Archivio per maggio, 2011

Finale Nazionale U19. Prima giornata gruppi C e D. La Virtus Bologna soffre ma vince

Gruppo C

Sipam Cantù – Virtus Roma 75-60

Cantù vince la gara d’esordio del raggruppamento contro la Virtus Roma e conquista i primi due punti. Dopo un avvio incerto e una buona parte centrale di gara la squadra di coach Lambruschi doma il ritorno degli avversari e chiude la gara.
Parte benissimo la formazione capitolina, che trova in Staffieri la sua bocca di fuoco e in Marchetti la mente. L’allungo dura il tempo di un quarto, il primo (21-16). Poi Cantù comincia a produrre gioco e trovare una straordinaria varietà di soluzioni, mandando in crisi la difesa di Roma.
In attacco i virtussini fanno fatica e il 21-9 della seconda frazione ne è la netta testimonianza.
Nell’ultima parte del terzo quarto Roma ritorna alla grande, grazie alla difesa e alla ritrovata vena del braccianese Marchetti: da –12 la squadra di coach Prosperi risale fino a –3 (49-47) a meno di due minuti dalla fine. Il nuovo sorpasso giallorosso arriva in apertura di ultimo quarto con Mattia Panunzio (50-49). L’inerzia cambia ancora, e questa volta definitivamente, a favore di Cantù, che rinunciando al suo punto di riferimento lettone Dukulis (top scorer con 14 punti) trova ottime cose da Abass (12) e Corno (16). Roma non ha più la forza di opporsi e cede 75-60.

Benetton Treviso – Pallacanestro Palestrina 73-52

Chili, centimetri e talento. La Benetton Treviso comincia col piede giusto il proprio cammino. Gara fuori dalla portata di Palestrina, che pure mostra l’ormai nota faccia tosta. Con gli oltre due metri di Gaspardo e Quarisa e con le mani e la presenza del bulgaro Ivanov e del croato Mazic sono subito guai per la squadra di coach Galetti. 22-10 il parziale del primo quarto. Mai fidarsi di Palestrina, che con il cuore rientra sfruttando il devastante impatto sulla partita da parte di Federico Cara, che con tre triple consecutive porta Palestrina a contatto ravvicinatissimo con gli avversari (26-23). Il primo tempo si conclude 35-30 per i ragazzi di Vertemati. Non dev’essere stato molto contento dei suoi il coach dei trevigiani ma quello che deve aver detto negli spogliatoi dev’essere stato convincente: la Benetton comincia il secondo tempo col massimo vantaggio (46-30). Pressano i ciociari ma il roster dei biancoverdi è troppo profondo e la gara va in ghiaccio già con la fine del terzo quarto. MVP capitan Quarisa, autore di una prestazione sontuosa con una doppia doppia (20 punti + 19 rimbalzi).

Il calendario

Martedì 31 maggio
Ore 19.00 Sipam Cantù – Pallacanestro Palestrina
Ore 21.00 Pallacanestro Palestrina – Benetton Treviso

Mercoledì 1 giugno
Ore 21.00 Sipam Cantù – Benetton Treviso
Ore 21.00 Virtus Roma – Pallacanestro Palestrina

Gruppo D

UGF Banca Virtus Bologna – Pool Eurobasket Roma 83-73

L’UGF Banca Virtus Bologna inizia con una vittoria sofferta ma meritata la sua avventura per tenersi stretto lo Scudetto di categoria. Contro un Eurobasket mai domo i virtussini devono sudare sette camicie ma alla fine hanno la meglio.
Primo quarto praticamente perfetto per l’Eurobasket, che tiene testa ai campioni d’Italia in carica quasi in tutto per tutto. Il quasi parla svedese ed è il vero fattore della Virtus Bologna: Viktor Gaddefors appare veramente di un altro pianeta e guasta con la sua potenza e le sue penetrazioni devastanti i piani tessuti da coach Briscese. Non che le V Nere siano solo lui ma le sue progressioni sono inarrestabili. Dopo 9 minuti di battaglia serrata i romani lasciano qualcosa nell’ultimo giro di lancette. Landi approfitta e con una tripla chiude il parziale 29-18.
Il secondo quarto comincia con le braccia lunghe di Matteo Pierangeli che mette a segno un gioco da quattro ma la Virtus tira dritto e tiene costanti le distanze. Dal canto loro i romani non hanno intenzione di fare da sparring partner e con grande grinta le provano tutte. Il secondo quarto va in archivio col punteggio di 44-35. Irriducibile, l’Eurobasket si prende ancora le luci della ribalta nella terza frazione: Tomasello batte Gaddefors andando a canestro e subendo il fallo: la sua realizzazione vale il –4 (51-47) a metà quarto. Ora la gara viaggia sui binari dell’equilibrio anche se le V Nere tengono l’inerzia dalla propria: 61-58 prima degli ultimi 10 minuti.
Inizio da favola per i romani, che con Tomasello e Berardinelli si portano meritatamente avanti (63-61) ma Gaddefors ha ancora cartucce da sparare e con una tripla controsorpassa. E’ senza dubbio la miglior gara di giornata. Il maggiore tasso tecnico dei bolognesi torna a pesare nel finale, quando la squadra di coach Sanguettoli costruisce anche tatticamente un nuovo +7 ma è un immenso Pierangeli a rimettere nuovamente tutto in discussione (74-70). Il colpo del ko Virtus non arriva mai perché l’Eurobasket non ne vuol proprio sapere di essere contata. Capitan Vaiani suona la carica per i romani, ma i campioni in carica di Bologna sono ormai sicuri del loro +10 (83-73) a 30 secondi dalla fine. Roma esce a testa altissima mentre la Virtus ricomincia laddove aveva lasciato…

