Posts tagged Mondiali Pallacanestro 2010

Usa campioni 16 anni dopo Durant demolisce la Turchia

Il miglior giocatore del torneo segna 28 punti resituisce alla squadra di coach Krzyzewski l’oro Mondiale che mancava dal 1994. Padroni di casa in partita solo nel primo tempo

La festa degli Usa, al primo oro dal 1994. Reuters
La festa degli Usa, al primo oro dal 1994. Reuters

ISTANBUL (Turchia), 12 settembre 2010 – Dopo 16 anni, gli Stati Uniti riconquistano l’oro mondiale battendo in finale la Turchia per 81-64 in una gara che dura solo un tempo e viene decisa da Kevin Durant, che anima il 12-1 decisivo a cavallo dell’intervallo. Brutta partita, perchè gli americani hanno imparato bene a giocare all’europea, e tirano molto da tre, bilanciando solo alla fine con un po’ di showtime le statistiche. E, soprattutto, perché la Turchia non aveva le energie per opporsi all’aggressività degli avversari. Boscia Tanjevic conquista la terza medaglia con tre nazionali differenti (Jugoslavia, Italia e Turchia), un risultato straordinario per un uomo straordinario.

Sfida vera — Durant realizza 8 dei primi 12 punti americani, ma la Turchia regge con Onan e Turkoglu ed è proprio l’ala dei Suns, su un accenno di zona degli Usa, con due triple, a firmare l’8-0 che porta avanti i padroni di casa (14-17). Che da quel momento, però, contro l’aggressività americana che rinuncia subito a Rose e Iguodala per Westbrook, Gordon e Curry, i turchi non segnano più. La siccità dura 5’ e costa un 11-0 (25-17). Durant chiude il primo quarto già a 11 punti, contro la zona di Tanjevic gli Usa finiscono per tirare più da tre che da due che non è un bello spettacolo ma è perfettamente nella logica del basket internazionale. La partita si addormenta, che è certamente uno dei piani della Turchia per tenersi aggrappata alla gara, ma non segnando mai, ma proprio mai (6 punti in 10’), la squadra di Tanjevic non ha speranza (31-20). Gli Usa vanno solo da Durant e il capocanniere Nba consegna (20 punti al 17’ con 7/11 al tiro). Turkoglu arriva a 11 all’intervallo in una gara ancora in equilibrio (42-32) ma che i turchi non danno l’impressione di poter prendere in mano.

Kevin Durant, 21 anni, top scorer dell'ultima Nba. Ap
Kevin Durant, 21 anni, top scorer dell’ultima Nba. Ap

Break — Il 7-0, 5 punti di Durant, con cui gli Usa iniziano la ripresa con la Turchia 3’ a secco non da speranze di una finale combattuta (50-32). Per fortuna c’è Onan che non ha paura come troppi suoi compagni, su tutti Ilyasova, e quando trova un socio in Arslan i padroni di casa danno un segno di vita (52-41), ma sbagliano troppi liberi per avvicinarsi davvero. Così con Westbrook e qualche spruzzatina di Durant, gli Stati Uniti conducono la gara senza particolari patemi (61-48 al 30’, con 28 di Durant) e con un Odom ancora in doppia doppia (11 rimbalzi). Durant è votato miglior giocatore del torneo, a tratti onnipotente. L’oro è al 50% suo.

Stati Uniti: Durant 28, Odom 15, Westbrook 13
Turchia: Turkoglu 16, Erden 9, Onan, Ilyasova e Tunceri 7

tratto da Gazzetta.it

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La finale dei Mondiali sarà Usa – Turchia

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Giornata dedicata alle semifinali del Mondiale in Turchia. Usa primi finalisti dopo il successo sulla Lituania. Il match per l’oro sarà contro la Turchia, che è riuscita a battere la Serbia

Kevin Durant, 21 anni, miglior realizzatore dell'ultima Nba.  Reuters
Kevin Durant, 21 anni, miglior realizzatore dell’ultima Nba. Reuters

