Archivio per Varie

Giovanni Adami è il nuovo presidente della Fip FVG

Giovanni Adami è il nuovo presidente del comitato Fip Fvg e succede a Ezio Cipolat. E’ questo il verdetto dell’assemblea straordinaria tenutasi ieri sera all’auditorium San Marco a Palmanova alla quale hanno partecipato 122 società, talune a mezzo delega, su 128 aventi diritto.

Adami ha vinto sul filo di lana il confronto con lo sfidante Daniele Bassi per 64 preferenze a 58. Questi invece gli otto consiglieri eletti: Cesare Bagnarol (65 voti), Luigi Sant (62 e nuovo vice presidente), Franco Pozzecco (61), Franco Cumbat (59), Diego Falzari (57), Tita Peresson (56), Franco Terenzani (53) e Maurizio Modolo (52) che per anzianità ha prevalso sui “paritari” Letizia Di Leo e Moreno Sfiligoi. Ecco le prime parole dell’avvocato Adami: «E’ emerso un dato rilevante e molto elevato: le 122 società rappresentate al voto ha testimoniato l’importanza del momento per il basket regionale. Il gruppo che mi ha appoggiato ha avuto una fiducia quasi totalitaria che sarà ripagata fin da subito con la creazione di gruppi di lavoro per dare concreti punti di riferimento a tutte le società. Nulla rivoluzioneremo e nulla stravolgeremo rispetto a quanto fatto in passato. Cercheremo di essere sempre vicini a tutti per risolvere le esigenze».

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Kirilenko ci sarà ad Eurobasket, Gasol forse

Andrei Kirilenko ha confermato che giocherà con la maglia della Russia i prossimi campionati europei di basket che si terranno ad inizio settembre in Lituania. “Sto meglio” ha detto AK47 che ha saltato le ultime partite della stagione causa infortunio. “Già alla fine dell’anno potevo rientrare ma non giocando i playoff ho preferito non rischiare” ha concluso il russo.”


Pau Gasol ha confermato che potrebbe essere ad Eurobasket 2011 con la maglia della Spagna, anche considerando che la sua stagione con i Lakers è finita prima del previsto. Gasol non ha giocato con la nazionale iberica le ultime due estati per riposarsi dopo le fatiche in NBA. “La mia decisione degli ultimi anni è dovuta al fatto che volevo riposarmi dopo una stagione lunga e dura” ha detto lo spagnolo. “Ma ora ho più tempo data la nostra eliminazione e potrei giocare con la mia nazionale” ha concluso lo spagnolo.

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Mastrangelo, Maganza e Spanghero convocati in Nazionale Under 20

II Settore Squadre Nazionali, in occasione del raduno della Nazionale Under 20, in programma a Grottaferrata (Roma) dal 18 al 19 aprile 2011, convoca i seguenti giocatori:
1. Ceron Marco (92, 192, G, Reyer Umana Venezia)

2. Cicognani Giacomo (92, 202, A/C, Acmar Ravenna)

3. Colnago Paolo (91, 193, P, Armani Jeans Milano)

4. Fiorito Simone (91, 195, G, Bitumcalor Trento)

5. Fontecchio Luca (91, 202, A, Pentagruppo Gira Ozzano)

6. Gazzotti Giulio (91, 202, A/C, Pentagruppo Gira Ozzano)

7. Liberati Davide (92, 190, G, Nec Don Bosco Livorno)

8. Maganza Marco (91, 205, C, Centrale del Latte Brescia)

9. Marulli Roberto (91, 193, P/G, Co.Mark Treviglio)

10. Mastrangelo Daniele (91, 187, P, Centro Auto Ford Molfetta)

11. Negri Matteo (91, 194, G, Pentagruppo Gira Ozzano)

12. Planezio Marco (91, 196, A, A.D. Seriana Bk 75)

13. Spanghero Marco (91, 185, P, Bitumcalor Trento)

14. Tavernelli Riccardo (91, 188, P, Ltc San Giorgiese Basket)

15. Toure’ Mohamed (92, 185, P, Coelsanus Campus Varese)

16. Vitali Michele (91, 195, G, Pentagruppo Gira Ozzano)
Giocatori a disposizione:
1. Aprea Pierluigi (91, 190, G, A.D. Pallacanestro Sant’Antimo)