Stella Azzurra – Banca Sella Biella 58-75

Biella batte la Stella Azzurra Roma e appaia la Virtus Bologna in testa alla classifica del Gruppo D.
Si sapeva che i romani avrebbero fatto fatica senza il grande apporto di Bruno Ondo Mengue, infortunatosi al perone e quindi out, ma la Stella poteva comunque contare su un collettivo di grande valore e su alcuni elementi estremamente interessanti come Fallucca, Delle Cave e Ferraiuolo. Sulla sponda opposta Biella, arrivata a Cividale dai concentramenti di Campobasso, poteva contare sulla fisicità di Lombardi e sulle mani dello svedese Magarity e dei nazionali De Vico, Laganà e Stassi. Primo quarto a favore di Biella, che chiude i primi 10 minuti 24-18. Anche il secondo quarto si chiude nettamente a favore dei piemontesi, che infliggono un pesante 16-9 agli avversari. Sembra tutto finito ma la gara si riapre nel secondo tempo con una reazione d’orgoglio dei capitoli trascinati dal bomber Fallucca. Nel corso dell’ultimo quarto, il coach stellino D’Arcangeli viene espulso, lasciando così la panchina agli assistenti Lorenzo Ricci e Matteo Picardi. Biella strozza il tentativo di rimonta degli avversari sbagliando poco nella parte centrale dell’ultimo quarto e chiude senza affanni la gara, regalandosi il match contro l’Eurobasket nella seconda giornata.

Il calendario

Martedì 31 maggio
Ore 15.00 UGF Banca Virtus Bologna – Stella Azzurra
Ore 17.00 Pool Eurobasket Roma – Banca Sella Biella

Mercoledì 1 giugno
Ore 19.00 UGF Banca Virtus Bologna – Banca Sella Biella
Ore 19.00 Pool Eurobasket Roma – Stella Azzurra

Ufficio Stampa Fip

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Finale Nazionale U19. Prima giornata gruppi A e B. Male Montepaschi, bene Virtus Siena

Gruppo A

Trenkwalder Reggio Emilia – Montepaschi Siena 68-49

Nel match d’apertura del Pala Ducale di Cividale del Friuli una eccellente Pallacanestro Reggiana si è imposta sulla Mens Sana con il punteggio di 68-49.
Dopo un avvio in sordina (6-3 per gli emiliani dopo i primi 5′ di gara), i biancorossi hanno cominciato a macinare gioco e, rosicchiando possessi grazie all’autorità sotto canestro di Vanni (chiuderà il match con 12 punti e 15 rimbalzi), Pini (7) e Zanotti (5), hanno centrato il primo break a fine primo quarto (15-7), diventato ancora più ampio all’intervallo lungo con le triple di Iori e Grisanti (33-19). Oltre a soffrire i centimetri dei lunghi di coach Andrea Menozzi, i mensanini hanno peccato anche nelle soluzioni da lontano (6 su 20 dalla linea dei 6,75), e non sono bastati i canestri e l’esperienza dei tanti nazionali a disposizione di coach Baioni a raddrizzare una gara sempre in sofferenza. Nel secondo tempo le velleità dei senesi sono state definitivamente azzerate dai cinque minuti da urlo di Veccia (16, best scorer dell’incontro), che con quattro “bombe” consecutive nel terzo periodo ha di fatto messo nella cassaforte della Trenkwalder il primo match del Gruppo A.

Scavolini Siviglia Pesaro – Umana Reyer Venezia 77-51

La Victoria Libertas Pesaro ha raggiunto Reggio Emilia in testa alla classifica del Girone A dopo la bella vittoria sulla Reyer Venezia.
Partenza “a tutta” per i marchigiani, orchestrati dalle geometrie di Traini che, oltre a dettare i tempi ai suoi compagni, è stato anche spietato in fase realizzativa, chiudendo il match con 22 punti (oltre a 6 rimbalzi e 6 falli subiti). Nell’altra metà campo invece, Venezia ha pagato la giornata decisamente “no” di Marco Ceron, bomber dalle polveri bagnate (7 punti), lasciato in panca per tutto il terzo periodo e resuscitato nell’ultimo quarto, ma solo per firmare l’unica tripla del suo incontro prima di abbandonare il campo dopo il quinto fallo.
Nei primi dieci minuti di gara la Scavolini, squadra priva di “lunghi” ma agile e dal gioco dinamico, ha creato la forbice (22-13), che è riuscita a mantenere intatta anche nella terza frazione, la più propositiva per l’Umana Reyer. L’affondo dei ragazzi di coach Zanatta è stato però parato grazie all’ottima prestazione del gruppo pesarese, in cui hanno spiccato le prestazioni di Tortù (costante e devastante per tutti i 40′) e Ciribeni, salito in cattedra nel secondo tempo risultando decisivo sia in fase difensiva (anche due stoppate) che in fase offensiva (22 punti, 17 dei quali nella seconda parte di gara, anche 4 su 6 da tre).

