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Brown: “Qui per continuare la storia”

Il nuovo coach dei Lakers si presenta e chiede fiducia ai fan: “Lasciatemi lavorare e poi giudicate”. Circa l’ex tecnico azzurro al suo fianco, risponde con un sorriso: “Devo imparare a pronunciare la “R”

I Lakers del nuovo corso ripartono da Mike Brown dopo la scioccante eliminazione dei playoff. Con l’eredita di Phil Jackson che pesa come un macigno l’ex coach di Cleveland sembra avere le idee chiare, nonostante una situazione non facile da rilevare. I prossimi due giorni, invece, potrebbero essere decisivi per quanto riguarda Ettore Messina, sempre più vicino alla firma con la franchigia californiana. Avviciniamo il nuovo coach dei Lakers a margine della presentazione ufficiale per scambiare con lui due parole.

Signor Brown la sua firma è stata accolta con molto scetticismo da tifosi e addetti ai lavori, come si sente ?

“Non discuto ne mi lamento di questo, fa parte del gioco. Vengo dopo un leggenda vivente come Phil Jackson, vengo dopo tanti titoli, anche io fossi un fan avrei dubbi. Dico solo una cosa: lasciatemi lavorare e poi giudicate il mio lavoro. Fra un anno potrete fare un bilancio completo sulla mia capacità di guidare questo team”.

In Italia si parla sempre più insistentemente di Ettore Messina nel ruolo di “special assistant” al suo fianco…

“Potrebbe essere (sorride n.d.r). Devo imparare a pronunciare la lettera “R” di Ettore correttamente, datemi un paio di giorni e quando sarò in grado di farlo allora ci saranno buone possibilità che Messina faccia parte del nostro staff…(ride e l’impressione è che manchi davvero poco, ndr)”

Il suo primo pensiero adesso che è allenatore dei Lakers?

“È un’opportunità unica per me e sarò sempre grato alla famiglia Buss per avermi scelto. Ho sempre ammirato la forza della dirigenza Lakers di mantenere la squadra ad alti livelli per decenni, creando una vera cultura del successo. Io sono qua per continuare questa storia, devo mantenere l’eccellenza, non si gioca per il secondo posto e tutti i gonfaloni commemorativi che vedo appesi ai muri sono uno stimolo. Spero di lasciare il segno”.

Dopo aver allenato Lebron, adesso trova Bryant. Quali sono le differenze fra i due?

“Sono due tipi diversi di giocatore e due persone diverse, difficile fare paragoni a parte dire che sono due due fra i più grandi della storia di questo gioco. Gli anni passati a Cleveland con Lebron sono stati fantastici, abbiamo fatto tanto per la franchigia e la città e il mio rapporto con lui è sempre stato chiaro. Di Kobe ammiro la sua rabbia agonistica e sono onorato di poterlo allenare. A settembre quando, lockout permettendo, inizieremo ad allenarci voglio vedere negli occhi di tutti 15 i giocatori questa determinazione”.

Ha parlato con Kobe ?

“Certo, ci siamo sentiti nei primi giorni via messaggio, poi per telefono e di persona. Ho avuto modo di parlare anche con sua moglie. Questa è la sua squadra, è il giocatore più forte e il suo ruolo non può essere altro che di prima grandezza. Abbiamo discusso delle nostre famiglie, della stagione appena passata e gli ho spiegato i miei credo. Siamo sulla stessa linea. Ho ricevuto chiamate da Gasol, Fisher, Artest. Tutti hanno una voglia matta di rialzarsi dopo una stagione deludente”.

Lei pensa che questa squadra abbia bisogno di cambiamenti?

“Non credo, una stagione storta può capitare ma sfido chiunque a dire che questo gruppo non può vincere il titolo nba nei prossimi anni. C’è il giusto bilanciamento. Sento parlare di trade che riguardano i nostri giocatori principali. Non ne vedo migliori in giro disponibili”.

ll paragone con Phil Jackson la accompagnerà per tutta la sua carriera ai Lakers…

“Non lo conosco personalmente , quello che ci distingue è che lui ha più anni di me ed è sicuramente più ricco. A parte gli scherzi siamo diversi come approccio tecnico. Certo, ci saranno degli elementi dell’attacco a triangolo nel nostro gioco, ma a me piace mixare tanti stili. Ero assistente allenatore a San Antonio quando Duncan e Robinson dominavano l’nba. Ho imparato ad adattarmi modellando quello che ho in mano. Bynum e Gasol saranno la nostra forza, giocheremo per portarli a canestro facilmente”.

tratto da gazzetta.it

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Kobe Bryant passa Moses Malone nella Lista dei Migliori Marcatori di Sempre

Kobe Bryant ha superato Moses Malone per il sesto posto nella lista dei marcatori della NBA.

