Archivio per marzo, 2011

Sorridono Belinelli e il Gallo. Toronto, non basta Bargnani

Ottima gara dell’azzurro che contribuisce al fondamentale successo degli Hornets su Portland. Vince anche Denver contro Sacramento, grazie anche ai 17 punti di Gallinari. I Raptors crollano in casa con i Bucks nonostante i 22 punti del Mago

New Orleans, grazie anche all’ottima performance di Marco Belinelli, conquista un importante successo contro Portland. Bene anche Denver che supera Sacramento, mentre a Toronto non bastano i 22 punti di Bagnani per superare Milwaukee.

Marco Belinelli, 25 anni, 16 punti contro i Blazers. Reuters
Marco Belinelli, 25 anni, 16 punti contro i Blazers

New Orleans Hornets-Portland Blazers 95-91

Successo fondamentale in ottica playoff per gli Hornets che mostrano grande carattere contro Portland andando a vincere 95-91 dopo essere stati sotto anche di 11 lunghezze. New Orleans così in classifica supera i Blazers (attualmente a pari merito ma gli Hornets sono in vantaggio negli scontri diretti) e si porta in sesta posizione, ma soprattutto distanzia Houston di ben quattro partite, garantendosi in pratica, salvo una clamorosa frenata nelle ultime sette gare della regular season, l’accesso ai playoff. I Blazers partono con grande personalità. LaMarcus Aldridge fa subito capire di voler creare parecchi grattacapi alla difesa di New Orleans, i padroni di casa rispondono con Okafor e con un canestro dal perimetro di Marco Belinelli. Il cestista italiano si muove moltissimo sul perimetro e dalla lunghissima distanza tenta una conclusione che trova la retina e porta gli Hornets al +3. L’azzurro sprizza fiducia da tutti i pori, Chris Paul lo capisce e lo imbecca. Beli dall’angolo trova la sua seconda tripla consecutiva, replicando, praticamente dalla stessa posizione, 40’’ più tardi. Nove punti in meno di 1’30’’ per il bolognese che però si vede fischiare il suo secondo fallo ed è costretto a tornare in panchina. Portland approfitta dell’assenza del giocatore più caldo di New Orleans per piazzare un parziale di 12-0 e arrivare al +8. Patrick Mills regala ai Blazers una produzione importante dalla panchina, il resto lo fa Aldridge così gli ospiti a metà secondo quarto arrivano al +11. Carl Landry, al quale tocca il difficile compito di sostituire l’infortunato David West, si mette a lavorare nella zona pitturata e trova i canestri che riportano sotto la truppa di Monty Williams. New Orleans al riposo è in svantaggio di due lunghezze, un passivo accettato di buon grado, per come si erano messe le cose, dallo staff tecnico degli Hornets. Gerald Wallace e Aldridge provano a spingere lontano Portland all’inizio della ripresa, Landry non ci sta e un ottimo Belinelli con la sua quarta tripla del match riporta davanti (61-60) i padroni di casa. Portland torna al +2 a fine terzo quarto ma nell’ultimo periodo la panchina di New Orleans cambia l’inerzia del match. Willie Green e Jarrett Jack prendono per mano gli Hornets che, con un parziale di 16-5, a 4’13’’ dalla fine arrivano al +9. I Blazers non si arrendono e nel finale tornano sotto, ma i liberi di Landry mettono al sicuro gli Hornets che così conquistano un successo davvero importante.

New Orleans: BELINELLI 16 (1/2 da due, 4/5 da tre, 2/2 ai liberi), 2 rimbalzi in 26’. Landry 21 (7/15), Okafor 15. Rimbalzi: Okafor 10. Assist: Paul 12.
Portland: Aldridge 24 (11/18, 0/1), Miller 19. Rimbalzi: Aldridge 15, Wallace 10. Assist: Miller 5.

Denver Nuggets-Sacramento Kings 104-90

Un ottimo secondo tempo è sufficiente ai Nuggets per raffreddare i caldissimi Kings, reduci da quattro vittorie consecutive. Grazie alla contemporanea sconfitta di Portland, Denver così allunga in classifica e solidifica il quinto posto nella Western Conference. La squadra del Colorado però soffre per tre quarti di gara, poi prende il controllo delle operazioni nell’ultimo periodo e, sfruttando anche il calo dei Kings, va addirittura a vincere in scioltezza. Gli ospiti escono dai blocchi a tutta velocità, trascinati dalla verve dell’ex Hornets Marcus Thornton. Danilo Gallinari dalla media distanza prova a rallentare la marcia di Sacramento che però a metà frazione arriva al vantaggio in doppia cifra. Tyreke Evans entra in campo e ha subito un impatto sul match. I Kings tentato la fuga ma a inizio secondo quarto i canestri di Harrington e Smith riportano sotto Denver. Si scalda anche Ty Lawson ma negli ultimi minuti del primo tempo gli ospiti si rimettono a correre e vanno al riposo avanti di 10 lunghezze. Troppo altalenanti i Nuggets nel primo tempo, coach Karl prova a dare la scossa nell’intervallo ma a inizio ripresa Sacramento con DeMarcus Cousins crea non pochi problemi alla difesa di Denver. Ci pensa Gallinari con un gioco da tre a suonare la carica. Chandler, Lawson e Harrington rispondono presenti e il Pepsi Center diventa rumoroso. I padroni di casa tornano davanti e chiudono la terza frazione in vantaggio 74-71. Sacramento deve pagare dazio a un faticoso “back to back” e nell’ultimo quarto gioca senza l’energia mostrata nel primo tempo. Harrington e Smith continuano a segnare e la schiacciata in contropiede (più fallo, ma l’azzurro fallirà il libero) del Gallo porta i Nuggets al +5. I Kings oramai boccheggiano e proprio il giocatore milanese li manda al tappeto trovando una tripla. Felton replica, sempre dalla lunga distanza, 30’’ più tardi e Denver mette praticamente il risultato in cassaforte arrivando al +11 a tre minuti dalla sirena. Gli ospiti alzano bandiera bianca ma c’è ancora tempo per vedere la perentoria schiacciata di Gallinari che fissa il punteggio sul definitivo 104-90.

Denver: GALLINARI 17 (4/7 da due, 1/5 da tre, 6/8 ai liberi), 9 rimbalzi, 2 assist, 3 recuperi in 36’. Lawson 20 (6/6, 1/3), Smith 17, Harrington 15. Rimbalzi: Nene 15. Assist: Felton 7.
Sacramento: Thornton 27 (4/8, 5/11), Evans 22. Rimbalzi: Dalembert, Thompson 6. Assist: Udrih 10.

Toronto Raptors-Milwaukee Bucks 98-104

Con il punteggio di 98-104 i Milwaukee Bucks (30-44) infliggono a Toronto (20-54) la quinta sconfitta consecutiva. Non bastano i 22 punti di Andrea Bargnani, autore di una solida gara malgrado i problemi alla caviglia destra che gli avevano fatto saltare la gara precedente. I Raptors mantengono la sfida aperta fino agli ultimi minuti, ma dopo la tripla del sorpasso di Carlos Delfino (88-90) a 4’13” dalla sirena non riescono più a raggiungere gli avversari. I padroni di casa giocano bene nel primo quarto andando a +12, ma si fanno riprendere nel secondo quarto che inizia con un parziale di 11-3 per Milwaukee e vede i Raptors poco attenti a proteggere il pallone (8 turnover nella frazione). Trascinati da 12 punti di Bargnani i ragazzi di Triano chiudono il terzo quarto in parità (76-76), ma nel quarto decisivo i Bucks hanno qualcosa in più e tagliano primi il traguardo. Toronto fa 0/5 nelle triple nell’ultimo quarto, mentre Drew Gooden punisce la difesa dei Raptors con 12 punti e 8 rimbalzi. Se Andrew Bogut è il perno su cui ruota l’intero attacco dei Bucks, l’uomo in più è Gooden non solo per i punti, ma per la tenacia che mette in campo. “È stato Gooden che ci ha creato tanti problemi con i suoi canestri dalla media contro il nostro secondo quintetto”, spiega Triano. Ma i problemi difensivi di Toronto nascono soprattutto dalla marcatura di Bogut, un giocatore che secondo il Mago è davvero difficile contenere. “Non puoi raddoppiare Bogut – dice Triano -. Bisogna cercare di contenerlo uno contro uno. Appena mandi un secondo difensore è bravissimo a trovare i tiratori. È uno dei migliori passatori della lega tra i big men”. I Bucks sono una squadra migliore di quello che lascia intendere la loro classifica (decimi in lotta per l’ottavo posto), ma nel corso della stagione hanno avuto molte avversità che hanno frenato la loro corsa ai playoff peraltro ancora raggiungibili anche se Indiana ha un calendario favorevole. Troppi giocatori chiave hanno saltato molte partite e ora che sono tutti recuperati, da Delfino a Bogut, a Gooden e Redd forse è troppo tardi. I Raptors intanto continuano a giocare (anche se in palio c’è poco o nulla tranne per chi è in cerca di contratto) e a far fare esperienza ai giovani, ma ormai l’aria che si respira intorno alla squadra è di rassegnazione. In sei delle ultime sette gare che ha disputato il Mago ha comunque superato quota 20. Contro i Bucks la squadra canadese ha tirato con il 51% dal campo con DeRozan subito dietro al Mago nelle marcature con 20 punti, seguito da Barbosa con 18. James Johnson ha chiuso con 10 rimbalzi, record in carriera, mentre Calderon ha abbandonato la gara all’inizio dell’ultimo quarto per un problema muscolare. Sia Gooden che Bogut hanno ottenuto una doppia doppia, mentre il miglior marcatore dei Bucks è risultato Brandon Jennings con 25 punti. Delfino ha chiuso con 14 punti e 4/10 nelle triple.

