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Milano vince a Sassari. E’ semifinale con Cantù

L’Arnani Jeans vince 72-60 gara -4 contro una Dinamo affaticata: è 3-1 nella serie. Hawkins il miglior realizzatore. Ora la sfida per un posto in finale è tutta lombarda

Davis Hawkins, 18 punti. Ciam/Cast
Davis Hawkins, 18 punti

L’Armani Jeans passa al PalaSerradimigni in gara -4, supera per 60-72 una Dinamo fiaccata dalla grande cavalcata di regular season e si prepara ad affrontare Cantù nella semifinale scudetto di Lega A.

Dinamo Sassari-Armani Jeans Milano 60-72

febbre in sardegna — PalaSerradimigni caldissimo ed esaurito in ogni ordine di posto, la flemma di Dan Peterson, gli spalti a spingere Sassari verso un traguardo inimmaginabile per una matricola al ballo delle debuttanti. L’Armani Jeans ha in mano il servizio che vale la semifinale, la Dinamo ha Diener e White incerottati. Si comincia, Pecherov parte in panchina, Devecchi nello starting five di Meo Sacchetti. Primo possesso milanese, Eze rompe gli indugi con due canestri in rapida successione (0-4), Pinton rileva Diener, Milano scappa via sull’8-0 con Jaaber e manda Sassari al minuto. È 0/2 di White, osservato speciale e merita il raddoppio, gioco da tre punti di Eze, dentro Tsaldaris, il parziale a 4’34” è di 14-0, sul secondo di Mancinelli entra Pecherov. Hunter spezza il sortilegio, magia di “The Flight” e seconda infrazione anche per Eze.

tocca a greer — Peterson getta in mischia Greer, buona difesa biancoblu, break da 7-0 sassarese (7-14), la tripla di Vanuzzo fa esplodere gli spalti (13-19) e chiude la prima frazione. Greer ne mette cinque in fila per l’allungo biancorosso (13-24), mentre Travis Diener osserva dalla panchina un match del quale sarebbe potuto essere protagonista. Schiacciata di White, Karl perentorio dai 6.75, Olimpia in testa alla corsa (17-27), Dinamo ad inseguire d’orgoglio. Tecnico e 4° fallo per Eze, la Dinamo mette dentro due liberi su quattro e non sfrutta il possesso, Hunter positivo sotto le plance, Rocca lavora nell’ombra e produce il +10 AJ. Terzo fallo per Devecchi, tegola per le già limitate rotazioni di Sacchetti, entra in striscia anche Mordente e sul 20-33 è minuto Dinamo.

milano gestisce — La lunetta è tabù per Sassari (5/12 nei primi 20’), Pecherov segna con Hunter a terra, il lungo Usa è costretto a tornare nello spogliatoio, , all’intervallo lungo è 22-37. Diener e Hunter tornano in campo, Mancinelli colpisce due volte dalla lunga (26-45), il divario cresce, Sassari non trova le energie per reagire mentre il plymaker di Fond du Lac viene richiamato in panchina. Le triple di Pinton e di capitan Vanuzzo (2) ridanno benzina alla macchina biancoblu (40-54). L’ultimo sipario si apre sul 42-56. Hawkins plana sulla preda (42-61) poi esce per il 4° fallo. La Dinamo di rabbia e cuore, Milano in gestione sino alla fine. È 3-1, l’Olimpia è in semifinale e festeggia. Il PalaSerradimigi applaude la sua squadra, addio che vuole essere soltanto un arrivederci.

Sassari: White 14, Tsaldaris , Vanuzzo 11
Milano: Hawkins18 , Greer 12, Mancinelli 9

tratto da gazzetta.it

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Sassari sbanca Milano Cantù travolge Varese

Parte la volata scudetto: l’AJ soffre la Dinamo che passa sulla sirena: 70-71. Senza storia l’altra sfida

Guarda qui gli Highlights della partita

Comincia con due risultati per niente scontati la serie dei playoff di serie A: la Dinamo Sassari passa a Milano 71-70, mentre Cantù passeggia con Varese 78-53. Nemmeno il tempo di rifiatare: gara-2 è tra quarantotto ore.