Stati Uniti-Lituania 89-74
Gli Stati Uniti battono la Lituania 89-74 e tornano dopo 16 anni in finale in un campionato del Mondo. Apriamo subito il dibattito: lasciamo perdere Kobe, per quello che ha vinto, ma Kevin Durant vale già LeBron James e Dwayne Wade? Il nostro modesto parere è sì. Contro la Lituania ha realizzato con una naturalezza assoluta 38 punti, nuovo record della nazionale statunitese, supera i 35 segnati da Carmelo Anthony nel 2006 contro l’Italia, con 9 rimbalzi. La Lituania, a tratti, gioca una grande partita e merita solo applausi: niente lacrime, ha una medaglia di bronzo comunque storica domani da conquistare. Al via, la Lituania gioca meglio a pallacanestro trovando pronto Javtokas, ma Kevin Durant è dall’altra parte, segna 12 dei primi 14 punti degli Stati Uniti in 5’ che sorpassano (14-11). La difesa scava il solco: l’aggressività degli americani è strepitosa, da 4 palle recuperate nasce il 12-0 che dà la prima spallata alla gara, i lituani non fanno canestro da 3 e realizzano un punto in 6’. Così alla fine del primo quarto, Durant da solo li batte 17-12. Kevin continua la sua gara, incurante delle difese che Kemzura cambia: gli Usa toccano il +15, la Lituania è brava a non sbracare e, anzi, con Pocius che ha giocato a Duke sotto il coach avversario e Javtokas recupera (31-23). Odom fa un grande lavoro in difesa sotto canestro, Durant e il compagno dei Thunder Westbrook danno un altro slancio per il nuovo +15 del riposo (42-27). Durant è a quota 24 senza errori da 2 (5/5), 6 rimbalzi. Pocius è a 11 ma il 9/36 della sua squadra, con 8 perse, non fa prevedere un futuro roseo. Il milanese Maciulis e Javtokas iniziano forte la ripresa (50-40), grazie anche ad una zona sbilanciata su Durant che gli Usa non riescono ad attaccare. Ma trovano un avversario inatteso nella freschezza di Odom, che pivot non è ma è una presenza anche in attacco. La Lituania sente che la difesa avversaria le sta entrando sotto la pelle, sbaglia alcuni rigori e gli americani non la perdonano. La conseguenza è un 9-0 che sembra senza ritorno (59-40), ma i lituani hanno mille risorse e da Gecevicius e Delininkaitis arriva un contro 8-0 che costringe Krzyzewski a chiamare timeout. Col secondo quintetto, Kemzura torna in partita (63-53) e il suo capolavoro è aver tenuto Durant a 5 punti, con 2/5, nel terzo quarto. Gli Stati Uniti reagiscono da grande squadra. Bocciato definitivamente Rose (zero punti), promosso Westbrook, si sporcano le mani attorno a Durant: difesa, rimbalzi offensivi, recuperi. E quando l’asso di Oklahoma City torna a segnare e realizza la tripla del suo 36° punto da record, la gara è definitivamente finita (82-64). Bravi tutti.
Stati Uniti: Durant 38, Odom 13, Westbrook 12
Lituania: Javtokas 15, Pocius 13, Kalnietis 10

Turchai in festa: è finale nel Mondiale di casa. Ansa
Turchia in festa: è finale nel Mondiale di casa. Ansa