Toronto: BARGNANI 22 (6/9 da due, 2/5 da tre, 4/4 tl), 2 rimbalzi, 3 assist, 2 palle perse, 3 falli in 32’. DeRozan 20, Barbosa 18, Calderon 13. Rimbalzi: J. Johnson 10. Assist: Calderon 8.
Milwaukee: Jennings 25 (8/18), Gooden 22 (8/17), Bogut 17, Delfino 14. Rimbalzi: Gooden 11. Assist: Salmons e Jennings 7.

tratto da gazzetta.it

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Chicago e Miami, tutto facile. E a NY Anthony ne fa altri 39

Vittorie in trasferta per Bulls e Heat contro Minnesota e Washington. I Knicks conquistano il secondo successo consecutivo, stavolta su New Jersey. Bene anche Indiana e Charlotte che continuano a vedere i playoff

Chicago e Miami vincono nettamente fuori casa (rispettivamente contro Minnesota e Washington) e si confermano sempre più prima e terza forza della Eastern Conference. Orlando cade ad Atlanta (seconda sconfitta consecutiva), mentre Carmelo Anthony ne mette altri 39 nella vittoria di New York su New Jersey. Indiana e Charlotte vincono e continuano a lottare per i playoff, mente dall’altra parte Memphis si tiene stretto il suo ottavo posto approfittando anche del k.o. di Houston a Philadelphia. Bene anche Oklahoma City, che vola a Phoenix.

Carlos Boozer (a destra) sfida Kevin Love. Ap
Carlos Boozer (a destra) sfida Kevin Love

Minnesota Timberwolves-Chicago Bulls 91-108

Tutto facile per la miglior squadra della Eastern Conference, Chicago (54-20), che nonostante il rientro in campo di Kevin Love non si fa sorprendere da Minnesota (17-58). I ragazzi di coach Thibodeau sono già a +12 con 4 punti consecutivi di Derrick Rose per il 23-11 a 2’47 dalla fine del primo quarto, e toccano il +20 con Luol Deng a 4’37 dalla fine del terzo, sul 76-56. Il massimo vantaggio arriverà più avanti, con 6 degli 8 punti consecutivi di C.J. Watson per il 94-68 con 8’26 sul conometro della partita. Gara condotta con autorità, insomma, da una squadra che non ha concesso un solo vantaggio ai padroni di casa, ha distribuito 31 assist per 41 canestri dal campo e mantiene due gare e mezza di vantaggio su Boston, prima inseguitrice in classifica.

Minnesota: Love 16 (6/11, 0/2, 4/5 tl), Randolph 15, Tolliver 14, Beasley 12, Ridnour 11. Rimbalzi: Love 9. Assist: Flynn 5.
Chicago: Boozer 24 (10/18, 4/5 tl), Rose 23, Deng e Watson 13. Rimbalzi: Boozer 14. Assist: Rose 10.

LeBron James difende la palla da Jordan Crawford. Ap
LeBron James difende la palla da Jordan Crawford

Washington Wizards-Miami Heat 107-123

Miami (52-23) torna a vincere dopo l’inatteso k.o. contro Cleveland, e lo fa in una partita più tesa del previsto in quel di Washington (18-56). A 8’48 dalla fine del secondo quarto, con i padroni di casa avanti 37-36, Zydrunas Ilgauskas alza un pò troppo il gomito contro John Wall, per liberarsi dalla pressione difensiva, il rookie non gradisce e ne nasce un parapiglia risolto con l’espulsione dei due giocatori, più quella di Juwan Howard, che ha partecipato alla discussione. Niente di eccessivamente grave, comunque, ma che ha tolto ai padroni di casa l’arma principale per mettere in crisi gli Heat. Ci ha provato Jordan Crawford, rookie pure lui e ovviamente alla miglior partita in carriera, e pure JaVale McGee, meno incisivo del solito a rimbalzo (5) ma presentissimo con le stoppate (4). Miami, però, tocca la doppia cifra di vantaggio con la tripla di Bibby a 1’06 dall’intervallo (59-49), Evans e Crawford tengono in partita Washington finché possono (2 triple per in avvio di ultimo quarto JC, 90-91 a 9’27 dalla fine), ma oltre a un LeBron James da 13 punti ci sono anche le triple consecutive di House e Jones (116-104 a 1’21 dalla fine) a mettere al sicuro il successo per gli ospiti.

Washington: Crawford 39 (7/16, 5/8, 10/10 tl), Evans 21, Jeffers 15, Blatche 14, McGee 12. Rimbalzi: Blatche e Jeffers 8. Assist: Wall 5.
Miami: James 35 (11/13, 1/3, 10/13 tl), Wade 33, Bosh 26, Jones 12. Rimbalzi: Bosh e James 8. Assist: Wade 9.

Los Angeles Clippers-Dallas Mavericks 100-106

Quinta vittoria consecutiva per Dallas (53-21), che continua la sua rincorsa sui Lakers e intanto passa sul campo dell’altra squadra di Los Angeles, i Clippers di Blake Griffin (29-46). Partita equilibrata dopo la partenza a razzo dei padroni di casa, che proprio con Griffin firmano il 23-10 con 3’15 da giocare nella prima frazione. Il pareggio ospite arriva con Nowitzki a 2’44 dall’intervallo (46-46), ma c’è ancora equilibrio fino al -4 Clippers (79-83, tiri liberi di Gordon) con 8 minuti sul cronometro. Dallas se ne va approfittando anche dei falli tecnici di Griffin e Williams (espulso), e con i 3 tiri liberi capitalizzati da Nowitzki fa 91-80 a 6 minuti dalla fine. Griffin ci prova ancora riportando i suoi a -5 con 7 punti consecutivi, ma 5 punti di Barea restituiscono il +10 ai Mavs (101-91 a 2’06 dalla fine), che controllano il finale di partita.

L.A. Clippers: Griffin 25 (10/13, 0/1, 5/8 tl), Williams 19, Gordon 15, Kaman e Foye 12. Rimbalzi: Griffin 17. Assist: Williams e Gordon 5.
Mavericks: Nowitzki 24 (8/16, 1/3, 5/7 tl), Barea 22, Stojakovic 11, Marion 10. Rimbalzi: Marion 9. Assist: Kidd 10.

Al Horford e Brandon Bass spiccano il volo. Reuters
Al Horford e Brandon Bass spiccano il volo

Atlanta Hawks-Orlando Magic 85-82

Ecco un duello tra due formazioni che dovrebbero incontrarsi al primo turno dei playoff: Atlanta (43-32), che ha il quinto record della Eastern Conference, contro Orlando (47-28), alla seconda sconfitta consecutiva ma sempre in quarta posizione. Importante la prestazione di Jason Collins da un punto di vista difensivo, avendo limitato Dwight Howard a una serata da 4/13 dal campo incassando pure i complimenti del coach avversario Stan Van Gundy. La gara è stata molto equilibrata: c’è stato il tentativo di fuga, quello degli Hawks a fine terzo quarto (il 12-4 con cui hanno chiuso avanti 69-61 al 36′), ma dopo il nuovo +8 dei padroni di casa i Magic hanno reagito a loro volta con un parziale di 8-0 (6 punti di Howard) per pareggiare a 1’10 dalla fine (82 pari). Joe Johnson ha risposto con i 2 punti del nuovo vantaggio Hawks, Nelson sbaglia due occasioni per pareggiare nuovamente la partita e Jason Collins, con l’1/2 dalla lunetta, fissa il punteggio finale.