2. Casati Simone (91, 192, G, Aurora Desio)

3. Gentile Marco (92, 193, G, Soavegel Francavilla)

4. Iannuzzi Antonio (91, 208, C, Fmc Ferentino Basket)

5. Lottici Matteo (91, 192, P/G, Vanoli Braga Cremona)

6. Marzaioli Domenico (91, 185, P, Pepsi Caserta)

7. Musci Emanuele (92, 202, C, Soavegel Francavilla)

8. Parrillo Salvatore (92, 190, G, Pepsi Caserta)

9. Ricci Giampaolo (91, 200, A, Stella Azzurra Roma)
Staff
Allenatore: Stefano Sacripanti

Assistente: Furio Steffe’

Assistente: Fabio Corbani

Capo Area E P.O. : Claudio Silvestri

Preparatore Fisico: Silvio Donato Barnabà

Medico: Alberto Berardi

Massofisioterapisti: Davide Becchio

Funzionario Fip: Andrea Annessa
Il programma

Lunedì 18 aprile

Ore 12:00 – Raduno presso: Hotel Villa Vecchia, via Frascati 4900040 Monteporzio Catone (Rm). Tel. 06 – 94340096. Fax 06 – 9420568. E-mail info@villavecchia.it;

Ore 17:00/19:00 – Allenamenti presso Palazzetto dello Sport di Grottaferrata, Via G. Quattrucci snc – Grottaferrata (Rm)

Martedì 19 aprile

Ore 09:00/11:00 – Allenamenti Palazzetto Grottaferrata

Ore 15:00/17:00 – Allenamenti Palazzetto Grottaferrata

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Insulti e sputi alla Wabara “Mi chiamavano scimmia”

Grave episodio di razzismo durante Pool Comense-Bracco Geas dei playoff di A-1 femminile. Meneghin: “Solo dei mentecatti possono rovinare uno spettacolo così”

Abiola Wabara, 30 anni, ala forte della Bracco Geas. Ciamillo
Abiola Wabara, 30 anni, ala forte della Bracco Geas

Un altro, grave, episodio di razzismo nello sport. L’ennesimo. E questa volta tocca una disciplina come il basket, forse la più multietnica che ci sia nel nostro Paese. Nel mirino, tra l’altro, una donna: l’italianissima Abiola Wabara. Ieri sera al PalaSampietro di Casnate Con Bernate si giocava gara-2 dei quarti dei playoff di serie A-1 femminile:Pool Comense contro Bracco Geas. Durante la gara, vinta dalla Geas 75-65, un gruppo di 15-20 sostenitori locali, ultrà prestati dal mondo del calcio, hanno insultato ripetutamente Wabara. L’allenatore del Geas, Montini, ha richiamato l’attenzione di uno degli arbitri su quanto stava accadendo ma tutto è proseguito. Ad Abiola, 30 anni, nazionale azzurra, una laurea a Baylor, negli Usa, pittrice per hobby, sono saltati i nervi dopo quel bombardamento e alla fine del match si è avvicinata agli ultrà. Per fermarla sono dovuti intervenire il presidente Mazzoleni e la sua capitana Giulia Arturi. Nel parapiglia generale, durato alcuni minuti, Abiola è stata anche raggiunta da sputi. Figlia di una coppia nigeriana ma nata e cresciuta a Parma, Wabara ha commentato così l’episodio: “Gli insulti da parte dei tifosi fanno parte del gioco, dobbiamo fingere di non sentirli e andare avanti. Quando però mi sono sentita chiamare ‘scimmia’ e ‘negra di m…’ non ho potuto restare indifferente. Mi spiace per il tentativo di reazione ma queste cose non devono succedere, mai. A tutto c’è un limite, è davvero triste vedere uomini adulti che prendono di mira e insultano in particolare una donna, sfociando poi nel razzismo più bieco”.

fare barriera — Molto amareggiato anche il numero uno del Bracco Geas Mazzoleni: “In Italia purtroppo ci sono ancora persone con questa cultura, se di cultura si può parlare, che si infiltrano nello sport ma non fanno parte del nostro mondo. Dobbiamo lavorare tutti insieme per isolarli, per fare barriera. Una bellissima partita è stata rovinata da 15 persone su 800. Non deve più accadere. Per fortuna Abiola sta bene, ha già voltato pagina e oggi si è allenata senza più riparlarne”.