AJ Milano-Sassari 70-71

Una pagina di storia dei playoff è già stata riscritta. La Cenerentola Sassari si trasforma in splendida principessa e vince il primo round dei quarti di finale al cospetto di un’indecifrabile AJ. La formazione di Meo Sacchetti una volta di più si conferma degna di un monumento per come ha interpretato nel corso di tutta la stagione la sua avventura da matricola del campionato e il successo del Forum è la ciliegina sulla torta, ma non la fine di una corsa commovente. La Dinamo si presenta con tanti tifosi, ma senza Travis Diener che non ha recuperato da un guaio alla schiena. L’Olimpia presenta Karl, ma deve rinunciare oltre che a Maciulis anche a Pecherov per turnover.

Peterson prima della partita ricordava la sindrome da inizio playoff, quasi a volere esorcizzare il pronostico nettamente a favore di Milano: bastano infatti pochi minuti per capire che senza Diener l’attacco alla difesa schierata di Sassari è perlomeno difficile.
Alessandro Cittadini difende su Jaaber. Ciam/Cast
Alessandro Cittadini difende su Jaaber

Hawkins, con il nuovo taglio di capelli a spazzola, e Mancinelli allungano sul 12-6 al 6’ e subito dopo c’è spazio anche per Karl, il cui agonismo tende subito a sconfinare nella foga. A fine primo quarto siamo 16-12, con a Dinamo che vive quasi esclusivamente su White e Hunter. Quanto alla festa isolana si aggiunge con anche capitan Vanuzzo, ex che a Milano venne sbolognato con poco riguardo, la Dinamo scatta avanti (19-18). L’AJ balbetta dalla distanza (1/7) e con la panchina (Cittadini e Sacchetti Jr) Sassari allunga 26-22 dopo 15’. Milano non fa quasi mai canestro (2/12 tra l’11’ e il 17’) e ancora Sacchetti dalla distanza fa il break (23-31) mentre dalle tribune fiocca anche qualche fischio. A cavare un po’ d’impaccio i lombardi sono Jaaber e Hawkins che con il loro dirompente atletismo provano ad attaccare il tabellone con regolarità e combinano per 20 punti nel 34-35 all’intervallo.

Ci si aspetta l’urto AJ dopo il riposo invece è Eze a tenere a galla l’Olimpia per qualche minuto. Hunter e White perdono un po’ il filo del discorso e quando Milano riesce a correre trova un 10-0 per il 46-38 dopo 26’. Karl accende il Forum (in parterre anche Matri) con un paio di triple e una stoppata e c’è molto di suo nel vantaggio 53-44 al 28’. Sembra aprirsi un’autostrada, ma di colpo riecco White con una giocata da 4 (libero, rimbalzo offensivo e canestro con libero supplementare) e due tiri pesanti di Pinton che tengono il match più vivo che mai (56-54) a fine terzo quarto. Con 6 minuti da giocare regna ancora l’equilibrio (62-59), poi – con Hunter in difficoltà manifesta – Eze allarga il margine a 7 lunghezze, Il lungo statunitense della Dinamo reagisce e al 38’ siamo 68-66 e l’AJ si affida al cuore di Mancinelli che però esce per falli prima del rush finale. Sul 69-67 Sassari potrebbe sorpassare, ma c’è fallo in attacco di Hunter. Milano spreca due attacchi e White la punisce impattando a 35 secondi. Attacco sciagurato dell’AJ e palla persa: a 5” dalla fine fallo di Jaaber su Pinton che fa 2/2 dalla lunetta e da carneade diventa eroe. Hawkins si procaccia un dubbio fallo di White ma dalla lunetta sbaglia il primo, e come un perfetto suicida, segna il secondo impedendo il rimbalzo del potenziale pareggio. Sassari festeggia, i miracoli continuano e venerdì al Forum tutta la pressione sarà sull’Olimpia.

