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Bryant trascina i Lakers, Jennings non può nulla

Per Kobe e l’ex romano 31 punti a testa, i Bucks si inchinano a Los Angeles che ha 21 punti di Shannon Brown. Vittorie esterne per Chicago, Atlanta e Portland, Cleveland supera Philadelphia

Kobe Bryant fra Andrew Bogut (6) e Brandon Jennings. Ap
Kobe Bryant fra Andrew Bogut e Brandon Jennings

I Lakers passano a Milwaukee nonostante un grande Brandon Jennings. Vittorie esterne anche per Chicago a Houston, Atlanta a Indianapolis e Portland a Memphis. Solo Cleveland, contro Philadelphia, riesce a vincere in casa.

Milwaukee Bucks-Los Angeles Lakers 107-118

I Lakers mettono fine a una serie di 3 vittorie per Milwaukee, ma la partita è molto difficile in casa di Brandon Jennings e compagni. L’ex oggetto misterioso della Lottomatica Roma ne mette 19 nella sola prima metà di gara, chiusa avanti dai Bucks 59-57, ma la sua sfida a distanza con Bryant non basta – alla lunga – per permettere a Milwaukee di vincere. Bogut sbaglia troppo (4/12 dal campo, 2/10 ai liberi), mentre dall’altra parte ci sono 21 punti in 21′ dalla panchina di Shannon Brown, 16 dei quali nell’ultimo quarto per mantenere un vantaggio creato da Bryant nel terzo periodo. Kobe, infatti, lì mette 13 punti di cui 7 consecutivi in un parziale di 10-0 che permette ai campioni Nba di prendere anche psicologicamente il controllo della gara (82-75 a 3’26 dall’ultima pausa).

Milwaukee: Jennings 31 (8/15, 4/11, 3/3 tl), Gooden 22, Maggette 15, Bogut 12, Salmons 10. Rimbalzi: Bogut 18. Assist: Jennings e Salmons 6.
L.A. Lakers: Bryant 31 (10/19, 0/4, 11/11 tl), Brown 21, Gasol 18, Odom 13, Fisher 10. Rimbalzi: Gasol 10. Assist: Odom 6.

Houston Rockets-Chicago Bulls 92-95

Partita decisamente ondivaga a Houston, con le due formazioni a scambiarsi parziali specialmente nel secondo e nel terzo quarto (30-15 pro Bulls nel secondo quarto, 30-14 pro Rockets nel terzo), e allora Derrick Rose decide di vincerla. Nell’ultimo quarto il playmaker dei Bulls mette 17 punti, e costruisce il vantaggio che poi si rivelerà decisivo ai danni di Houston, sempre senza Brooks e Yao. Determinante anche l’apporto di Korver, che non solo mette la tripla del +9 (89-80 a 4’31 dalla fine), ma ci mette molte altre cose importanti venendo dalla panchina (3/4 dal campo, 6 rimbalzi, 4 assist e 3 recuperi in 26′). Houston torna a -3, ma gli ospiti gestiscono la situazione dalla lunetta nell’ultimo minuto con Noah e Deng.

Houston: Scola 27 (11/17, 5/6 tl), Miller 21, Martin 18, Battier 11. Rimbalzi: Scola e Miller 5. Assist: Lowry 7.
Chicago: Rose 33 (8/15, 4/5, 3/6 tl), Deng 16, Noah 12, Brewer 11, Korver 10. Rimbalzi: Deng 10. Assist: Rose 7.

Roy Hibbert contro Al Horford. Ap
Roy Hibbert contro Al Horford

Indiana Pacers-Atlanta Hawks 92-102

Senza gli infortunati Darren Collison e Tyler Hansbrough, i Pacers vanno in difficoltà contro Atlanta, che invece sfrutta proprio la sua profondità e manca 6 uomini in doppia cifra con una perfetta gestione del pallone (26 assist, solo 7 palle perse). Gli Hawks fanno la differenza nel terzo quarto, quando con 12 punti di Josh Smith passano dal +3 al +13 (77-64 a 1′ dalla fjne del periodo, mentre sale in cattedra Al Horford per gestire la rimonta dei padroni di casa fino a -5. Il centro di Atlanta mette 6 punti in 1’30 e l’assist per il 2+1 di Johnson, chiudendo la contesa (90-78 a 5’58 dalla fine).