Atlanta: Smith 26 (7/14, 3/4, 3/3 tl), Johnson 18, Horford 11, Williams 10. Rimbalzi: Horford 9. Assist: Horford e Hinrich 5.
Orlando: Nelson 20 (7/13, 2/4), Turkoglu e Howard 17, Anderson 13, Bass 12. Rimbalzi: Howard 13. Assist: Turkoglu e Nelson 5.

Carmelo Anthony, 39 punti contro i Nets. Afp
Carmelo Anthony, 39 punti contro i Nets

New York Knicks-New Jersey Nets 120-116

Seconda vittoria consecutiva per New York (37-38), e seconda gara consecutiva da 39 punti per Carmelo Anthony. Tra i Nets (23-51) c’è Deron Williams, assente da 6 gare per un problema al polso ma soprattutto c’è una prima metà di gara da 68 punti per gli ospiti (avanti di 10 all’intervallo). I Big Three newyorkesi segnano 95 punti, ma occhio al contributo di Anthony Carter: 4 assist consecutivi per l’ex playmaker di Scafati, di cui 3 per i 6 punti in fila di Shelden Williams e l’altro per Shawne Williams, costruendo così il 107-102 per i padroni di casa a 5’33 dalla fine. La gara rimane equilibrata fino alla fine: i Nets tornano avanti con 8 punti consecutivi di Williams (112-109 a 3’28 dalla fine), i Knicks rispondono con un 7-0 con il 3/3 ai liberi di Billups e il 2/2 di Douglas intervallati dal tiro del sorpasso di Carmelo Anthony, che però sbaglia per il +4 a 13 secondi dalla sirena e regala ai Nets l’opportunità di pareggiare. Ci prova Williams, che però sbaglia, e Billups sigla il +4 finale dalla lunetta.

New York: Anthony 39 (12/22, 3/4, 6/6 tl), Billups 33, Stoudemire 23. Rimbalzi: Anthony 10. Assist: Billups 6.
New Jersey: Morrow 30 (6/10, 4/5, 6/7 tl), Lopez 26, Williams 22, Humphries 15. Rimbalzi: Humphries 14. Assist: Williams 8.

Memphis Grizzlies-Golden State Warriors 110-91

Dopo aver messo a segno un parziale di 10-0 a cavallo tra secondo e terzo quarto (58-48 con la tripla di Stephen Curry), i Golden State Warriors (32-44) sembravano aver apparecchiato una brutta sorpresa per Memphis (42-33). I padroni di casa, però, ispirati da un Tony Allen da 10 punti nel terzo quarto, hanno rapidamente invertito la rotta, sorpassando con la tripla di Conley (67-66 a 4’46 dall’ultima pausa) e non voltandosi più indietro, fino al +19 finale. I playoff sono ora sempre più vicini, ma non necessariamente con l’ottavo posto. Dopo la vittoria di New Orleans su Portland, infatti, i Grizzlies sono a una sola gara da Hornets e Blazers, che con un record di 43-32 occupano la sesta e la settima posizione.

Memphis: Allen 21 (10/17, 1/2 tl), Randolph e Conley 20, Arthur 17, Young 11. Rimbalzi: Randolph 13. Assist: Conley 7.
Golden State: Ellis 16 (6/11, 1/3, 1/2 tl), Wright 16 (6/9, 1/6, 1/1 tl), Lee 12, Radmanovic 11. Rimbalzi: Lee 9. Assist: Curry 9.

Chase Budinger (a sx) e Elton Brand lottano per la palla. Reuters
Chase Budinger (a sx) e Elton Brand lottano per la palla

Philadelphia 76ers-Houston Rockets 108-97

Ancora una vittoria, e i Philadelphia 76ers (39-36, sesti a Est) si assicureranno matematicamente un posto nei playoff. Stesso record per Houston, che però vede la post season sempre più lontana, visto che a Ovest Memphis continua a vincere. Altra prova di squadra dei 76ers, che mandano tanti giocatori a bersaglio e con la coppia Holiday- Iguodala recapitano ben 22 assist (su 30). I texani hanno condotto di 6 punti con un parzialino di 6-0 chiuso dal tiro libero di Budinger a 9’25 dall’intervallo (39-33), e poi hanno chiuso avanti a metà gara con il tiro di Lowry a fissare il 55-52 sulla sirena. Lou Williams ispira il sorpasso vero e proprio dei suoi, costruendo un parziale di 9-0 a cavallo degli ultimi due quarti con 7 punti consecutivi e l’assist per Thaddeus Young (88-82 a 10’18 dalla fine). Philadelphia non permette più agli ospiti di rimontare, e lo stesso Young mette la fima anche sul massimo vantaggio a 2’32 dalla sirena (102-90).

Philadelphia: Holiday 24 (7/9, 1/3, 7/7 tl), Young 22, Williams 15, Hawes e Meeks 12. Rimbalzi: Young 9. Assist: Holiday 12.
Houston: Lowry 19 (1/6, 5/8, 2/2 tl), Martin 18, Scola 17, Budinger 15. Rimbalzi: Budinger 9. Assist: Hayes 7.

Phoenix Suns-Oklahoma City Thunder 98-116

Oklahoma City festeggia la vittoria numero 50 (a fronte di 24 sconfitte) scappando via nell’ultimo quarto in casa dei Suns (36-34). Harden a Maynor iniziano l’ultimo quarto con una tripla a testa (85-77 a 9’45 dalla fine), e quando colpisce da fuori anche Durant il tabellone dice 97-80 per gli ospiti con 5’18 da giocare. Partita sostanzialmente finita, ma il massimo vantaggio arriva a 1’05 dalla fine con Royal Ivey, che amministra dalla lunetta i falli tecnici che portano all’espulsione di Aaron Brooks (114-93).

Phoenix: Carter 28 (9/15, 2/4, 4/5 tl), Dudley 16, Gortat 9. Rimbalzi: Gortat 10. Assist: Nash 9.
Oklahoma City: Durant 22 (5/12, 3/6, 3/5 tl), Harden 22 (4/4, 3/5, 5/9 tl), Westbrook 16, Ibaka 15, Perkins 13. Rimbalzi: Ibaka 10. Assist: Westbrook 8.

Duello tra Darren Collison (a sinistra) e Chris Wilcox. Reuters
Duello tra Darren Collison (a sinistra) e Chris Wilcox

Indiana Pacers-Detroit Pistons 111-101

Seconda vittoria consecutiva per i Pacers (34-42), che con 2 gare giocate in più (ma lo stesso numero di sconfitte) mantengono l’ottavo posto della Eastern Conference reggendo la rimonta dei Bobcats in classifica. I Pistons (26-48) si sono dimostati poca roba, naufragando nel secondo quarto dopo essere stati sempre avanti nei primi 12 minuti (29-24 con Maxiell il massimo vantaggio ospite, in apertura di secondo periodo). I Pacers sorpassano con McRoberts a 9 minuti dall’intervallo (34-33) e poi fanno quello che vogliono, dilagando fino al +25 con il gioco da 3 punti di Darren Collison (81-56) a 4’54 dall’ultima pausa.

Indiana: Collison 20 (9/11, 2/2 tl), Granger 17, McRoberts 15, Hibbert 12. Rimbalzi: McRoberts 13. Assist: Collison e Price 3.
Detroit: Stuckey 24 (10/20, 4/4 tl), Hamilton 19, Prince e Monroe 14, Wilcox 10. Rimbalzi: Monroe 9. Assist: Stuckey 9.

Charlotte Bobcats-Cleveland Cavaliers 98-97

Nonostante le assenze di Livingston e Thomas, e i problemi al ginocchio sinistro che permettono a Stephen Jackson di giocare solo 15 minuti (3 punti con 1/4 al tiro), i Bobcats (32-42) si prendono un’altra vittoria di strettissima misura dopo il +1 su Milwaukee, e continuano a rimanere agganciati alla speranza di andare ai playoff. Cleveland (15-59) è reduce dalla vittoria sulla Miami di LeBron James, e conduce anche di 8 punti nel terzo quarto con 5 punti consecutivi di Alonzo Gee e il layup di Hickson a completare un parziale di 9-0 (61-53 a 8’18 dall’ultima pausa), ma il finale è punto a punto. Ultimo vantaggio ospite con Hickson a 2 minuti dalla fine, poi i Bobcats vanno ripetutamente da Diaw in post basso. Il francese prima pareggia, poi si guadagna il fallo che a 14 secondi dalla fine lo manda in lunetta sul 97 pari: fa 1/2, l’ultimo tiro è per Anthony Parker, ma Dominic McGuire glielo sporca, e consente ai suoi di prendersi la vittoria.