la rabbia di meneghin — Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Fip, Dino Meneghin, per esprimere “tutta la propria solidarietà all’atleta azzurra e del Bracco Sesto S. Giovanni Abiola Wabara vittima di insulti razzisti durante la partita di playoff Pool Comense-Geas giocata ieri sera”. Meneghin ha sentito telefonicamente la giocatrice e l’ha invitata a non demoralizzarsi per l’accaduto e a continuare a giocare a testa alta. “Abiola è una delle nostre migliori giocatrici – ha detto – e solo dei mentecatti possono rovinare uno spettacolo sportivo come sono i playoff. Sicuramente non fanno parte del pubblico abituale della Pool Comense e della pallacanestro in generale. Il basket è sempre stato caratterizzato dalla multirazzialità e i giocatori stranieri e di altre etnie hanno, nel tempo, permesso al nostro sport di crescere e di affermarsi. Mi auguro che sia un caso isolato ed esprimo tutta la solidarietà mia personale e di tutta la federazione ad Abiola”. Una nota paradossale: nessuna sanzione disciplinare è stata inflitta alla società di Como per quest’episodio. Segno che nulla appare nel referto.

tratto da gazzetta.it

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Ncaa, Connecticut campione. Finale amaro per la favola Butler

Nel torneo più imprevedibile di sempre manca l’ultima sorpresa: gli Huskies conquistano il terzo titolo della loro storia. Coach Calhoun record: trionfo a 68 anni. E per la stella Walker si apriranno le porte dell’Nba: sarà una delle prime 15 scelte al draft 2011

Kemba Walker alza il trofeo. Reuters
Kemba Walker alza il trofeo

E’ la festa di Kemba Walker, il miglior giocatore del torneo destinato all’Nba, e del 68enne Jim Calhoun, il coach più vecchio di sempre a vincere un titolo. E’ la festa di Connecticut, che si prende l’Ncaa 2011 battendo 53-41 la cenerentola Butler nella finale di quello che è stato il torneo più imprevedibile di sempre. Ma che non ha riservato l’ultima sorpresa, regalando al gigante UConn il terzo titolo della sua storia (dopo quelli del 1999 e 2004, sempre con Calhoun in panchina) e alla piccola Butler, scuola privata di 4500 studenti con sede a Indianapolis, la seconda delusione in due anni: nel 2010 persero all’ultimo tiro contro Duke, stavolta si sono arresi nella ripresa, traditi dal peggior attacco di sempre nella storia delle finali.

I VINCITORI — Gli Huskies di Calhoun in stagione hanno sempre fatto centro con qualcosa in palio: 3 successi su 3 a novembre al Maui Invitational, 5 trionfi in 5 giorni per alzare il titolo della Big East il mese scorso e 6 gare su 6 nel torneo Ncaa. Vinto giocando di squadra, soprattutto nelle ultime due partite, quando la stella Walker, guardia al terzo anno destinata a una delle prime 15 scelte al draft Nba 2011, si è leggermente offuscata (5/19 dal campo contro Butler, 18 punti di media nelle ultime 2 gare dopo i 26,7 nelle precedenti 4). Connecticut si è presa la finale nel secondo tempo, grazie al suo supporting cast: il centro al secondo anno Alex Oriakhi si è trasformato in un muro sotto canestro, infilando anche 4 delle 10 stoppate totali di UConn (record della finale eguagliato) e contribuendo a tenere i Bulldogs a 6/37 dal campo nei secondi 20’. E in attacco è sbocciata la matricola Jeremy Lamb, 12 punti dopo un primo tempo all’asciutto. “Non è servito un gran discorso nell’intervallo per cambiare marcia – ha spiegato coach Calhoun, al centro di un’indagine Ncaa per irregolarità nel reclutamento di un giocatore -: abbiamo semplicemente deciso di giocare meglio di loro. Sapevo che i miei ragazzi non avrebbero mollato. Un anno come questo lo auguro a ogni allenatore. Questo gruppo potrebbe avermi regalato il momento più felice della mia vita”.