Indiana: Granger 22 (6/10, 1/4, 7/8 tl), Hibbert 18, Dunleavy 14, Jones 10. Rimbalzi: Hibbert 15. Assist: Ford 5.
Atlanta: Smith 25 (8/15, 1/1, 6/7 tl), Bibby 16, Horford 15, Williams, Johnson e Crawford 11. Rimbalzi: Smith 8. Assist: Bibby 7.

Memphis Grizzlies-Portland Trail Blazers 99-100

Alla prima partita in quintetto della stagione, con Brandon Roy fuori per infortunio, Wesley Matthews non potrebbe dare una risposta migliore. Ci mette 22 punti già prima dell’intervallo di una partita equilibrata (7 punti il più ampio margine, a favore degli ospiti), che si trascina punto a punto fino alla fine. Nell’ultimo minuto diventa protagonista Andre Miller: prima il tiro sbagliato e corretto da Batum, poi il tiro in allontanamento dalla media distanza e i tiri liberi a chiudere il 6-0 che mette la gara nelle mani dei Blazers (99-93 a 9 secondi dalla fine). Inutili le triple finali di Gay e Conley.

Memphis: Gay 20 (7/10, 1/2, 3/3 tl), Randolph 19, Mayo 17, Conley 16. Rimbalzi: Randolph 14. Assist: Conley 6.
Portland: Matthews 30 (6/9, 5/10, 3/4 tl), Aldridge 23, Miller 19, Batum 11. Rimbalzi: Camby 17. Assist: Miller 9.

Anderson Varejao (a sin) contro Andres Nocioni. Ap
Anderson Varejao (a sin) contro Andres Nocioni

Cleveland Cavaliers-Philadelphia 76ers 101-93

Quarta sconfitta consecutiva per Philadelphia, mentre Cleveland interrompe proprio una serie di 4 k.o. in casa, facendo felice coach Scott, che pretendeva una grande applicazione specialmente nel terzo quarto, fin qui quello più difficile da affrontare per i Cavs. Proprio al rientro dagli spogliatoi, invece, i padroni di casa fanno la differenza: un parziale di 11-0 per Cleveland regala ai giocatori di Scott il vantaggio in doppia cifra (grazie al 2+1 firmato da Varejao), e da lì in poi i Cavs controllano la situazione.

Cleveland: Gibson 18 (3/7, 3/5, 3/4 tl), Graham e Moon 13, Parker e Jamison 10. Rimbalzi: Moon 8. Assist: Sessions e Gibson 8.
Philadelphia: Young 17 (8/12, 1/1 tl), Turner 16, Brand 13, Nocioni 12, Holiday 11, Williams 10. Rimbalzi: Brand 11. Assist: Holiday 10.

tratto da Gazzetta.it

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Boston espugna Miami I Lakers cadono a Denver

Un grande Allen lancia i Celtics, che passano 107-112 a casa di LeBron: i suoi 35 punti non bastano. Si ferma l’imbattibilità della squadra di Kobe Bryant, che è sconfitta 118-112 a casa dei Nuggets, trascinati da Anthony. Gli Hornets di Belinelli unica squadra imbattuta

Ray Allen batte a canestro LeBron James. Reuters

Ray Allen batte a canestro LeBron James

Denver si prende le luci della ribalta infliggendo ai Los Angeles Lakers la prima sconfitta stagionale dopo 8 vittorie di fila. I New Orleans Hornets di Marco Belinelli restano così l’unica squadra ancora imbattuta nella Nba (7 vittorie su 7, tornano in campo sabato). Nelle altre sfide della notte, Boston batte ancora Miami grazie al 7/9 da tre di Ray Allen; Chicago travolgente su Golden State.