Milano: Jaaber 18, Hawkins 13, Eze 12
Sassari: White 16, Hunter 12, Pinton 11

 Markoishvili festeggia con Mian. Ciam/Cast
Markoishvili festeggia con Mian

Cantù-Varese 78-53

La Bennet archivia gara-1 con una vittoria nettissima su una Cimberio che recupera rispetto all’ultima gara della stagione regolare sia Slay (2/8 da due, 072 da tre) che Kangur (1/5). Alla formazione di casa, ‘tarantolata’ in difesa (17 recuperi), determinata in attacco (18/37 da due, 8/12 da tre), solida a rimbalzo (41-29 il computo) va il merito di aver da subito messo le mani sulla gara (23-6 all’8′) togliendo dalla partita Goss, l’uomo che più aveva preoccupato Trinchieri domenica scorsa: “Abbiamo toccato con mano che cosa succede quando quello che doveva essere un nostro punto fermo, e mi riferisco alla lotta a rimbalzo, non frutta nulla di concreto. Se non riusciamo a giocare alla pari con Cantù sotto le plance diventa difficile ridurre i gap che separa le due squadre”. E’ una disanima serena quella di Charlie Recalcati e, “anche se tra 48 ore sarà tutta un’altra partita” la voglia di riscatto varesina (12/29 da 2, 7/29 da tre) è un fuoco che cova sotto la cenere. Lo sa bene Trinchieri che a fine gara getta acqua sul fuoco, cercando di spegnere gli entusiasmi: “Erano mesi che volevamo giocare così. Ma adesso si resetta tutto. Ricordando però che tutto nasce dalla difesa, da quel modo di difendere che abbiamo messo in campo oggi. Ecco, se difendiamo bene, se facciamo fare all’attacco avversario quello che noi vogliamo, allora siamo pronti. Ma, lo ripeto, questa gara è già in archivio. Mi aspetto una Varese diversa e magari qualche ‘magata’ del Chiarlie…… Noi dobbiamo essere pronti”. Perchè è davvero difficile che la Cimberio, seppur incerottata, non provi a sbancare Cantù. Del resto basta aspettare solo 48 ore…

Cantù: Micov 14, Mazzarino 14,Markoishvili e Leunen 11
Varese: Stipcevic 14, Serapinas 9, Goss 6.

tratto da gazzetta.it

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Milano, Maciulis ko, in arrivo Coby Karl

Il figlio del coach dei Denver Nuggets sarà lo straniero di scorta, a meno di un passaggio al 3+2 con l’esclusione di Pecherov. Oggi gli esami per il ginocchio del lituano, si teme uno stop lungo

La vittoria nel derby lombardo contro Cremona ha portato una pessima notizia per l’Armani Jeans, che nel quarto periodo ha perso Jonas Maciulis. Le prime valutazioni dello staff medico hanno evidenzato un trauma distorsivo del ginocchio destro, ma oggi il lituano sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti strumentali. Si teme uno stop lungo, visto che Maciulis è uscito dal campo in barella, come testimonia la foto.

KARL – In vista dei playoff, intanto, l’Armani Jeans dovrebbe aggiungere un americano di scorta: si tratta di Coby Karl, guardia proveniente da Granada (con cui non è riuscito a evitare la retrocessione in Spagna). Il 28enne Coby è il figlio di George Karl, coach dei Denver Nuggets di Danilo Gallinari. Karl non dovrebbe entrare nelle rotazioni di Dan Peterson, e soprattutto non al posto di Maciulis, visto che ci sono già due americani (David Hawkins e Lynn Greer). Questo, a meno che non si decida per la soluzione drastica: passare dal 2+4 ai 3 Usa con 2 europei, e a quel punto arriverebbe l’esclusione di uno tra Petravicius e, soprattutto, Pecherov.

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Morris Finley lascia Milano

Pallacanestro Olimpia Armani Jeans Milano comunica di aver raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto di Morris Finley. Il giocatore è già ripartito per gli Stati Uniti.

“Vorrei ringraziare Morris per la serietà e l’impegno con cui ha lavorato in questi due anni con noi – afferma il General Manager Gianluca Pascucci – e augurargli a nome di tutta l’Olimpia il più sincero in bocca al lupo per il prosieguo della sua carriera agonistica”.

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Olimpia Armani Jeans Milano-Montepaschi Siena rinviata al 14 aprile

Pallacanestro Olimpia Armani Jeans Milano comunica che la partita di campionato contro la Montepaschi Siena prevista per domenica 27 marzo, si disputerà giovedì 14 aprile alle 20.15 presso il Mediolanum Forum di Assago. Il rinvio si è reso necessario a causa degli impegni europei della Montepaschi e nel rispetto del planning approvato dalla Legabasket ad inizio stagione.