Kemba Walker festeggia con i fan. Reuters
Kemba Walker festeggia con i fan

LA SFIDA — Il primo tempo “non è bello ma intenso”, come lo definisce il coach di Butler Brad Stevens, ed è quello con meno punti dal 1946. Le due squadre sbagliano 15 dei primi 18 tiri ma montano una guardia attentissima sulle stelle avversarie. Walker dopo 5 errori trova il suo primo canestro a 13’06” dal riposo, e apre un personale 5-0 che porta UConn sul 13-8. Butler resta in scia rompendo il digiuno di canestri da dentro l’arco dopo quasi 10’, poi ritrova il suo faro Shelvin Mack, che prima infila la tripla del 19 pari, suo primo canestro dal campo, a 4’15” dal riposo, e poi ripete la magia a fil di sirena, regalando il 22-19 a Butler nonostante gli uomini di Stevens tirino col 22,2% dal campo e UConn domini sia in area (14-0) che a rimbalzo (26-18). I Bulldogs ripartono con la terza tripla della gara di Stigall (ne aveva segnata 1 sola nelle precedenti 5 partite) e toccano il 25-19 prima di fermarsi di schianto. L’attacco va in tilt e in 7’08” sbaglia 13 tiri consecutivi. Connecticut ne approfitta per un 14-1 ispirato da 9 punti di Lamb che vale il 33-26 a 12’57” dal riposo. Vanzant interrompe il digiuno dei Bulldogs, ma poi Butler sbaglia altri 9 tiri di fila e si ritrova sotto 41-28 con 6’13” da giocare. Troppo tardi per rimontare, perché gli Huskies dominano in difesa e fanno male in attacco, con Lamb e Oriakhi a dare una mano allo spento Walker. L’ultimo sussulto lo regala Mack, che con due triple consecutive accorcia a 49-41 il vantaggio di Connecticut con 1’43” da giocare. Ma a tenere al sicuro gli Huskies ci pensa Walker, con 4 liberi consecutivi prologo alla festa.

SCONFITTA STORICA — Butler chiude col 18,8% dal campo, la più bassa percentuale al tiro di sempre nel match per il titolo, e diventa la squadra che ha segnato meno in finale dal 1949. I Bulldogs infilano appena 3 tiri su 31 da dentro l’arco dei tre punti e si fanno dominare 51-40 a rimbalzo, con le due stelle Mack e Howard che chiudono con un complessivo 5/28 dal campo. Per coach Stevens un’altra beffa: nelle ultime due stagioni Butler ha vinto 10 gare su 12 nel torneo Ncaa, perdendo solo le due sfide per il titolo. “Tirando 12/64 dal campo non si riesce a vincere nessuna gara, figuriamoci il match per il titolo” commenta amaro. Connecticut ringrazia e si porta casa il trofeo.

Connecticut: Walker 16 (5/15 da due, 0/4 da tre, 6/7 liberi), Lamb 12, Oriakhi 11. Rimbalzi: Oriakhi 11. Assist: Lamb 2, Napier 2.
Butler: Mack 13 (0/4, 4/11, 1/2 tl), Stigall 9, Howard 7. Rimbalzi: Mack 9. Assist: Vanzant 2.

tratto da gazzetta.it

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Ncaa, svanisce il sogno Vcu. In finale Butler e Connecticut

Bulldogs (70-62 su Virginia Commonwealth) e Huskies (56-55 su Kentucky) in campo per il titolo 2011 nella notte tra lunedì e martedì

Saranno Connecticut e Butler a giocarsi il titolo Ncaa 2011. Davanti ai 75412 spettatori del Reliant Stadium di Houston, gli Huskies hanno eliminato Kentucky e i Bulldogs si sono sbarazzati della cenerentola Vcu. Il match per il titolo è in programma alle 3.23 ora italiana della notte tra lunedì e martedì.

L'esultanza di Mack e Nored a fine partita. Afp
L’esultanza di Mack e Nored a fine partita

Butler-Virginia Commonwealth 70-62

Un’altra chance. Butler si guadagna il ritorno al match che assegna il titolo Ncaa, perso lo scorso anno all’ultimo tiro contro Duke. Per giocarsi una seconda possibilità, i Bulldogs del 34enne coach Brad Stevens si sono sbarazzati in semifinale di Vcu, l’inattesa Cenerentola dell’edizione 2011. Ma anche quella di questa università privata di circa 4500 studenti con sede a Indianapolis è un’impresa da ricordare, costruita in semifinale negli ultimi 12’30”, con i punti di Shelvin Mack (21,8 di media nel torneo), i tiri liberi di Matt Howard (11/12, più a bersaglio da solo di tutti gli avversari) e i rimbalzi (44-30 il conto finale). I Bulldogs chiudono col 36% dal campo (ma senza Mack sarebbe 27,6), ma Vcu non ne approfitta. I Rams di coach Shaka Smart, che avevano iniziato il torneo dall’anticamera delle First Four, si affidano alla precisione di Jamie Skeen, aiutato, soprattutto nel primo tempo, da Bradford Burgess: i due insieme producono 42 dei 62 punti finali di Virginia Commonwealth, tradita però dal play Joey Rodriguez, che si ferma a 3 punti e 1/9 dal campo. Il match è equilibrato e nel primo tempo si procede a strappi: Mack lancia il 5-0 iniziale di Butler, Burgess confeziona l’11-0 Vcu, poi ancora i Bulldogs pareggiano a quota 15. Skeen, 13 punti nel primo tempo, prova a lanciare i Rams, ma sotto 20-15 Butler cambia marcia: prima Mack con 8 punti e poi Howard con gli ultimi 5 confezionano il 19-8 con cui Butler si guadagna il 34-28 al riposo. L’intervallo fa bene a Vcu, che in avvio di ripresa annulla lo svantaggio con un 7-0. Il match diventa tiratissimo, e nei primi 8’ del secondo tempo le due squadre si alternano 8 volte al comando. Poi Mack si riaccende e con 9 punti consecutivi lancia Butler sul 54-47 a 8’40” dalla fine. Rodriguez centra da 3 l’unico canestro della sua partita per tenere in scia Vcu, ma 7 punti consecutivi di Vanzant lanciano i Bulldogs sul 61-54 a 3’04” dalla fine. Skeen è l’ultimo Ram ad arrendersi, ma quando a 30” dalla fine Vanzant dalla lunetta firma il 67-57, Vcu capisce che la favola è finita. Quella di Butler invece è appena cominciata: “Dovremo solo essere un tiro migliori dell’anno scorso” ha avvisato coach Stevens.