Miami Heat-Boston Celtics 107-112

Una stella da sola non basta. È la lezione che Boston (7 vinte-2 perse, miglior squadra a Est) infligge a domicilio a Miami, a cui non servono i 35 punti di LeBron James per evitare la quarta sconfitta in 9 gare. Il due volte Mvp segna quanto Ray Allen (miglior performance dall’11 gennaio 2009), che però è supportato da una squadra in gran forma (54,4% dal campo): Pierce ci mette 25 punti, Garnett 16 e 13 rimbalzi, Rondo 16 assist. Le altre star di Miami invece latitano: Bosh segna 9 dei suoi 15 punti in un quarto solo, Wade chiude con 8 punti (2/12 dal campo), sua peggior prova da gennaio (ma allora aveva giocato solo 7’). Miami soffre lo strapotere sotto canestro di Garnett nel primo tempo, e Boston scappa sul 22-10 a 3’32” dalla prima sirena. Gli Heat limitano i danni grazie a House (9 punti nel primo quarto, chiuso con i Celtics avanti 27-20) e risalgono fino a 32-28 con Haslem, ma Boston piazza un 19-7 costruito sugli assist di Rondo e vola sul 51-35 a 3’55” dal riposo, dove arriva avanti 61-46 con Allen già a quota 18. Boston è sul 72-52 in avvio di ripresa, ma LeBron James suona la sveglia: il due volte Mvp si carica sulle spalle i compagni, e con 12 punti personali dimezza lo svantaggio alla terza sirena (88-78). Boston riesce a tenere gli avversari a distanza fino a 2’51” dalla fine (110-99), poi Haslem con 6 punti quasi confeziona la rimonta: gli Heat arrivano a 3 punti di distanza (110-107) a 13” dalla fine, ma Allen dalla lunetta fa esultare i Celtics.

Miami: James 35 (9/16 da due, 0/5 da tre, 17/22 liberi), Haslem 21, Bosh 15. Rimbalzi: James 10, Haslem 10. Assist: James 9
Boston: Allen 35 (6/14, 7/9, 2/2), Pierce 25, Garnett 16. Rimbalzi: Garnett 13. Assist: Rondo 16

Chicago Bulls-Golden State Warriors 120-90

Lo show del primo tempo. Chicago impiega 24’ a spazzare via la resistenza di Golden State, alla seconda partita di un back-to-back, e a conquistare la quarta vittoria stagionale (3 sconfitte), la seconda consecutiva. I Bulls, con Luol Deng e Derrick Rose in stato di grazia, chiudono con l’intero quintetto che realizza almeno 14 punti, il 54,8% dal campo e un buon 46-39 a rimbalzo. Ma è nel primo tempo che gli uomini di Thibodeau fanno la differenza: 53,1% al tiro contro 39,1% concesso ai Warriors, 26-20 a rimbalzo e 39 punti della coppia Deng (21)-Rose (18) valgono un netto 66-38 al rientro negli spogliatoi. “È cominciato tutto con la difesa, la ricerca del rimbalzo e dare tutto. È quando giochiamo così che siamo veramente pericolosi” ha detto Rose. Golden State, senza l’infortunato Lee (troppo forte il dolore al gomito destro, ferito dai denti di Wilson Chandler nella sfida contro i Knicks), si affida a Ellis e Curry ma riesce a combinare poco, visto che Chicago scappa sul 30-16 già a 2’ dalla prima sirena trascinata da Rose (12 punti) e Deng (10). I padroni di casa aprono con un 6-0 il secondo parziale e toccano 20 punti di vantaggio (40-20), poi con un 15-3 vanno a +30 (61-31) a 2’49” dal riposo. Ellis prova a riportare in partita gli ospiti con un terzo periodo da 10 punti, ma il vantaggio dei Bulls non scende mai sotto quota 20. Coach Thibodeau richiama in panchina Deng, Rose e Noah a 7’25” dalla fine della gara con Chicago avanti 103-71: il resto è tempo buono solo per le riserve. Golden State rimedia così la terza sconfitta in nove gare .

Chicago: Deng 26 (7/14, 2/5, 6/7), Rose 22, Noah 17. Rimbalzi: Deng 11. Assist: Rose 13
Golden State: Ellis 24 (10/17, 0/3, 4/4), Curry 17, D. Wright 12. Rimbalzi: D. Wright 8. Assist: Curry 6 Denver

Kobe Bryant, a sinistra, con Carmelo Anthony. Epa
Kobe Bryant, a sinistra, con Carmelo Anthony

