Super Melo, riscatto Knicks. Perdono le prime della classe

Dopo 6 k.o. di fila New York supera Orlando grazie a 39 punti di Anthony. Chicago è travolto in casa da Philadelphia, Boston cade sul campo di Indiana, San Antonio cede per la quarta volta consecutiva ma stavolta oltre a Duncan mancavano anche Parker e Ginobili

Carmelo Anthony dopo un canestro da tre. Reuters
Carmelo Anthony dopo un canestro da tre

New York interrompe la serie di sei sconfitte consecutive, battendo Orlando con un Carmelo Anthony favoloso. Perdono, invece, le prime della classe: Chicago si fa battere in casa da Philadelphia, Boston perde ancora (sul campo di Indiana), San Antonio cede per la quarta volta consecutiva, in casa contro Portland, ma senza Parker e Ginobili, oltre a Duncan. Seconda vittoria esterna della stagione per Washington, a Salt Lake City, mentre Charlotte si aggiudica lo spareggio playoff contro Milwaukee.

New York Knicks-Orlando Magic 113-106 dts

I New York Knicks (36-38) interrompono la serie di 6 sconfitte consecutive con il miglior Carmelo Anthony, contro dei Magic (47-27) reduci da 5 vittorie in fila ma senza Nelson, Quentin Richardson e Redick. Una gara che i Knicks sono stati vicini a vincere già nei regolamentari, quando Amar’e Stoudemire ha segnato il 98-92 a 1’20 dalla fine, ma le triple di Gilbert Arenas (2/11 dal campo per lui) e soprattutto quella di Jason Richardson (a 5 secondi dalla fine) hanno permesso agli ospiti di centrare la parità a quota 100 e prolungare la gara. I Knicks partono meglio nel supplementare, con le triple di Douglas e Billups, e la schiacciata di Anthony per il 108-104. L’episodio chiave della gara arriva a 1’16 dalla fine: Jason Richardson sbaglia una tripla per sorpassare, sul 108-106, e a Dwight Howard viene sanzionato il sesto fallo personale, a rimbalzo, condito da un fallo tecnico che Billups amministra dalla lunetta. I Magic non segnano più, Anthony, Douglas e ancora Billups chiudono la gara con i tiri liberi.

New York: Anthony 39 (10/20, 2/6, 13/17 tl), Stoudemire 20, Billups 17, Douglas 16. Rimbalzi: Anthony 10. Assist: Billups 6.
Orlando: Howard 29 (9/17, 11/15 tl), J. Richardson 24, Turkoglu 18, Bass 14, Anderson 10. Rimbalzi: Howard 18. Assist: Arenas 5.

Andre Miller (a sin.) contro Gary Neal. Reuters
Andre Miller (a sin.) contro Gary Neal

San Antonio Spurs-Portland Trail Blazers 92-100

Quarta sconfitta consecutiva per i San Antonio Spurs (57-17), che però giocano senza Tony Parker (problema alla rotula sinistra), Manu Ginobili (infortunatosi nell’ultima partita a Memphis) e Tim Duncan, che aveva già saltato le ultime 2. Inoltre mancava anche Antonio McDyess. In queste condizioni, i texani fanno quello che possono, tenendo fino a fine terzo periodo (72-67 dopo un quarto da 21-9), ma cedendo di schianto negli ultimi 12 minuti. Dopo la tripla del +8 di Gary Neal a 9’18 dalla fine (80-72), i Blazers (43-31) mettono a segno un parzialone di 15-1 chiuso dalla tripla di Gerald Wallace (87-81 a 2’01 dalla fine). I texani non rientrano più, Miller e Matthews finiscono il lavoro dalla lunetta.

San Antonio: Hill 27 (11/18, 0/2, 5/9 tl), Splitter 14, Quinn e Neal 8. Rimbalzi: Splitter 9. Assist: Hill 6.
Portland: Miller 26 (9/14, 0/1, 8/10 tl), Matthews 19, Wallace 14, Roy 11, Batum 10. Rimbalzi: Batum 13. Assist: Roy 4.

Indiana Pacers-Boston Celtics 107-100

Rientra Rondo, ma Indiana (33-42) ne aveva di più rispetto a Boston (51-22), che ha perso 7 delle ultime 12 gare e non approfitta del passo falso di Chicago per riavvicinarsi alla vetta della Eastern Conference. Gli ospiti iniziano bene, con 12 punti di Rondo in poco più di 6 minuti per andare sul +10 (22-12) con 5’46 da giocare nel primo quarto. I Pacers non si fanno impressionare, lavorano con Hibbert per sfruttare il vantaggio vicino a canestro (4 falli e solo 25 minuti in campo per Garnett, 5 in 17 minuti per Krstic, fuori i due O’Neal) e toccano a loro volta il +10 all’inizio del terzo periodo, con il tiro di Hansbrough (59-49). L’altalena nel punteggio continua fino a che Darren Collison non prende in mano la situazione: dopo la parità a quota 94 siglata da Ray Allen con un tiro libero (5’47 da giocare), il playmaker di Indiana mette 8 degli ultimi 13 punti dei suoi, compresi quelli del 106-100 a 34 secondi dal termine, che significano vittoria.