Il calendario

Martedì 31 maggio
Trenkwalder Reggio Emilia – Umana Reyer Venezia
Montepaschi Siena – Scavolini Pesaro

Lunedì 1 giugno
Montepaschi Siena – Umana Reyer Venezia
Trenkwalder Reggio Emilia – Scavolini Pesaro

Gruppo B

Virtus Siena – Pallacanestro Trieste 2004 86-43

Vittoria autoritaria quella della Virtus Siena sulla Pallacanestro Trieste. Nella prima partita del Girone B i ragazzi di coach Mecacci hanno fatto la voce grossa dimostrando di essersi meritati l’inserimento fra i favoriti della finale Under 19 maschile.
Per assistere al vero potenziale dei toscani però si è dovuto aspettare il secondo tempo. Nonostante il buon impatto sulla partita di Bernardi e Imbrò, la Virtus non è infatti risucita a scrollarsi di dosso una volitiva Acegas Aps Trieste, che ha mantenuto in equilibrio il match per tutti i primi 20 minuti di gioco grazie soprattutto alla prova tutto cuore di Teghini e Gordini. Al ritorno dall’intervallo lungo però, i toscani hanno cambiato marcia, infilando nel terzo periodo il parziale tagliagambe di 34 a 9 (61-35), in cui hanno rubato la scena Tessitori e Mirone, oltre ai già citati Bernardi e Imbrò. Negli ultimi 10 minuti Trieste, ormai con la testa al suo prossimo impegno, ha lasciato completamente l’iniziativa ai toscani, che fra accademia e spettacolo hanno aumentato il divario con i rivali fino ad un mortificante + 43.

Campus Varese – Junior Casale Monferrato 45-65

La Junior Libertas di Casale Monferrato ha chiuso il programma della prima giornata al Pala Ducale portando a casa i primi due punti della sua Finale Under 19 contro il Campus Varese. Qualificatisi alla fase finale dopo esser passati per il concentramento di Campobasso, i piemontesi hanno fatto tesoro degli errori commessi nell’Interzona, onorando il parquet di Cividale con una prestazione dinamica e concentrata.
Sempre in vantaggio nei quaranta di gara, la Junior Casale ha pian piano tracciato il solco con gli avversari, che hanno incassato il break decisivo negli ultimi scampoli del secondo periodo. Solo a tratti i lombardi sono riusciti a constrastare il basket degli avversari che, sorretti dalle mani sapienti di Della Valle e dalla fisicità di Giovara, hanno dimostrato di credere maggiormente nella vittoria. Domani, contro la corazzata Virtus Siena, Campus sarà chiamata ad una prova di ben altro spessore se vorrà arrivare quantomeno agli spareggi di giovedì, mentre i casalesi saranno impegnati contro la Pallacanestro Trieste.

Il calendario

Martedì 31 maggio
Junior Casale Monferrato – Pallacanestro Trieste
Campus Varese – Virtus Siena

Mercoledì 1 giugno
Campus Varese – Pallacanestro Trieste
Junior Casale Monferrato – Virtus Siena

Ufficio Stampa Fip

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Semifinale gara-1, Cantù c’è. Milano soffocata: 48 punti!

La Bennet vince 62-48 sull’Armani dopo una gara tatticamente perfetta e con una elevata qualità di gioco. Ottima la difesa della squadra di Trinchieri. Mazzarino leader dei suoi con 16 punti, bene anche Mike Green con 5 assist

Cantù vince gara-1 delle semifinali scudetto 62-48 dopo una gara dominata per qualità di pallacanestro (15 assist su 23 canestri fatti), anche se non ad alto punteggio per i tanti buoni tiri sbagliati. L’AJ tocca a malapena i 48 punti, peggior prestazione stagionale (59 il precedente minimo) riesce a stare incollata alla gara fino al 32’ (48-43) ma poi schianta. Oltre al solito Mazzarino, ottimo Green, 5 assist, e, in generale, la squadra.

cantù di gruppo - Milano attacca solo con le individualità di Hawkins e Greer. Cantù sciorina subito grande pallacanestro, sale 11-2, subisce un 7-0 firmato da Greer (Jaaber esce alla prima azione per un colpo alla mano, ma rientra al 7’), poi incanta con un 11-0 (22-9) costruito su passaggi illuminanti e tiri ad alta percentuale. Il primo quarto è impietoso per Milano (la valutazione statistica, che dà la fotografia della qualità del gioco, dice 35-7 per la Bennet), l’unico sassolino nell’ingranaggio perfetto di Trinchieri sono gli errori al tiro di Leunen che non permettono alla sua squadra di dilagare. Altro problemino, quando Mazzarino si prende 4’ di riposo, Cantù non fa un punto mentre Pecherov, con 7 punti in 7’, dimezza lo svantaggio della AJ (26-21). Torna Nicholas, su cui si alternano Karl, Hawkins, Mordente e Jaaber, e per tre azioni consecutive Green è il mandante dei canestri che riportano lontano Cantù (34-23). Eppure, ancora una volta, quando la qualità del gioco vota Bennet, la superiorità fisica di Milano con Hawkins e Pecherov e il dominio a rimbalzo ribaltano un destino tatticamente segnato. All’intervallo (34-29), Hawkins è a quota 9 con Mazzarino (3/5 da 3) ma il 2/8 di Leunen pesa.