Nuggets-Los Angeles Lakers 118-112

Kobe Bryant diventa il più giovane di sempre a tagliare il traguardo dei 26mila punti in carriera, ma ai Lakers non basta per evitare a Denver (5-4) la prima sconfitta stagionale dopo 8 successi. Sulla partita dei campioni, stesi dai 32 punti di Anthony, pesa il 33-19 incassato nell’ultimo quarto, in cui i Nuggets hanno tirato con il 12/19 dal campo tenendo gli avversari a 7/23. Lakers sul 21-16 a 2’10” dalla prima sirena, ma Anthony (11 punti nel parziale) tiene in vita Denver (26-26). I Lakers riprovano la fuga con le seconde linee (38-30 a 8’51” dal riposo), i Nuggets rispondono con un 12-0 alimentato da 8 punti di Nené buoni per il 48-44, ma Bryant (34,3% dal campo) trascina i Lakers sul 64-59 all’intervallo. Kobe apre la ripresa con 4 punti (13 per lui nel terzo quarto), dando il via alla fuga che porta Los Angeles al +14 (77-63) e sul 93-85 alla terza sirena. Dopo i due punti di Brown, i Nuggets partono per un 16-0 alimentato da 11 punti di Ty Lawson. Bryant e Brown riportano dentro gli ospiti, avanti 105-103 a 4’52” dalla fine; Denver però con 6 punti di Anthony parte per un altro break (11-0) che vale il 114-105 con 2’13” da giocare. Bryant riaccende le speranze dei campioni con 5 punti di fila, tagliando a 4 le lunghezze da recuperare con 1’27” a disposizione. Ma i campioni non segnano, e Billups a 25” dalla fine va in lunetta per il 116-110. Gasol si prende il tiro successivo ma rimedia solo una stoppata da Anthony che chiude definitivamente i giochi.

Denver: Anthony 32 (13/22, 1/3, 3/3), Nené 18, Lawson 17. Rimbalzi: Anthony 13, Lawson 5
LA Lakers: Bryant 34 (8/22, 3/10, 9/13), Brown 19, Artest 18. Rimbalzi: Gasol 20. Assist: Bryant 5

tratto da Gazzetta.it

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Kobe Bryant operato al ginocchio

Kobe Bryant

Kobe Bryant ha recentemente subito un intervento chirurgico in artroscopia al ginocchio destro, lo hanno rivelato venerdì i Los Angeles Lakers. Bryant sarà pienamente recuperato ben prima dell’apertura del training camp il 25 settembre, hanno annunciato i Lakers in un breve comunicato. Il due volte MVP delle finali NBA è stato operato la settimana scorsa. Il ginocchio di Bryant è stato ripulito già all’inizio nei playoff e Kobe ha giocato con diverse lesioni supplementari mentre conduceva i Lakers al suo secondo titolo consecutivo. I Lakers hanno comunicato il mese scorso che probabilmente Bryant avrebbe dovuto operarsi quest’estate per ripulire il ginocchio. Non è stato ritenuto urgente, così ha fatto un viaggio in Sudafrica per la Coppa del Mondo di calcio prima di farlo. Il team non ha precisato se Bryant si opererà all’indice infortunato, che si è fratturato alla fine dell’anno scorso e gli ha causato problemi al tiro per tutta la stagione.

Anche se Bryant sta lavorando alla riabilitazione del ginocchio, ha giocato un ruolo importante in due firme per i Lakers durante questo mese. Il veterano Derek Fisher e Matt Barnes hanno spiegato l’influenza personale di Bryant su di loro come una delle ragioni principali per cui hanno firmato con i gialloviola per cercare un altro titolo.

Il general manager Mitch Kupchak ha detto venerdì che i Lakers sono ancora in trattativa con la guardia Shannon Brown, che è uscito dal suo contratto per diventare free agent. Brown ha detto di voler tornare ai Lakers e Kupchak spera ancora che lo faccia.

Kupchak ha anche detto che i Lakers continueranno a valutare le scelte del draft al secondo giro Devin Ebanks e Derrick Caracter durante il training camp dopo che entrambi si sono comportati sorprendentemente bene nella Summer League.

