche terze opportunità che i Bulls si procurano proprio grazie a quel dominio. La cosa che deve fare più male a Miami è che il coach dell’anno, Tom Thibodeau, riesce a trovare ai suoi ragazzi persino delle magagne: “Abbiamo concesso troppe buone opportunità a LeBron, che ha spesso sbagliato. Ma quei tiri generalmente lui li mette sempre dentro. Dunque avremo un bel po’ di lavoro da fare in questi due giorni”. (dal nostro inviato Massimo Lopes Pegna)

Chicago: Rose 28 (7/15, 3/7), Deng 21, Boozer 14. Rimbalzi: Noah 14. Assist: Rose 6.
Miami: Bosh 30 (12/18), Wade 18, James 15. Rimbalzi: Bosh 6. Assist: James 6.

Oklahoma City-Memphis 105-90

L’imprevedibile corsa di Memphis arriva al capolinea. Oklahoma City, trascinata dalla sua stella Kevin Durant, mette fine alla favola dei Grizzlies vincendo gara-7 105-90 e si guadagna l’affascinante sfida con i Mavericks nella finale della Western Conference. L’Oklahoma City Arena trabocca di entusiasmo ma i Thunder ci mettono qualche minuto a carburare in attacco. Memphis dal canto suo fa il minimo indispensabile e appena Kevin Durant accelera, gli ospiti vanno in difficoltà. I padroni di casa chiudono il primo quarto avanti 21-17 e all’inizio della seconda frazione provano a piazzare lo sprint.

La grinta di Kevin Durant, 39 anni. Ap
La grinta di Kevin Durant, 39 anni

disciplina — Russell Westbrook si decide a giocare con un minimo di disciplina e a non attaccare sempre il canestro, Durant così viene messo nella condizione di prendere buoni tiri. Esattamente quello che voleva Scott Brooks. I Thunder così piazzano un parziale di 9-0 e a meta’ secondo quarto arrivano a vantaggio in doppia cifra. Il tecnico di Oklahoma City regala diversi minuti sul parquet nel primo tempo a un ottimo Nick Collison che si fa sentire sotto canestro e mostra una contagiosa voglia di difendere. Non a caso Randolph e compagni, con l’ex Kansas in campo, iniziano a sporcare le proprie percentuali al tiro. I Thunder, grazie ai 18 punti di Durant, vanno negli spogliatoi all’intervallo avanti 42-34 con la consapevolezza di aver concesso davvero poco ai Grizzlies. Memphis, infatti, tira con il 32% dal campo nei primi due quarti e riceve una produzione accettabile dal solo Mike Conley.

fluidità — Gli ospiti iniziano la ripresa con il giusto atteggiamento e ritrovano una certa fluidità in attacco. Randolph riporta Memphis al -4 a meta’ frazione ma Kevin Durant scuote la sua truppa e da’ il la al break che rompe l’equilibrio. Gli arbitri decidono di fischiare il meno possibile, facendo arrabbiare lo staff tecnico di Memphis, Oklahoma City prende fiducia e piazza il parziale di 14-2 che mette gli ospiti con le spalle al muro. I punti di Durant e le triple di un caldissimo Harden permettono così ai Thunder di chiudere la terza frazione con un vantaggio di 14 lunghezze, 72-58. La panchina di Oklahoma City tiene a distanza Memphis anche all’inizio dell’ultimo quarto e quando tornano i titolari i padroni di casa mettono al sicuro il risultato. Westbrook trova i punti che gli permettono di mettere a referto una tripla doppia, Collison continua a difendere con grande aggressività e Durant regala giocate da superstar, ai Grizzlies così non basta il coraggio per tornare in partita. I Thunder vincono e volano in finale di conference. (Simone Sandri)

Oklahoma City: Durant 39 (9/16, 4/9), Harden 17. Rimbalzi: Collison 12. Westbrook 10. Assist: Westbrook 14.
Memphis: Conley 18 (5/16, 2/3), Randolph 17. Rimbalzi: Randolph 10. Assist: Conley 6.

tratto da gazzetta.it

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