Turchia-Serbia 83-82
Un canestro di Tunceri a mezzo secondo dalla fine, una stoppata di Erden quando la Serbia aveva l’ultima palla per vincere: la Turchia vince 83-82 un’incredibile semifinale, dominata psicologicamente e tecnicamente dai serbi per 37’, in un palasport dall’atmosfera incredibile. Ma stavolta, la fortuna gira dalla parte dell’ex c.t. azzurro Boscia Tanjevic che disputerà l’ultima partita della sua straordinaria carriera contro gli Stati Uniti in una finale Mondiale. Le cose si mettono subito male per la Turchia, troppo carica per non commettere errori che la Serbia non perdona. Dall’altra parte, Tepic e Velickovic sciorinano un basket meraviglioso (8-15), Turkoglu di nervi arriva al pareggio ma la squadra di Tanjevic invece di rilassarsi vuole tutto subito, con un Ilyasova bianco come un cencio. Savanovic realizza 9 punti, 7 di fila (25-33), all’inizio del secondo quarto, la zona non disturba più di tanto neppure Keselj, un altro 22enne che sta giocando come un veterano. La Turchia butta via occasioni per la voglia di strafare, e ogni volta è sempre punita. Va al riposo sotto di 7 punti (35-42) nonostante i 9 di Turkoglu e il buon Arslan. Krstic fa un buon lavoro in area e le torri di Tanjevic non fanno male. La gara è dura e sporca, due palloni regalati dagli arbitri alla Turchia permettono a Onan di mettere la tripla del pareggio al 23’30″ (46-46). Tempo di far partire la musica a manetta, con 15mila persone impazzite e la Serbia in 72″ produce un 8-0 con due triple (Teosic, Kesely) che ricaccia i padroni di casa all’inferno. I nervi saltano, la Turchia sbaglia anche i liberi, ma comunque trova il modo con Arslan e l’atletismo di Guler in difesa di rimettere in piedi la gara (55-56), ma ancora una volta il sollievo viene sfruttato da Kesely per un nuovo allungo (55-61). La Serbia è ancora avanti all’inizio dell’ultimo quarto (60-63), la Turchia è sempre a zona, molto larga e aggressiva, ma non su Krstic che Teodosic trova sempre nel cuore dell’area. Sono le facce dei giocatori turchi che non convincono, Ilyasova sbaglia la tripla del possibile sorpasso e siccome i sogni sono belli, ma bisogna anche vincere, Tanjevic mette Turkoglu ala forte per smuovere le acque consegnandogli l’attacco in mano. Ma tanto fa fatica la Turchia a segnare, tanto Kesely e Teodosic prendono il controllo della partita. E quando i turchi sbagliano, oltre che i personali, anche due tiri da sotto, sembra davvero finita (64-71 al 34’30″). Ma un rimbalzone di Asik, con antisportivo, e due canestri sotto pressione di Tunceri portano inaspettatamente davanti la Turchia (78-75). Mancano poco più di 3’, l’atmosfera è incredibile ma finisce per condizionare più i giocatori di casa che affrettano i tiri che li avrebbero portati lontano. Oramai in campo ci si picchia senza quartiere con arbitri non all’altezza. Sul +1, Turkoglu fa un tiraccio assurdo da tre, la Serbia risorpassa a -28″ con Kesely (79-80), un’invenzione di Tunceri dà a Erden l’assist del 81-80, che sbaglia il libero supplementare (il 13 su 33 per i padroni di casa) e a 4″ dalla fine, Velickovic prende l’assist di Rasic per il nuovo sorpasso. Come nella gara vita dai serbi con la Spagna, Turkoglu quasi perde la palla sulla rimessa ma stavolta c’è Tunceri a raccoglierla e a mezzo secondo dalla fine segna quasi indisturbato. I turchi impazziscono, ma non è finita. C’è ancora una rimessa da fare. E accade l’incredibile: la Serbia riesce mettere la palla al volo nelle mani di Velickovic a meno di un metro dal ferro, sarebbe canestro sicuro, ma compare Erden e la stoppata vale una medaglia, la finale mondiale e forse una vita.
Turchia:Turkoglu 16, Onan 14, Tunceri e Arslan 12
Serbia: Keselj 18, Savanovic e Krstic 15

tratto da Gazzetta.it

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Mondiali basket – Spagna e Argentina si “consolano”

In una partita non certo esaltante, la Spagna batte la Slovenia 97-80 e conquista così la possibilità di giocare per il 5° posto domenica pomeriggio: affronterà l’Argentina, che a sua volta ha superato la Russia, trascinata da Scola (27) e Delfino (26)

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SPAGNA-SLOVENIA 97-80

Se può essere di consolazione… la Spagna supera la Slovenia nella prima delle partite “che non contano nulla” tra 5° e 8° posto e conquista così la possibilità di poter giocare un’altra gara di dubbia importanza domenica pomeriggio, prima delle finali per le medaglie, lì dove invece avrebbe voluto e dovuto essere. Non inganni il +17 finale che potrebbe portare a pensare “oh, è tornata la vera Spagna”, perché la formazione di Scariolo costruisce il margine soltanto nell’ultimo quarto con un buon apporto delle seconde linee dopo un primo tempo a dir poco letargico.

Difesa porosa e poca intensità, tengono la Spagna a soli 5 punti nei primi 5 minuti, mentre la Slovenia può allungare con le guardie, Lakovic (19) in primis. Al primo intervallo è +7 (16-23) per la squadra di Memi Becirovic, che tiene la testa avanti per tutto il primo tempo sul 38-41. La tanto attesa reazione spagnola comincia a concretizzarsi all’inizio della ripresa, quando una fiammata di Fernandez e Navarro firma il primo sorpasso iberico della partita, ma la Slovenia tiene botta, restando ferocemente aggrappata all’inerzia della gara (64-62 al 30’). Lo strappo, come detto, arriva nel quarto periodo (33-18 il parziale), innescato dall’attività su entrambi i lati del campo di un ottimo Vazquez (16 punti e 6/6 dal campo in uscita dalla panchina), da un paio di triple di Llull, ridestatosi d’improvviso dopo un primo tempo osceno, e dal ritrovato Navarro, che spara un paio di bombe devastanti per il morale sloveno, portando la Spagna sulla doppia cifra di margine. La squadra di Becirovic, che trova risposte soltanto da Zupan nel finale, si scoglie malamente subendo in contropiede e a difesa schierata senza aiuti, lasciando agli spagnoli il pieno controllo di una partita vinta nonostante le prove oscure di Gasol (svogliato) e Rubio (ancora rivedibile).