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Matt Barnes ai Los Angeles Lakers

Matt Barnes

“It’s official, I am a Laker”

Con questa frase sul suo profilo di Twitter, Barnes ha annunciato che ha firmato con i Los Angeles Lakers. Il contratto è di un anno a 1.7 mili0ni di dollari. Dopo Artest, un altro “duro” alla corte di coach Zen. Un buon difensore e anche un discreto finalizzatore, dovrà marcare anche lui LeBron alternandosi con Ron Ron?? La mossa di mercato è stata annunciata oggi dal General Manager Mitch Kupchak. Barnes, da sette anni in NBA, è apparso in 81 partite (58 partenze) la scorsa stagione con Orlando, con una media 8,8 punti, 5,5 rimbalzi e 1,7 assist in 25,9 minuti. 

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Kobe Bryant: video dell’intervista a Sky

Guarda l’intervista a Kobe 3 anni fa con Sportitalia:

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Bryant vorrebbe chiudere la carriera in Italia!

Kobe Bryant in Sud Africa

Sugli spalti per Stati Uniti-Ghana, l’Mvp delle finali Nba conquistato dal Mondiale: “Amo il calcio, da piccolo sognavo di essere Van Basten o Baggio. Peccato per gli azzurri, non mi aspettavo l’eliminazione, ma si rifaranno tra quattro anni. A fine carriera torno dove sono cresciuto”

C’era anche Kobe Bryant, ieri sera, sugli spalti del Royal Bafokeng Stadium di Rustenburg. Tuta della nazionale statunitense e cappellino di lana, la stella dei Los Angeles Lakers, reduce dalla conquista del quinto anello di campione Nba, ha fatto il tifo fino all’ultimo. Non solo basket, quindi. “Amo il calcio fin da quando ero bambino, da quando vivevo in Italia e tifavo Milan, sognando di essere un giorno Van Basten, un giorno Maradona e uno Baggio. Qui non potevo mancare”.

Ospite di uno dei suoi molti sponsor, Bryant, è stato paragonato dai giornalisti a Cristiano Ronaldo e Messi. “Per me è un onore essere paragonato a loro” ha risposto l’asso di Los Angeles, che poi si è sbilanciato sulle favorite: “Un mese fa dicevo Germania, ora non so, comunque mi piacciono Spagna e Brasile. Domani vado a vedere la partita contro il Cile”. Sulle delusioni del Mondiale, invece, Bryant ha le idee chiare: “Mi è dispiaciuto moltissimo per l’eliminazione dell’Italia. Non me l’aspettavo, ma si rifarà tra quattro anni”.

L’Italia è il paese dove Bryant intende chiudere la carriera, come più volte dichiarato in passato: “Sì, è vero, mi piacerebbe moltissimo chiudere la mia carriera giocando in Italia. Ho tanti amici a Reggio Emilia e Milano. Adesso no, ma è un sogno che realizzerò”.

tratto da Gazzetta.it

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I Lakers vincono il loro 16° anello. Bryant Mvp della finale

I Los Angeles Lakers hanno vinto il campionato Nba 2010. A Los Angeles in gara 7 hanno battuto i Boston Celtics per 83-79. I Lakers hanno avuto la meglio sui Celtics al termine di una partita tesissima, giocata tutta sul filo dei nervi. In svantaggio per i primi tre quarti (finiti rispettivamente 14-23, 34-40, 53-57), i Lakers sono stati protagonisti di un ultimo quarto straordinario sul piano della concentrazione. Eccezionale Kobe Bryant in chiave difensiva (‘solo’ 23 punti per lui, ma ben 15 rimbalzi), fondamentale Pau Gasol (19 punti e addirittura 18 rimbalzi), determinante Ron Artest (20 punti e 5 rimbalzi). Tra i Celtics, i migliori sono stati Paul Pierce (18 punti e 10 rimbalzi), Kevin Garnett (17 punti e 3 rimbalzi) e Rajon Rondo (14 punti, 8 rimbalzi, 10 assist). Ma la squadra ha risentito dell’assenza del ‘lungo’ Kendrick Perkins, infortunatosi ai legamenti di un ginocchio in gara 6. Per l’allenatore dei Lakers, Phil Jackson, è l’11/a vittoria del titolo Nba, un record. Per Kobe Bryant, miglior giocatore della Nba nelle final series, il 5/o titolo in carriera.

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leggi il commento della partita

Highlights di gara 7

Press Conference di Phil Jackson

Press Conference di Derek Fisher

Press Conference di Kobe Bryant

Una divertentissima Press Conference di Ron Artest

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