Charlotte: Diaw 26 (11/14, 0/2, 4/6 tl), Brown 16, Henderson 14, Cunningham 12. Rimbalzi: Brown 8. Assist: Augustin 12.
Cleveland: Sessions 24 (7/12, 10/10 tl), Hickson 20, Parker 14, Davis 11, Gee 10. Rimbalzi: Hickson 7. Assist: Davis 6.

tratto da gazzetta.it

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Finisce il sogno europeo per la Juvecaserta

Nonostante un secondo tempo quasi perfetto la Pepsi Caserta perde 79-77 sul campo dell’Unics Kazan e saluta l’ Eurocup. Le squadre partono entrambe con gli stessi quintetti dell’andata: i russi partono con Popovic, Pashutin, McCarthy, Vereemenko e Lampe; la Pepsi va con Di Bella, Bowers, Ere, Jones e Williams. L’inizio non è quello giusto per la Juvecaserta, che nonostante una discreta organizzazione offensiva (si cerca molto il post basso di Williams e Jones), non mette l’intensità necessaria per stare in partita. Popovic e Lampe con il pick n’ pop fanno malissimo alla Pepsi(rispettivamente 6 e 11 punti nei primi dieci minuti) e, nonostante il timeout di Sacripanti al 4′, l’ Unics scappa sul +9: il primo quarto finisce 26-17. Cambia poco nel secondo quarto, anzi l’ Unics prova ad allungare toccando varie volte il +15; ci si mette anche il terzo fallo di Williams ad aggravare la situazione dei casertani, che non sembrano in partita. Nell’ultimo paio di minuti gli ospiti si mettono a zona 2-3 e riescono a imbrigliare le trame offensive del Kazan, racimolando qualche punticino e portandosi a fine primo tempo sul 46-35. La faccia è quella giusta per i giocatori casertani a inizio terzo quarto: la Pepsi fa 8 a 2 in un solo minuto e va sul -5 (48-43), costringendo coach Pashutin al timeout. Si vedono gli accorgimenti difensivi della Pepsi, che riesce a contenere benissimo il pick n’ roll e la circolazione di palla degli avversari; sull’altra metà campo Jones si prende le sue responsabilità dopo un primo tempo opaco ed è pareggio a 57 al 27′. L’unica macchia nel terzo quarto dei casertani è la situazione falli: Williams e Di Bella commettono entrambi il loro quarto fallo. Lampe (mvp del match con 31 punti e 16 rimbalzi) fa 4 punti consecutivi nell’ultimo minuto e si va al quarto periodo sul 63-59 Unics. C’è grande equilibrio e Caserta ci crede: primo vantaggio al 36′ sul 71-72. Gli ospiti toccano anche il +3 e Kazan inizia a sentire la pressione; il quinto fallo di Williams e qualche errore di troppo in attacco però non permettono alla Pepsi di compiere il miracolo. La partita si chiude sul 79-77 per i padroni di casa che quindi accedono alle Final Four di Eurocup. Onore comunque alla Juvecaserta che esce a testa altissima dalla competizione, giocando un gran secondo tempo e avendo anche un paio di possessi per il potenziale +6.

tratto da sportando.net

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Eurolega, è 2-1 Siena. Final Four a un passo

La Montepaschi batte l’Olympiacos 81-72 e si porta in vantaggio 2-1 nella serie: giovedì ha il match point in casa. Decisivo Jaric con 24 punti ma grandi prove anche da Lavrinovic e Kaukenas

C’è una vittoria tra la Montepaschi e la quarta Final Four di Eurolega della sua storia. Siena batte 81-72 l’Olympiacos e ha adesso due matchpoint, il primo dei quali giovedì in casa. Si è rovesciato il mondo rispetto al -48 di una settimana fa al Pireo: i toscani hanno dominato gara 2 e dato un’altra prova di forza in gara 3. Kaukenas, Moss nel primo tempo e Lavrinovic nel secondo sono essenziali, ma il volto simbolo è quello di Marko Jaric: è arrivato a gennaio, c’è voluta pazienza ad aspettarlo e a lui umiltà per mangiare il fango di chi si ripresenta con una forma non all’altezza della sua fama. In gara-uno al Pireo gli hanno quasi rotto il naso, già nel retour match era stato decisivo, stavolta il suo mix di classe e determinazione tutta slava lo spinge alla sua miglior gara senese.

L'esultanza di Jaric. Ciamillo
L’esultanza di Jaric

in tribuna — Teodosic, mvp dell’ultima Eurolega che aveva saltato le prime due gare per infortunio, entra nella serie con una gara da due punti e 1/5 al tiro. La partita va dove la portano le caratteristiche delle squadre. Siena prova sempre ad andare al ferro, ma trova un muro e riesce a macinare canestri coi tiri dalla media, che hanno più alto coefficiente di difficoltà e però entrano. L’Olympiacos trova la difesa Montepaschi sulla strada dei suoi giochi a due, usandoli così per creare sugli scarichi più che per andare dai lunghi: così, quando non manda la palla in tribuna (11 perse al riposo), trova triple importanti. Si esce dal punto a punto solo con l’ingresso di Jaric a fine primo quarto, che segna canestri da fuoriclasse: 7 punti in fila nel 10-2 per andare 21-14 al 10′, saranno 11 in 6 minuti.

Grande lotta sotto canestro a Siena. Ciamillo
Grande lotta sotto canestro a Siena

a salve — Siena però comincia a sparare a salve da tre (0/6 nel secondo quarto) mentre l’Olympiacos quando arriva al ferro fa sempre canestro, ed è così che torna sul 31 al 18′ e mette anche la testa avanti sul 35-37 prima del riposo. Chiamata a ripartire da zero, la Montepaschi dà il nuovo strappo nel terzo quarto cominciando a segnare da tre: 4/5 nel periodo. Le due di Lavrinovic sono quelle che tolgono il tappo al canestro, quella di Kaukenas certifica il break: il 10-2 per volare 55-46 al 26’30” però arriva soprattutto tenendo quattro minuti l’Olympiacos senza segnare con in campo il quintetto di maggior taglia, coi due pivot e il trio Jaric-Kaukenas-Moss a sovrastare fisicamente almeno in due ruoli su tre sul perimetro coi tre play ospiti insieme. Il regista serbo, 9 punti nel quarto, spara un’altra fiammata di canestri inventati di classe pura per il +10 entrando nell’ultimo periodo.

sussulto — L’Olympiacos ha un sussulto, ma Spanoulis sbaglia in contropiede la tripla del possibile -3 e di là punisce Lavrinovic: gioco da tre punti e tripla del lituano, una anche da Stonerook per l’11-1 costruito tenendo i greci altri tre minuti senza canestri, per volare 73-57 a metà quarto periodo. Siena trova sempre i canestri giusti per respingere un Nesterovic da 8 punti negli ultimi 5′ e chiude a braccia alzate.

Siena: Jaric 24, Lavrinovic 15, Kaukenas 15, Moss 11
Pireo: Nesterovic 16, Spanoulis 15, Gordon 9

tratto da gazzetta.it

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Super Melo, riscatto Knicks. Perdono le prime della classe

Dopo 6 k.o. di fila New York supera Orlando grazie a 39 punti di Anthony. Chicago è travolto in casa da Philadelphia, Boston cade sul campo di Indiana, San Antonio cede per la quarta volta consecutiva ma stavolta oltre a Duncan mancavano anche Parker e Ginobili

Carmelo Anthony dopo un canestro da tre. Reuters
Carmelo Anthony dopo un canestro da tre

New York interrompe la serie di sei sconfitte consecutive, battendo Orlando con un Carmelo Anthony favoloso. Perdono, invece, le prime della classe: Chicago si fa battere in casa da Philadelphia, Boston perde ancora (sul campo di Indiana), San Antonio cede per la quarta volta consecutiva, in casa contro Portland, ma senza Parker e Ginobili, oltre a Duncan. Seconda vittoria esterna della stagione per Washington, a Salt Lake City, mentre Charlotte si aggiudica lo spareggio playoff contro Milwaukee.