Spagna: Navarro 26, Fernandez 16, Vazquez 16, Reyes 9, Mumbru 7, Llull 6, Gasol 5, Garbajosa 5, San Emeterio 5, Rubio 3, Lopez 0, Claver 0. All.: Scariolo.

Slovenia: Dragic 19, Lakovic 19, Becirovic 13, Zupan 11, Udrih 7, Brezec 6, Nachbar 2, Vidmar 2, Slokar 1. All.: Becirovic.

ARGENTINA-RUSSIA 73-61

Benché ormai esausta, logora e con due occhiaie che fanno provincia, la coppia delle meraviglie riesce a stupire ancora: 27 di Scola, 26 di Delfino con due triple assassine nel finale, e l’Argentina sbaraglia i russi strappando il pass per la finalina per il 5° posto contro la Spagna. Decisivo il parziale nell’ultimo quarto (19-9), favorito dalla zona schierata da Hernandez e dalle mani fredde dei tiratori avversari, che chiudono con un modesto 9/24 dall’arco. Tanta zona, peraltro, su entrambi i fronti nel corso della partita: due squadre visibilmente stanche che cercano di aggrapparsi alle ultime energie per arrivare alla fine di un torneo mentalmente e fisicamente devastante.

L’Argentina comincia bene, sospinta dai canestri di Scola e Delfino, e costruisce un vantaggio di 4 lunghezze al termine del primo quarto (15-11) mantenuto anche all’intervallo (36-33), nonostante i tentativi di rientro russi con le triple di Monya (redivivo con 17 punti e 5/6 dall’arco) e del baby-prodigio Khvostov. L’Albiceleste prova ad allungare ancora con Delfino all’inizio della ripresa (41-33), ma quando Scola si prende qualche minuto per rifiatare, la Russia rientra e sorpassa con Monya e Mozgov (titolare e doppia-doppia da 10+11), prima che una tripla di Gutierrez sulla sirena permetta all’Argentina di rimettere la testa avanti (54-52). Nell’ultimo quarto la zona frena l’attacco di Blatt, e i sudamericani possono riallungare con Oberto e Scola ed azzannare definitivamente con due triple di Delfino.

Argentina: Scola 27, Delfino 26, Oberto 10, Prigioni 5, L. Gutierrez 3, Jasen 2, Cequeira 0, Mata 0, Gonzalez 0, Kammerichs 0, Quinteros 0. All.: Hernandez

Russia: Monya 17, Mozgov 10, Vorontsevich 10, Khvostov 9, Bykov 5, Ponkrashov 3, Voronov 3, Fridzon 2, Zhukanenko 2. All.: Blatt.

tratto da eurosport

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La Serbia elimina la Spagna, in semifinale affronterà la Turchia

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Velickovic abbraccia Teodosic dopo la tripla decisiva. Reuters
Velickovic abbraccia Teodosic dopo la tripla decisiva. Reuters