Indiana: Hibbert 26 (12/17, 2/2 tl), Granger 18, Collison 17, Price 15. Rimbalzi: Foster 7. Assist: Granger 4.
Boston: Pierce 23 (5/9, 3/4, 4/4 tl), Rondo 22, Davis 20, Allen 11. Rimbalzi: Pierce e Garnett 6. Assist: Rondo 8.

Derrick Rose (1) supera Jodie Meeks. Reuters
Derrick Rose (1) supera Jodie Meeks

Chicago Bulls-Philadelphia 76ers 85-97

Prova di grandissima personalità per i 76ers (38-36), che vanno a casa della miglior squadra della Eastern Conference, Chicago (53-20), e non le concedono un solo vantaggio in tutti i 48 minuti. Derrick Rose è inarrestabile quando attacca il ferro ma le sue 10 palle perse testimoniano delle difficoltà sue e della squadra nell’attaccare insieme la difesa di Philadelphia, che con la consueta distribuzione di tiri e minuti coinvolge tanti giocatori e arriva a toccare il +23 a 4’15 dall’intervallo (50-27 con i tiri liberi di Williams). Chicago rientra fino a -4 con 4 punti di Rose a 9’11 dalla fine (68-72), ma i 76ers oltre a un eccellente Thaddeus Young riescono a trovare risorse da tutti. Determinanti i 6 punti consecutivi di Spencer Hawes (88-80 a 2’06 dal termine), che lanciano gli ospiti verso una comoda vittoria in doppia cifra.

Chicago: Rose 31 (12/21, 0/3, 7/9 tl), Boozer 15, Deng e Noah 10. Rimbalzi: Noah 13. Assist: Rose 5.
Philadelphia: Young 21 (10/16, 1/2 tl), Iguodala 19, Hawes 14, Brand 13, Holiday 12, Williams 10. Rimbalzi: Brand 9. Assist: Iguodala e Williams 7.

Charlotte Bobcats-Milwaukee Bucks 87-86

Partita molto interessante tra due formazioni in lotta per l’ultimo posto disponibile nella griglia dei playoff a Est. Una sorta di spareggio per stabilire chi potrà continuare a inseguire Indiana. Dopo questo risultato, Charlotte (31-42) è certamente più accreditata rispetto a Milwaukee (29-44). I Bucks sembravano avere la gara in mano nell’ultimo quarto: Delfino segna il suo unico canestro dal campo a 7 minuti dalla fine, servito da Jennings per la tripla del 79-72. Lo stesso Jennings replica poco dopo, sempre da fuori, per l’82-75 a 5’56 dalla sirena. Poi per gli ospiti si spegne la luce, e sbagliano gli ultimi 11 tiri dal campo. Si accende Gerald Henderson, invece, che segna gli ultimi 7 punti dei suoi compresi i 2 del sorpasso a 22 secondi dalla fine (l’87-86 finale). Jennings ha ancora tre possibilità: sbaglia due volte in layup e poi, dopo il rimbalzo offensivo di Dooling, anche la tripla dall’angolo. Arriva Delfino, allo scadere, che prova a correggerla in tap-in, ma sbaglia pure lui. Charlotte è anche fortunata, ma rimane davvero in corsa.

Charlotte: Jackson 18 (6/8, 2/6), Henderson 16, Diaw, Augustin e Carroll 10. Rimbalzi: Thomas 6. Assist: Diaw e Augustin 8.
Milwaukee: Jennings 26 (8/19, 2/8, 4/4 tl), Bogut 26 (13/19), Mbah a Moute 11. Rimbalzi: Bogut 9. Assist: Salmons 6.

Utah Jazz-Washington Wizards 95-100 dts

Washington (18-55) aveva ancora un obiettivo per questa stagione: non eguagliare il record di Sacramento, quello del peggior rendimento esterno su singola stagione (1-40 nella stagione 1990-91). La sconfitta pareva molto vicina sul campo di Utah (36-39), quando Ronnie Price è andato in lunetta a 14 secondi dalla fine sul +1. Il giocatore dei Jazz, però, fa solo 1/2 e regala a Washington la chance di pareggiare. Ci pensa Jordan Crawford a 4 secondi dalla fine (85-85) e si va al supplementare. Crawford, ancora lui, parte con 4 punti consecutivi, e arriva anche la tripla di Mo Evans per il 92-85 a 3’17 dalla fine. Le triple di Watson e Miles nel finale non servono a nulla, i liberi di Wall (2/4) ed Evans (2/2) negli ultimi 35 secondi bastano agli ospiti per portare a casa la vittoria.

Utah: Miles 17 (2/6, 3/12, 4/7 tl), Jefferson 15, Watson 13, Millsap e Hayward 12, Favors 11. Rimbalzi: Jefferson 16. Assist: Watson 9.
Washington: Wall 28 (10/18, 0/2, 8/10 tl), Crawford 25, Evans 12, McGee 11. Rimbalzi: McGee 17. Assist: Wall 7.

tratto da gazzetta.it

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