New York Knicks-Orlando Magic 113-106 dts

I New York Knicks (36-38) interrompono la serie di 6 sconfitte consecutive con il miglior Carmelo Anthony, contro dei Magic (47-27) reduci da 5 vittorie in fila ma senza Nelson, Quentin Richardson e Redick. Una gara che i Knicks sono stati vicini a vincere già nei regolamentari, quando Amar’e Stoudemire ha segnato il 98-92 a 1’20 dalla fine, ma le triple di Gilbert Arenas (2/11 dal campo per lui) e soprattutto quella di Jason Richardson (a 5 secondi dalla fine) hanno permesso agli ospiti di centrare la parità a quota 100 e prolungare la gara. I Knicks partono meglio nel supplementare, con le triple di Douglas e Billups, e la schiacciata di Anthony per il 108-104. L’episodio chiave della gara arriva a 1’16 dalla fine: Jason Richardson sbaglia una tripla per sorpassare, sul 108-106, e a Dwight Howard viene sanzionato il sesto fallo personale, a rimbalzo, condito da un fallo tecnico che Billups amministra dalla lunetta. I Magic non segnano più, Anthony, Douglas e ancora Billups chiudono la gara con i tiri liberi.

New York: Anthony 39 (10/20, 2/6, 13/17 tl), Stoudemire 20, Billups 17, Douglas 16. Rimbalzi: Anthony 10. Assist: Billups 6.
Orlando: Howard 29 (9/17, 11/15 tl), J. Richardson 24, Turkoglu 18, Bass 14, Anderson 10. Rimbalzi: Howard 18. Assist: Arenas 5.

Andre Miller (a sin.) contro Gary Neal. Reuters
Andre Miller (a sin.) contro Gary Neal

San Antonio Spurs-Portland Trail Blazers 92-100

Quarta sconfitta consecutiva per i San Antonio Spurs (57-17), che però giocano senza Tony Parker (problema alla rotula sinistra), Manu Ginobili (infortunatosi nell’ultima partita a Memphis) e Tim Duncan, che aveva già saltato le ultime 2. Inoltre mancava anche Antonio McDyess. In queste condizioni, i texani fanno quello che possono, tenendo fino a fine terzo periodo (72-67 dopo un quarto da 21-9), ma cedendo di schianto negli ultimi 12 minuti. Dopo la tripla del +8 di Gary Neal a 9’18 dalla fine (80-72), i Blazers (43-31) mettono a segno un parzialone di 15-1 chiuso dalla tripla di Gerald Wallace (87-81 a 2’01 dalla fine). I texani non rientrano più, Miller e Matthews finiscono il lavoro dalla lunetta.

San Antonio: Hill 27 (11/18, 0/2, 5/9 tl), Splitter 14, Quinn e Neal 8. Rimbalzi: Splitter 9. Assist: Hill 6.
Portland: Miller 26 (9/14, 0/1, 8/10 tl), Matthews 19, Wallace 14, Roy 11, Batum 10. Rimbalzi: Batum 13. Assist: Roy 4.

Indiana Pacers-Boston Celtics 107-100

Rientra Rondo, ma Indiana (33-42) ne aveva di più rispetto a Boston (51-22), che ha perso 7 delle ultime 12 gare e non approfitta del passo falso di Chicago per riavvicinarsi alla vetta della Eastern Conference. Gli ospiti iniziano bene, con 12 punti di Rondo in poco più di 6 minuti per andare sul +10 (22-12) con 5’46 da giocare nel primo quarto. I Pacers non si fanno impressionare, lavorano con Hibbert per sfruttare il vantaggio vicino a canestro (4 falli e solo 25 minuti in campo per Garnett, 5 in 17 minuti per Krstic, fuori i due O’Neal) e toccano a loro volta il +10 all’inizio del terzo periodo, con il tiro di Hansbrough (59-49). L’altalena nel punteggio continua fino a che Darren Collison non prende in mano la situazione: dopo la parità a quota 94 siglata da Ray Allen con un tiro libero (5’47 da giocare), il playmaker di Indiana mette 8 degli ultimi 13 punti dei suoi, compresi quelli del 106-100 a 34 secondi dal termine, che significano vittoria.

Indiana: Hibbert 26 (12/17, 2/2 tl), Granger 18, Collison 17, Price 15. Rimbalzi: Foster 7. Assist: Granger 4.
Boston: Pierce 23 (5/9, 3/4, 4/4 tl), Rondo 22, Davis 20, Allen 11. Rimbalzi: Pierce e Garnett 6. Assist: Rondo 8.

Derrick Rose (1) supera Jodie Meeks. Reuters
Derrick Rose (1) supera Jodie Meeks

Chicago Bulls-Philadelphia 76ers 85-97

Prova di grandissima personalità per i 76ers (38-36), che vanno a casa della miglior squadra della Eastern Conference, Chicago (53-20), e non le concedono un solo vantaggio in tutti i 48 minuti. Derrick Rose è inarrestabile quando attacca il ferro ma le sue 10 palle perse testimoniano delle difficoltà sue e della squadra nell’attaccare insieme la difesa di Philadelphia, che con la consueta distribuzione di tiri e minuti coinvolge tanti giocatori e arriva a toccare il +23 a 4’15 dall’intervallo (50-27 con i tiri liberi di Williams). Chicago rientra fino a -4 con 4 punti di Rose a 9’11 dalla fine (68-72), ma i 76ers oltre a un eccellente Thaddeus Young riescono a trovare risorse da tutti. Determinanti i 6 punti consecutivi di Spencer Hawes (88-80 a 2’06 dal termine), che lanciano gli ospiti verso una comoda vittoria in doppia cifra.

Chicago: Rose 31 (12/21, 0/3, 7/9 tl), Boozer 15, Deng e Noah 10. Rimbalzi: Noah 13. Assist: Rose 5.
Philadelphia: Young 21 (10/16, 1/2 tl), Iguodala 19, Hawes 14, Brand 13, Holiday 12, Williams 10. Rimbalzi: Brand 9. Assist: Iguodala e Williams 7.

Charlotte Bobcats-Milwaukee Bucks 87-86

Partita molto interessante tra due formazioni in lotta per l’ultimo posto disponibile nella griglia dei playoff a Est. Una sorta di spareggio per stabilire chi potrà continuare a inseguire Indiana. Dopo questo risultato, Charlotte (31-42) è certamente più accreditata rispetto a Milwaukee (29-44). I Bucks sembravano avere la gara in mano nell’ultimo quarto: Delfino segna il suo unico canestro dal campo a 7 minuti dalla fine, servito da Jennings per la tripla del 79-72. Lo stesso Jennings replica poco dopo, sempre da fuori, per l’82-75 a 5’56 dalla sirena. Poi per gli ospiti si spegne la luce, e sbagliano gli ultimi 11 tiri dal campo. Si accende Gerald Henderson, invece, che segna gli ultimi 7 punti dei suoi compresi i 2 del sorpasso a 22 secondi dalla fine (l’87-86 finale). Jennings ha ancora tre possibilità: sbaglia due volte in layup e poi, dopo il rimbalzo offensivo di Dooling, anche la tripla dall’angolo. Arriva Delfino, allo scadere, che prova a correggerla in tap-in, ma sbaglia pure lui. Charlotte è anche fortunata, ma rimane davvero in corsa.

Charlotte: Jackson 18 (6/8, 2/6), Henderson 16, Diaw, Augustin e Carroll 10. Rimbalzi: Thomas 6. Assist: Diaw e Augustin 8.
Milwaukee: Jennings 26 (8/19, 2/8, 4/4 tl), Bogut 26 (13/19), Mbah a Moute 11. Rimbalzi: Bogut 9. Assist: Salmons 6.

Utah Jazz-Washington Wizards 95-100 dts

Washington (18-55) aveva ancora un obiettivo per questa stagione: non eguagliare il record di Sacramento, quello del peggior rendimento esterno su singola stagione (1-40 nella stagione 1990-91). La sconfitta pareva molto vicina sul campo di Utah (36-39), quando Ronnie Price è andato in lunetta a 14 secondi dalla fine sul +1. Il giocatore dei Jazz, però, fa solo 1/2 e regala a Washington la chance di pareggiare. Ci pensa Jordan Crawford a 4 secondi dalla fine (85-85) e si va al supplementare. Crawford, ancora lui, parte con 4 punti consecutivi, e arriva anche la tripla di Mo Evans per il 92-85 a 3’17 dalla fine. Le triple di Watson e Miles nel finale non servono a nulla, i liberi di Wall (2/4) ed Evans (2/2) negli ultimi 35 secondi bastano agli ospiti per portare a casa la vittoria.