Serbia-Spagna 92-89
Una tripla straordinaria da almeno 8 metri di Milos Teodosic a 3″ dalla fine dà alla Serbia il successo sulla Spagna per 92-89 che vale la semifinale mondiale. È l’epilogo meraviglioso di una partita di una bellezza, durezza e tensione unica, che i serbi hanno meritato di vincere, ma che il talento della Spagna campione del mondo e d’Europa in carica ha “rischiato” di ribaltare quando ormai tutto sembrava compromesso. Pau Gasol c’è, ma è con le cuffie, e commenta per la tv. La differenza si vede: la Serbia prende subito in mano la partita, con 11 punti di Bjelica, opzionato da Treviso ma poi andato a Vitoria, e 11 di Velickovic nei primi 7’ (23-13, con un 10-0). E’ la solita Spagna, che non ingrana col quintetto titolare dei big, e recupera con le seconde linee attorno ad un grande Navarro che chiude a 13 il primo quarto. Anche la Serbia ha grandi risorse: Krstic entra solo nel secondo quarto, la Spagna senza Rubio risale a -1 con Llull e Vazquez (29-28), ma i serbi sono incredibilmente aggressivi e i campioni d’Europa finiscono per accontentarsi di tirare da tre. Non funziona. L’entrata in partita di Teodosic e di Keselj, altro 22enne di un gruppo di 24 anni di media, porta la Serbia al +8 dell’intervallo, nonostante i 16 punti di Navarro e tre triple di Garbajosa. Rudy Fernandez e Rubio, assist a parte, sono fantasmi. E’ un’altra Spagna quella che torna in campo: Rudy segna i primi punti, Garba firma l’8-0 del sorpasso (52-53) ed è ancora l’ex giocatore di Treviso e Toronto a capitalizzare la grande difesa di squadra. La gara è durissima, Scariolo rinuncia a Rubio (solo 3 punti, male) per giocare con Navarro e Llull assieme, ma la differenza la fa Velickovic, un 2.07 veloce, che batte sistematicamente Garbajosa e Reyes. Crescono Krstic e Gasol, la Serbia ha qualcosa in più, gioca con la maturità di una squadra anziana sulle debolezze degli avversari e con il rookie Savanovic, il più vecchio del gruppo (27 anni) ma debuttante in nazionale, si trova +8 all’inizio dell’ultimo quarto. La Spagna con Rudy e Navarro rientra fino a -3 (79-76) ma due triple, contro la zona, di Bjelica e Savanovic (10 punti nei 6’ iniziali dell’ultimo quarto) portano la Serbia a un passo dalle semifinali (86-78). Un rimbalzo in cielo di Rudy, che realizza 15 punti tutti nel secondo tempo, un suo uno contro uno, una tripla di Navarro che ne impatta un’altra, straordinaria in controtempo, di Keselj fanno vivere un finale ancora più entusiasmante di una già meravigliosa partita. A 25″ dalla sirena, un’invenzione di Navarro dà a Gasol la palla del pareggio (89-89), la Serbia aspetta il 23″ dell’azione decisiva per trovare con Teodosic la tripla da 8 metri della semifinale. La Spagna ha 3″, Garbajosa perde palla. I re abdicano, i serbi meritano di sognare ancora.
Serbia: Keselj, Velickovic 17; Savanovic 15, Bjelica 14.
Spagna: Navarro 27, Garbajosa 18, Fernandez 15.

Iliyasova al tiro contro la Slovenia. Ciam-Cast
Iliyasova al tiro contro la Slovenia. Ciam-Cast

Turchia-Slovenia 95-68
La Turchia di Boscia Tanjevic raggiunge il primo, grande obbiettivo del suo Mondiale: lotterà per le medaglie. Batte la Slovenia 95-68 in una partita senza storia e affronterà la Serbia in semifinale. La gara dura pochi minuti, la squadra di papà Becirovic non può nulla contro la strapotere fisico (e tecnico) degli avversari che la costringono a tirare col 35%. Ma la Turchia non solo è enorme, corre e si passa la palla (24 assist, 7 di Turkoglu) risultando una macchina perfetta per il basket di oggi. Nachbar coglie Turkoglu nel sonno e la Slovenia parte bene, ma la Turchia rientra subito con il nuovo giocatore dei Phoenix Suns e Ilyasova, concludendo il primo quarto con un 10-0 (27-14). E quando entra Guler, capitalizza palle recuperate ed errori sloveni con una micidiale transizione fino ad un rapido +21 (44-23). Qui Boscia Tanjevic esagera: ha già tre giocatori sopra i 2.08 in campo, rimette anche Turkoglu da guardia ottenendo un quintettone da 206 centimetri di media, che difende a zona. Il sogno di una vita, la fluidità si perde un po’, ma la Slovenia è sopraffatta dall’enormità degli avversari e non riesce a rientrare. E quando i turchi tornano alla normalità con Ilyasova, il vantaggio si dilata fino al +28 del 30’. Game Over, nonostante la classe dell’ex milanese Becirovic, 6 assist. La Fiba, intanto, ha diramato la suddivisione per continente degli 11 posti all’Olimpiade di Londra (uno va alla squadra campione del Mondo): 7 sono diretti, 4 usciranno da un torneo preolimpico (i posti tra parentesi). Eccoli: Africa 1 (2), Americhe 2 (3), Asia 1 (2), Europa 2 (4), Oceania 1 (1) Solo le finaliste del prossimo europeo andranno direttamente a Londra.
Turchia: Ilyasova 19, Guler 12, Onan, Tunceri, Turkoglu 10.
Slovenia: Becirovic, Nachbar 16, Slokar, Brezec 10.

tratto da gazzetta.it

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Argentina e Lituania ai quarti. Scola e Kleiza i trascinatori