Il 13 volte All Star è entrato martedì notte contro gli Atlanta Hawks segnando 12 punti e raggiungendo Malone 27.409 punti.

Bryant ha passato Malone quando ha fatto tre tiri liberi con 2:05 ancora nel primo quarto.

Bryant aveva già superato Elvin Hayes, Hakeem Olajuwon, Oscar Robertson, Dominique Wilkins e John Havlicek in questa stagione.

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Kobe Bryant, settimo miglior marcatore di sempre della NBA

The Black Mamba supera anche Elvin Hayes

Continua a passo spedito la marcia di Kobe Bryant alle prime posizioni della classfica dei miglior marcatori della NBA. The Black Mamba infatti, nella vittoria contro i Thunder, ha superato Elvin Hayes issandosi alla settima posizione assoluta.

Byrant ha iniziato la partita con 27.303 punti ad 11 sole lunghezze da Hayes. Il prossimo da superare è Moses Malone, che di punti ne ha messi a referto 27.409. In questa stagione Kobe ha passato John Havlicek, Dominique Wilkins, Oscar Robertson e Hakeem Olajuwon. “Non so cosa accadrà” ha detto Kobe ad inizio stagione. “Sono più concentrato a superare Bill Russell” (vincitore di 11 titoli NBA a dispetto dei cinque di Bryant).

tratto da Sportando.net

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The Black Mamba by Robert Rodriguez

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All Star Game: trionfa l’Ovest. Bryant Mvp per la quarta volta

Il leader dei Lakers realizza 37 punti ed esalta il pubblico dello Staples Center, in un evento dal gusto tutto hollywoodiano che si conclude con una vittoria (148-143) sui colleghi dell’Est dopo un finale infuocato. LeBron James diventa l’unico giocatore (con Jordan) autore di una tripla doppia nella sfida

Tre quarti non trascendentali e un ultimo periodo davvero divertente, condito dalle solite prodezze individuali e nel finale anche da una certa intensità. L’All Star Game regala tanti spunti interessanti e come al solito alla fine non delude. Vince l’Ovest che batte 148-143 i colleghi della costa Est grazie ai 37 punti dell’Mvp Kobe Bryant. L’All Star Game di Los Angeles ha naturalmente un gusto tutto hollywoodiano. Red carpet da serata degli Oscar all’ingresso dello Staples Center con celebrità a sorridere per fan e telecamere. Poi a scaldare l’ambiente prima della palla a due ci pensa un eccellente Lenny Kravitz con una performance da applausi nel prepartita. Come da copione durante la presentazione delle squadre ci sono applausi scroscianti per Kobe Bryant e Blake Griffin e fischi per il quartetto di Boston Allen-Garnett-Pierce-Rondo. Si parte ed è il newyorchese Amare Stoudemire a segnare i primi due canestri del match. Kobe Bryant però ci mette poco a scaldarsi e la compagine della Western Conference prova a prendere il largo. Il leader dei Lakers segna 11 punti in poco più di sei minuti poi va in panchina sostituito dall’altro idolo dello Staples, Blake Griffin. Il pubblico regala ai due una standing ovation, l’Ovest intanto arriva al vantaggio in doppia cifra e chiude il primo quarto avanti 37-27.