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Milano scivola a Treviso. Primo k.o. per Peterson

Anticipo 17ª, la Benetton supera nettamente, 76-59, la squadra di Dan Peterson che perde dopo quattro vittorie di fila in campionato. Veneti sempre avanti: ottima la prova di Motiejunas, Peric e Bulleri

Bulleri contrastato da Mordente: duello fra ex compagni. Ciam-Cast
Bulleri contrastato da Mordente: duello fra ex compagni

Quello che non ti aspetti: nel momento più difficile la Benetton inventa la miglior gara dell’anno, e schianta l’Armani per 76-59, infliggendo la prima sconfitta a coach Dan Peterson. Le chiavi della vittoria? Intensità in difesa e a rimbalzo, un attacco corale sempre alla ricerca dell’uomo libero, e due protagonisti assoluti: Massimo Bulleri, letteralmente impazzito contro la sua ex-squadra; e un Donatas Motiejunas mai così maturo. Per il lituano 18 punti, 9 rimbalzi, 5 recuperi e 8 falli subiti.

milano in affanno — L’avvio è un errore dopo l’altro, e non solo per merito delle difese. I tiri non vogliono entrare. Dopo cinque minuti il tabellone segna 2-2, e le percentuali non sono da ricordare. Peterson cerca il cambio di ritmo facendo esordire Eze e inserendo Greer, ma non funziona. Treviso è molto più vivace: prova l’allungo con Bulleri, e solo una tripla di Hawkins permette a Milano di chiudere il primo quarto sotto di 2 (13-11). Adesso finalmente si gioca per davvero, anche perché il Bullo è scatenato: una tripla e due liberi del capitano regalano alla Benetton il +8 al 14’ (25-17). L’Armani soffre a rimbalzo, non mette una tripla (1/8) e troppo spesso si affida ad Hawkins, chiedendogli di inventare un canestro. Ma, nel momento migliore della Benetton, irrompe il 5-0 di Jaaber, che riapre il match: 29-24 al 18’. Ma Treviso c’è: è un libero del Bullo – sempre lui – a chiudere il primo tempo sul 32-26. Si riprende e la Benetton torna a +10 con il cuore e un grande Brunner. Se l’Armani resta in partita, è perché i veneti non segnano un libero (5/14). Coach Peterson mescola quintetti e difese (pressing e 1-3-1), ma a tenere a galla l’Armani sono due triple in serie di Jaaber (46-36 al 26’). Importantissime, perché permettono a Milano di crederci ancora. E così la squadra di Peterson si riavvicina pian piano, fino al –5 del 30’ (53-48, tripla di Hawkins). È questo il tema del match: Treviso guida perché gioca meglio; Milano resta in partita per i miracoli dei suoi fuoriclasse. Ma nell’ultimo quarto cambia tutto: la Benetton vola a +14 (62-48 al 34’), semplicemente perché trova sempre l’uomo libero. E questa è la volta buona per Treviso, che vola via. Esplode la gioia di un Palaverde caldissimo, e ora la Benetton può respirare.

Treviso: Motiejunas 18, Peric 15, Brunner 11, Smith e Bulleri 10
Milano: Jaaber e Hawkins 17, Pecherov 7

tratto da Gazzetta.it

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Milano, anche Benjamin Eze ora veste Armani Jeans

Pallacanestro Olimpia Armani Jeans comunica di aver raggiunto un accordo con il giocatore Benjamin Eze. Centro Nigeriano di passaporto italiano, classe 1981, Eze è reduce dall’esperienza al Khimki Mosca. Il giocatore arriverà a Milano nella giornata di domani e una volta espletate le formalità burocratiche e sostenute le visite mediche sarà a disposizione di coach Dan Peterson.

Dopo gli anni di college a Southern Idaho, Eze arriva in Italia a soli 20 anni, nella stagione 2001-02, per vestire la maglia della Viola Reggio Calabria, società con la quale disputa due stagioni e mezza. Esordisce in serie A proprio contro l’Olimpia Milano il 4 novembre 2001. Approda quindi a Siena nel 2004 e ottiene lo status di cittadino italiano. Con la Montepaschi vince 4 scudetti, tre Supercoppe Italiane e due Coppe Italia. Al termine della sua esperienza in Toscana, si trasferisce in Russia, paese che aveva già conosciuto giocando 3 partite a Saratov a soli 17 anni. Approda al Khimki Mosca, a suo tempo allenato da Sergio Scariolo, dove tiene una media di 8 punti e 4.3 rimbalzi a partita in poco più di 20’ di impiego.