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Linas Kleiza, neo giocatore dei Toronto Raptors. Ciam/Cast
Linas Kleiza, neo giocatore dei Toronto Raptors. Ciam/Cast

Lituania-Cina 78-67
Non basta togliere alla Lituania stelle come Siskauskas e Songaila, i gemelli Lavrinovic e Kaukenas. Linas Kleiza, che l’anno prossimo giocherà a Toronto con Bargnani, la guida con 30 punti e 9 rimbalzi alla vittoria sulla Cina per 78-67 che vale l’ingresso ai quarti di finale del Mondiale. Tutti pensavano fosse più facile: i cinesi, senza Yao Ming, sono di medio livello, in più si sono qualificati agli ottavi fortunosamente con un solo successo, contro la Costa d’Avorio. Invece, dopo la partenza a razzo cinese (3-13) e l’atteso sorpasso avversario (32-31), la partita è stata in equilibrio fino al micidiale 11-0 a metà del terzo quarto, che ha portato la Lituania fino al +13 (64-51) col notevole apporto di Gecevicius e del quasi trevigiano Kalnietis. Ma la Cina, allenata da un coach americano semi sconosciuto, Bob Donewald jr che ha vinto il Superenalotto, gioca alcuni minuti grande attacco a inizio terzo quarto guidata da Liu Wei e, con un 11-3, riapre completamente la gara (67-62). La Lituania sbanda, Liu ha in mano la tripla del -2 ma sbaglia e, in assoluto, i cinesi dimostrano di non crescere mai nei momenti decisivi delle partite, dove neppure Yi Jianlian, giocatore Nba, fa davvero la differenza. Kleiza prende in mano la squadra, realizza 13 dei 14 punti della Lituania nell’ultimo quarto che si qualifica ai quarti senza brillare.

Lituania: Kleiza 30, Gecevicius 14, Kalnietis 11
Cina: Liu 21, Yi e Wang 11

Luis Scola, miglior marcatore del Mondiale, Ciam/Cast
Luis Scola, miglior marcatore del Mondiale, Ciam/Cast

Argentina-Brasile 93-89
Onnipotente. Dieci punti di Luis Scola negli ultimi 3’, 8 di fila, danno all’Argentina la vittoria sul Brasile per 93-89 nella partita più bella e appassionante vista finora al Mondiale. L’Argentina, pur priva di Ginobili e Nocioni, fa valere la sua esperienza e la superiorità assoluta del pivot dei Rockets (37 punti per il capocannoniere del torneo, con 9 rimbalzi) che trova in Delfino e nel semi sconosciuto Jasen l’aiuto necessario per battere la squadra di Ruben Magnano, ex varesino, che con l’Argentina aveva vinto l’Olimpiade di Atene. Il Brasile ricco di talento, sospinto dai 32 punti dell’ex fortitudino Huertas, perde lucidità nelle azioni decisive. Per tutto il primo tempo, le difese non sono un fattore contro il talento di molti giocatori, sostenuti da ritmi alti. Da una parte, Leandro Barbosa, neo Raptors, veloce e micidiale da tre, dall’altra Scola inarrestabile anche per Varejao; oppure Marcelinho Huertas, 18 punti nel primo tempo, molto più maturo di quello che non è riuscito a esplodere alla Fortitudo e Carlitos Delfino, ormai giocatore di primo livello anche nella Nba. La partita non prende mai una direzione precisa (12 cambi di leadership, +6 Argentina, +3 Brasile il massimo vantaggio nel primo tempo), ed è Marcelo Machado, visto anche a Rimini, che con 8 punti in 5’, riporta il Brasile dal -6 al +2 dell’intervallo. Optando per due lunghi, ma senza Barbosa con 3 falli, il Brasile prova la fuga a inizio ripresa (46-53), fermata da due prodezze di Delfino; ci ritenta abbassandosi con Giovannoni ma Scola è micidiale con 10 punti nel terzo quarto, arrivando a 25. Il ritorno di Barbosa si trasforma in un immediato +6 del Brasile e qui avviene l’imponderabile, visto che le due triple di Leandrinho sono pareggiate da Herman Jasen, argentino minore, da 11 stagioni in Spagna, arrivato a 32 anni a giocarsi il primo Mondiale dopo un paio di manifestazioni minori. E quando anche Gutierrez approfitta dello sbilanciamento della difesa su Scola per colpire da tre, i brasiliani cominciano a vacillare perdendo lucidità in attacco. Due canestri di Scola (85-79) sono bilanciati da Huertas (85-84), ancora Scola fa le giocate partita: un canestro con le braccia di Varejao in faccia, palla rubata in difesa a Barbosa, nuovo canestro a 22″ in attacco (89-84). La festa finale dei giocatori è quella per una partita che vale un Mondiale: col Brasile non può essere che così.