inizio lento — Il match comunque stenta a decollare. Griffin prova a scaldare il pubblico (un po’ freddino nel primo tempo) dello Staples con una schiacciata delle sue e un assist no look a Westbrook, Joe Johnson tenta di scuotere l’Est con due triple a inizio secondo quarto ma LeBron e compagni non riescono a tenere il ritmo dei colleghi del’Ovest. Si mette a segnare anche Kevin Durant e quando Kobe torna sul parquet continua a cercare con insistenza il canestro. L’Est risponde con Bosh e Wade ma l’Ovest comunque tiene in mano il pallino del gioco fino all’intervallo e chiude un primo tempo non proprio esaltante (per gli standard All Star Game ovviamente) avanti 76-64. Se la prima parte della gara entusiasma fino a un certo punto, l’Halftime Show invece fa centro sotto tutti i punti di vista. Rihanna si presenta con un completo decisamente sexy ed elettrizza lo Staples interpretando con grande passionalità alcune delle sue mega hit. La performance si chiude anche con una sorpresa che il pubblico di LA mostra di gradire parecchio. Sul palco arriva il bad boy dell’hip-hop a stelle e strisce Kanye West che dà vita a un riuscitissimo duetto con la cantante caraibica. L’Est prova a tornare sotto all’inizio del secondo tempo con un paio di canestri di un LeBron decisamente più in palla nella ripresa ma appena la truppa di Doc Rivers arriva al -4, Bryant decide di cambiare marcia e, con sette punti consecutivi, riporta l’Ovest al vantaggio in doppia cifra. Quando Kobe torna in panchina a metà del terzo quarto il fenomeno di LA ha già 34 punti a referto.

Kobe Bryant con Amar'e Stoudemire. Ansa
Kobe Bryant con Amar’e Stoudemire

allungo — Le stelle della Western Conference allungano nelle battute finali della frazione e chiudono il terzo quarto con un vantaggio di 17 lunghezze. Nell’ultimo quarto LeBron regala sprazzi di grande pallacanestro: sforna assist al bacio, segna a piacimento e riceve anche una standing ovation per uno straordinario coast to coast. Il match sembra deciso ma l’Est piano piano torna sotto grazie alla produzione di James e di Stoudemire. Kobe sembra più interessato a provare ad avvicinarsi al record di Wilt Chamberlain (miglior marcatore in un All Star Game con 42 punti) che allo score del match e in un attimo l’Est torna in partita. LeBron, che diventa l’unico giocatore, insieme a un certo Michael Jordan, a poter vantare una tripla doppia all’All Star Game, a 2’33’’ dalla fine spinge i suoi al -2 e il match diventa decisamente intenso. Cinque punti consecutivi di Durant riportano avanti l’Ovest ma la tripla di “Stat” e la penetrazione del solito James rimettono tutto in discussione a 1’12’’ dalla fine. Gasol e i liberi di Paul però portano la Western Conference a distanza di sicurezza. Vince l’Ovest e come da copione Kobe Bryant conquista il suo quarto premio di Mvp dell’All Star Game. Il modo migliore per far calare il sipario sull’All Star Game di Los Angeles.

Ovest: Bryant 37 (12/19, 2/7), Durant 34, Gasol 17. Rimbalzi: Bryant 14. Assist: Paul, Williams 7.
Est: Stoudemire, James 29. Rimbalzi: James 12. Assist: James 10.

tratto da Gazzetta.it

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Nba, ecco gli All Star. Bryant è il più votato

Ufficializzati i quintetti che animeranno la sfida tra Est e Ovest del 20 febbraio. La stella dei Lakers ha conquistato 2.380.016 preferenze. C’è anche Yao Ming: infortunato, verrà sostituito. Niente italiani: dovranno sperare di essere “ripescati” tra le riserve

Kobe Bryant, 32 anni, 13 All Star Game consecutivi. Afp
Kobe Bryant, 32 anni, 13 All Star Game consecutivi

Il più popolare è Kobe Bryant, alla 13ª apparizione consecutiva nella sfida delle stelle (solo Jerry West, Karl Malone e Shaquille O’Neal, a 14, ne hanno di più). Il più inatteso è Yao Ming, capace di convincere 1.146.426 votanti a spedirlo a Los Angeles il 20 febbraio, per la tradizionale sfida tra Est e Ovest, pur avendo giocato solo 5 partite in stagione. L’Nba ha i suoi All Star, o per lo meno i 10 titolari di Eastern e Western Conference, protagonisti annunciati della 60ª sfida delle stelle in programma allo Staples Center di Los Angeles. Gli italiani per il momento restano alla finestra, con poche possibilità di ripescaggio.