Butler: Mack 24 (3/5 da due, 5/6 da tre, 3/6 liberi), Howard 17, Vanzant 11. Rimbalzi: Howard 8, Marshall 8. Assist: Mack 2, Howard 2, Vanzant 2, Smith 2
Vcu: Skeen 27 (7/14, 3/4, 4/7 tl), Burgess 15, Reddic 4, Veal 4. Rimbalzi: Burgess 8. Assist: Rodriguez 7.

Kemba Walker, 18 punti. Reuters
Kemba Walker, 18 punti

Connecticut-Kentucky 56-55

Fino all’ultimo tiro. Connecticut si guadagna nei secondi conclusivi il suo primo match per il titolo dal 2004, messo in cassaforte solo dai liberi di Napier a 1.7 secondi dalla fine, prima che la tripla conclusiva di Knight desse alla sconfitta di Kentucky il sapore della beffa. Perché i Wildcats erano riusciti ad annullare in avvio di ripresa i 10 punti di vantaggio che gli Huskies avevano messo in cassaforte nel primo tempo, martellando 7/15 dalla distanza nei secondi 20’ e tenendo lo spauracchio Kemba Walker al minimo nel torneo (18 punti, viaggia a 25 di media). Ma in finale ci va Connecticut, nonostante l’1/12 da fuori, che rispetto ai giovani di coach Calipari ha il merito di non sciogliersi nel finale, quando Kentucky, 33,9% al tiro, resta senza canestri per 5’38” dando tempo agli Huskies di mettere insieme una preziosa dote di 6 punti, fondamentale per resistere al ritorno dei Wildcats negli ultimi 100”. Le difficoltà al tiro di Kentucky sono evidenti nel primo tempo, in cui la matricola Terrence Jones, 7 punti nei primi 5’, è l’unico ad andare a bersaglio con regolarità, mentre il resto della squadra torna negli spogliatoi tirando 5/26 dal campo. Walker prende per mano UConn dopo il 12-9 firmato Doron Lamb a 12’41” dal riposo, e alimenta con 6 punti il 10-0 che lancia gli Huskies sul 19-12 con 8’21” da giocare. Jones e l’altra matricola di qualità Brandon Knight provano a scuotere Kentucky, ma UConn dilaga con Jeremy Lamb, che a 3’13” dall’intervallo firma il primo +10 (29-19) e poi manda in archivio il primo tempo sul 31-21. I Wildcats rinascono aprendo la ripresa con un 14-2 costruito su 4 triple che hanno il potere di rendere equilibrato un match che sembrava segnato. Connecticut sbanda ma si ritrova grazie a 5 punti di fila di Walker, Kentucky non molla e arriva con il suo Lamb al 48 pari con 7’19” da giocare. Poi l’attacco di Calipari va in tilt, sbaglia 7 tiri di fila e permette a UConn di arrivare sul 54-48 a 2’23” dalla sirena. Liggins con 4 punti di fila taglia a 2 punti il vantaggio degli Huskies a 49” dalla fine, ma Connecticut tiene e Napier sigilla il successo dalla lunetta. “Ora ci aspetta una grande sfida – ha detto coach Jim Calhoun -, ma il solo fatto di poterla giocare è bellissimo”.