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Milano ufficializza l’arrivo di Lynn Greer

Lynn Greer in maglia Napoli nella 2005-2006

La Pallacanestro Olimpia Armani Jeans comunica di aver raggiunto un accordo con il giocatore Lynn Greer. Statunitense, classe 1979, Greer arriva dal Fenerbahce Ulker Istanbul. Una volta espletate tutte le formalità burocratiche, il giocatore arriverà a Milano per sostenere le visite mediche e mettersi a disposizione di coach Dan Peterson.

Il suo è un ritorno nel campionato che l’ha definitivamente lanciato verso i grandi palcoscenici: dopo il college a Temple assieme a David Hawkins, Greer comincia a girare l’Europa tra Grecia, Polonia e Russia. Arriva in Italia nella stagione 2005-06 con la maglia della Carpisa Napoli: vince il titolo di Mvp del campionato con 22,6 punti di media e la Coppa Italia in finale contro la Lottomatica Roma dello stesso Hawkins. Le due stagioni successive sono quelle del ritorno in Nba con la maglia dei Milwakee Bucks. Torna in Europa nel settembre del 2007 con l’Olympiacos, prima di trasferirsi in Turchia.

Queste le sue prime parole da giocatore Olimpia Armani Jeans Milano: “Sono contentissimo di essere tornato nel campionato italiano e di vestire una maglia prestigiosa come quella di Milano. Avevo diverse altre offerte da squadre che mi davano la possibilità di giocare l’Eurolega, ma il progetto di Milano e il fascino di questa maglia mi hanno convinto a scegliere l’Olimpia. Ho una gran voglia di scendere in campo e di dare il mio contributo per regalare alla società e al pubblico grandi soddisfazioni”.

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Peterson, ritorno vincente. Milano travolge Caserta

Nell’anticipo della 13ª giornata di A la nuova Armani del quasi 75enne coach liquida 98-84 la Pepsi. Il “Nano ghiacciato” dopo un solo allenamento ha già impressionato lo spogliatoio con la sua determinazione

Dan Peterson, 74 anni, non allenava dal 1987. Ciam/Cast
Dan Peterson, 74 anni, non allenava dal 1987

Buona la prima, molto buona la prima. L’Armani Jeans bagna il ritorno di Dan Peterson con un successo 98-84 sulla Pepsi Caserta e con una delle migliori prestazioni stagionali in campionato. Non si cambia volto a una squadra in un giorno, ma radio spogliatoio parla chiaro: se lunedì tra i giocatori ci si divertiva a fare il verso al Coach e gli stranieri erano perlomeno perplessi, dopo il primo allenamento di ieri – “una vera sferzata di energia”, la descrizione di chi era in campo – erano in diversi a essere già conquistati dalla determinazione del nuovo allenatore. La nuova Milano è, per ora, tecnicamente figlia di quella di ieri, ma l’approccio è tutto nuovo e, statene certi, nessuno quanto il nuovo allenatore renderà la vita impossibile a chiunque pensi di accontentarsi.

nuova vita — Era un altro mondo quando Daniel Lowell Peterson si sedette per l’ultima volta su una panchina. I suoi ragazzi di allora sono diventati uomini e hanno avuto successo anche senza calcare i parquet: il suo vice Franco Casalini è uno stimato commentatore televisivo, Dino Meneghin è presidente della Fip, Mike D’Antoni allena i New York Knicks, Bob McAdoo fa il vice ai Miami Heat, Vittorio Gallinari è un agente di successo e ha un figlio che gioca da protagonista nella Nba; persino il cucciolo della squadra, Riccardo Pittis, ormai ha i capelli grigi ed è team manager della Nazionale. Era il 25 aprile 1987: il più vecchio in campo oggi, Mason Rocca, andava alle elementari e ad arbitrare al Palatrussardi (il Forum sarebbe sorto solo quattro anni più tardi) c’era Maurizio Martolini, padre di Alessandro che la coincidenza ha chiamato a dirigere la partita del ritorno di Peterson.