Yao Ming, 30 anni, solo 5 gare giocate quest'anno. Ansa
Yao Ming, 30 anni, solo 5 gare giocate quest’anno

i quintetti — L’Est potrà contare su Derrick Rose (Chicago), Dwyane Wade (Miami), LeBron James (Miami), Amar’e Stoudemire (Knicks) e Dwight Howard (Orlando). L’Ovest, agli ordini di Gregg Popovich (il coach dell’Est sarà quello della squadra col miglior record il 6 febbraio ma non potrà essere Stan Van Gundy, il timoniere dei Magic che era in panchina lo scorso anno), su Chris Paul (New Orleans), Kobe Bryant (Lakers), Kevin Durant (Oklahoma City), Carmelo Anthony (Denver) e Yao Ming (Houston). Il cinese comunque in campo non ci sarà: ha una frattura da stress alla caviglia sinistra, e a nominare il suo sostituto sarà il commissioner David Stern. Kobe, il più giovane All Star di sempre nel 1998, ha vinto la gara di popolarità conquistando 2.380.016 voti, precedendo Dwight Howard, LeBron James e Dwyane Wade, gli altri sopra quota due milioni. James e Wade saranno i primi compagni di squadra ad iniziare la partita dal 2007, quando Flash faceva coppia con Shaquille O’Neal. Stoudemire è il primo Knicks a partire titolare nella sfida delle stelle dal 1992 (Patrick Ewing, scelto anche nel 1997 quando però fu costretto a dare forfeit), Derrick Rose il primo Bulls dopo Michael Jordan (1998). A Ovest, dopo Yao Ming, il centro più votato è Andrew Bynum (974.546), ma potrebbe non essere lui il prescelto di Stern.

le riserve — Mancano ancora le 7 riserve per squadra, che verranno scelte direttamente dai 30 coach dell’Nba e annunciate il prossimo 3 febbraio. Ogni tecnico dovrà indicare 7 giocatori della propria conference (scegliendo almeno 2 guardie, 2 ali e 1 centro), ma non potrà fare il nome di giocatori inseriti nel proprio roster. In caso di infortuni, sarà il commissioner Stern a indicare i sostituti.

Danilo Gallinari, 22 anni, 390.658 voti per l'All Star Game. Ap
Danilo Gallinari, 22 anni, 390.658 voti per l’All Star Game

gli italiani — In nomination per un posto a Los Angeles c’erano anche Andrea Bargnani e Danilo Gallinari. Il Mago ha chiuso al 7° posto tra i centri dell’Est, mettendo insieme 215.123 voti. Gallo ha ottenuto più voti (390.658), ma è sempre 7° tra le ali della Eastern Conference. Difficile per loro conquistare un posto nella sfida delle stelle, anche perché qualche nome eccellente è rimasto fuori dai quintetti titolari. Tra le ali dell’Est davanti a Danilo ci sono Kevin Garnett, Paul Pierce, Chris Bosh e Carlos Boozer; tra i centri che precedono Andrea Shaquille O’Neal, Joakhim Noah e Andrew Bogut. I due azzurri hanno una settimana per convincere i coach.

tratto da Gazzetta.it

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Bryant e Howard i più votati per l’All Star Game

Sono stati resi noti gli aggiornamenti delle votazioni per il prossimo All Star Game di Febbraio a Los Angeles. I più votati in assoluto rimangono Kobe Bryant con 1,391,597 voti e Dwight Howard con 1,205,159. Alle loro spalle, sull’ioptetico podio virtuale c’è LeBron James con 1,194,091 preferenze.
Ad oggi quindi il quintetto di partenza dell’Est Sarebbe composto da Dwayne Wade e Rajon Rondo sugli esterni LeBron James e Kevin Garnett Ali e Dwight Howard centro.
Ad Ovest invece Kobe Bryant e Chris Paul come guardie, Kevin Durant e Carmelo Anthony Ali e Yao Ming centro. Ovviamente, causa infortunio il giocatore cinese sarà sostituito in quintetto da Andre Bynaum, attualmente secondo tra i votati come centro.
L’evento si disputerà allo Staples Center Domenica 20 Febbraio 2011 preceduto ovviamente dalla gara tra Rookie e Sophomore del Venerdì sera e dalle diverse manifestazioni di Sabato che avranno il loro culmine con lo Slam Dunk Contest.
Per quanto riguarda i nostri azzurri da segnalare la presenza nei primi dieci votati ad est nelle Ali di Danilo Gallinari con 168,519 preferenze, mentre per quanto riguarda Andrea Bargnani e Marco Belinelli non ci sono segnalazioni in merito sulla loro posizione in classifica.
Per gli appassionati c’è tempo fino al 23 Gennaio per votare il proprio quintetto ideale recandosi sul sito della Lega

tratto da joeiverson.com

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Bryant trascina i Lakers, Jennings non può nulla