Argentina: Scola 37, Delfino 20, Jasen 15
Brasile: Huertas 32, Barbosa 20, Machado e Splitter 10

tratto da Gazzetta.it

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Ai quarti sarà USA-Russia, Angola e Nuova Zelanda battute

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USA-Angola 121-66

La prima volta in cui gli Stati Uniti hanno battuto l’Angola, nel debutto del vero Dream Team a Barcellona ’92, fini 116-48, con Charles Barkley che diede una gomitata al povero Coimbra spiegando: “E’ la legge del ghetto”. Diciotto anni dopo, gli Usa delle giovani stelle hanno vinto 121-66 al termine di una partita segnata dal parziale iniziale, un 10-0 che ha portato il punteggio subito sul 22-7 per poi rotolare fino al +20 del 10’ e il 65-38 dell’intervallo.

NIENTE DA FARE — Nel secondo quarto gli angolani, privi del loro miglior realizzatore Cipriano, infortunato, hanno giocato bene mostrando le ottime doti di Joaquim Gomes, ma senza poter nulla contro le qualità atletiche degli americani. L’Angola ha un’ottima scuola di pallacanestro, ha vinto 10 degli ultimi 11 campionati africani, ma il basket (purtroppo) non ha pietà di chi ha solo tre giocatori, di poco, sopra i 2 metri. Così la cosa più interessante da verificare, ammesso che sia possibile in partite così facili, era se in vista delle partite importanti, Chauncey Billups, finora al 20% da tre punti, avrebbe dato qualche risposta alla crescita esponenziale di Eric Gordon che ambiva al suo posto. La risposta c’è stata, la guardia dei Nuggets ha segnato più triple con gli angolani, 5/7, che nelle 5 gare precedenti (4/19). Gordon ha risposto con 5/6, arrivando a 16/30 complessivo, e adesso è Derrick Rose, che da fuori non tira quasi mai, a far meditare Coach K, convinto che per battere le nostre squadre siano necessari grandi tiratori. Per gli americani finisce il trittico del sonno, Iran, Turchia e Angola di fila: sembrano ancora svegli per affrontare le sfide medaglie.

Usa: Billups 19, Durant, Gay, Gordon 17.
Angola: Gomes 21, Ambrosio 12, Fortes 11.

Russia-Nuova Zelanda 78-56
La Russia batte la Nuova Zelanda e si conquista il quarto di finale contro gli Stati Uniti mettendo in mostra due lunghi che potrebbero far male anche agli americani, Andrey Vorontsevich, 23 anni, e Tomofey Mozgov, 24, che l’anno prossimo giocherà con D’Antoni ai Knicks. Partono forte i Tall Blacks di Kirk Penney, secondo realizzatore del Mondiale a 25 punti di media, e del sempiterno Pero Cameron. Ma con un 11-4 la Russia pareggia (13-13). Hanno tutti le mani gelate (1/14 complessivo da 3 nel primo quarto), così i russi danno una sterzata decisa coi loro lunghi, Vorontsevich e Kaun (29-21, 13-0 di parziale) che i piccoli neozelandesi, spesso con quintetti senza punte sopra i 2 metri, non riescono a fermare. Il terzo fallo di Penney complica le cose, seguito a inizio ripresa dal quarto. L’ex canturino Phill Jones non è un’alternativa, e sempre coi lunghi (stavolta c’è Mozgov al fianco di Vorontsevich), guidati da un “bambino”, il 21 enne debuttante Khvstov, a produrre il 13-0 che sembra chiudere la gara (51-35). Il ritorno di Penney si trasforma in un 8-0 (51-43), segna 13 punti nella ripresa, ma la Russia trova sempre il modo di dare la palla in area e Mozgov gioca sopra la testa degli avversari. Adesso tocca a Usa-Russia: non si incontrano dal 2002, al Mondiale di Indianapolis. Ma resta una partita speciale, soprattutto per David Blatt, americano di Boston, che ha già annunciato l’addio alla panchina russa. Senza Kirilenko (e Holden) e con Khryapa infortunato, non ha grandi speranze. Ma i lunghi li ha, gli Stati Uniti no.