Connecticut: Walker 18 (5/10, 1/5, 5/6 tl), J. Lamb 12, Oriakhi 8. Rimbalzi: Oriakhi 10. Assist: Walker 7
Kentucky: Knight 17 (3/12, 3/11, 2/2 tl), D. Lamb 13, Jones 11. Rimbalzi: Jones 15. Assist: Knight 4.

tratto da gazzetta.it

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Trofeo delle Regioni 2011 a Torino. I gironi e i calendari.

Con l’inizio di aprile ha ufficialmente preso il via il countdown verso l’11esima edizione del Trofeo delle Regioni, che quest’anno si disputerà a Torino dal 20 al 25 aprile prossimi.
Il primo passo verso le competizioni è rappresentato dall’ufficializzazione della formula e della composizione dei gironi maschili e femminili con i relativi calendari.
La formula ricalcherà quella delle precedenti edizioni, con una prima fase eliminatoria a gironi all’italiana con gare di sola andata, e una seconda ad eliminazione diretta fino alle finali – dal 1° al 8° posto – in programma lunedì 25 aprile.

Di seguito i gironi del torneo maschile e di quello femminile.

Maschile

Girone A
Calabria, Campania, Lombardia, Marche
Girone B
Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Toscana
Girone C
Lazio, Liguria, Sardegna, Veneto
Girone D
Emilia Romagna, Piemonte, Sicilia, Umbria

Femminile

Girone A
Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Sardegna
Girone B
Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania
Girone C
Puglia, Liguria, Trentino, Marche
Girone D
Toscana, Umbria, Sicilia, Abruzzo

Le gare si svolgeranno presso il PalaRuffini, il PalaCus e il PalaBallin di Torino, il PalaCollegno di Collegno e il PalaEinaudi di Moncalieri.

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Carlton Myers Show a San Patrignano. Anche Petrucci per l’addio al basket

Fra una festa e uno show, con i famigliari, tanti amici più che ospiti illustri fra i quali Gianni Petrucci, Dino Meneghin, Marco Bonamico che fu avversario nella famosa gara del record, Valerio Bianchini, sicuramente delegazioni di supertifosi, mercoledì 30 marzo, giorno del suo 40° compleanno. Carlton Myers lascia il basket giocato trasferendo la sua esperienza e la sua carica a un progetto innovativo di cui parlerà a San Patrignano, in quel di Coriano, località riminese teatro di questo avvenimento che entra in calendario con un suo fascino particolare perché Carlton ha dimostrato che si può essere popolari e amati senza bisogno di andare nella NBA, anche se negli anni d’oro la A aveva ben altri contenuti e un clima molto più sereno e sportivo di quello di oggi.. Nella Comunità e per la Comunità più amata d’Italia offrirà l’ultima sorpresa, il programma è top secret, si parla di un’esibizione con i ragazzi del centro che hanno un forte interesse anche per lo sport come spinta al miglioramento della propria vita, e poi la conferenza stampa nell’Auditorium.

Splendida carriera, Carlton non ha fatto collezione di titoli, ma di momenti emozionanti. Come l’onore di sfilare come portabandiera della squadra azzurra alle Olimpiadi di Sydney, fra due millenni, e la presa di coscienza della nuova civiltà multirazziale.

Una grande spontanea popolarità, la sua. Grazie al suo messaggio di simpatia, molta gente si è avvicinata al basket e l’ha visto come un divertimento oltre che uno sport intelligente. Una sorta di Michael Jordan italiano: esplosivo, comunicativo, capace di spostare il gioco dalla razionalità allo spettacolo e di sfidare la forza della gravità.

D’oggi in poi lo rivedremo solo in video o Dvd, pontiere fra la pallacanestro anni 70-80 e quella del Duemila, 3° marcatore di ogni tempo con 12.106 punti, un grande amore con la sua Rimini, la Fortitudo (che gli ha regalato nel 2000 l’unico scudetto), l’oro europeo di Parigi ’99, l’ultimo dell’Italia, e naturalmente gli 87 punti, per battere il record di Riminucci, il 26 gennaio ’95, nella città dei Malatesta in A-2 contro Udine.