Utah: Miles 17 (2/6, 3/12, 4/7 tl), Jefferson 15, Watson 13, Millsap e Hayward 12, Favors 11. Rimbalzi: Jefferson 16. Assist: Watson 9.
Washington: Wall 28 (10/18, 0/2, 8/10 tl), Crawford 25, Evans 12, McGee 11. Rimbalzi: McGee 17. Assist: Wall 7.

tratto da gazzetta.it

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Morris Finley lascia Milano

Pallacanestro Olimpia Armani Jeans Milano comunica di aver raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto di Morris Finley. Il giocatore è già ripartito per gli Stati Uniti.

“Vorrei ringraziare Morris per la serietà e l’impegno con cui ha lavorato in questi due anni con noi – afferma il General Manager Gianluca Pascucci – e augurargli a nome di tutta l’Olimpia il più sincero in bocca al lupo per il prosieguo della sua carriera agonistica”.

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Carlton Myers Show a San Patrignano. Anche Petrucci per l’addio al basket

Fra una festa e uno show, con i famigliari, tanti amici più che ospiti illustri fra i quali Gianni Petrucci, Dino Meneghin, Marco Bonamico che fu avversario nella famosa gara del record, Valerio Bianchini, sicuramente delegazioni di supertifosi, mercoledì 30 marzo, giorno del suo 40° compleanno. Carlton Myers lascia il basket giocato trasferendo la sua esperienza e la sua carica a un progetto innovativo di cui parlerà a San Patrignano, in quel di Coriano, località riminese teatro di questo avvenimento che entra in calendario con un suo fascino particolare perché Carlton ha dimostrato che si può essere popolari e amati senza bisogno di andare nella NBA, anche se negli anni d’oro la A aveva ben altri contenuti e un clima molto più sereno e sportivo di quello di oggi.. Nella Comunità e per la Comunità più amata d’Italia offrirà l’ultima sorpresa, il programma è top secret, si parla di un’esibizione con i ragazzi del centro che hanno un forte interesse anche per lo sport come spinta al miglioramento della propria vita, e poi la conferenza stampa nell’Auditorium.

Splendida carriera, Carlton non ha fatto collezione di titoli, ma di momenti emozionanti. Come l’onore di sfilare come portabandiera della squadra azzurra alle Olimpiadi di Sydney, fra due millenni, e la presa di coscienza della nuova civiltà multirazziale.

Una grande spontanea popolarità, la sua. Grazie al suo messaggio di simpatia, molta gente si è avvicinata al basket e l’ha visto come un divertimento oltre che uno sport intelligente. Una sorta di Michael Jordan italiano: esplosivo, comunicativo, capace di spostare il gioco dalla razionalità allo spettacolo e di sfidare la forza della gravità.

D’oggi in poi lo rivedremo solo in video o Dvd, pontiere fra la pallacanestro anni 70-80 e quella del Duemila, 3° marcatore di ogni tempo con 12.106 punti, un grande amore con la sua Rimini, la Fortitudo (che gli ha regalato nel 2000 l’unico scudetto), l’oro europeo di Parigi ’99, l’ultimo dell’Italia, e naturalmente gli 87 punti, per battere il record di Riminucci, il 26 gennaio ’95, nella città dei Malatesta in A-2 contro Udine.

Ha vestito le maglie di Rimini a inizio e fine carriera, poi Pesaro, Fortitudo, Roma, Siena co n una breve parentesi spagnola a Valladolid. Per il basket ha sacrificato una brillante carriera di musicista come gli rimprovera affettuosamente il padre londinese che gli ha trasmesso questo talento. Carlton è infatti diplomato al conservatorio e suona magnificamente il flauto traverso.

tratto da pianetabasket.com

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Cenerentola va al gran ballo. Vcu alle Final Four di college

Virginia Commonwealth è la più inattesa delle finaliste del torneo Ncaa. Coach 33enne e tanta voglia di stupire: “E non abbiamo ancora finito”. Butler, Connecticut e Kentucky le altre partecipanti all’atto conclusivo del torneo più imprevedibile di sempre

Brandon Rozzell, senior, 17/35 da tre nel torneo. Reuters
Brandon Rozzell, senior, 17/35 da tre nel torneo

“Molte persone là fuori pensano che non dovremmo nemmeno esserci a questo torneo. Andiamo a dimostrargli che si sbagliano”. Shaka Smart, 33enne coach della Virginia Commonwealth University, ha caricato così i suoi Rams prima di ogni partita del torneo Ncaa. Finora i suoi ragazzi non hanno mai sbagliato un colpo, tanto che la cenerentola Vcu, entrata al gran ballo del torneo Ncaa dalla porta di servizio (le neonate First Four) è rimasta fino a mezzanotte, guadagnandosi il primo viaggio della sua storia alle Final Four. Un cammino inatteso ed esaltante quello che ha portato i Rams fino a Houston e che ha fatto saltare tutti i pronostici in uno dei tornei più incerti degli ultimi anni, con le favorite (i campioni in carica di Duke, Ohio State e Kansas, la prescelta del presidente Obama) tutte eliminate ben prima del gran finale.

Coach Shaka Smart, 33 anni, circondato dai suoi Rams. Reuters
Coach Shaka Smart, 33 anni, circondato dai suoi Rams

cenerentola — Forse l’appellattivo “Cenerentola” non basta a descrivere l’inatteso cammino di VCU, università pubblica di Richmond, Virginia, con 33mila studenti e poca tradizione cestistica. I Rams giocano nella Colonial Athletic Association, non certo una delle conference di primo piano: con una stagione da 23 vittorie e 11 sconfitte si sono guadagnati l’invito a torneo. O meglio, all’anticamera del torneo, le nuove First Four in cui l’Ncaa mette in palio gli ultimi 4 posti nel suo tabellone a 64. I Rams superano Southern California, l’ex college di Daniel Hackett, e conquistano un biglietto per il gran ballo, la “March Madness”. Come numero 11 della Southwest Region dovrebbero fare la vittima sacrificale a Georgetown. Invece arriva la vittoria e la prima sorpresa. Come al terzo turno con Purdue. Come nelle Sweet 16 contro Florida State, l’unica gara vinta sul filo di lana, dopo un supplementare. Come nelle Elite 8 contro Kansas, la favorita di Obama massacrata da tre punti. E così arriva la gita alle Final Four, a Houston, la terza numero 11 della storia a riuscirci (Lsu nell’86 e George Mason nel 2006 le altre). “Quando credi nel gruppo e nei tuoi coach succedono cose del genere” ha raccontato il play Joey Rodriguez, una delle stelle della squadra assieme a Jamie Skeen, Bradford Burgess e allo specialista dalla distanza Brandon Rozzell. “Nessuno credeva in noi – ha detto coach Smart accettando il trofeo di vincitore della Southwest Region -. Ma questi ragazzi sapevano di poter vincere, e hanno fatto un lavoro fenomenale nel dimenticarsi di tutti quelli che non credevano in noi”. Poi un avviso alle altre pretendenti al titolo: “Non abbiamo ancora finito”.

Kemba Walker, junior di Connecticut, 26,7 punti a gara. Reuters
Kemba Walker, junior di Connecticut, 26,7 punti a gara

le finaliste — Nelle prime Final Four della storia senza una numero 1 o una numero 2 è una sorpresa anche Butler, avversaria di Vcu nella gara che apre il weekend texano sabato a mezzanotte italiana (gara per il titolo alle 3 della notte tra lunedì e martedì). Numero 8 nella Southeast region, finalisti perdenti lo scorso anno (con tanto di tiro della disperazione, e della vittoria, che quasi finisce nel canestro), i Bulldogs si sono guadagnati l’ultimo atto superando Florida nella finale regionale. Ma l’apice del torneo del team guidato dal 34enne coach Brad Stevens è il successo su Pittsburgh, testa di serie numero 1 di questa parte di tabellone, conquistato dalla lunetta a 1 decimo dalla fine. L’altra semifinale mette di fronte Kentucky e Connecticut. Per i Wildacts di coach John Calipari è la prima Final Four dal 1998, a cui sono arrivati dopo aver eliminato anche Ohio State, la squadra migliore della regular season, grazie alle prodezze del play matricola Brandon Knight, 15,7 punti a partita nel torneo e un futuro in Nba quasi certo. UConn, che il secondo titolo della sua storia nel 2004, ha vissuto sulle prodezze della star Kemba Walker, 26,7 punti di media nella 4 sfide fin qui disputate e eliminato anche Arizona (e la sua star Derrick Williams, probabile prima scelta al prossimo draft Nba), che aveva cacciato dal torneo Duke, campione in carica. La vincitrice del titolo dovrebbe uscire da questo confronto secondo gli addetti ai lavori. Ma nel torneo più incerto di sempre nulla è scontato.