ad alto ritmo — Manca mezzora all’inizio quando il “Nano ghiacciato” (soprannome che lo stesso Dan ha tolto dalla naftalina in questi giorni) entra in campo, circondato da un inusitato numero di fotografi e operatori: la giacca marrone è molto “Milano da bere”, la freddezza dell’uomo di Evanston è solo apparente anche se nessuno può sapere cosa gli passi nella mente. L’AJ parte con un quintetto piccolo e qualcuno ricorda la “Banda Bassotti” di trent’anni fa, ma nessuno quanto Peterson sa che ripetere il passato sia uno dei modi peggiori per assicurarsi un futuro mediocre. Milano parte con grande determinazione e fatica solo dentro l’area dove Eric Williams impone chili e centimetri fino all’ingresso di Pecherov. L’ucraino si presenta con 9 punti in 3 minuti e Milano scatta avanti 25-17 con già 10 giocatori in campo, tutti desiderosi di giocarsi le loro chance per il nuovo corso. Si gioca ad alto ritmo, Milano è senza i fantasmi in testa delle ultime settimane mentre Caserta ci sguazza in un basket ad alto numero di possessi: Maciulis e Hawkins da una parte, Koszarek dall’altra sono tra i più efficaci. E’ decisamente una partita godibile con la Pepsi che per sei-sette volte spreca la palla del sorpasso: al riposo 48-44 per l’Armani (che ha tirato dal campo 41 volte contro una media stagionale di 30 per tempo), ma soprattutto facce divertite di chi ha l’impressione di avere ben speso i soldi del biglietto.

fortuna e sangue — La storia spesso si scrive anche con un po’ di fortuna, Peterson si gioca il suo primo bonus con una tripla estemporanea di Maciulis per il 58-49 al 24’. Poco dopo arriva quella di Pecherov per il 63-51. Caserta, reduce da 5 vittorie nelle ultime 7 partite, sente il fiato avversario sul collo: l’AJ sembra giocare senza pressione, gli extra pass fioccano e solo Williams continua a essere una spina nel fianco biancorosso. Quando Milano chiama time-out avanti 76-60 al 29’ si alza il coro unanime del pubblico che canta “Dan Dan Peterson”, felice non tanto per la bella prova quanto per la certezza di avere ritrovato una squadra che potrà anche perdere, ma che sputerà sangue. La Pepsi, semifinalista scudetto, non fa da sparring partner e l’AJ qualche vizio congenito ce l’ha quindi non è finita: 78-71 al 34’. Chi si aspetta qualche magata da Peterson, tipo la celebre 1-3-1, può attendere: Milano vince questa partita grazie all’applicazione su ogni possesso; allo stesso modo Peterson sogna di riconquistare l’Italia, non con gli slogan ma con il duro lavoro, lo stesso marchio di fabbrica che fece grandi i colori Olimpia e lo stesso con cui Siena ha fatto il vuoto nelle ultime stagioni.

peterson show — Il dopopartita è uno spettacolo nello spettacolo: in una sala stampa affollatata come non si vede da diverse finali scudetto a questa parte, il tecnico dell’Illinois ha messo in scena il terzo atto della sua recita. Telefonino acceso, che non smetteva di squillare, ha prima speso parole buone per tutti: “Grazie al pubblico che ha alimentato la nostra energia, grazie ai ragazzi che hanno disputato un’ottima partita, grazie ai miei assistenti che mi hanno dato l’idea di Hawkins su Di Bella e grazie a Bucchi perché abbiamo giocato coi suoi schemi”. Incalzato ha condiviso un po’ le sue emozioni (“Io sono di ghiaccio, ma sono sempre umano e l’adrenalina scorreva già dal riscaldamento”), ha escluso rivoluzioni (“In vita mia ho tagliato solo un giocatore, Wally Walker per Joe Barry Carroll, e anche i se i tempi sono cambiato e devo adeguarmi io credo molto nel gruppo. Per ora pensiamo solo a sostituire Van Den Spiegel”) e poi ha esaltato la politica dei piccoli passi: (“Scudetto? Non ci penso, il mio obiettivo è solo quello di migliorare di settimana in settimana. Per ora penso solo a domenica visto che ci aspetta Cremona che ha in Mahoric un allenatore favoloso”). Una battuta anche sul suo nuovo datore di lavoro, Giorgio Armani: “No, non ci ho parlato e non ho il suo numero. Spero gli abbiano dato la buona notizia che abbiamo vinto”. E finito il lavoro foto e autografi coi tifosi che lo attendevano all’uscita del Forum. Un fuoriclasse si vede anche nelle piccole cose.