Micov in entrata fra Kobe Karl e Benjamin Eze. Ciam-Cast
Micov in entrata fra Kobe Karl e Benjamin Eze

hawkins ricuce — Il Falco di Milano però è colpevole dell’ottima uscita dagli spogliatoi della Bennet: è lui che marca due volte Micov che gli sdottora in faccia sotto canestro, è lui in ritardo sulla tripla di Mazzarino (41-31). Peterson va con Jaaber e Greer assieme, per segnare un pochino anche senza Hawkins ma non funziona (2 punti nei primi 5’40″ della ripresa, 43-31), e soffre a rimbalzo. In compenso, Cantù costruisce tanti buoni tiri ma li sbaglia e, come accade sempre in questi casi, comincia ad andare in affanno (4/16 al tiro nel terzo quarto) permettendo il recupero avversario con triplone di Mordente che apre l’8-0 AJ (45-42). Un capolavoro di Green ferma l’emorragia, una fesseria difensiva di Mancinelli viene punita da Scekic (che poi va a prendere un rimbalzo offensivo vitale), una penetrazione di Mazzarino sul cambio di Pecherov fa decollare di nuovo Cantù (58-46) fino alla tripla di Markoishvili 1’27″ dalla fine che rimette le giuste distanze viste in campo (61-46). Mercoledì gara-2: dopo gara-1, non si intravede un solo motivo perché debba finire diversamente. Marcatori

Cantù: Mazzarino 16, Green 10, Micov 8.
Milano: Greer e Hawkins 12, Pecherov 7

tratto da gazzetta.it

 

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Rockets, sarà Kevin McHale il nuovo coach

Gli Houston Rockets hanno raggiunto un accordo triennale con Kevin McHale che sarà quindi il nuovo coach della franchigia.
Al momento McHale, che ha battuto in volata Casey e Frank, è un’opinionista della TNT.
Da giocatore McHale ha vinto tre titoli con i Celtics in 13 anni di carriera ed è stato per sette volte All-Star.

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Miami in finale con Dallas. LeBron beffa anche i Bulls

Gli Heat tornano a giocarsi il titolo Nba dopo una sofferta vittoria a Chicago (83-80) in gara-5: a tre minuti dal termine la squadra di Rose era a +12, poi James e Wade hanno guidato la straordinaria rimonta. Martedì il primo atto della finalissima

I Miami Heat battono i Chicago Bulls (83-80) anche in gara-5 allo United Center e tornano in finale per la prima volta dopo aver conquistato il campionato nel 2006. Ironia della sorte, gli avversari saranno gli stessi di allora: i Dallas Mavericks dell’assatanato Dirk Nowitzki. La prima partita si giocherà già martedì a Miami.

LeBron James, 28 punti i n gara-5 contro i Bulls. Reuters
LeBron James, 28 punti i n gara-5 contro i Bulls

rimonta finale — Ma eliminare i Bulls non è stato affatto facile. Anzi, quando a 3’14” dalla fine Chicago era avanti di 12 punti (77-65), sembrava scontato a tutti che si sarebbe tornati a Miami per giocare almeno gara-6. A tutti, ma non a coach Spoelstra, che durante un cruciale time-out esortava la squadra a ricordare come già in altre occasioni fossero stati capaci di produrre dei parziali da 12-0 e ribaltare situazioni ritenute impossibili. Così Miami tornava in campo con il piglio di chi non aveva nulla da perdere e cominciava la “remontada”. Iniziava a brillare la stella Dwyane Wade, fino a quel momento, complice anche una spalla che lo aveva fatto soffrire alla vigilia, poco preciso: aveva commesso nove turnover e infilato la miseria di 11 punti con 2/8 dal campo. Lui e il solito LeBron segnavano otto punti a testa e il gioco era fatto. Semplice, no? Non proprio. King James piazzava due triple (inclusa quella del pareggio sul 79-79), mentre Dwyane completava un gioco da quattro punti, dopo il fallo di Derrick Rose. Che poi a 26”7 dal termine falliva uno dei due liberi che avrebbe rimesso la partita in parità. Ma non solo, l’Mvp si faceva stoppare da LeBron (con fallo?) la sua ultima conclusione da tre che poteva rinviare il verdetto al supplementare.

LeBron abbraccia Derrick Rose. Afp
LeBron abbraccia Derrick Rose

lebron decisivo — Era successo tutto talmente in fretta che gli stessi giocatori facevano fatica a raccapezzarsi. Come cercava di spiegare lo stesso Wade nel dopopartita: “Non voglio mentire: non saprei dirvi come sia successo”. Ancora una volta è stato il trionfo delle difese: Miami tirava con il 39.4% e Chicago con il 35.8%. Ma gli Heat andavano in lunetta 33 volte (25 centri), contro il 15/21 dei Bulls. La spiegazione del successo di Spoelstra e i suoi ragazzi, però, sta ancora una volta nella forza di LeBron James. I suoi numeri, certo (28 punti con 5/13 da due, 3/6 da tre, 11 rimbalzi, 6 assist, 3 recuperi, 2 stoppate), ma anche una difesa forsennata. Diceva: “Ancora non mi posso rilassare. Il lavoro non è finito”. Una grossa mano giovedì sera la dava nuovamente Chris Bosh: 20 punti (7/15 dal campo) e 10 rimbalzi. Mentre Rose non riusciva a replicare la sua splendida regular season neppure in questa ultima partita. Segnava 25 punti, ma con un orribile 9/29 dal campo, anche se con 8 assist. Fermato lui, si erano arresi anche tutti gli altri. L’amarezza delle sue parole prima di congedarsi la dicevano lunga sul suo stato d’animo: “Alla fine è stata colpa mia: palle perse, tiri sbagliati, falli. Questa serie è finita”. Ma come diceva il suo allenatore, Tom Thibodeau: “Abbiamo fatto un’esperienza eccezionale: torneremo la prossima stagione più forti di quest’anno”.