Ha vestito le maglie di Rimini a inizio e fine carriera, poi Pesaro, Fortitudo, Roma, Siena co n una breve parentesi spagnola a Valladolid. Per il basket ha sacrificato una brillante carriera di musicista come gli rimprovera affettuosamente il padre londinese che gli ha trasmesso questo talento. Carlton è infatti diplomato al conservatorio e suona magnificamente il flauto traverso.

tratto da pianetabasket.com

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Cenerentola va al gran ballo. Vcu alle Final Four di college

Virginia Commonwealth è la più inattesa delle finaliste del torneo Ncaa. Coach 33enne e tanta voglia di stupire: “E non abbiamo ancora finito”. Butler, Connecticut e Kentucky le altre partecipanti all’atto conclusivo del torneo più imprevedibile di sempre

Brandon Rozzell, senior, 17/35 da tre nel torneo. Reuters
Brandon Rozzell, senior, 17/35 da tre nel torneo

“Molte persone là fuori pensano che non dovremmo nemmeno esserci a questo torneo. Andiamo a dimostrargli che si sbagliano”. Shaka Smart, 33enne coach della Virginia Commonwealth University, ha caricato così i suoi Rams prima di ogni partita del torneo Ncaa. Finora i suoi ragazzi non hanno mai sbagliato un colpo, tanto che la cenerentola Vcu, entrata al gran ballo del torneo Ncaa dalla porta di servizio (le neonate First Four) è rimasta fino a mezzanotte, guadagnandosi il primo viaggio della sua storia alle Final Four. Un cammino inatteso ed esaltante quello che ha portato i Rams fino a Houston e che ha fatto saltare tutti i pronostici in uno dei tornei più incerti degli ultimi anni, con le favorite (i campioni in carica di Duke, Ohio State e Kansas, la prescelta del presidente Obama) tutte eliminate ben prima del gran finale.

Coach Shaka Smart, 33 anni, circondato dai suoi Rams. Reuters
Coach Shaka Smart, 33 anni, circondato dai suoi Rams

cenerentola — Forse l’appellattivo “Cenerentola” non basta a descrivere l’inatteso cammino di VCU, università pubblica di Richmond, Virginia, con 33mila studenti e poca tradizione cestistica. I Rams giocano nella Colonial Athletic Association, non certo una delle conference di primo piano: con una stagione da 23 vittorie e 11 sconfitte si sono guadagnati l’invito a torneo. O meglio, all’anticamera del torneo, le nuove First Four in cui l’Ncaa mette in palio gli ultimi 4 posti nel suo tabellone a 64. I Rams superano Southern California, l’ex college di Daniel Hackett, e conquistano un biglietto per il gran ballo, la “March Madness”. Come numero 11 della Southwest Region dovrebbero fare la vittima sacrificale a Georgetown. Invece arriva la vittoria e la prima sorpresa. Come al terzo turno con Purdue. Come nelle Sweet 16 contro Florida State, l’unica gara vinta sul filo di lana, dopo un supplementare. Come nelle Elite 8 contro Kansas, la favorita di Obama massacrata da tre punti. E così arriva la gita alle Final Four, a Houston, la terza numero 11 della storia a riuscirci (Lsu nell’86 e George Mason nel 2006 le altre). “Quando credi nel gruppo e nei tuoi coach succedono cose del genere” ha raccontato il play Joey Rodriguez, una delle stelle della squadra assieme a Jamie Skeen, Bradford Burgess e allo specialista dalla distanza Brandon Rozzell. “Nessuno credeva in noi – ha detto coach Smart accettando il trofeo di vincitore della Southwest Region -. Ma questi ragazzi sapevano di poter vincere, e hanno fatto un lavoro fenomenale nel dimenticarsi di tutti quelli che non credevano in noi”. Poi un avviso alle altre pretendenti al titolo: “Non abbiamo ancora finito”.

Kemba Walker, junior di Connecticut, 26,7 punti a gara. Reuters
Kemba Walker, junior di Connecticut, 26,7 punti a gara

le finaliste — Nelle prime Final Four della storia senza una numero 1 o una numero 2 è una sorpresa anche Butler, avversaria di Vcu nella gara che apre il weekend texano sabato a mezzanotte italiana (gara per il titolo alle 3 della notte tra lunedì e martedì). Numero 8 nella Southeast region, finalisti perdenti lo scorso anno (con tanto di tiro della disperazione, e della vittoria, che quasi finisce nel canestro), i Bulldogs si sono guadagnati l’ultimo atto superando Florida nella finale regionale. Ma l’apice del torneo del team guidato dal 34enne coach Brad Stevens è il successo su Pittsburgh, testa di serie numero 1 di questa parte di tabellone, conquistato dalla lunetta a 1 decimo dalla fine. L’altra semifinale mette di fronte Kentucky e Connecticut. Per i Wildacts di coach John Calipari è la prima Final Four dal 1998, a cui sono arrivati dopo aver eliminato anche Ohio State, la squadra migliore della regular season, grazie alle prodezze del play matricola Brandon Knight, 15,7 punti a partita nel torneo e un futuro in Nba quasi certo. UConn, che il secondo titolo della sua storia nel 2004, ha vissuto sulle prodezze della star Kemba Walker, 26,7 punti di media nella 4 sfide fin qui disputate e eliminato anche Arizona (e la sua star Derrick Williams, probabile prima scelta al prossimo draft Nba), che aveva cacciato dal torneo Duke, campione in carica. La vincitrice del titolo dovrebbe uscire da questo confronto secondo gli addetti ai lavori. Ma nel torneo più incerto di sempre nulla è scontato.