Milano: Pecherov 21, Jaaber 16, Maciulis 13
Caserta: Williams 19, Jones 18, Di Bella 13

tratto da Gazzetta.it

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Dan Peterson torna a Milano. Coach al posto di Bucchi

Il 75enne statunitense guiderà l’Armani Jeans fino al termine della stagione. Al suo fianco come vice resta Giorgio Valli. La sconfitta di Cantù ha portato l’Olimpia alla decisione. “Non avrei fatto questa scelta per un’altra squadra”

Dan Peterson, 74 anni. Archivio
Dan Peterson, 74 anni

Il padre di tutti i ritorni matura inaspettato in un freddo giorno di gennaio. Dan Peterson torna ad allenare l’Olimpia Milano, quasi 24 anni dopo l’ultima volta. Aveva chiuso al termine della stagione 1986-87, dopo aver conquistato in un colpo solo Coppa Italia, Eurolega e scudetto, battendo in finale 3-0 Caserta. E proprio contro Caserta, mercoledì sera alle 20 al Forum di Assago, comincia la sua nuova avventura con Milano, che nel 1987 si chiamava Tracer e che oggi è Armani Jeans. Peterson prende il posto di Piero Bucchi, cacciato dopo il 67-59 incassato a Cantù: è la terza sconfitta in 12 gare di campionato, pesante come un macigno dopo la mancata qualificazione alle Top 16 di Eurolega.

il commento — “Livio Proli mi ha chiamato stamattina verso le 10.30 – ha raccontato il coach a Sportitalia -, mi ha detto di avere dormito male dopo la sconfitta di Cantù e mi ha chiesto se fossi a Milano questa settimana per incontrarmi. Siamo andati a pranzo e lui mi ha detto che Piero Bucchi non era più l’allenatore dell’Olimpia Milano. Mi ha chiesto la disponibilità e l’ho data, ma non accade tutto in un secondo. Lui deve fare le sue verifiche e domani ci sarà una decisione definitiva. Non avrei fatto questa scelta per un’altra squadra, ma solo per l’Olimpia: farò questo passo con grande cuore. Loro hanno avuto la visione di andare oltre il fatto che sia fuori da un quarto di secolo. Non pretenderò di fare le stesse cose di 25 anni fa come il gioco ‘elle’ e la difesa 1-3-1, il basket è cambiato e io devo adeguarmi. Lo farò con grande umiltà. Adesso aspetto la loro telefonata”.

Piero Bucchi, 52 anni, due finali scudetto con Milano. LaPresse
Piero Bucchi, 52 anni, due finali scudetto con Milano

fino a fine stagione — La testa di Bucchi è saltata nel tardo pomeriggio, e la scelta è caduta sul coach che domenica compie 75 anni e che da quel 1987 non aveva più voluto tornare su una panchina. Guiderà Milano fino a fine stagione, con Giorgio Valli ancora come vice allenatore. Bucchi, 52 anni, era arrivato sulla panchina dell’Armani Jeans nel 2008: 43 vittorie in 70 partite di regular season, due corse fino alla finale scudetto, entrambe perse 4-0 contro Siena. In Eurolega le cose non erano andate meglio: fuori alle Top 16 nel 2008-09, k.o. già nella prima fase nelle due stagioni successive. E dopo il tracollo di Cantù la decisione di cambiare.

dalla panchina alla tv — Nato a Evanston, Illinois, laureato alla Northwestern University, Peterson comincia l’avventura da allenatore nei college Usa. Nel 1971 diventa c.t. della nazionale del Cile, trascinandola al 4° posto (il migliore di sempre) nei giochi del Sud America. La chiamata dall’Italia arriva nel 1973, dalla Virtus Bologna: in 5 stagioni Peterson vince 84 gare di regular season, lo scudetto del 1976 (perde in finale nelle due stagioni successive) e la Coppa Italia 1974. Arriva a Milano nel 1978: vince 4 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa Korac e l’Eurolega 1987. Dopo aver vinto tutto decide di ritirarsi, con 281 vittorie su 384 gare di regular season e 51 successi in 74 match di playoff (record assoluto), e inizia l’avventura come commentatore tv: Nba e Wrestling sono gli sport che gli fanno conquistare il cuore degli appassionati, con il suo accento americano anche dopo anni di permanenza in Italia, ma restano immortali anche alcuni spot televisivi di cui è protagonista. Collabora con la Gazzetta fin dagli anni Ottanta, è ospite fisso di “Be Bop a basket”, la rubrica di Gazzetta.it. Con la panchina sembrava aver chiuso per sempre, poi è arrivata la chiamata di Milano. Impossibile dire no.

tratto da Gazzetta.it

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