Per Kobe e l’ex romano 31 punti a testa, i Bucks si inchinano a Los Angeles che ha 21 punti di Shannon Brown. Vittorie esterne per Chicago, Atlanta e Portland, Cleveland supera Philadelphia

Kobe Bryant fra Andrew Bogut (6) e Brandon Jennings. Ap
Kobe Bryant fra Andrew Bogut e Brandon Jennings

I Lakers passano a Milwaukee nonostante un grande Brandon Jennings. Vittorie esterne anche per Chicago a Houston, Atlanta a Indianapolis e Portland a Memphis. Solo Cleveland, contro Philadelphia, riesce a vincere in casa.

Milwaukee Bucks-Los Angeles Lakers 107-118

I Lakers mettono fine a una serie di 3 vittorie per Milwaukee, ma la partita è molto difficile in casa di Brandon Jennings e compagni. L’ex oggetto misterioso della Lottomatica Roma ne mette 19 nella sola prima metà di gara, chiusa avanti dai Bucks 59-57, ma la sua sfida a distanza con Bryant non basta – alla lunga – per permettere a Milwaukee di vincere. Bogut sbaglia troppo (4/12 dal campo, 2/10 ai liberi), mentre dall’altra parte ci sono 21 punti in 21′ dalla panchina di Shannon Brown, 16 dei quali nell’ultimo quarto per mantenere un vantaggio creato da Bryant nel terzo periodo. Kobe, infatti, lì mette 13 punti di cui 7 consecutivi in un parziale di 10-0 che permette ai campioni Nba di prendere anche psicologicamente il controllo della gara (82-75 a 3’26 dall’ultima pausa).

Milwaukee: Jennings 31 (8/15, 4/11, 3/3 tl), Gooden 22, Maggette 15, Bogut 12, Salmons 10. Rimbalzi: Bogut 18. Assist: Jennings e Salmons 6.
L.A. Lakers: Bryant 31 (10/19, 0/4, 11/11 tl), Brown 21, Gasol 18, Odom 13, Fisher 10. Rimbalzi: Gasol 10. Assist: Odom 6.

Houston Rockets-Chicago Bulls 92-95

Partita decisamente ondivaga a Houston, con le due formazioni a scambiarsi parziali specialmente nel secondo e nel terzo quarto (30-15 pro Bulls nel secondo quarto, 30-14 pro Rockets nel terzo), e allora Derrick Rose decide di vincerla. Nell’ultimo quarto il playmaker dei Bulls mette 17 punti, e costruisce il vantaggio che poi si rivelerà decisivo ai danni di Houston, sempre senza Brooks e Yao. Determinante anche l’apporto di Korver, che non solo mette la tripla del +9 (89-80 a 4’31 dalla fine), ma ci mette molte altre cose importanti venendo dalla panchina (3/4 dal campo, 6 rimbalzi, 4 assist e 3 recuperi in 26′). Houston torna a -3, ma gli ospiti gestiscono la situazione dalla lunetta nell’ultimo minuto con Noah e Deng.

Houston: Scola 27 (11/17, 5/6 tl), Miller 21, Martin 18, Battier 11. Rimbalzi: Scola e Miller 5. Assist: Lowry 7.
Chicago: Rose 33 (8/15, 4/5, 3/6 tl), Deng 16, Noah 12, Brewer 11, Korver 10. Rimbalzi: Deng 10. Assist: Rose 7.