tratto da gazzetta.it

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Troppo Bryant per Belinelli. I Lakers dilagano 102-84

Vittoria numero 15 su 16 dall’All Star Game per Los Angeles: l’azzurro parte con una tripla ma soffre e chiude con 9 punti. Hornets in partita solo contro le riserve di LA, contro Gasol e Bynum niente da fare

I Lakers (53-20) superano gli Hornets (42-32) di Marco Belinelli 102-84 e conquistano il loro 15° successo su 16 gare dopo la pausa dell’All Star Game. Quello che potrebbe essere un antipasto dei playoff – se la regular season finisse oggi le due squadre si affronterebbero al primo turno – conferma la supremazia dei campioni in carica. Senza David West mettere in difficoltà la frontline dei Lakers diventa problematico per la truppa di Monty Williams. Un buon Carl Landry prova a fare la sua parte ma per infastidire la coppia Gasol-Bynum ci vuole di più.

Marco Belinelli, 25 anni, in azione contro i Lakers. Ansa
Marco Belinelli, 25 anni, in azione contro i Lakers

SUBITO BELINELLI — Si parte con Ron Artest che prende in consegna Marco Belinelli. L’azzurro non è per nulla timido e non si fa pregare a tirare. Beli trova la tripla del 7-4 e dopo cinque minuti di match ha già tentato sei conclusioni dal campo, trovando però la retina soltanto una volta. Contenere Gasol e Bynum sotto canestro non è facile, Landry e Okafor ci provano e per diversi minuti gli Hornets riescono a rimanere nella scia dei campioni in carica. Il bolognese realizza dalla media distanza, riportando gli Hornets al -1 ma i Lakers chiudono il primo quarto piazzando un parziale di 12-2.

CON E SENZA KOBE — Il tallone d’Achille dei Lakers in questa stagione è rappresentato dalla produzione troppo altalenante, eccezion fatta per Lamar Odom, della panchina. Con le riserve sul parquet New Orleans prova a tornare sotto e nel secondo quarto arriva al -4. Il rientro di Kobe però coincide con il risveglio dell’attacco di Los Angeles. Non è un caso naturalmente. Il fenomeno di LA schiaccia sull’acceleratore, Gasol domina la zona pitturata e i Lakers distanziano New Orleans, che dopo essere riuscita a rimettere in piedi il match a metà secondo quarto, deve andare negli spogliatoi in ritardo di 16 lunghezze.

Pau Gasol , 30 anni, lotta a canestro. Ap
Pau Gasol , 30 anni, lotta a canestro

ONDATA FINALE — La squadra di casa sembra poter controllare il match senza grandi problemi ma New Orleans prova a dare filo da torcere alla truppa di Phil Jackson e a inizio ripresa tenta di tornare sotto. Belinelli, dopo un bel movimento sul perimetro, trova la retina e spinge gli ospiti al -9. Ogni volta che gli Hornets si avvicinano, però, i Lakers cambiano marcia e allungano. In un paio di minuti Bryant e Gasol riportano la compagine californiana al +17. Ancora una volta le riserve di LA steccano e all’inizio dell’ultimo quarto permettono agli ospiti di rientrare nel match. Pondexter avvicina New Orleans (78-72), Bynum risponde ma Belinelli a metà frazione firma il canestro del -9. New Orleans mostra coraggio e lotta ma i Lakers si mettono ad attaccare con disciplina. Kobe e compagni trovano ottime soluzioni offensive e nel finale dilagano, andando a vincere in scioltezza.

Los Angeles Lakers: Bryant 30 (10/19, 1/6), Gasol 23. Rimbalzi: Gasol 16. Assist: Bryant 5
New Orleans: BELINELLI 9 (3/9 da due, 1/7 da tre), 1 assist in 25’. Landry 24 (8/16). Rimbalzi: Okafor 11, Landry 10. Assist: Paul 9.

tratto da gazzetta.it

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Miami, 94 punti per i “Big 3″. Spurs al 3° k.o. consecutivo

James ne segna 33, Bosh 31 e Wade 30 con 10 rimbalzi nell’incredibile vittoria senza overtime sui Rockets. Non accadeva dal 1961 quando furono Oscar Robertson, Wayne Embry e Jack Twyman a firmare l’impresa. Boston passa a Minnesota, Kidd risolve per Phoenix

Terza sconfitta consecutiva per San Antonio, che cede anche a Memphis dopo aver perso Ginobili per infortunio alla fine del secondo quarto. James, Wade e Bosh segnano almeno 30 punti nella vittoria di Miami su Houston, Oklahoma City resiste ai 40 di Wallace e piega Portland. Boston va sul +25 e poi rischia la beffa in casa di Minnesota.

Una 'presa' di Hill su Tony Allen. Ap
Una ‘presa’ di Hill su Tony Allen. Ap

Memphis Grizzlies-San Antonio Spurs 111-104
San Antonio (57-16) concede la terza sconfitta consecutiva, che già priva di Tim Duncan gioca tutta la seconda metà di gara senza Manu Ginobili, che si fa male alla coscia sinistra a 2’10 dalla fine del secondo quarto (Popovich sarà espulso per proteste). I Grizzlies (41-33) non si fanno impressionare dall’eccellente partenza degli Spurs (7-0), né dal trentello di George Hill uscendo dalla panchina e nemmeno dal parziale di 15-3 realizzato dai texani a cavallo degli ultimi due quarti (90- 84 a 7’37 dalla fine). Zach Randolph costruisce il sorpasso con 6 punti consecutivi (95- 94 a 3’57 dalla fine) e allunga il suo momento magico mettendone altri 4 per il 101-97 con 1’45 sul cronometro. Tony Allen mette 7 degli ultimi 11 punti di Memphis, che allunga anche fino al +6 (107-101 con i liberi dell’ex Celtics), a nulla serve la tripla di Gary Neal per San Antonio a 24 secondi dal termine.
Memphis: Randolph 23 (8/14, 7/9 tl), Allen 23 (9/9, 0/1, 5/6 tl), Mayo 17, Conley 12, Gasol 11. Rimbalzi: Randolph 11. Assist: Gasol e Conley 4
San Antonio: Hill 30 (8/9, 1/3, 11/12 tl), Parker 20, Jefferson 13, Neal 11. Rimbalzi: Blair 6. Assist: Parker 6.

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Miami Heat-Houston Rockets 125-119
Tutti sopra i 30 punti, tutti in doppia-doppia con almeno 10 rimbalzi (11 per Wade e 10 per James). Non accadeva da 50 anni nella Nba , per la precisione dal 1961 quando furono Oscar Robertson, Wayne Embry e Jack Twyman a firmare l’impresa con i Cincinnati Royals. Arriva grazie alle tre superstar di Miami (51-22) la quinta vittoria consecutiva per la squadra di coach Spoelstra, che ha dovuto comunque sudare eccome per superare una Houston (38-35) sempre molto determinata a combattere per entrare nei playoff. I texani hanno anche messo paura agli Heat, quando hanno confezionato un parzialone che li ha portati dall’essere sotto 70- 77 a 9’18 dalla fine del terzo quarto al vantaggio 89-81 con 3’41 prima dell’ultima pausa (con 11 punti di Kevin Martin). Miami reagisce con un 10-0 chiuso da Bosh (95- 93 a 11’08 dalla fine), e dopo l’ultima parità siglata da Lowry (97-97), gli Heat prendono il sopravvento grazie anche alle triple di Wade e Bibby (116- 106 a 3’34 dalla fine). Ancora Lowry riporta i suoi a -3 (115- 118 a 51 secondi dalla fine), aiutando Scola e Budinger nel tentativo di rimontare, ma James e Bosh chiudono la gara dalla lunetta negli ultimi 15 secondi.
Miami: James 33 (13/20, 0/1, 7/9 tl), Bosh 31, Wade 30, Bibby 14. Rimbalzi: Bosh 12. Assist: James 7
Houston: Martin 29 (6/13, 2/6, 11/12 tl), Scola 28, Lowry 25, Budinger 16. Rimbalzi: Hayes e Lowry 7. Assist: Lowry 9