Miami: James 28 (5/13 2, 3/6, 11 rimb, 6 ass, 3 rec, 2 stop); Wade 21; Bosh 20
Chicago: Rose 25; Deng 18; Brewer 10

tratto da gazzetta.it

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Nba, Dallas vola in finale. Cuban: “Ora finiamo l’opera”

I Mavericks superano Oklahoma City 100-96, vincono a Ovest e aspettano la vincente di Miami-Chicago per il titolo. I Thunder vanno sul +6 a 4’37″ dalla fine, ma Marion e Nowitzki ispirano la rimonta. Il proprietario dei Mavs: “Non abbiano ancora completato il nostro lavoro”

Dirk Nowitzki, 32enne tedesco dei Dallas Mawericks. Afp
Dirk Nowitzki, 32enne tedesco dei Dallas Mawericks

Missione compiuta per i Mavericks. Dirk Nowitzki questa volta non ha bisogno di toccare quota 40 per mettere k.o. Durant e compagni. I canestri fondamentali del tedesco nell’ultimo quarto bastano e avanzano a Dallas che batte Oklahoma City 100-96 in gara-5 e strappa così il biglietto per le finali Nba.

lavoro da completare — Al termine del match la squadra texana festeggia con moderazione la conquista del titolo della Western Conference e appena il proprietario Mark Cuban prende il microfono e, dopo aver ringraziato i tifosi, urla “Non abbiamo ancora finito il nostro lavoro”, dalle tribune parte l’assordante coro “Beat the Heat”. Evidentemente a Dallas in pochi credono alle possibilità di rimonta dei Bulls. Oklahoma City esce dalla sfida con i Mavs a testa alta ma i rimpianti non mancano. Dopo essersi lasciati sfuggire dalle mani una vittoria certa in gara-4 (in vantaggio di 15 punti a cinque minuti dalla fine), i Thunder non riescono a mettere al tappeto Dallas nemmeno nel match di martedì. Okc arriva al +6 a 4’37’’ dalla sirena ma subisce l’ennesima rimonta di Nowitzki e compagni che chiudono la gara piazzando un parziale di 14-4.

thunder agguerriti — Oklahoma City non ha nessuna voglia di andare in vacanza e gioca con lo spirito di chi ha le spalle al muro ma non ha perso la speranza. Dirk Nowitzki fa subito capire a Ibaka che rallentarlo non sarà facile ma la coppia Westbrook-Durant trova il canestro con continuità, gli ospiti così cambiano marcia negli ultimi minuti del primo quarto e passano a condurre. Scott Brooks riceve anche punti importanti dal suo panchinaro di lusso, James Harden, Barea e un Marion molto attivo in attacco provano a rispondere ma i Thunder restano davanti e chiudono un buon primo tempo in vantaggio 55-52.

L'urlo di Tyson Chandler per l'approdo di Dallas in finale. Reuters
L’urlo di Tyson Chandler per l’approdo di Dallas in finale

Marion ricuce, nowitzki chiude — Gli ospiti però iniziano la ripresa al rallentatore. Okc trova un solo canestro dal campo nei primi sei minuti del terzo quarto, Dallas comunque è altrettanto confusionaria in attacco e non ne approfitta. Westbrook ringrazia e tiene avanti gli ospiti con una serie di pregevoli giocate nella parte finale della terza frazione. Nell’ultimo quarto i tifosi di casa si aspettano il leit-motiv di questa finale di Conference, cioè la produzione decisiva di un incandescente Nowitzki. Invece all’inizio della frazione ci prova Marion a suonare la carica. Dirk comunque non si nasconde e fa il suo, i Thunder però non mollano e a 4’37’’ dalla fine sono ancora avanti di sei lunghezze. Nessun problema. Shawn Marion riavvicina Dallas, poi, tanto per cambiare, ci pensa Nowitzki, con una tripla delle sue, a riportare in vantaggio i Mavs (95-94) a 1’14’’ dalla sirena. Dallas non si guarda più indietro, difende con ordine e mette al sicuro il risultato con i liberi del solito Dirk, conquistando così le finali Nba.

Dallas: Nowitzki, Marion 26. Rimbalzi: Chandler, Nowitzki 9. Assist: Kidd 10.
Oklahoma City: Westbrook 31 (11/25, 0/3), Durant 23, Harden 23. Rimbalzi: Collison 12. Assist: Harden 6.

tratto da gazzetta.it

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Treviso e Siena: è semifinale. Avellino e Bologna eliminate

La Benetton elimina l’Air imponendosi 69-59 in gara-4 davanti al proprio pubblico. Nel turno successivo affronterà i campioni, che sono riusciti a liquidare la Canadian Solar 81-62 e a chiudere la serie sul 3-1

Dopo Cantù e Milano, anche Treviso e Siena si guadagnano la semifinale scudetto che le vedrà di fronte. La Montepaschi avrà il vantaggio del campo.