Roy Hibbert contro Al Horford. Ap
Roy Hibbert contro Al Horford

Indiana Pacers-Atlanta Hawks 92-102

Senza gli infortunati Darren Collison e Tyler Hansbrough, i Pacers vanno in difficoltà contro Atlanta, che invece sfrutta proprio la sua profondità e manca 6 uomini in doppia cifra con una perfetta gestione del pallone (26 assist, solo 7 palle perse). Gli Hawks fanno la differenza nel terzo quarto, quando con 12 punti di Josh Smith passano dal +3 al +13 (77-64 a 1′ dalla fjne del periodo, mentre sale in cattedra Al Horford per gestire la rimonta dei padroni di casa fino a -5. Il centro di Atlanta mette 6 punti in 1’30 e l’assist per il 2+1 di Johnson, chiudendo la contesa (90-78 a 5’58 dalla fine).

Indiana: Granger 22 (6/10, 1/4, 7/8 tl), Hibbert 18, Dunleavy 14, Jones 10. Rimbalzi: Hibbert 15. Assist: Ford 5.
Atlanta: Smith 25 (8/15, 1/1, 6/7 tl), Bibby 16, Horford 15, Williams, Johnson e Crawford 11. Rimbalzi: Smith 8. Assist: Bibby 7.

Memphis Grizzlies-Portland Trail Blazers 99-100

Alla prima partita in quintetto della stagione, con Brandon Roy fuori per infortunio, Wesley Matthews non potrebbe dare una risposta migliore. Ci mette 22 punti già prima dell’intervallo di una partita equilibrata (7 punti il più ampio margine, a favore degli ospiti), che si trascina punto a punto fino alla fine. Nell’ultimo minuto diventa protagonista Andre Miller: prima il tiro sbagliato e corretto da Batum, poi il tiro in allontanamento dalla media distanza e i tiri liberi a chiudere il 6-0 che mette la gara nelle mani dei Blazers (99-93 a 9 secondi dalla fine). Inutili le triple finali di Gay e Conley.

Memphis: Gay 20 (7/10, 1/2, 3/3 tl), Randolph 19, Mayo 17, Conley 16. Rimbalzi: Randolph 14. Assist: Conley 6.
Portland: Matthews 30 (6/9, 5/10, 3/4 tl), Aldridge 23, Miller 19, Batum 11. Rimbalzi: Camby 17. Assist: Miller 9.

Anderson Varejao (a sin) contro Andres Nocioni. Ap
Anderson Varejao (a sin) contro Andres Nocioni

Cleveland Cavaliers-Philadelphia 76ers 101-93

Quarta sconfitta consecutiva per Philadelphia, mentre Cleveland interrompe proprio una serie di 4 k.o. in casa, facendo felice coach Scott, che pretendeva una grande applicazione specialmente nel terzo quarto, fin qui quello più difficile da affrontare per i Cavs. Proprio al rientro dagli spogliatoi, invece, i padroni di casa fanno la differenza: un parziale di 11-0 per Cleveland regala ai giocatori di Scott il vantaggio in doppia cifra (grazie al 2+1 firmato da Varejao), e da lì in poi i Cavs controllano la situazione.

Cleveland: Gibson 18 (3/7, 3/5, 3/4 tl), Graham e Moon 13, Parker e Jamison 10. Rimbalzi: Moon 8. Assist: Sessions e Gibson 8.
Philadelphia: Young 17 (8/12, 1/1 tl), Turner 16, Brand 13, Nocioni 12, Holiday 11, Williams 10. Rimbalzi: Brand 11. Assist: Holiday 10.

tratto da Gazzetta.it

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Boston espugna Miami I Lakers cadono a Denver

Un grande Allen lancia i Celtics, che passano 107-112 a casa di LeBron: i suoi 35 punti non bastano. Si ferma l’imbattibilità della squadra di Kobe Bryant, che è sconfitta 118-112 a casa dei Nuggets, trascinati da Anthony. Gli Hornets di Belinelli unica squadra imbattuta

Ray Allen batte a canestro LeBron James. Reuters

Ray Allen batte a canestro LeBron James

Denver si prende le luci della ribalta infliggendo ai Los Angeles Lakers la prima sconfitta stagionale dopo 8 vittorie di fila. I New Orleans Hornets di Marco Belinelli restano così l’unica squadra ancora imbattuta nella Nba (7 vittorie su 7, tornano in campo sabato). Nelle altre sfide della notte, Boston batte ancora Miami grazie al 7/9 da tre di Ray Allen; Chicago travolgente su Golden State.