Michael Beasley, 28 punti contro Boston. Reuters
Michael Beasley, 28 punti contro Boston. Reuters

Minnesota Timberwolves-Boston Celtics 82-85
Con Delonte West in quintetto al posto dell’infortunato Rajon Rondo, i Boston Celtics (51-21) partono alla grande sul campo dei T’Wolves (17-57), che vanno però vicinissimi a una vittoria che sarebbe stata veramente clamorosa. Gli ospiti, infatti, erano avanti 38-13 con 9’37 da giocare nel secondo quarto, e a quel punto la gara sembrava davvero poco più di una formalità. Minnesota, però, va dietro al talento di Beasley, mentre Boston smette di giocare, e rimette in piedi la gara. L’ex ala di Miami mette i primi 6 punti dei suoi nell’ultimo quarto, e dopo l’errore di Pierce arriva addirittura il sorpasso con Darko Milicic, dopo il rimbalzo offensivo (70-68 con 8’07 da giocare). Nel punto a punto finale risulta determinante Kevin Garnett: suoi gli ultimi 4 punti dal campo di Boston, compreso il tiro del +4 a 1’07 dalla fine (81-77). Pierce e Allen, dalla lunetta, garantiscono la vittoria agli ospiti.
Minnesota: Beasley 28 (9/24, 2/4, 4/6 tl), Tolliver 16, Milicic 15, Ridnour 10. Rimbalzi: Tolliver 15. Assist: Ridnour 8
Boston: Pierce 23 (4/8, 2/8, 9/11 tl), Garnett 13, Krstic e Allen 11. Rimbalzi: Garnett 13. Assist: West e Garnett 5.

Oklahoma City Thunder-Portland Trail Blazers 99-90
Gara molto interessante quella tra Thunder (48-24, playoff conquistati) e Blazers (42-31), che nei playoff potrebbero anche ritrovarsi faccia a faccia a primo turno. La decide Russell Westbrook grazie al suo ultimo quarto da 14 punti, contro un’avversaria ispirata dalla magica serata di Gerald Wallace, che va a soli 2 punti dal suo massimo in carriera. Ce ne sono 15, per Wallace, nel solo terzo quarto, quando gli ospiti rientrano dal -14 di metà gara (55-41) fino al 69 pari firmato da Batum dalla lunetta con 2’14 da giocare prima dell’ultimo intervallo. Wallace segna anche i primi 7 punti dei suoi nell’ultima frazione, ribadendo la parità (79- 79 a 9’23 dopo il 2+1 con il fallo di Durant), ma l’ultima parola è di Westbrook: il playmaker dei Thunder segna 3 triple negli ultimi 5 minuti e mezzo, compresa quella del 97- 90 a 21 secondi dal termine.
Oklahoma City: Westbrook 28 (5/14, 4/5, 6/7 tl), Durant 21, Ibaka 18. Rimbalzi: Perkins 10. Assist: Westbrook 7
Portland: Wallace 40 (15/24, 1/4, 7/9 tl), Aldridge 20, Miller 9. Rimbalzi: Camby 13. Assist: Miller 5.

Jason Kidd, 4 su 7 da tre. Reuters
Jason Kidd, 4 su 7 da tre. Reuters

Phoenix Suns-Dallas Mavericks 83-91
Ormai tutti dovrebbero aver imparato la lezione, non bisogna lasciare libero Jason Kidd per le triple, specie se sono importanti. Il playmaker dei Mavericks (52-21) segna gli ultimi 8 punti della sua squadra in quel di Phoenix (36-36), dopo che Jared Dudley aveva pareggiato a quota 83. I texani, che erano stati sotto anche di 12 nel secondo quarto (36- 24 a 6’48 dall’intervallo), lo trovano pronto dietro l’arco prima con Barea e poi con Nowitzki, e lui esegue per il +6 (89-83) a 44 secondi dalla fine. Dopo gli errori di Dudley per accorciare, Kidd segna anche dalla lunetta con 27 secondi sul cronometro per il 91-83 finale, e Dallas continua la sua rincorsa ai Lakers per il secondo posto a Ovest.
Phoenix: Dudley 20 (7/13, 0/3, 6/6 tl), Gortat 20 (8/12, 0/1, 4/4 tl), Childress 12. Rimbalzi: Gortat 15. Assist: Nash 10
Dallas: Chandler 16 (5/7, 6/9 tl), Kidd 16 (1/1, 4/7, 2/2 tl), Terry 16 (3/7, 2/9, 4/4 tl), Nowitzki 15, Beaubois 10. Rimbalzi: Chandler 18. Assist: Barea 5.

Philadelphia 76ers-Sacramento Kings 111-114 dts
Occasione persa per i 76ers (37-36) che incassano una sconfitta inattesa contro i Kings nonostante la strepitosa partita di Jrue Holiday (anche 9 rimbalzi per lui), autore di 16 punti nel solo ultimo quarto. C’è voluta una tripla di Lou Williams, allo scadere, per evitare ai padroni di casa la sconfitta nei tempi regolamentari. I Kings (20-52) sono stati bravi a reagire a ogni minimo tentativo di prendere il controllo della gara da parte di Philadelphia, che dopo aver condotto di 12 nel primo quarto (27- 15 a 1’35 dalla prima pausa) non è stata in grado di archiviare la pratica. Cousins è protagonista nel supplementare: inizia con il 2+1, poi serve a Donte Greene e Beno Udrih gli assist per le loro triple, e punisce l’errore di Hawes con il tiro del 111- 107 a 59 secondi dalla fine. I tiri liberi di Dalembert e Thornton consentono agli ospiti di portarsi a casa la vittoria.
Philadelphia: Holiday 28 (10/18, 1/1, 5/5 tl), Meeks 22, Iguodala e Hawes 16, Brand 15. Rimbalzi: Hawes 15. Assist: Holiday 7
Sacramento: Thornton 32 (7/15, 4/6, 6/7 tl), Thompson 15, Dalembert 13, Cousins 12, Garcia e Udrih 11, Evans 10. Rimbalzi: Dalembert 19. Assist: Cousins 6.

Hinrich tra le maglie della difesa di Cleveland. Reuters
Hinrich tra le maglie della difesa di Cleveland. Reuters

Cleveland Cavaliers-Atlanta Hawks 83-99
Non c’era Joe Johnson per gli Hawks (42-32), che non hanno comunque avuto problemi a vincere sul campo di Cleveland (14-58). I padroni di casa , infatti, non sono mai stati in vantaggio, e Atlanta ha invece potuto contare sul massimo stagionale di Marvin Williams e su un Josh Smith che nonostante il 5/16 dal campo ha sostanzialmente dominato la partita. Al Horford permette ai suoi di superare la doppia cifra di vantaggio già nel primo quarto (17-6 con 3’55 da giocare), 2 triple consecutive di Gibson riavvicinano Cleveland sul finire del terzo quarto (63-69 con 1’34 prima dell’ultima pausa), ma Williams segna 14 dei successivi 20 punti dei suoi, rispedendo indietro i Cavs (89- 74 a 5’35 dalla fine).
Cleveland: Davis 19 (4/8, 2/6, 5/5 tl), Sessions 13, Gibson 11, Hickson e Gee 10. Rimbalzi: Hickson 13. Assist: Davis 7
Atlanta: Williams 31 (6/9, 3/5, 10/11 tl), Horford 20, Smith e Hinrich 13, Teague 10. Rimbalzi: smith 18. Assist: Smith 8.

Golden State Warriors-Washington Wizards 114-104
Avessero avuto un pò di consistenza fuori casa, i Golden State Warriors (32-42, di cui 23- 14 in casa) avrebbero anche potuto sognare i playoff. A proposito di consistenza esterna, Washington (17-55) rimane con 1 sola vittoria conquistata fuori casa, e non riesce a ritoccare questo tristissimo dato. Monta Ellis e David Lee (massimo stagionale per l’ex Knicks), prendendo il largo nel finale grazie anche alle triple di Dorell Wright (ne mette 2 in fila per il 106- 96 a 3’53 da giocare).
Golden State: Ellis 37 (10/18, 4/6, 5/7 tl), Lee 33, Wright 19, Curry 10. Rimbalzi: Lee 12. Assist: Ellis 13
Washington: McGee 28 (9/12, 10/11 tl), Evans 23, Wall 18, Jianlian 12, Crawford 11. Rimbalzi: McGee 18. Assist: Wall 12.

tratto da gazzetta.it

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