Benetton Treviso-Air Avellino 69-59

(serie 3-1)
Gioia Benetton al Palaverde: la squadra di Repesa batte Avellino, chiude la serie 3-1 e vola in semifinale. Come due anni fa, i trevigiani se la dovranno vedere con Siena. Ma cominceranno a preoccuparsi per il futuro più avanti, per ora c’è da festeggiare. Gara intelligente quella dei veneti che, trascinati dallo spettacolare Motiejunas (20 punti), conducono dall’inizio alla fine. L’Air spreca la grande occasione dell’aggancio a metà terzo quarto, poi non ne ha più. Non bastano Dean (18) e il preziosissimo Johnson (10+11). Motiejunas-Gentile, che coppia: il 9-0 dei giovani gioielli è l’avvio tremendo di Treviso. A quei due riesce tutto: canestri impossibili, difesa, rimbalzi, assist. Dopo cinque minuti il lituano ha 12 punti, la Benetton è avanti 20-10 e Avellino sopravvive per due triple estemporanee di Dean. Vitucci sa che i ritmi incontenibili di Markovic non possono durare per sempre: con pazienza i suoi rientrano fino a –6 al 12’ (27-21), nonostante i mille errori di Szewczyk. È Johnson che fa per tre, ma quando commette il secondo fallo tocca toglierlo: così Treviso, anche se a ritmi più bassi, torna ad allungare in modo straripante. Solo la zona press di Vitucci riduce il divario da –15 al –8 del 20’ (41-33). L’Air può ringraziare Peric: tre errori di fila del croato tengono aperto il match. Si rientra e c’è un’altra partita: Avellino la mette sul gioco duro e fa bene, visto che gli arbitri lasciano fare. Tre triple di fila (due Dean e una Green) e l’Air è sotto: 44-42 al 23’, Johnson cattura tutto ciò che vola. È il momento migliore per Avellino, ma Repesa ha la panchina più lunga e pesca l’uomo che spezza il break: dentro il Bullo, che congela il ritmo e piazza quel 5-0 che aiuta i suoi a riprendere il controllo del match. Il 58-51 con cui si chiude il terzo quarto è vantaggio rassicurante per la Benetton. L’Air ha gli uomini davvero contati: quei pochi non mollano, ma ad un certo punto le energie si esauriscono. Così la Benetton può festeggiare con il proprio pubblico. D’ora in poi sarà dura. (Alberto Mariutto)

Treviso: Motiejunas 20, Gentile 14, Bulleri 11
Avellino: Dean 18, Johnson 10, Lauwers 9

Rimantas Kaukenas, centro lituano di 34 anni. Ciam/Cast
Rimantas Kaukenas, 34 anni

Canadian Solar Bologna-Montepaschi Siena 62-81 (serie 1-3)

Siena conquista in gara-4 il biglietto per la semifinale con Treviso ripescando dalla tribuna Hairston e Jaric, decisivi in avvio e in coda, in borghese nelle prime tre partite della serie. Scalfita solo in parte da un blackout a cavallo degli ultimi due quarti, con Bologna che rientra dal -26 al -8, la Montepaschi ritrova alcune delle sue certezze dopo lo scivolone di due giorni prima. Bologna chiude la sua stagione, e forse la sua storia alla Futurshow Station, con Lino Lardo festeggiato sotto la curva e applausi a tutti, soprattutto per il successo di gara-3 sugli invincibili toscani, al termine di un’annata più di mugugni che di sorrisi. E che ha vissuto quel momento più alto subito dopo l’addio ad Amoroso e l’esclusione di Winston. Si vede che giocando ogni 48 ore i cambi di roster funzionano, anche solo come effetto placebo: Siena per la prima volta nella serie si presenta senza Zisis e l’ex Moss, con l’altro ex Jaric e Hairston al loro posto. Proprio l’ala ex Spurs è il match winner: entra al 3’50” per i problemi di falli del titolare Carraretto e il suo ingresso, insieme a un Rakovic molto migliore rispetto al resto della serie, si concretizza nel 16-0 (per il 5-18 all’8′) che fa volare Siena a +16 già al 9’30” (7-23). Tra post basso, tiri in sospensioni, triple e tanto contropiede, al 12′ Hairston sarà già a 16 punti. Di là la Virtus si autoesclude con un primo quarto da 3/10 e 8 perse (e zero recuperi). Le recriminazioni sulla fiscalità nella valutazione dei contatti, ma più avanti anche Siena avrà da lamentarsi, non aiutano la Virtus a entrare in partita: coi liberi del secondo fallo tecnico prima del riposo Siena supera il +20 sul 26-47 al 19′ e al ritorno dagli spogliatoi toccherà addirittura il 29-55 al 23′. Ma alla lunga la Montepaschi paga l’1/10 da tre nei quarti centrali e i 6 rimbalzi d’attacco del terzo quarto, spie di un motore che torna a borbottare come già in gara-due (da +16 a +2 in 6′) e in gara-tre (prima sconfitta playoff dopo tre anni). Rivers è la punta dell’iceberg bianconero, che riesce con un mattoncino da tutti gli interpreti a caricarsi di entusiasmo contro il calo di tensione toscano: Siena segna 4 punti in 7′ contro la difesa mani ovunque della Canadian Solar, e sulla tripla del 55-64 dell’americano al 33′ il break tocca il 18-4. Sul suo 60-68 dalla lunetta tre minuti dopo gira la partita: da qui in poi la Virtus segnerà solo due punti, rompendosi sullo 0/2 dalla lunetta di un Sanikidze fin lì notevole. McCalebb perde palla e Pianigiani ridà la squadra in mano a Jaric: un palleggio, arresto e tiro dell’ex riaccende Siena e insieme a 6 punti di Lavrinovic e una tripla di Kaukenas materializza l’11-0 del gameover, della partita e della serie, per il 60-79 al 38′. Finisce come da pronostico, ma con 48 ore di ritardo. (Giuseppe Nigro)