Miami Heat-Boston Celtics 107-112

Una stella da sola non basta. È la lezione che Boston (7 vinte-2 perse, miglior squadra a Est) infligge a domicilio a Miami, a cui non servono i 35 punti di LeBron James per evitare la quarta sconfitta in 9 gare. Il due volte Mvp segna quanto Ray Allen (miglior performance dall’11 gennaio 2009), che però è supportato da una squadra in gran forma (54,4% dal campo): Pierce ci mette 25 punti, Garnett 16 e 13 rimbalzi, Rondo 16 assist. Le altre star di Miami invece latitano: Bosh segna 9 dei suoi 15 punti in un quarto solo, Wade chiude con 8 punti (2/12 dal campo), sua peggior prova da gennaio (ma allora aveva giocato solo 7’). Miami soffre lo strapotere sotto canestro di Garnett nel primo tempo, e Boston scappa sul 22-10 a 3’32” dalla prima sirena. Gli Heat limitano i danni grazie a House (9 punti nel primo quarto, chiuso con i Celtics avanti 27-20) e risalgono fino a 32-28 con Haslem, ma Boston piazza un 19-7 costruito sugli assist di Rondo e vola sul 51-35 a 3’55” dal riposo, dove arriva avanti 61-46 con Allen già a quota 18. Boston è sul 72-52 in avvio di ripresa, ma LeBron James suona la sveglia: il due volte Mvp si carica sulle spalle i compagni, e con 12 punti personali dimezza lo svantaggio alla terza sirena (88-78). Boston riesce a tenere gli avversari a distanza fino a 2’51” dalla fine (110-99), poi Haslem con 6 punti quasi confeziona la rimonta: gli Heat arrivano a 3 punti di distanza (110-107) a 13” dalla fine, ma Allen dalla lunetta fa esultare i Celtics.

Miami: James 35 (9/16 da due, 0/5 da tre, 17/22 liberi), Haslem 21, Bosh 15. Rimbalzi: James 10, Haslem 10. Assist: James 9
Boston: Allen 35 (6/14, 7/9, 2/2), Pierce 25, Garnett 16. Rimbalzi: Garnett 13. Assist: Rondo 16

Chicago Bulls-Golden State Warriors 120-90

Lo show del primo tempo. Chicago impiega 24’ a spazzare via la resistenza di Golden State, alla seconda partita di un back-to-back, e a conquistare la quarta vittoria stagionale (3 sconfitte), la seconda consecutiva. I Bulls, con Luol Deng e Derrick Rose in stato di grazia, chiudono con l’intero quintetto che realizza almeno 14 punti, il 54,8% dal campo e un buon 46-39 a rimbalzo. Ma è nel primo tempo che gli uomini di Thibodeau fanno la differenza: 53,1% al tiro contro 39,1% concesso ai Warriors, 26-20 a rimbalzo e 39 punti della coppia Deng (21)-Rose (18) valgono un netto 66-38 al rientro negli spogliatoi. “È cominciato tutto con la difesa, la ricerca del rimbalzo e dare tutto. È quando giochiamo così che siamo veramente pericolosi” ha detto Rose. Golden State, senza l’infortunato Lee (troppo forte il dolore al gomito destro, ferito dai denti di Wilson Chandler nella sfida contro i Knicks), si affida a Ellis e Curry ma riesce a combinare poco, visto che Chicago scappa sul 30-16 già a 2’ dalla prima sirena trascinata da Rose (12 punti) e Deng (10). I padroni di casa aprono con un 6-0 il secondo parziale e toccano 20 punti di vantaggio (40-20), poi con un 15-3 vanno a +30 (61-31) a 2’49” dal riposo. Ellis prova a riportare in partita gli ospiti con un terzo periodo da 10 punti, ma il vantaggio dei Bulls non scende mai sotto quota 20. Coach Thibodeau richiama in panchina Deng, Rose e Noah a 7’25” dalla fine della gara con Chicago avanti 103-71: il resto è tempo buono solo per le riserve. Golden State rimedia così la terza sconfitta in nove gare .