tratto da gazzetta.it

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Carlton Myers festeggia i suoi 40 anni e l’addio al basket nella Comunità di San Patrignano

“Ciao, il 30 marzo alle 11 ci sarà un appuntamento nella Comunità di San Patrignano dove annuncerò il mio ritiro dal basket. Mi farebbe piacere coinvolgere le persone che hanno influenzato positivamente questo percorso. Se riesci a venire ne sarei felice”
Per l’addio al basket, Carlton Myers ha inviato questo graditissimo sms agli amici che vuole attorno per salutare mercoledì prossimo a suo modo, con un significato speciale, quello del valore dello sport nel viaggio della vita. Un viaggio non sempre facile anche per lui, fra alti e bassi come la frattura da stress alla tibia e la paura di non riuscire a realizzarsi, che desidera testimoniare fortemente con gli ospiti della comunità riminese con i valori del recupero e del fare, per chiudere una carriera splendida e unica. E, sempre originale, cestista ma anche artista-musicista, ha scelto il fatidico giorno del 40° compleanno. Perché Carlton è nato a Londra il 30 marzo 1971.
Nel suo sito Carlton non è già più immortalato nei panni del cestista, ma su un campo di golf, con un set di mazze e appoggiato alla golf-cart, e sembra il gemello di Michael Jordan il quale ama moltissimo questo sport, una continua sfida con se stesso.
La sua carriera gli ha regalato la fama del “numero uno”, lo scudetto, la nazionale, alfiere della squadra azzurra alle Olimpiadi, un regalo eccezionale da parte di Gianni Petrucci presidente del CONI, e gli 87 punti, un record che viene rivissuto ancora su You Tube con l’accompagnamento musicale di Ennio Morricone. Rapiscono ancora l’immaginazione quegli ultimi 3 canestri da 3 punti per battere il primato di Sandro Riminucci, altro figlio della Riviera Adriatica, fino quello finale che fissa l’asticella a 87 punti ottenuto con l’ultima prodezza: la palla che va lunga sul tabellone e ricade nella retina. E finitala gara il giro del campo mimando il volo dell’aquila.
Nel suo sito c’è tutta la sua bella storia in pillole. Un giorno il padre musicista caraibico gli disse:“E così hai scelto il basket. Peccato, suonavi bene il flauto. Saresti potuto diventare un bravo musicista”.
La Swinging London e il padre Carlo, mamma Lose e il Lungomare di Rimini, il flauto e il karate. Il primo pallone e Maurizio Ferro. Topone e Milena, l’All Star Game e la Serie A. Gamba e la nazionale, Pesaro e Bianchini, le amarezze e il dolore e la rabbia. Il record, poi a Bologna, dolce Bologna. L’emozione dei 3 anni a Roma, a Siena e la Spagna e il grande ritorno a Pesaro”.
Chiusa la carriera nella sua Rimini, riscoperto il calore della sua alma mater cestistica, Carlton adesso vive una nuova carriera di manager nel basket, e forte di un impegno di fede nella chiesa Cristiano Evangelica cerca di essere un uomo migliore e un riferimento per molti ragazzi.
In questo momento segue la carriera di Matteo Imbrò, il gioiello lanciato dalla Virtus Siena e acquistato in estate dalla Virtus Bologna, MVP della finale di Coppa Italia dilettanti a Montecatini e play della nazionale juniores ai prossimi europei. Dire che è il suo agente, conoscendo Carlton sarebbe come abbassare il livello di questo sodalizio in termini commerciali. A Carlton invece sta soprattutto a cuore la carriera di questo moderno Sciuscià dal grande futuro. “Lui può essere un grande, è molto altruista, magari dovrebbe tirare di più”, mi ha confidato Carlton che gli lascia la sua eredità dandogli consigli e un affetto sincero. Gli affari,in casa di Carlton, vengono dopo.

tratto da pianetabasket.com

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