Bologna: Rivers 16, Sanikidze 13, Homan 10
Siena: Hairston 18, Kaukenas 16, Lavrinovic 14

tratto da gazzetta.it

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Mike Brown nuovo coach dei Lakers. Messina sarà il suo vice?

Los Angeles sceglie l’ex tecnico di LeBron a Cleveland per la successione di Phil Jackson. L’italiano candidato forte al ruolo di primo assistente

Ettore Messina ex tecnico di Cska Mosca e Real Madrid. LaPresse
Ettore Messina ex tecnico di Cska Mosca e Real Madrid

L’alba di una nuova era. I Lakers hanno scelto Mike Brown, 41enne ex coach dei Cleveland Cavaliers, come sostituto di Phil Jackson, il Maestro Zen di 5 titoli che ha deciso di godersi una meritata pensione. Sul contratto da 18,25 milioni di dollari per le prossime 4 stagioni (tre anni garantiti, la squadra ha l’opzione per un quarto anno) manca solo la firma, così come restano da definire alcuni dettagli, come i nomi degli assistant coach. Tra i quali potrebbe esserci Ettore Messina.

LA TRATTATIVA — Brown ha incontrato la famiglia Buss, proprietaria dei Lakers, sabato scorso, diventando la prima scelta per la panchina. Merito di cinque anni a Cleveland con LeBron James (272 vittorie e 138 sconfitte in regular season, 42-29 nei playoff, la finale 2007 persa 4-0 con San Antonio e il premio di coach dell’anno 2008-09) e di quella simpatia immediata con Jim Buss, vice presidente esecutivo e figlio di patron Jeffrey, che gli ha permesso di battere la concorrenza di Brian Shaw, assistente e erede designato di Phil Jackson, e di Rick Adelman, veterano ex Houston. L’offerta è arrivata mercoledì pomeriggio, il sì di Brown, che dopo l’addio ai Cavs nel 2010 ha fatto l’opinionista per Espn, subito dopo. Manca solo l’annuncio ufficiale: “Abbiamo incontrato Mike e ci ha fatto una grande impressione – hanno fatto sapere i Lakers in un comunicato -. Abbiamo raggiunto un accordo di massima e speriamo di firmare un contratto nel giro di pochi giorni”.

Mike Brown, 41 anni, ex tecnico dei Clevelend Cavaliers. Reuters
Mike Brown, 41 anni, ex tecnico dei Clevelend Cavaliers

MESSINA ASSISTENTE? — Lo staff di Brown resta da definire, complice anche la sempre più probabile serrata che minaccia di paralizzare l’Nba a partire dal 1 luglio. Tra i candidati forti c’è Ettore Messina, libero dopo l’avventura finita in anticipo con il Real Madrid. Il nome dell’italiano sarebbe stato fatto dallo stesso Brown, fin dal 2007 fan dei suoi metodi (lo visitò quando era al Cska Mosca e i due sono amici da allora, perché “Mike ha una mentalità molto aperta” come disse Messina), che ai Lakers avrebbe il compito di curare gli schemi d’attacco avendo forte voce in capitolo sulle decisioni riguardanti il roster. Di Messina in Nba si parla fin dal 2007, quando l’ex c.t. della Nazionale era considerato il sostituto di Sam Mitchell sulla panchina dei Raptors, ma il fatto di non essere di madre lingua inglese ne ha sempre abbassato la quotazione come head coach. Partire da assistente (anche Spurs e Nets erano sulle sue tracce) potrebbe aiutarlo a realizzare il suo sogno. Ma non è l’unico candidato. Mike Brown potrebbe puntare su Tim Grgurich, attuale assistente di Rick Carlisle a Dallas, con cui è da tempo amico.

DIFESA PRIMA DI TUTTO — Brown in diretta tv a Espn, durante l’intervallo della sfida tra Dallas e Oklahoma, ha parlato già da coach dei Lakers: “Per me è una situazione speciale, sono molto contento. Rispetto tutto quello che ha fatto Phil Jackson, sono qui per aiutare questa organizzazione a proseguire un cammino verso il titolo che è già stato tracciato. La mia squadra sarà una grande famiglia concentrata sulla difesa, perché è da quel lato del campo che si vincono i titoli. Tutti devono lavorare sodo. Sono contento di iniziare questa avventura con questo gruppo di giocatori: ho un piano in mente, ma ascolterò anche le loro idee”.