Chicago: Deng 26 (7/14, 2/5, 6/7), Rose 22, Noah 17. Rimbalzi: Deng 11. Assist: Rose 13
Golden State: Ellis 24 (10/17, 0/3, 4/4), Curry 17, D. Wright 12. Rimbalzi: D. Wright 8. Assist: Curry 6 Denver

Kobe Bryant, a sinistra, con Carmelo Anthony. Epa
Kobe Bryant, a sinistra, con Carmelo Anthony

Nuggets-Los Angeles Lakers 118-112

Kobe Bryant diventa il più giovane di sempre a tagliare il traguardo dei 26mila punti in carriera, ma ai Lakers non basta per evitare a Denver (5-4) la prima sconfitta stagionale dopo 8 successi. Sulla partita dei campioni, stesi dai 32 punti di Anthony, pesa il 33-19 incassato nell’ultimo quarto, in cui i Nuggets hanno tirato con il 12/19 dal campo tenendo gli avversari a 7/23. Lakers sul 21-16 a 2’10” dalla prima sirena, ma Anthony (11 punti nel parziale) tiene in vita Denver (26-26). I Lakers riprovano la fuga con le seconde linee (38-30 a 8’51” dal riposo), i Nuggets rispondono con un 12-0 alimentato da 8 punti di Nené buoni per il 48-44, ma Bryant (34,3% dal campo) trascina i Lakers sul 64-59 all’intervallo. Kobe apre la ripresa con 4 punti (13 per lui nel terzo quarto), dando il via alla fuga che porta Los Angeles al +14 (77-63) e sul 93-85 alla terza sirena. Dopo i due punti di Brown, i Nuggets partono per un 16-0 alimentato da 11 punti di Ty Lawson. Bryant e Brown riportano dentro gli ospiti, avanti 105-103 a 4’52” dalla fine; Denver però con 6 punti di Anthony parte per un altro break (11-0) che vale il 114-105 con 2’13” da giocare. Bryant riaccende le speranze dei campioni con 5 punti di fila, tagliando a 4 le lunghezze da recuperare con 1’27” a disposizione. Ma i campioni non segnano, e Billups a 25” dalla fine va in lunetta per il 116-110. Gasol si prende il tiro successivo ma rimedia solo una stoppata da Anthony che chiude definitivamente i giochi.

Denver: Anthony 32 (13/22, 1/3, 3/3), Nené 18, Lawson 17. Rimbalzi: Anthony 13, Lawson 5
LA Lakers: Bryant 34 (8/22, 3/10, 9/13), Brown 19, Artest 18. Rimbalzi: Gasol 20. Assist: Bryant 5

tratto da Gazzetta.it

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Kobe Bryant operato al ginocchio

Kobe Bryant

Kobe Bryant ha recentemente subito un intervento chirurgico in artroscopia al ginocchio destro, lo hanno rivelato venerdì i Los Angeles Lakers. Bryant sarà pienamente recuperato ben prima dell’apertura del training camp il 25 settembre, hanno annunciato i Lakers in un breve comunicato. Il due volte MVP delle finali NBA è stato operato la settimana scorsa. Il ginocchio di Bryant è stato ripulito già all’inizio nei playoff e Kobe ha giocato con diverse lesioni supplementari mentre conduceva i Lakers al suo secondo titolo consecutivo. I Lakers hanno comunicato il mese scorso che probabilmente Bryant avrebbe dovuto operarsi quest’estate per ripulire il ginocchio. Non è stato ritenuto urgente, così ha fatto un viaggio in Sudafrica per la Coppa del Mondo di calcio prima di farlo. Il team non ha precisato se Bryant si opererà all’indice infortunato, che si è fratturato alla fine dell’anno scorso e gli ha causato problemi al tiro per tutta la stagione.

Anche se Bryant sta lavorando alla riabilitazione del ginocchio, ha giocato un ruolo importante in due firme per i Lakers durante questo mese. Il veterano Derek Fisher e Matt Barnes hanno spiegato l’influenza personale di Bryant su di loro come una delle ragioni principali per cui hanno firmato con i gialloviola per cercare un altro titolo.

Il general manager Mitch Kupchak ha detto venerdì che i Lakers sono ancora in trattativa con la guardia Shannon Brown, che è uscito dal suo contratto per diventare free agent. Brown ha detto di voler tornare ai Lakers e Kupchak spera ancora che lo faccia.

Kupchak ha anche detto che i Lakers continueranno a valutare le scelte del draft al secondo giro Devin Ebanks e Derrick Caracter durante il training camp dopo che entrambi si sono comportati sorprendentemente bene nella Summer League.

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