Russia: Vorontsevich 18, Mozgov 16, Fridzon 12.
Nuova Zelanda: Penney 21, Abercrombie 13, Jones 7.

tratto da Gazzetta.it

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Turchia e Slovenia asfaltano Francia e Australia

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Conclusione acrobatica per Goran Dragic. Ap
Conclusione acrobatica per Goran Dragic. Ap

Il folletto Jaka Lakovic guida la piccola Slovenia nelle top 8 del globo. Segna 19 punti nella partita con l’Australia vinta 87-58 e dominata dal primo all’ultimo minuto con vantaggi imbarazzanti.

MAI IN PARTITA — Gli australiani, a tratti vergognosi, impegano 6’37″ per realizzare il primo punto. La Slovenia di Lakovic vola 12-0 prima che il suo attacco si fermi. I Boomers chiudono il primo quarto con 3/15 al tiro, “resistono” fino al 28-14 poi il vantaggio sloveno supera quota 20 al riposo (42-21) soprattutto grazie all’8/17 da tre. La partita è segnata: privi della loro stella Andrew Bogut ma comunque con giocatori importanti come l’ex italiano David Andersen (ex Houston e futuro compagno di Bargnani a Toronto), terribile, Patrick Mills, il primo aborigeno della Nba, anche se ora in cerca di squadra, e Aleksandar Maric, che ha dominato l’Eurolega col Partizan (da inseguire col randello), l’Australia non mostra nemmeno la sua qualità migliore, l’aggressività.

EQUILIBRIO — La Slovenia domina anche il secondo tempo con un partitone collettivo (bravi Brezec e Dragic, 8 assist), un gioco ben bilanciato dove Sani Becirovic non svolge un ruolo secondario, anzi. Resta sempre un mistero come un giocatore così non abbia trovato spazio a Milano la scorsa stagione. Non dite che è perché adesso lo allena suo padre, Mehmed, giovanissimo (49 anni) che sembra suo fratello non fosse per la pancia. Dopo Serbia e Spagna, un’altra europea entra tra le migliori del mondo: ci può servire per avere più posti per il nostro continente all’Olimpiade. Nel caso servisse…

Slovenia: Lakovic 19, Brezec 12, Dragic 10
Australia: Mills, Ingles 13, Nielsen 12

La festa turca. Epa
La festa turca. Epa

Turchia-Francia 95-77

I Dev Adam, i 12 giganti turchi, sono tornati. Davanti a 15 mila tifosi e un Paese intero, battono la Francia 95-77 e continuano la corsa verso le gloria, difficile già dai quarti quando incontreranno la Slovenia. Turkoglu e Guler sono i migliori in un successo cementato dalla prestanza fisica e abilità dei lunghi, lanciati da Boscia Tanjevic anche al Fenerbahce e non solo in anni di nazionale non sempre felici. La Francia è una delusione, mai in partita: vero che le manca l’anima, Tony Parker, e tanti giocatori importanti, ma lo spettacolo è davvero modesto, Diaw a parte. Due triple di Turkoglu, in un duello Nba col francese, danno la leadership alla Turchia, possente sotto canestro proprio come piace a Tanjevic. Arriva anche a +10 a inizio del secondo quarto (26-16), con tanta zona e le folate offensive di Guler, che dovrebbe soprattutto essere uno specialista difensivo e segna 8 punti nel secondo quarto e non sbaglierà un tiro da 2 (7/7).

ZONA TURCA – Contro una squadra tanto atletica ma senza registi (il vero play è Diaw), la zona turca ha buon gioco, il tiro francese cala, i rientri difensivi latitano e i padroni di casa vanno al riposo sul +15 con 8 punti di Turkoglu e 7 di Ilyasova. Nella ripresa non cambia niente, anzi il vantaggio turco si dilata fino al +28 e i francesi continuano a non capire niente delle difese di Tanjevic, che increbilmente si concede un secondo tempo seduto sulla sua panchina, ma non difendono abbastanza per partire col loro spettacolare contropiede. Solo Diaw lascia il segno, l’altro Nba “vero” rimasto quest’anno, Batum, è impalpabile, De Colo segna solo a gara compromessa. Turkoglu entra nell’ultimo quarto con 20 punti, improvvisamente gli atletoni francesi cominciano a pressare, un paio di schiacciate spettacolari di Batum e tutto finisce. I ragazzoni di Boscia, gli altissimi Asik, Erden, Savas cresciuti con amorevole cura dal nostro ex c.t., sono invalicabili.

Turchia: Turkoglu 20, Guler 17, Asik 10.
Francia: Diaw 21, De Colo 15, Batum 11.

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