Kobe Bryant deluso nelle semifinali di conference con Dallas. Afp
Kobe Bryant deluso nelle semifinali di conference con Dallas

KOBE TACE — Il benvenuto a Brown nel mondo Lakers è arrivato via Twitter da Magic Johnson (“Buona fortuna, non vedo l’ora di vederti condurre la squadra a un altro titolo”) e Derek Fisher, uno dei senatori dello spogliatoio (“Contento di iniziare un nuovo capitolo con Mike Brown. Porterà uno stile e una energia differenti”). Manca ancora però il placet di Kobe Bryant, che secondo alcune fonti sarebbe scettico sulla scelta di Brown visto che era il principale sponsor di Shaw. “Ci siamo scritti via sms – ha raccontato Brown -, ma eravamo entrambi occupati con le nostre famiglie. Immagino che presto riusciremo a parlarci”. Brown, che ha incassato anche l’attestato di stima di LeBron James (“E’ un grandissimo tecnico, mi ha aiutato tantissimo a diventare quello che sono”), lavorerà con un roster molto simile a quello attuale, visto che sotto contratto per il 2011-12 ci sono già 9 giocatori (tutte le star), più Shannon Brown e Matt Barnes che possono scegliere se rimanere o cercare fortuna (e soldi) altrove.

tratto da gazzetta.it

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LeBron a valanga su Chicago e Miami vola sul 3-1

Gli Heat vincono 101-93 dopo un supplementare nella gara-4 della finale di Eastern Conference. Trascinati dai 35 punti di James e dai 22 di Chris Bosh, basta ora un’altra vittoria sui Bulls per arrivare alla seconda finalissima negli ultimi cinque anni

L'urlo di LeBron James. Ansa
L’urlo di LeBron James

E’ la vittoria che deve farti pensare di essere indistruttibile e potrebbe darti la carica giusta anche nelle finali. Perché non sembrano esserci dubbi che Miami, in questo momento, sia a un passo dal tornare a giocarsi il campionato dopo averlo vinto nel 2006. Ha battuto Chicago per 101-93 (anche se dopo un supplementare) in gara-4 delle finali dell’Est, conduce ora la serie per 3-1 e l’ultima squadra che è riuscita a recuperare un simile deficit sono stati i Boston Celtics esattamente trent’anni fa. Inoltre, i Bulls non avevano mai perso quest’anno tre incontri consecutivi. Il merito è di LeBron James che ha giocato un’altra partita fantastica (40esima volta che segna più di 30 punti nei playoff) a prescindere dalle cifre, comunque stratosferiche: 35 punti (11/26 dal campo, 13/13 dalla lunetta), 6 rimbalzi e 6 assist. Ma è la sua energia, la sua leadership, il suo gioco a 360 gradi, la sua intelligenza che fanno la differenza.

wade non va — Degli altri due grandi, solo Chris Bosh gli ha dato una mano (22 punti con 6/12 e 6 rimb.), mentre Dwyane Wade è incappato in un’altra serata storta. Ha chiuso con 14 punti (5/16) ed è rimasto in astinenza canestri anche per 33’ di fila. Per i Bulls, invece, ha deluso Derrick Rose: 23 punti, ma con 7/18 da due e 1/9 da tre. Peccato perché a un certo punto sembrava che il più giovane Mvp della Nba fosse riuscito a decodificare la difesa avversaria, risucendo a ritrovare le corsie che portavano al canestro. Miami recuperava un deficit iniziale di 11 punti, poi la partita diventava l’ennesima battaglia in cui le difese la spuntavano spesso sugli attacchi.

Dwyane Wade (a sinistra) e Mike Miller festeggiano a mlodo loro. Ap
Dwyane Wade (a sinistra) e Mike Miller festeggiano a mlodo loro

e’ gia’ festa — L’ultimo periodo offriva uno spettacolo straordinario con Miami e Chicago che andavano punto a punto. Dopo che Rose con due liberi riportava i suoi sull’85 pari a 1’10” dal termine del tempo regolamentare, sbagliavano il canestro del vantaggio sia Wade che lo stesso Rose. Mancavano 23”4 e la palla dell’ultimo possesso ce l’aveva LeBron. Incredibilmente, pero’, gli arbitri gli fischiavano un fallo in attacco. L’ultimo errore era ancora di Rose e si andava in over time. Si lottava nuovamente con il coltello fra i denti in area. Per dire, il primo canestro dal campo, dopo due liberi di Bosh, veniva segnato con 2’46” da giocare: ancora dall’ex di Toronto. Intanto si svegliava anche Wade ed era fatta. Da notare che Miami ha segnato 32/38 liberi, mentre Chicago 17/22. Ognuno faccia le sue valutazioni. Gli Heat festeggiavano come se avessero già in tasca la finale, che potrebbero conquistare domain con gara-5 che si disputerà a Chicago.

MIAMI: LeBron James 35 (11/25, 0/1, 13/13), Bosh 22, Wade 14, Miller 12. Rimbalzi: Haslem 9. Assist: James 6.
CHICAGO: Rose 23 (7/18, 1/9, 6/7), Deng e Boozer 20. Rimbalzi: Noah 14. Assist: Noah e Rose 6.

tratto da gazzetta.it

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